DIANE CHAMBERLAIN.

COME PAROLE NEL VENTO.

Titolo originale: The Midwife's Confession.
Traduzione di: Elisabetta Lavarello.
2012 Harlequin Mondadori, Milano.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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PRESENTAZIONE.
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Una storia di forza e dolcezza al tempo stesso,
di amicizie al femminile, di segreti, legami
profondi e conflittuali, ma  anche e soprattutto
una storia di perdono.
Ogni azione, ogni decisione, innesca
reazioni a catena imprevedibili.
Noelle, Emerson e Tara sono tre donne
molto diverse, ma amiche inseparabili
da pi di vent'anni. Hanno condiviso
gioie e dolori, sostenendosi a vicenda
nei momenti bui. Credono di sapere tutto
l'una dell'altra. Ma quando Noelle,
eccentrica levatrice, si toglie la vita senza
aver mai dato il minimo segno di disagio,
Emerson e Tara si rendono conto
che, dopotutto, non la conoscevano affatto.
Questo gesto apparentemente inspiegabile,
altro non  che il risultato di
un errore lontano. E a mano a mano che
cercano di mettere insieme i tasselli della
vita dell'amica, emergono verit che
sconvolgeranno la loro esistenza.
Autrice americana di una ventina di romanzi,
scrive storie intense, che coinvolgono
il lettore a ogni respiro, grazie
alla sua capacit di delineare personaggi
realistici e vivi e situazioni di una travolgente
profondit emotiva, con una
straordinaria abilit nel creare atmosfere
toccanti che fanno della lettura un'esperienza
intima e vera.
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Questa  un'opera di fantasia. Qualsiasi riferimento a fatti persone della vita reale  puramente casuale.
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Capitolo 1.
Noelle.

Wilmington, North Carolina
Settembre 2010.
Era seduta sul portico del suo bungalow di Sunset
Park, gli occhi fissi sulla luna piena. Come le sarebbe
mancato tutto questo: il cielo della notte, le
tillandsie che pendevano dalle querce, l'aria di settembre
che sembrava seta sulla sua pelle. Respinse
il richiamo della camera da letto. Delle pillole.
Non ancora. Aveva tempo. Poteva restare l anche
tutta la notte, se voleva.
Alzando un braccio, tracci il cerchio della luna
con la punta di un dito. Si sentiva bruciare gli occhi.
Ti amo, mondo, pens.
Le cadde in grembo la mano, pesante come un
sasso. Quando si era svegliata, quel mattino, non
immaginava che sarebbe stato quello il giorno in
cui non avrebbe pi retto il peso del suo segreto.
Fino a poche ore prima, aveva canticchiato affettando
sedano, cetrioli e pomodori per la cena e aveva
pensato alla bimba prematura dai capelli chiari
che era nata il giorno prima, una piccola, fragile vita
che aveva bisogno del suo aiuto. Ma quando poi
si era seduta con la ciotola di insalata davanti al
computer, aveva avuto la sensazione che due grosse
braccia muscolose fossero uscite dal monitor e
avessero premuto con forza il suo costato, schiacciandole
i polmoni.
Le parole sullo schermo le avevano artigliato il
cervello. Aveva capito che era arrivata l'ora. Non
era spaventata quando aveva spento il computer.
Aveva lasciato l'insalata intatta sulla scrivania.
Non ne aveva pi bisogno, ormai. Non ne aveva
pi voglia. Aveva preparato la casa. Non era stato
difficile. Erano anni che aspettava quel momento.
Quando tutto era stato a posto, era uscita sul portico
a guardare la luna. Si era lasciata accarezzare
da quell'aria di seta, riempiendosi gli occhi, le orecchie
e i polmoni con il mondo un'ultima volta. Sapeva
che non avrebbe cambiato idea. Il sollievo di
aver preso quella decisione era cos grande che
quando finalmente si alz in piedi, proprio mentre
la luna scivolava dietro gli alberi, stava quasi sorridendo.

 Capitolo 2.
Tara.

Andare a chiamare Grace per farla scendere a cena
stava diventando un'abitudine. Ero sicura che l'avrei
trovata seduta al computer, l'iPod sulle orecchie
per isolarsi dal mondo. Lo faceva per non sentire
me? Bussai alla porta, poi la socchiusi. Stava
digitando, gli occhi incollati al monitor.  quasi
pronta la cena, Grace. Vieni ad apparecchiare?
Twitter, il nostro golden retriever, che stava accoccolato
accanto ai piedi nudi di Grace, era scattato
in piedi alla parola cena. Non si poteva dire lo
stesso di mia figlia.
Un minuto rispose. Devo finire qui.
Non vedevo lo schermo, dalla porta, ma ero sicura
che stesse scrivendo e-mail invece di fare i compiti.
Sapevo che era indietro con lo studio. Dopotutto,
insegnavo nello stesso liceo in cui lei studiava.
Grace aveva avuto voti eccellenti ed era stata
una delle migliori allieve della Hunter High finch
Sam non era morto, in marzo. I professori erano
stati comprensivi con lei in primavera e io avevo
sperato che avrebbe recuperato durante l'estate,
prima dell'inizio del nuovo anno scolastico, ma
Cleve l'aveva lasciata subito prima di partire per il
college, e da quel momento la situazione era precipitata.
Almeno, supponevo che fosse stata la rottura
con il suo ragazzo a indurla a chiudersi ancora
di pi nel suo guscio. Come facevo a sapere che cosa
le passava per la mente? Si rifiutava di parlare
con me. Mia figlia era diventata un mistero. Un libro
chiuso. Cominciavo a pensare a lei come all'estranea
che viveva al piano di sopra.
Mi appoggiai contro lo stipite e la osservai. Eravamo
tutte e due castane e avevamo le stesse mche
bionde, ma, a differenza dei miei, i suoi capelli
erano molto lunghi e avevano la lucentezza dei sedici
anni.
Ho fatto la pasta al pesto. La scolo fra pochi minuti.
Ian  ancora qui? Continuava a digitare, ma
lanci una rapida occhiata dalla finestra, dove supponevo
potesse vedere la Lexus di Ian parcheggiata
in strada.
Si ferma a cena.
Tanto vale che si trasferisca. Sta sempre qui.
Quel tono polemico mi sorprese. Grace non aveva
mai fatto commenti sulle visite di Ian, e comunque
lui veniva solo due o tre volte alla settimana
ora che le pratiche di successione erano a posto.
Non  vero che sta sempre qui. Ma mi  stato di enorme
aiuto, cara. Ha dovuto assumersi tutti i casi
di pap, e sai che lui teneva parte dell'archivio a
casa, cos...
Va bene, va bene. Grace si port le spalle fino
alle orecchie, come se cos riuscisse a bloccare la
mia voce. Smise di digitare per un attimo, storcendo
il naso al monitor. Poi lanci un'occhiata a me.
Non potresti dire a Noelle di lasciarmi in pace?
Noelle? A che proposito?
Mi tempesta di e-mail. Vuole che io e Jenny...
Jenny e io...
Rote gli occhi e io mi morsi la lingua. Stupida,
stupida. Volevo che parlasse con me e la correggevo.
Non importa. Cosa vuole che facciate, tu e
Jenny?
Che collaboriamo al suo programma di aiuti per
i neonati bisognosi. Agit una mano verso il monitor,
poi ricominci a scrivere, le dita che volavano.
Che tipa strana . Scommetto che se confrontassimo
una TAC del suo cervello con quella di una persona
normale, scopriremmo che sono completamente
diverse.
Non potei fare a meno di sorridere. Grace non aveva
tutti i torti. Mi ha aiutata a metterti al mondo,
e di questo le sar sempre grata.
E lei non mi permette di dimenticarmene.
Sentii squillare il timer in cucina. La cena 
pronta. Vieni.
Due secondi. Si alz in piedi, china sulla scrivania,
continuando a digitare furiosamente. A un
tratto ansim, portandosi le mani alla faccia. Oh,
no. Oh, no!
Cos' successo?
Oh, no ripet, sussurrando le parole, questa
volta. Torn a lasciarsi cadere sulla sedia, gli occhi
chiusi.
Cosa c', tesoro? Andai verso di lei come se in
qualche modo potessi aiutarla a rimediare, ma mi
ferm agitando una mano.
Non  niente! Fissava il monitor. Tanto, non
ho fame.
Devi mangiare. Ormai non ceniamo quasi pi
insieme.
Prender dei cereali. Dopo. Per ora... Devo sistemare
una cosa, okay? Mi lanci un'occhiata che
diceva che la conversazione era finita, e io mi tirai
indietro, annuendo.
Okay. Ma dimmi se c' qualcosa che posso fare.
 in crisi annunciai, entrando in cucina. Dice
che non ha fame.
Ian stava affettando i pomodori per l'insalata,
ma si gir a guardarmi. Forse dovrei andarmene.
Scordatelo. Scolai i rigatoni, li misi nei piatti e
li condii con il pesto. Qualcuno deve aiutarmi a
mangiare tutta questa pasta. E comunque, non sei
tu quello che sta cercando di evitare. Ce l'ha con
me. Non volevo che Ian se ne andasse. Mi dava
conforto la sua compagnia. Era stato il socio e il
pi caro amico di Sam per pi di quindici anni e mi
faceva piacere parlare con qualcuno che aveva conosciuto
bene mio marito e lo aveva amato. Ian era
stato la mia roccia, dopo la morte di Sam. Si era
occupato di tutto, dalla cremazione alle pratiche di
successione, alla gestione dei nostri investimenti.
Port i piatti a tavola, poi si vers un bicchiere di
vino. Forse ha paura che io voglia prendere il posto
di Sam. Si pass una mano tra i capelli biondi
che si stavano diradando. Era uno di quegli uomini
che sarebbero stati bene anche calvi, ma sapevo
che per lui era un complesso.
Oh, non credo. Scossi la testa, ma mi venne in
mente il commento sarcastico di Grace sul fatto
che Ian poteva anche trasferirsi da noi. Avrei dovuto
chiederle spiegazioni? Tanto non mi avrebbe
risposto.
Mi sedetti di fronte a lui e infilai un rebbio della
forchetta in un rigatone che non avevo voglia di
mangiare. Avevo perso dieci chili da quando era
morto Sam. Mi manca la mia piccola Gracie. Mi
morsi un labbro, guardando gli occhi scuri di Ian
dietro le lenti. Quando era piccola, mi seguiva
dappertutto. Mi si arrampicava in braccio, e io cantavo
per lei, le leggevo le fiabe... Mi strinsi nelle
spalle. Ero stata una buona madre per quella bambina,
ma poi era cresciuta.
Suppongo che capiti a tutti i genitori, quando i
loro bambini diventano adolescenti. Ian non aveva
figli. A quarantacinque anni, era ancora single,
cosa che sarebbe stata sospetta in un altro uomo.
Era stato sul punto di sposarsi anni prima, con
Noelle, e io pensavo che non si fosse mai ripreso
del tutto dall'improvvisa fine della loro relazione.
Sam avrebbe saputo cosa dirle. Sentii la frustrazione
nella mia voce. Le voglio un bene dell'anima,
ma  sempre stata... s, la bimba di Sam. Lui
era il nostro traduttore. Il nostro intermediario.
Era vero. Sam e Grace erano due anime silenziose
che non avevano bisogno di parlarsi per comunicare.
Bastava entrare in una stanza dove erano seduti,
per sentire il legame che li univa. Anche se
uno era al computer e l'altro leggeva. Lo si sentiva.
Sei una perfezionista, Tara. Vorresti essere una
madre modello, anzi lo pretendi da te stessa, ma
non esiste una cosa simile.
Sai cosa piaceva fare, a quei due? Sorrisi tra
me, persa nei miei ricordi. Ci passavo tanto del
mio tempo ultimamente. A volte avevo una riunione
fino a tardi. Tornavo a casa e li trovavo seduti
in salotto, a guardare un film mentre si sorbivano
un intruglio di loro invenzione a base di caff.
Sam e il suo caff. Ian rise. Ne beveva litri.
Doveva avere uno stomaco di ferro.
Ha fatto diventare Grace una caffeinomane
quando aveva solo quattordici anni. Assaggiai la
pasta. Le manca da impazzire.
Anche a me annu Ian, infilzando un rigatone.
E il fatto che Cleve l'abbia lasciata poche settimane
dopo... Scossi la testa. La mia bambina stava
soffrendo. Vorrei che mi assomigliasse di pi.
Mi resi conto di aver detto una cosa ingiusta. O
vorrei essere io pi simile a lei. Insomma, vorrei
che avessimo pi cose in comune. Invece siamo
tanto diverse. Tutti a scuola lo dicono. Gli altri insegnanti,
intendo. Si aspettavano che si desse al
teatro, come me.
Credo ci sia una legge che limita gli istrioni a
un solo esemplare per famiglia scherz Ian, e gli
sferrai un calcio sotto il tavolo.
Non sono un istrione! Ma ho sempre pensato
che il teatro le avrebbe fatto bene. Tu non trovi?
La aiuterebbe a uscire dal suo guscio.
Grace ha un'indole tranquilla. Non  un crimine
essere introversi.
Non un crimine, no. Ma, per come ero fatta,
stentavo a capire la timidezza di mia figlia. Grace
detestava ogni occasione sociale che coinvolgesse
pi di due persone, mentre io, come era solito dire
mio padre, davo il meglio di me in pubblico.
Ti ha pi detto niente sul fatto di prendere la
patente?
Scossi la testa. Grace aveva il foglio rosa, ma si
era rifiutata di guidare, dopo l'incidente di Sam.
Anche quando la accompagnavo da qualche parte,
avvertivo la sua tensione in macchina. Ho accennato
alla cosa un paio di volte, ma si rifiuta di parlarne.
Con Sam, l'avrebbe fatto. Infilzai un altro
rigatone. La realt mi invest come mi succedeva
nei momenti pi disparati, in classe, durante le
prove di una commedia, mentre facevo il bucato:
Sam non sarebbe pi tornato. Lui e io non avremmo
pi fatto l'amore. Non avremmo pi chiacchierato
a letto la notte. Non avrei pi sentito le
sue braccia intorno a me svegliandomi al mattino.
Non era stato solo mio marito, ma il mio pi caro
amico, e quante donne potevano dire lo stesso
dell'uomo che avevano sposato?
Stavamo caricando la lavastoviglie quando squill
il mio cellulare. Le note elettroniche di All That
Jazz riempirono la cucina. Mi asciugai le mani e
guardai il display. E Emerson dissi a Ian. Ti
spiace se rispondo?
Certo che no. Ian era anche pi dipendente di
me dal suo BlackBerry.
Ehi, Em la salutai. Cosa c'?
Hai parlato con Noelle? chiese Emerson. Sembrava
che fosse in macchina.
Stai guidando? Hai l'auricolare? Me la immaginai
che si teneva il telefonino all'orecchio, con i
lunghi capelli bruni che le sfioravano la mano.
Perch, se non ce l'hai, metto gi...
Ce l'ho, ce l'ho! Non preoccuparti.
Bene. Ero diventata paranoica dopo l'incidente
di Sam.
Allora? Le hai parlato ultimamente? insistette
Emerson.
Mmh... Riflettei. Tre giorni fa, forse? Perch?
Sto andando l. Non riesco a rintracciarla. Per
caso ti ha detto se andava fuori citt o qualcosa del
genere?
Cercai di ricordare la mia ultima conversazione
con Noelle. Avevamo parlato della festa di compleanno
che lei, Emerson e io stavamo organizzando
per Suzanne Johnson, una delle volontarie del
programma di aiuti per neonati... e madre di Cleve.
Il party era stato un'idea di Noelle, ma io ero
contenta di avere qualcosa che mi tenesse impegnata.
Non mi pare. Ian mi guard. Ero sicura
che sapesse di chi stavamo parlando. Sembri preoccupata.
Ian mi tocc un braccio. Noelle? bisbigli, e io
annuii.
Doveva venire da me ieri sera spieg Emerson.
Ma non si  fatta vedere. Devo aver... Ehi! Si interruppe.
Che imbecille! Scusa. La macchina davanti
a me ha inchiodato senza motivo.
Sta' attenta raccomandai. Smettiamo di parlare.
No, no,  tutto a posto. La sentii sospirare.
Comunque, dobbiamo esserci capite male, ma ora
non risponde al telefono, cos ho pensato di passare
da lei tornando a casa da Hot! Hot! era il ristorantino
che Emerson aveva aperto recentemente sul
lungofiume.
Star raccogliendo donazioni per i suoi neonati.
Possibile.
Era tipico, da parte di Emerson, preoccuparsi.
Era una persona altruista e di buon cuore, e nessuno
riusciva a descriverla senza usare la parola gentile.
Jenny era come lei, e io ero felice che Grace e
la figlia della mia migliore amica fossero come due
sorelle.
Sono a Sunset Park e sto per svoltare nella
strada di Noelle mi inform Emerson. Ci sentiamo
dopo.
Salutamela.
Contaci.
Chiusi il telefonino e guardai Ian. Noelle doveva
andare da Emerson ieri sera e non si  fatta vedere,
cos Em passa da lei per assicurarsi che sia
tutto okay.
Ah fece lui. Sono sicuro che stia bene. Guard
l'orologio. Meglio che vada, cos puoi portare su
da mangiare a Grace. Si chin a baciarmi su una
guancia. Grazie per la cena. Torno a prendere il
resto dell'archivio di Sam fra un paio di giorni, va
bene?
Lo accompagnai alla porta. Pensai di riscaldare
un piatto di pasta per Grace, ma dubitavo che lo avrebbe
apprezzato e francamente non volevo pi espormi
alla sua freddezza per quella sera. Cos, mi
misi a pulire il piano di granito della cucina, un lavoro
che mi calm, finch non mi trovai davanti la
foto che era attaccata al frigo. Sam, Grace e io. Eravamo
sul Riverwalk una sera di fine estate, poco
pi di un anno prima. Mi appoggiai all'indietro
contro il bancone e fissai la mia piccola famiglia,
desiderando di poter tornare indietro nel tempo.
Smettila, mi dissi, e mi rimisi a passare la spugnetta.
Immaginai Emerson che arrivava da Noelle e le
portava i miei saluti. Parlavo con Noelle un paio di
volte alla settimana, ma non la vedevo da quando
si era presentata alla mia porta un sabato sera di
fine luglio, mentre Grace era fuori con Jenny e Cleve.
Stavo facendo ordine nella scrivania di Sam nel
nostro studiolo. Quel compito era un'agonia. Esaminare
tutte quelle cose che lui aveva toccato poco
tempo prima... Avevo delle pile di carte sul pavimento,
bene allineate. Le avrei date a Ian, perch
non sapevo se fossero correlate a casi a cui Sam
stava lavorando. Ian stentava ancora a capire come
Sam avesse organizzato il suo archivio. Sam
era sempre stato un casinista. La sua scrivania era
una di quelle che si chiudevano con una serranda e
avevamo raggiunto un accordo: poteva tenere la
sua scrivania disorganizzata quanto voleva a condizione
che io non vedessi il suo disordine. Avrei
dato qualunque cosa per vedere quel disordine ora.
Solo in seguito mi ero resa conto del perch Noelle
fosse venuta a trovarmi proprio quella sera. Aveva
saputo da Emerson che Grace era uscita con
Jenny. Sapeva che sarei stata sola, di sabato sera,
quando sembrava che tutto il mondo fosse in coppia
tranne me. L'estate era stata durissima, dato
che non avevo la scuola a tenermi occupata. Noelle
aveva saputo che mi avrebbe trovata triste, o frustrata,
o arrabbiata: emozioni che mi rendevano
troppo vulnerabile per stare in compagnia di altre
persone. Ma sapeva che mi sarei sentita a mio agio
con lei.
Io mi ero accasciata sulla sedia alla scrivania di
Sam, mentre lei si sistemava sul divanetto e mi
chiedeva come stavo. Ogni volta che qualcuno mi
faceva quella domanda, rispondevo meccanicamente:
Bene, ma mi sembrava inutile fingere con Noelle.
Non mi avrebbe creduto.
Tutti mi camminano attorno in punta di piedi,
come se potessi crollare da un secondo all'altro avevo
detto.
Noelle indossava un'ampia gonna a disegni cachemire
sul verde e grossi orecchini ad anello, e aveva
l'aria di una zingara dai capelli ramati. Era
bella in un modo anticonvenzionale. Pelle lattea,
quasi trasparente. Occhi di un insolito blu elettrico.
Un sorriso improvviso, radioso, che mostrava i
denti larghi. Aveva qualche anno pi di me, e tra i
suoi lunghi ricci cominciava a luccicare un occasionale
filo bianco. Emerson e io la conoscevamo dai
tempi dell'universit, e anche se aveva una bellezza
particolare, non era il tipo che la maggior parte
degli uomini notasse. Ma c'erano altri uomini, animi
sensibili, poeti e artisti, che erano rimasti tanto
affascinati da lei da inciampare per strada. L'avevo
visto succedere pi di una volta. Ian era stato
uno di loro, molto tempo prima.
Quella sera, nel mio studiolo, Noelle si era tolta i
sandali e si era rannicchiata sul divano. Lo farai?
Crollare, intendo?
Pu darsi.
Mi aveva parlato per molto tempo, guidandomi
nel labirinto delle emozioni come un'abile psicologa. Io le avevo confidato la mia tristezza e il mio
senso di perdita. La rabbia irrazionale che provavo
verso Sam perch mi aveva lasciato, perch aveva
aggiunto altre rughe alla mia fronte. Perch aveva
reso il mio futuro un punto interrogativo.
Hai preso in considerazione la possibilit di cercarti
un gruppo di supporto per vedove? mi aveva
chiesto alla fine.
Avevo scosso la testa. Bastava il pensiero a farmi
rabbrividire. Non volevo essere circondata da
donne che stavano male quanto me. Avevo dentro
una diga che avevo paura di aprire.
Lascia perdere l'idea del gruppo di supporto si
era subito ricreduta Noelle. Non fa per te. Tu sei
estroversa, ma non aperta. Me l'aveva gi detto
una volta, in passato, e io ero rimasta turbata da
quella definizione.
Ero aperta con Sam avevo detto sulla difensiva.
S. Era facile essere aperti con Sam. Aveva
guardato il riquadro buio della finestra, pensierosa,
e a me era venuto in mente il discorso che aveva
fatto al funerale. Sam era un grande ascoltatore,
aveva detto.
Oh, s.
Mi mancano le nostre conversazioni. Avevo
guardato le pile di carte sul pavimento. La graffatrice
a batteria sulla scrivania. Il suo libretto di assegni.
I blocchetti di Post-it. Mi manca lui.
Noelle aveva annuito. Tu e Sam... Esito a usare
l'espressione anime gemelle perch  trita e perch
non ci credo. Ma avevate un matrimonio eccezionale.
Ti era devoto.
Avevo toccato la tastiera del suo computer. I tasti
della E e della D erano consumati, lucidi, le lettere
sbiadite.
Puoi ancora parlare con Sam, sai?
Prego? Avevo riso.
Non dirmi che non lo fai. Quando sei sola. Sarebbe
cos naturale dire: Accidenti, Sam! Perch te
ne sei andato?.
Avevo guardato di nuovo la tastiera, temendo il
crollo della diga. Onestamente, no, non lo faccio
avevo mentito.
Potresti, per. Prova a raccontargli quello che
provi.
Perch? La sua insistenza cominciava a irritarmi.
A che servirebbe?
Be', non si pu mai sapere. Potrebbe riuscire a
comunicare con te a qualche livello.
No. Avevo incrociato le braccia sul petto e girato
la seggiola verso di lei. Scientificamente, non 
possibile.
La scienza fa scoperte nuove ogni giorno.
Non potevo dirle che, quando facevo colazione o
andavo a scuola in macchina, certe volte sentivo la
voce di Sam, chiara come se fosse seduto accanto a
me. Facevo lunghe conversazioni ad alta voce con
lui quando nessuno poteva sentirmi. Mi piaceva
pensare che mi fosse vicino. Non credevo che i morti
potessero comunicare dall'aldil, ma se invece
potevano e lui ci stava provando e io lo ignoravo?
Tuttavia, mi sentivo un po' matta quando gli parlavo,
e questo mi terrorizzava.
Hai sempre avuto paura di avere problemi psichiatrici
come tua madre aveva detto Noelle, come
se mi avesse letto nel pensiero. Mi inquietava
quando faceva cos. Credo che sia la tua pi grande
paura, ma sei una delle persone pi sane di
mente che io conosca. Si era alzata e aveva tirato
un lungo respiro, stirando le braccia alte sopra la
testa. Tua madre era malata aveva detto, lasciando
ricadere le braccia snelle lungo i fianchi.
Tu no. E non lo sarai, mai.
La diga... Quella che ho dentro... Avevo alzato
gli occhi verso di lei. Non volevo che se ne andasse.
Mi fa paura.
Non annegherai mi aveva assicurato. Non sei
una che annega. Si era chinata ad abbracciarmi.
Ti voglio bene. Se hai bisogno di me, basta una telefonata.
Ora, lucidai il bancone di granito finch non ci
vidi scintillare il riflesso dei faretti. Solo allora
trovai il coraggio di guardare di nuovo la foto attaccata
al frigo. Noelle mi aveva aiutata a capire
tante cose in quell'afosa, infelice serata di luglio,
eppure un'emozione restava ancora aggrovigliata
dentro di me: il timore di fallire con mia figlia.
Grace stava tra Sam e me, nella foto. Sorrideva,
e solo una persona molto osservatrice avrebbe notato
che si protendeva verso Sam scostandosi da
me. Mio marito mi aveva lasciata sola con una figlia
a cui non sapevo fare da madre. Una ragazzina
che desideravo disperatamente conoscere, ma
che mi teneva a distanza. Un'adolescente che mi
incolpava di tutto.
Mi aveva lasciata sola con l'estranea che viveva
al piano di sopra.

 Capitolo 3.
Emerson.

La vecchia utilitaria di Noelle era ferma nel vialetto,
quando parcheggiai. Noelle aveva smesso di fare
la levatrice circa un anno prima, quando aveva
deciso di concentrarsi sul programma di aiuti per
neonati bisognosi, anche se questo significava che
avrebbe dovuto vivere con i suoi risparmi. Era stata
una scelta meditata, ma per lei doveva essere
stato come tagliarsi il braccio destro. Noelle avrebbe
avuto bisogno di dieci vite per fare tutte le cose
che voleva fare. Una sola non poteva bastarle a
salvare il mondo.
Ted e io avevamo smesso di farle pagare l'affitto
anche se, fra la crisi economica e i costi d'avviamento
di Hot!, non navigavamo nell'oro. Ted aveva
comprato quel fatiscente cottage degli anni Quaranta
poco prima che ci sposassimo. Io l'avevo trovata
una pessima idea, anche se il venditore lo stava
praticamente regalando. Sembrava che nessuno
si fosse pi preso cura della propriet da decenni,
se non per riempire il cortile con un barbecue rotto,
un paio di ruote di bicicletta, una vasca da bagno e
svariati rottami. Ma Ted era un agente immobiliare,
e la sua sfera di cristallo gli aveva detto che
Sunset Park avrebbe avuto una rinascita. La sfera
aveva avuto ragione... alla fine. L'area era stata risanata,
anche se il cottage di Noelle era ancora un
pugno nell'occhio. Barbecue e vasca erano spariti,
certo, ma il giardino era moribondo. Avremmo dovuto
fare una bella ristrutturazione se Noelle si
fosse mai trasferita altrove, ma per il momento
non sembrava probabile.
Ted non era stato entusiasta dell'idea niente affitto
per Noelle, al principio. A quel tempo stava investendo
soldi su soldi nel mio ristorante ed eravamo
tutti e due molto ansiosi. Erano anni che desideravo
avere un locale mio. Per fortuna, a pochi
mesi dall'inaugurazione, gli incassi di Hot! cominciavano
gi a coprire le spese. Avevo una clientela
regolare e dovevo assumere del personale avventizio
durante la stagione turistica. Cos Ted si stava
rassegnando al fatto che il cottage non producesse
reddito.
Dal vialetto infestato di erbacce di Noelle, vedevo
l'angolo sinistro della propriet, dove lei aveva
piantato la sua aiuola. Non curava molto la manutenzione
della casa e il resto del terreno era incolto,
ma anni prima ci aveva sorpreso creando un
piccolo capolavoro di aiuola in un angolo. Era diventata
una delle sue tante manie. Aveva fatto ricerche
per scegliere delle piante che fiorissero in ogni
stagione dell'anno. Un suo amico scultore le aveva
fatto un abbeveratoio per uccelli che Noelle aveva
sistemato al centro dell'aiuola. Sembrava un
pezzo da museo. Era la classica vaschetta in pietra,
ma accanto a essa una bimba a piedi nudi in
bronzo si alzava in punta di piedi per arrivare oltre
il bordo e toccare l'acqua. Il suo vestitino e i suoi
capelli erano gonfiati dalla brezza. Un paio di giornalisti
aveva chiesto a Noelle di poter fotografare
la scultura per corredare un articolo, ma lei non
aveva dato loro il permesso. Aveva paura che qualcuno
potesse rubarla. Noelle avrebbe dato qualunque
cosa in suo possesso per aiutare il prossimo,
ma era gelosissima della sua aiuola. Annaffiava,
potava e piantava fiori in quel piccolo pezzo di terra.
Se ne prendeva cura come altre donne potevano
accudire i loro figli.
Il cottage era dipinto di un azzurro sbiadito che
ricordava un vecchio paio di jeans all'altezza delle
ginocchia, e il colore mi parve un po' livido alla luce
del crepuscolo. Mentre risalivo il vialetto di
ghiaia verso il portico, vidi un paio di buste spuntare
dalla cassetta accanto alla porta e, anche se
era una serata calda, un brivido mi percorse la
schiena. C'era qualcosa che non andava. Noelle sarebbe
dovuta venire a cena da noi la sera prima
per portare della stoffa a Jenny che, con mio grande
stupore, si era messa a cucire copertine da neonato
per aiutarla nel programma di beneficenza.
Non era una cosa che Noelle potesse dimenticare.
Mi turbava il pensiero che non avesse risposto ai
miei messaggi. Il suo telefono suonava a vuoto e,
mentre salivo sul portico, non riuscii a controllare
un senso di inquietudine.
Suonai il campanello e lo sentii riecheggiare.
Bussai, poi provai a girare il pomello, ma la porta
era chiusa. Avevo una chiave del cottage da qualche
parte, a casa, ma non avevo pensato a portarla
con me.
Scesi i gradini e seguii il marciapiede fino alla
porta posteriore. La luce esterna era accesa. Tentai
la maniglia. Anche questa porta era chiusa. Attraverso
la finestra, vidi la sacca di Noelle sul tavolo
della cucina. Non usciva mai senza quella borsa.
Era enorme, una di quelle informi tracolle di pelle
in cui ci si poteva infilare di tutto. Ce l'aveva da
anni. Noelle e quella borsa si spostavano sempre
insieme. Capelli rossicci, borsa rossiccia. Se la borsa
era l, c'era anche Noelle.
Bussai alla finestra. Noelle!
Miss Emerson?
Mi girai e vidi una bambina sui dieci anni che
attraversava il cortile verso di me. Si stava facendo
buio e mi ci volle un attimo per accorgermi che teneva
un gatto tra le braccia.
Sei...? Lanciai un'occhiata alla casa vicina. Ci
viveva una famiglia afro-americana con tre o quattro
bambini. Li avevo conosciuti tutti, ma ero un
disastro con i nomi.
Sono Libby rispose la bambina. Se sta cercando
Miss Noelle,  partita all'improvviso ieri sera.
Tirai un sospiro di sollievo. Era partita. Non aveva
senso che la sua borsa e la sua macchina fossero
ancora l, ma doveva esserci una spiegazione.
Libby aveva appoggiato un piede sul gradino del
portico posteriore e la luce cadde sul gatto pezzato
che teneva in braccio.
Mi chinai a guardarlo meglio.  Patches?
S, signora. Miss Noelle mi ha chiesto di occuparmene,
a casa mia questa volta.
Dov' andata?
Non l'ha detto. Mamma dice che non  stato corretto
da parte sua non dirmelo. Gratt la testa del
gatto. Mi occupo di Patches, qualche volta, ma
sempre a casa di Miss Noelle. Quindi la mamma
pensa che questa volta Miss Noelle star via per
molto tempo, come  gi capitato. La mamma  arrabbiata
perch non mi ha detto quando sarebbe
tornata e non risponde al cellulare.
Cosa diavolo stava succedendo?
Hai una chiave del cottage, Libby?
Io no, signora, ma so dove Miss Noelle tiene
quella di riserva. Sono l'unica a saperlo.
Fammelo vedere, per favore.
Seguii Libby verso l'aiuola fiorita. Le nostre ombre
si protendevano lunghe e sottili davanti a noi.
Libby and dritta all'abbeveratoio per gli uccelli e
si chin a prendere un sasso accanto ai piedi della
bimba di bronzo.
La tiene sotto questo sasso bisbigli, tendendomi
la chiave.
Grazie. Tornammo verso la porta. Sui gradini,
mi fermai. Dentro, avrei sicuramente trovato qualche
indizio su dove fosse andata Noelle. Qualcosa
che mi aiutasse a capire perch aveva lasciato l la
sua borsa. O il suo gatto. A un tratto tornai ad avvertire
quella strana premonizione. Va' pure, cara.
Riporta Patches a casa tua. Io cercher di capire
cosa  successo e verr a dirtelo, va bene?
Okay. La bambina gir sui tacchi, lentamente,
come se non fosse sicura di potermi lasciare la
chiave. La seguii con lo sguardo mentre attraversava
il cortile.
La chiave era incrostata di terra e la pulii nella
mia maglietta, un chiaro segno del fatto che ero
turbata. Aprii ed entrai in cucina. Noelle? Mi
chiusi la porta alle spalle, facendo scattare la serratura
perch cominciavo a sentirmi paranoica. La
borsa era afflosciata sul tavolo e le chiavi della
macchina erano sul ripiano fra il lavandino e i fornelli.
Le ciotole dei croccantini e dell'acqua di Pa-
tches erano capovolte sul bancone sopra uno strofinaccio.
Il lavandino era vuoto e pulito. Tutta la cucina
era linda. Troppo. Noelle riusciva a creare il
caos in una stanza solo passandoci.
Entrai nel minuscolo salotto, passando tra gli
scaffali carichi di libri e il vecchio televisore che
Tara e Sam le avevano regalato qualche anno prima,
quando avevano comprato il loro schermo piatto.
Superai il consunto divano marrone. Un paio di
passeggini erano piegati sul pavimento e tre seggiolini
per auto erano impilati su alcuni cartoni,
che probabilmente erano pieni di vestitini da neonato.
Altre scatole erano in bilico su una poltrona.
Ero decisamente nel mondo di Noelle. Sul muro sopra
il divano c'erano delle foto incorniciate di Jenny
e Grace, oltre a una vecchia istantanea in bianco
e nero della madre di Noelle in piedi davanti a
un cancello.
Vedere le foto delle ragazze accanto a quella di
sua madre non mancava mai di commuovermi. Noelle
considerava le figlie mia e di Tara come la sua famiglia.
Passai davanti alla prima delle due camere da
letto, quella che usava come studio. Come il salotto,
era zeppa di scatoloni e sacchetti. La sua scrivania
era coperta di carte e libri. Accanto al computer
c'era una grossa ciotola piena di pomodori e lattuga
avvizzita.
Noelle? Il silenzio della casa era inquietante. 
scivolata nella doccia? Ma perch avrebbe dovuto
affidare Patches a Libby, se si fosse trattato di un
incidente improvviso? Raggiunsi la camera da letto
e, attraverso la porta aperta, la vidi.
Era sdraiata sulla schiena, le mani incrociate sul
petto, immobile e quieta come se stesse meditando,
ma il colore cereo del suo viso e le bottigliette di
pastiglie sul comodino mi parlavano di qualcosa di
diverso. Non riuscivo a respirare, il mio corpo si rifiutava
di muoversi. Non capivo. Mi rifiutavo di accettarlo.
Impossibile. Non  vero.
Noelle? Feci un piccolo passo, come se stessi testando
la temperatura dell'acqua in una piscina.
Poi la realt mi invest e mi lanciai avanti. La afferrai
per una spalla e la scossi con forza. I suoi capelli
mi solleticarono la mano come se fossero vivi,
ma erano l'unica cosa viva in lei. No, no, no! urlai.
Noelle! No! Non farlo! Per favore!
Afferrai una delle boccette vuote, ma la mia
mente non riusciva a registrare cosa ci fosse scritto
sull'etichetta. La scagliai contro il muro, poi mi lasciai
cadere in ginocchio accanto al letto. Strinsi
una mano gelida di Noelle fra le mie.
Noelle bisbigliai. Perch?
 incredibile quante cose possano sfuggire in un
momento di stress. Il biglietto era l, sul comodino
accanto a me. Avevo dovuto passarci sopra la mano
per prendere il cellulare di Noelle e chiamare aiuto.
Aveva avuto il telefono a portata di mano. Avrebbe
potuto chiamare me o Tara. Avrebbe potuto
dirci: Ho fatto una stupidaggine. Venite a salvarmi.
Invece non aveva voluto essere salvata.
La polizia e l'ambulanza arrivarono contemporaneamente.
Gli uomini entrarono nella stanza, risucchiandone
tutta l'aria, confondendosi in macchie
di colore blu e grigie ai miei occhi.
Mi sedetti su una sedia che qualcuno aveva portato
dalla cucina, continuando a tenere la mano di
Noelle mentre un infermiere la dichiarava morta.
Aspettando l'arrivo del medico legale, risposi alle
domande della polizia.
Conoscevo l'agente Whittaker personalmente.
Veniva a far colazione da Hot! il mattino presto.
Prendeva un croissant alla crema e lampone o un
muffin con banana e noci, scaldati. Riempivo la
sua tazza con il mio caff pi forte, poi lo guardavo
metterci dentro cinque bustine di zucchero.
Ha chiamato suo marito, signora? mi chiese. Si
muoveva per la claustrofobica camera da letto di
Noelle, guardando una foto incorniciata, toccando
la costola di un libro nello scaffale sotto la finestra,
studiando il centrino a punto antico sul com, come
se potesse trovarci una risposta a quello che era
successo.
S. Avevo chiamato Ted prima che arrivassero
i soccorsi. Lui stava mostrando una casa a un cliente
e avevo dovuto lasciargli un messaggio. Non
lo aveva ancora ricevuto. Altrimenti, mi avrebbe
richiamato un attimo dopo aver sentito la mia voce
convulsa e smozzicata.
Chi  il parente pi prossimo della defunta?
chiese l'agente Whittaker.
Oh, no. Pensai alla madre di Noelle. Avrebbe dovuto
chiamarla Ted al posto mio. Io non ce l'avrei
mai fatta, e neanche Tara. Sua madre sussurrai.
Ha pi di ottant'anni ed ... fragile. Vive in una
casa di riposo a Charlotte.
Ha visto questo? L'agente Whittaker prese il
foglio dal comodino di Noelle con le mani protette
dai guanti. Me lo avvicin agli occhi perch potessi
leggere.
Emerson e Tara, scusatemi. Vi prego, curate la
mia aiuola e assicuratevi che mia madre sia bene
assistita. Voglio bene a tutti voi.
Oh. Strinsi con forza gli occhi. Oh, no. Il biglietto
rendeva reale la situazione. Fino a quel momento,
ero riuscita a evitare la parola suicidio. Ora
era marchiata a fuoco nella mia testa.
 la calligrafia della defunta? chiese l'agente
Whittaker.
Socchiusi gli occhi. Quei ghirigori sarebbero stati
quasi incomprensibili per un'altra persona, ma io li
conoscevo bene. Annuii.
Era depressa, signora? Aveva qualche problema?
Scossi la testa. No. Affatto. Alzai gli occhi su di
lui. Amava il suo lavoro. Non avrebbe mai... 
possibile che fosse malata e non ce l'avesse detto?
O che qualcuno l'abbia uccisa facendolo sembrare
un suicidio? Guardai di nuovo il biglietto, poi tutte
quelle boccette di sonniferi. Erano preparazioni,
e c'era il nome di Noelle sull'etichetta. Uno degli
infermieri not che una portava la data del mese
prima, ma le altre risalivano ad anni addietro. Le
aveva accumulate allo scopo?
Le ha parlato della sua salute recentemente?
chiese l'agente Whittaker. Appuntamenti dal dottore?
Mi massaggiai la fronte, frugando nella memoria.
Si era fatta male alla schiena in un incidente
stradale, ma sono anni che non si lamentava del
dolore. Eravamo stati preoccupati per tutti gli antidolorifici
che prendeva, ma era passato molto
tempo. Ce l'avrebbe detto, se avesse avuto problemi
di salute. Sembravo sicura di quello che dicevo,
e l'agente Whittaker mi pos una mano gentile
su una spalla.
A volte le persone si tengono dentro i propri
problemi, signora. Li nascondono anche ai propri
cari.
Guardai il volto di Noelle. Bellissimo, ma vuoto.
Noelle non era pi nel suo corpo e a me sembrava
di non ricordare gi pi il suo sorriso. Questa cosa
non ha senso, pensai. Noelle aveva ancora tante cose
da fare nella vita.
Dovevo telefonare a Tara. Non ce la facevo a gestire
quella situazione da sola. Tara e io avremmo
ricostruito quello che era successo. Fra tutte e due,
sapevamo tutto quello che c'era da sapere su Noelle.
Tuttavia, davanti a me avevo la prova che, in realt,
non sapevamo nulla sul conto dell'amica che
se n'era andata per sempre.

 Capitolo 4.
Noelle

Contea di Robeson, North Carolina
1979.
Noelle era una creatura notturna. Era come se fosse
incapace di lasciar andare la giornata. Restava
sveglia fino alle prime luci dell'alba, leggendo o,
questo sua madre non lo sapeva, passeggiando fuori.
A volte si sdraiava sulla vecchia amaca per cercare
le stelle attraverso il pizzo dei rami. Era stata
una creatura notturna per tutti e tredici gli anni
della sua vita. Sua madre diceva che era perch
era nata allo scoccare della mezzanotte, e questo le
aveva fatto confondere il giorno e la notte. A Noelle
piaceva pensare che fosse perch, per un ottavo,
era un'indiana Lumbee. I Lumbee dovevano stare
in allerta, la notte, per guardarsi dai nemici. Era
anche in parte olandese e per un ottavo ebrea, a
sentire sua madre, e le piaceva stupire le compagne
di classe con la sua ascendenza, che suonava esotica
per il North Carolina rurale. Ma sua madre
a volte si inventava le cose, e Noelle aveva imparato
a selezionare le parti della storia a cui voleva
credere.
Stava leggendo Il signore degli anelli a letto, una
notte d'estate, quando sent la ghiaia del vialetto
scricchiolare sotto dei passi rapidi. Qualcuno stava
arrivando di corsa. Noelle spense la luce per sbirciare
dalla finestra aperta. La luna piena illumin
una bicicletta abbandonata per terra, le ruote e il
manubrio di traverso, come se fosse stata scagliata
l da un uragano.
Levatrice? chiam una voce maschile, e Noelle
sent picchiare alla porta. Levatrice!
Si mise gli shorts e infil la maglietta nella cintura
mentre correva nel salotto dalle pareti di pino.
Mamma? url verso la camera da letto di sua
madre. Mamma! Alzati!
Accese la luce del portico e spalanc la porta.
Fuori c'era un ragazzo nero, gli occhi enormi e spaventati.
Aveva un pugno alzato, come se si stesse
preparando a bussare di nuovo. Noelle lo riconobbe.
James, le sembrava si chiamasse. Aveva pochi
anni pi di lei, quindici forse, e aveva frequentato
la sua stessa scuola, anche se non lo aveva pi visto
in quell'ultimo anno. Era un ragazzo tranquillo,
timido, e una volta Noelle aveva sentito un'insegnante
dire che c'erano speranze per lui, e che avrebbe
potuto diplomarsi. Forse perfino andare all'universit.
Non accadeva a molti dei ragazzi della
sua scuola, bianchi, neri o Lumbee che fossero. Ma
poi James era sparito e Noelle non aveva pi pensato
a lui.
Chiama tua madre! Era agitatissimo e sembrava
sul punto di scostarla per correre dentro. Fa la
levatrice, vero?
Pu darsi. Noelle esit. La gente non doveva
sapere di sua madre. Tutti ne erano al corrente,
ovviamente, ma Noelle non aveva il permesso di
dirlo apertamente.
Come, pu darsi? James le spinse una spalla,
facendole quasi perdere l'equilibrio, ma lei non si
spavent. Era lui quello che aveva paura.
Toglile le mani di dosso! La madre entr in salotto,
infilandosi una vestaglia. Cosa credi di fare?
Chiudi la porta, Noelle! Afferr l'uscio e cerc di
spingerlo, ma Noelle si tenne aggrappata alla maniglia.
Dice che ha bisogno di una levatrice rifer, e
sua madre smise di spingere la porta e guard il
ragazzo.
Davvero? Sembrava che non gli credesse.
S, signora. James era contrito, ora, e Noelle si
accorse che tremava per lo sforzo di essere cortese
quando avrebbe voluto urlare e implorare. Mia sorella.
Sta per avere un bambino e non abbiamo...
Vivete in quella casa vicino al ruscello? Sua
madre sbirci nel buio, come se potesse vedere la
baracca oltre il bosco.
Sissignora. Pu venire subito?
La nostra macchina non funziona. Hai chiamato
l'ambulanza?
Non abbiamo telefono.
Tua madre  con lei?
Non c' nessuno con lei! Pest il piede come un
bambino impaziente. La prego, signora. Venga!
Sua madre si gir verso Noelle. Telefona all'ambulanza
mentre io mi metto addosso qualcosa. E
questa notte verrai con me. Potrei avere bisogno di
te.
Non aveva mai chiesto a Noelle di accompagnarla
da una partoriente, ma quella era una situazione
particolare. Era la prima volta che un vicino veniva
a bussare alle due del mattino. A volte c'era
una telefonata nel cuore della notte. Noelle sentiva
sua madre uscire di casa e capiva che avrebbe dovuto
farsi la colazione e prepararsi per la scuola da
sola. La donna non le parlava mai di quello che faceva.
A Noelle non importava. Le interessava pi
leggere che sapere come la madre passasse il tempo.
Sua madre era anziana, cinquantatr anni, e i
suoi capelli color topo erano striati di grigio. Aveva
rughe intorno agli occhi e sul collo. Era molto pi
vecchia delle mamme delle compagne di classe di
Noelle e la gente spesso pensava che fosse sua nonna.
Le madri delle sue amiche si laccavano le unghie.
Si mettevano il rossetto e andavano dal parrucchiere
di Lumberton per farsi acconciare i capelli.
Noelle era imbarazzata dall'et di sua madre
e dal suo atteggiamento anticonvenzionale. Ma
mentre chiamava l'ambulanza e faceva del proprio
meglio per spiegare al centralinista dove vivesse
James, aveva la strana sensazione che la propria
percezione della madre stesse per cambiare.
Non avrebbe mai immaginato che sua madre
fosse in grado di correre. Seguivano la bici di James
lungo la strada sterrata. Anche se portava la
pesante sacca blu con l'attrezzatura medica, la
mamma correva pi veloce di lei. L'aria era satura
dell'odore del fiume. Girarono sul sentiero che costeggiava
il corso d'acqua e una cascata di tillandsia
sfior le spalle di Noelle. Quando era piccola,
sua madre le aveva detto che la moglie di un capo
indiano Lumbee gli aveva disubbidito, cos lui le aveva
tagliato i capelli e li aveva lanciati sopra il ramo
di un albero, dove erano cresciuti, si erano moltiplicati
e presto avevano cominciato a coprire i rami
di tutti gli alberi vicini. A Noelle piaceva immaginare
che la moglie del capo indiano fosse una delle
sue antenate.
Noelle e sua madre seguirono James fino all'ultima
ansa del fiume. Il chiaro di luna tremolava sulla
vernice bianca scrostata della piccola baracca,
ma loro avevano sentito le urla ancor prima che
apparisse la casa. La voce sembrava pi animalesca
che umana, tagliava l'aria come una spada. Le
grida misero le ali ai piedi della madre, mentre
Noelle rallent il passo, un po' impressionata. Aveva
un'idea precisa di cosa succedesse al momento
del parto, aveva perfino visto una gatta dare alla
luce dei gattini, ma non aveva mai sentito niente
di simile a quelle grida.
Dove sono i tuoi genitori? chiese la madre mentre
James buttava a terra la bici.
Mamma  su a Lumberton rispose lui, correndo.
Afferr il pomello della porta sconquassata e lo
gir. Sua sorella si  ammalata.
Non accenn al padre, e la madre di Noelle non
chiese. Corsero dentro. La casa aveva due anguste
stanzette. La prima era una specie di soggiorno,
con un divano contro una parete e un lavandino,
dei fornelli e un piccolo frigo sul muro opposto. La
madre di Noelle non si ferm l. Segu i lamenti fino
all'altra stanza, dove una ragazzina, sottile come
un giunco a parte il gigantesco globo del ventre,
giaceva sulla schiena su un letto matrimoniale.
Doveva avere appena un paio d'anni pi di No-
elle, ed era nuda dalla vita in gi. La sua maglietta
verde era sollevata fino ai seni. Teneva le ginocchia
piegate e tra le sue gambe c'era uno strano rigonfiamento
nero.
Oh, santo cielo, sta gi uscendo la testa! esclam
la madre di Noelle. Si gir verso James. Riempi
d'acqua tutte le pentole che avete in casa e falle
bollire!
S, signora! James spar immediatamente, ma
Noelle rimase immobile, affascinata da quello che
stava succedendo al corpo della ragazza. Non poteva
essere normale. Sembrava che il bambino la
stesse dilaniando.
Bene, cara. La madre cominci a tirare fuori
delle cose dalla borsa, mentre parlava con la ragazza.
Non spingere. So che ti verr voglia di farlo,
ma aspetta, okay? Ti aiuter io e andr tutto
bene.
Non... bene! url la ragazzina. Non voglio nessun
bambino!
Be', temo che ne avrai uno fra pochi minuti. La
donna si gir verso Noelle. Trovami tutte le lenzuola
e gli asciugamani puliti che ci sono in casa
istru, mentre infilava il misuratore di pressione
intorno al braccio esile della ragazzina. Poi bagna
un asciugamano con un po' di quell'acqua che il ragazzo
sta scaldando e portamelo.
Noelle annu e cominci a cercare nel piccolo armadio
della camera da letto, afferrando asciugamani,
lenzuola e federe ben piegati dai ripiani.
Nell'altra stanza, trov James che tremava accanto
ai fornelli.
Devo bagnare uno di questi. Noelle indic le
pentole. Quale  la pi calda?
Questa, credo. Indic quella pi vicina a lei e
Noelle tuff l'asciugamano, lo strizz nel lavandino
e lo port in camera da letto.
Sua madre apr parzialmente uno dei lenzuoli e
lo fece scivolare sotto la schiena della ragazza. Poi
prese l'asciugamano caldo e lo pos sulla pelle bizzarramente
tesa che circondava la testa del bambino.
Noelle si chin a sussurrare all'orecchio di sua
madre:  normale?. Indic fra le gambe della ragazzina
e la donna le scost la mano.
Normalissimo disse ad alta voce, e Noelle cap
che stava cercando di rassicurare la partoriente.
Perch non vai ad aiutare il ragazzo? sugger.
Noelle scosse la testa. Voglio stare qui.
Allora prendi una sedia. Indic la ragazzina
con un cenno. Lascia che ti stringa la mano.
Noelle trascin una sedia del salotto fino al letto.
La ragazzina si era aggrappata al bordo del materasso,
e Noelle le stacc goffamente le dita e se le
premette intorno alla propria mano. La ragazza
gliela strinse con forza. Delle lacrime le colavano
lungo le guance e aveva la fronte imperlata da goccioline
di sudore. La sua pelle era pi chiara di
quella di James e, anche se aveva il viso contratto
dal dolore, si capiva che era molto graziosa.
Noelle si pieg in avanti, asciugandole le lacrime
con la punta delle dita. Come ti chiami?
Bea sussurr la ragazza. Sto morendo, vero?
Questo bambino mi uccider?
Noelle scosse la testa. No. Mia madre...
Bea la interruppe con un altro grido. Mi sto
spaccando!
Nessuna donna si  mai spaccata, cara disse la
madre di Noelle. Procede tutto normalmente.
Sollev la testa. Noelle, vuoi vedere questo bimbo
venire al mondo?
Noelle si alz e and in fondo al letto. Il cerchio
scuro si era allargato e lei trattenne il fiato, chiedendosi
come avrebbe fatto sua madre a tirar fuori
quel bimbo dall'esile, piccola Bea. Tutto a un tratto
Bea emise un guaito e una testolina scura dai capelli
neri usc dal suo corpo.
Noelle ansim sbalordita.
Perfetto! approv sua madre. Stai andando
benissimo. Tenne le mani sopra e sotto la testolina,
senza toccarla, senza toccare Bea, limitandosi a
tenere le mani l, come se tenesse sospesa in aria
la testa per magia. La testa del bimbo si gir di lato
e Noelle riusc a vedere il minuscolo faccino, tutto
contratto come se questa faccenda della nascita
fosse dura per lui quanto lo era per Bea. A un tratto
quegli occhietti socchiusi e quelle piccole labbra
striate di sangue si annebbiarono e Noelle si rese
conto che senza un motivo al mondo stava piangendo.
Poi il bimbo scivol fuori dal corpo di Bea tra le
mani della madre di Noelle.
Uno splendido maschietto! La donna avvolse il
neonato che strillava in un asciugamano e lo pos
sul ventre di Bea, con un gesto cos rapido e fluido
che Noelle cap che doveva averlo gi fatto centinaia
di volte.
Non lo voglio, questo bambino mugol Bea, ma
stava gi sollevando un angolo dell'asciugamano
per toccare i capelli umidi del figlio.
Questo lo vedremo poi disse la donna. Ora c'
ancora un po' di lavoro da fare.
Noelle guard sua madre tagliare il cordone ombelicale
e far uscire la placenta. Rispondeva alle
sue domande e le spiegava tutto quello che faceva.
Non era la stessa donna che le preparava la cena
la sera, che puliva la casa, dava da mangiare alle
galline e coltivava pomodori. In quella stanza piena
di grida animalesche, di sudore, di sangue e di
aria pesante, sua madre era diventata un'altra
persona: una donna misteriosa, in parte levatrice,
in parte maga. Fu in quel momento che Noelle cap
che voleva diventare come lei.
L'ambulanza arriv troppo tardi per essere d'aiuto,
ma l'atmosfera cambi di colpo nella piccola
casa. Ci furono domande incalzanti. Lucidi ferri
chirurgici. Aghi e sacche di liquido appese a pali.
Una barella su ruote.
Bea aveva paura. Stai tranquilla. La madre di
Noelle le strinse una mano mentre due degli uomini
con il camice la passavano dal letto alla barella.
Sei stata bravissima. Andr tutto bene.
L'ha fatto nascere lei, il bambino? chiese uno
degli uomini alla madre di Noelle.
 una levatrice spieg James, e l'infermiere inarc
un sopracciglio.
Solo una vicina che si  resa utile precis la
donna in fretta. Anni prima aveva passato alcuni
giorni in carcere per aver esercitato la professione
senza licenza e Noelle sapeva che non voleva ripetere
l'esperienza. La compagna di suo padre, Doreen,
si era occupata di Noelle durante l'assenza della
madre. Doreen era una cameriera, le aveva spiegato
suo padre. Noelle allora aveva solo nove anni,
ma non era una stupida. Alla fine, suo padre aveva
divorziato da sua madre e aveva sposato Doreen.
Noelle detestava quella donna. Doreen le aveva rubato
suo padre. Aveva rubato il marito di sua madre.
Non fare soffrire un'altra donna come Doreen
ha fatto soffrire me le aveva detto sua madre in
seguito. Non farlo mai. Noelle le aveva giurato
che non lo avrebbe mai fatto e, in quel momento,
era sicura di dire la verit.
Era quasi l'alba quando si avviarono verso casa.
Camminavano lentamente e per un po' nessuna
delle due parl.
Il frinire delle cicale aveva lasciato il posto a una
quiete irreale. Di tanto in tanto, Noelle sentiva il
richiamo di un uccello nel bosco. Amava quel suono.
Lo sentiva spesso quando girovagava la notte.
Lasciarono il sentiero svoltando sulla strada
sterrata che portava a casa loro. Come fai a sapere
come si fa nascere un bambino? chiese Noelle.
Me lo insegn mia mamma rispose la donna.
E lei aveva imparato tutto dalla sua. Non  un
grande mistero, Noelle. Ai medici, oggi, piace far
credere che sia una cosa difficilissima. Ti dicono
che c' bisogno di farmaci, tecniche sofisticate e cesarei...
sono interventi che fanno nascere il bimbo
chirurgicamente. E a volte  cos. Una buona levatrice
deve sapere quando  sicuro per una donna
partorire a casa e quando non lo . Ma non  scienza
spaziale.
Voglio farlo anch'io.
Cosa? Avere un bambino?
Essere levatrice. Come te.
Sua madre le pass un braccio sulle spalle e la
strinse a s. Allora, voglio che tu lo faccia nel modo
giusto. Nel modo legale, perch tu non debba
mettere la tua fiaccola sotto il moggio come faccio
io.
Qual  il modo legale?
Prima devi diventare infermiera. Io non ho mai
compiuto questo passo. Lo ritengo superfluo. Dannoso,
anzi, perch ti inculcano l'idea di medicalizzare
il parto. Ma la North Carolina ha delle leggi e
tu devi rispettarle. Non voglio che mia figlia debba
passare un solo giorno in prigione.
Noelle ripens alla stanzetta soffocante di Bea,
dove sua madre non aveva fatto altro che bene.
Quella ragazzina... Ha solo un paio di anni pi di
me. Se io avessi un bambino, vorrei tenerlo. Non
capisco come si possa non desiderare il proprio figlio.
Sua madre rimase in silenzio per un po'. Certe
volte non tenere un figlio  una scelta d'amore.
Certe volte non si hanno i mezzi per dare al bambino
una possibilit nella vita e affidarlo a una buona
famiglia  la cosa giusta. Quella ragazza... Sua
madre tir un lungo respiro. Dovr decidere da sola.
Il fatto che il neonato sia nero render pi difficile
l'adozione. Perci spero che decida di tenerlo e
forse sua madre le dar una mano. Ma quindici anni
sono pochi. Perci, fammi un favore, non restare
incinta finch non sarai adulta.
Non preoccuparti. Mi disgusta anche solo il
pensiero di baciare un ragazzo, figurati se voglio
farci un bambino.
Oh, cambierai idea... Sua madre stava sorridendo.
Noelle lo sentiva dalla sua voce.
Il cielo cominciava a tingersi del rosa dell'alba.
La strada sterrata era visibile sotto i loro piedi, ora,
e oltre gli alberi apparve l'angolo di casa.
C' una cosa che devo dirti, Noelle. La voce di
sua madre era cos strana che sembrava un'altra
donna. Avrei dovuto parlartene molto tempo fa,
ma con il fatto che tuo padre se n' andato e tutto
il resto... Mi sembrava un fardello troppo pesante
da mettere sulle tue spalle.
Noelle avvert una stretta al petto.
Cosa c', mamma?
Sediamoci in cortile mentre si alza il sole. Preparo
un t e ci facciamo una bella chiacchierata.
Noelle rallent il passo. Non era sicura di voler
sentire quello che aveva da dirle sua madre. Aveva
la sensazione che avrebbe cambiato la percezione
che aveva di s.
E aveva ragione.

 Capitolo 5.
Tara.

Wilmington, North Carolina
2010.
Mi sembrava di essermi seduta in quella stessa
chiesa solo qualche giorno prima per il funerale di
Sam e avevo dovuto fare forza su me stessa per venire
oggi. Emerson e io avevamo organizzato la
funzione in uno stato di stordimento. Em mi aveva
chiesto se volessi cantare, cosa che facevo occasionalmente
a matrimoni e cerimonie, ma avevo detto
assolutamente no. E mentre ascoltavo una delle
mie colleghe coriste intonare Pie Jesu di Faur con
la sua splendida voce da soprano, ero lieta di aver
declinato. Avevo la gola chiusa da un groppo. Non
sarei mai riuscita a far uscire la voce. Non l, in
quel luogo ancora permeato dal ricordo del funerale
di mio marito.
La madre di Noelle era seduta alla mia sinistra.
A ottantaquattro anni mostrava i primi segni della
demenza senile. Aveva dimenticato il mio nome,
ma ricordava quello di Emerson e perfino quello di
Jenny, e certamente capiva che Noelle se n'era andata.
Seduta accanto a me, si premeva le dita nodose
sulle labbra e scuoteva la testa continuamente,
come se non potesse credere a quello che era
successo. La capivo molto bene.
Grace sedeva alla mia destra accanto a Jenny,
Emerson e Ted, e si rigirava una lunga ciocca intorno
all'indice come faceva quando era ansiosa.
Mi aveva implorato di farla restare a casa. So che
 dura le avevo detto quel mattino. Mi ero seduta
sul bordo del letto dove lei stava rannicchiata sotto
le lenzuola. Il piumino a pois blu e verdi era ammucchiato
sul pavimento e avevo dovuto trattenermi
per non raccoglierlo. Grace non voleva la mia
interferenza in camera sua. So che ti ricorder il
funerale di pap, ma dobbiamo essere presenti per
onorare la memoria di Noelle. Ti voleva bene ed 
stata buona con te. Dobbiamo essere vicine a sua
madre. Ricordi quanto  stato importante per noi
avere tante persone al funerale di pap?
Lei non aveva risposto, e il rigonfiamento della
sua testa sotto il lenzuolo non si era mosso. Almeno
mi stava ascoltando, o cos speravo. Non  stato
per pap che sono venuti in tanti.  stato per
noi, perch sentissimo il loro affetto, il loro supporto,
e per condividere con noi i loro ricordi di...
E va bene! Si era strappata il lenzuolo dalla testa
e si era alzata dal letto, i capelli aggrovigliati.
Non la smetti mai di parlare, tu? aveva detto allontanandosi.
Non l'avevo rimproverata per la sua
aggressivit. Avevo paura di allontanarla ancora
di pi da me.
Notai che Grace stava stringendo la mano di
Jenny sulla panca e fui contenta di vederla confortare
cos la sua amica. Jenny era anche pi pallida
del solito. Aveva gi perso l'abbronzatura dell'estate,
mentre la pelle di Grace aveva ancora un bel color
caramello. Jenny aveva ereditato la pelle chiara
di Emerson e i sottili capelli scuri di Ted. Li portava
sciolti, con un ciuffo che le nascondeva quasi
completamente l'occhio sinistro. Era molto carina e
le volevo un mondo di bene, ma ai miei occhi poco
obbiettivi spariva accanto a Grace. Quando le vedevo
insieme, a scuola, non potevo fare a meno di
notare come reagissero i ragazzi. Si avvicinavano a
Grace e Jenny con gli occhi incollati a mia figlia...
finch non cominciavano a parlare. Allora era come
se un magnete li attirasse verso Jenny e la mia silenziosa
bambina diventava invisibile.
Ma Cleve aveva scelto Grace, non Jenny. Cleve
era uno splendido ragazzo. Figlio di una madre
bianca, Suzanne, e di un padre nero, aveva la pelle
color caffelatte, incredibili occhi azzurri e un sorriso
che faceva tremare le ginocchia a me. Sapevo
che Grace credeva di aver trovato l'uomo della sua
vita, e invece... Ora Jenny frequentava un ragazzo
di nome Devon, e Grace doveva sentirsi molto sola.
Padre sparito. Boyfriend sparito. Le restava solo
una madre inadeguata.
Ian sedeva nel banco dietro di noi. Era stato lui
a informare Emerson e me del testamento di Noelle.
Era al corrente della sua esistenza da mesi,
perch lo aveva trovato nell'archivio di Sam, ma
ovviamente non mi aveva detto nulla ed ero sicura
che non si aspettasse che sarebbe servito cos presto.
Era un documento recente, scritto solo un paio
di mesi prima della morte di Sam. Francamente
ero rimasta sorpresa dal fatto che Noelle avesse
pensato a fare testamento: non era mai stata una
persona organizzata. Ma ero anche pi stupita che
si fosse rivolta a Sam per la stesura. Certo, conosceva
mio marito da quando conosceva me ed erano
sempre stati buoni amici, a parte qualche occasionale
incomprensione. Ma il contenuto del testamento
era tale che Noelle doveva essere stata imbarazzata
nel parlarne con lui, ed ero sicura che
anche Sam si fosse sentito a disagio sentendo le
sue volont.
In questo testamento, Noelle aveva nominato
Emerson come sua esecutrice. Ci ero rimasta male
quando Ian me lo aveva detto. Non avevo potuto
farne a meno. Emerson, Noelle e io eravamo sempre
state molto unite. Un terzetto. A volte mi ero
sentita un po' esclusa, ma mi ero convinta che fosse
solo la mia immaginazione. La scelta di Noelle
dimostrava che non mi ero sbagliata. Non che desiderassi
le incombenze che spettano a un esecutore,
ma mi chiedevo perch Noelle non ci avesse fatto
condividere quell'incarico. A Sam non era venuto
in mente di suggerirglielo?
Ancora pi rivelatrice, per, era la divisione dei
beni. Noelle aveva vissuto frugalmente, ma era riuscita
a risparmiare oltre cinquantamila dollari
nel corso degli anni. Voleva che Emerson per prima
cosa provvedesse a sua madre. Se fosse rimasto
qualcosa, Em avrebbe dovuto creare due fondi fiduciari
a favore delle nostre figlie, per il settantacinque
per cento a nome di Jenny e per il venticinque
a favore di Grace. Cosa aveva provato Sam
quando Noelle aveva chiarito che preferiva la figlia
di Ted ed Emerson alla nostra? Sapevo che la divisione
era giusta. Jenny aveva aiutato Noelle nel
suo programma per i neonati e sembrava apprezzarla
molto pi di Grace. Dei soldi non mi importava.
Ma era stato un colpo al mio plesso solare rendermi
conto che l'amicizia fra Emerson, Noelle e
me era pi sbilanciata di quanto avessi immaginato.
Inoltre, nel suo testamento, Noelle aveva disposto
che Suzanne si occupasse del programma per i
neonati, se fosse stata disposta a farlo, e lo era
senz'altro. Suzanne era seduta nel banco dietro di
noi, accanto a Ian. La grande festa che avevamo in
programma per il suo cinquantesimo compleanno
era imminente e ora mi chiedevo se non fosse meglio
annullarla. Anni prima, aveva lavorato come
puericultrice con Noelle ed erano rimaste amiche.
Noelle l'aveva aiutata a superare il trauma del divorzio
e la lotta contro il cancro. Dopo l'ultima recidiva,
i capelli le erano ricresciuti ricci, folti e
candidi. Quando l'avevo salutata prima del funerale,
mi era parsa in ottima forma. I suoi tondi occhi
azzurri mi avevano sempre fatto pensare a una
bambina attonita, ed era difficile vederla senza il
sorriso sulle labbra, anche nei giorni in cui stava
male e aveva perso i capelli per la chemioterapia.
Mi aspettavo che molte delle pazienti di Noelle
sarebbero venute al funerale, ma quando mi girai
vidi che la piccola chiesa era piena solo per met.
Passai un braccio sulle spalle della madre di Noelle
per evitare che si girasse. Non volevo che si accorgesse
che le persone che Noelle aveva aiutato
non si erano disturbate a venire.
Il sindaco stava pronunciando un discorso commemorativo
e io cercai di stare attenta. Stava raccontando
di come avessero assegnato a Noelle il
Premio del Governatore per il Volontariato, e di come
lei lo avesse rifiutato. Tipico da parte sua, pensai.
Noelle riteneva che aiutare il prossimo fosse
un dovere cristiano, non qualcosa da premiare.
Sentii un brivido percorrere il corpo di sua madre
mentre ascoltavamo il sindaco, e aumentai la
stretta del braccio. Al funerale di Sam, avevo tenuto
il braccio sulle spalle di Grace. Eravamo come
due blocchi di legno. Lei era rigida e a me si era intorpidito
il braccio al punto che alla fine avevo dovuto
aiutarmi con l'altra mano per spostarlo. Ricordavo
di essere stata seduta stretta a mia figlia,
quel giorno, cos vicina che i nostri corpi si toccavano
per tutta la lunghezza. Ora c'erano trenta centimetri
fra noi sul banco, quasi cinque centimetri di
distanza per ogni mese che era passato dalla morte
di Sam.
Mi chiesi se, come me, Grace pensasse ai se. E se
Sam fosse uscito di casa cinque minuti dopo? Noi
tre ci eravamo mossi in fretta per la cucina quel
mattino, come facevamo sempre: Sam che riempiva
di caff quell'orrenda tazza termica da viaggio a
righe viola che gli aveva regalato Grace per un
compleanno, Grace che cercava affannosamente un
libro che aveva lasciato da qualche parte, io che
riordinavo dietro a entrambi. Sam aveva dimenticato
la tazza quando era uscito. L'avevo vista sul
tavolo, ma avevo pensato che a quel punto dovesse
essere gi per strada. E se fossi corsa fuori dalla
porta con la tazza in mano? Mi avrebbe visto? Cos
non avrebbe dovuto fermarsi a prendere il caff al
Port City Java. Non si sarebbe trovato a quell'incrocio
nel momento sbagliato. Sarebbe stato seduto
accanto a me, oggi, se io avessi provato a chiamarlo?
Se, se, se.
Alla mia destra, Emerson stava tirando su col
naso, e io avevo in mano un fazzolettino umido di
lacrime. Emerson mi guard e cerc di sorridere, e
se Grace e Jenny non fossero sedute fra di noi le avrei
toccato un braccio. Emerson e io eravamo
sconvolte. Riguardo al suicidio di Noelle, i se che ci
tormentavano erano molti e inquietanti. Forse avremmo
potuto fare qualcosa per cambiare il corso
della vita della nostra amica. Noelle si era uccisa.
Una cosa ben diversa dalla fatale collisione di due
auto in un incrocio. Molto pi prevedibile, se solo
una di noi avesse colto i sintomi. Ma quali sintomi
c'erano stati? Il suicidio di Noelle non aveva senso.
Aveva sempre amato tanto la vita. Quale suo vuoto
interiore ci era sfuggito? Mi ponevo mille domande.
Non si era mai sposata dopo aver rotto il fidanzamento
con Ian anni prima, e aveva fatto nascere
neonato dopo neonato senza avere dei figli suoi.
Sembrava contenta delle proprie scelte, ma forse ci
aveva nascosto qualche tormento privato. Ricordai
come Noelle mi avesse confortato dopo la morte di
Sam, quel sabato di luglio. Avevo pensato solo a
me stessa. Quale segreta sofferenza mi era sfuggita
in lei quella sera?
Conoscevo Noelle dal primo anno di universit e
avevo collezionato migliaia di ricordi di lei. Il pi
caro era quello della notte in cui mi aveva aiutato
a far nascere Grace. Sam aveva accettato l'idea di
un parto in casa con grande riluttanza e, francamente,
se la levatrice non fosse stata Noelle, anch'io
sarei stata contraria. Avevo una totale fiducia
in lei, ma Sam temeva che corressimo dei rischi inutili
e in effetti le cose non erano filate lisce.
Noelle, per, non aveva mai perso la lucidit. Ci
sono persone la cui sola presenza riesce ad abbassarti
la pressione, rallenta la tua respirazione, ti
tiene concentrata. Una di queste persone era Noelle.
Mi prender cura di te, mi aveva detto quella
notte, e io le avevo creduto. Quante donne avevano
sentito quelle stesse parole dalle sue labbra nel
corso degli anni? Io mi ero affidata a lei. La lampada
puntata fra le mie gambe aveva illuminato i
suoi occhi blu elettrico. Si era raccolta quella massa
ribelle di ricci, ma alcuni fili le si erano appiccicati
alla fronte sudata. Mi aveva fatto passeggiare
per la stanza rischiarata dalla luna. Mi aveva dato
brandy e tisane che sapevano di terra. Mi aveva girato
in strane posizioni che, a causa del pancione e
del tremito alle gambe, mi avevano fatto sentire
una contorsionista. Mi aveva fatto stare eretta con
un piede sullo sgabello della cucina e mi aveva detto
di ondulare i fianchi. Io avevo gridato e mugolato,
e mi ero appoggiata a lei e a mio marito. Mi battevano
i denti anche se la casa era molto calda. Avevo
detestato la sensazione di essere fuori controllo,ma mi ero abbandonata a Noelle. Avrei fatto
qualunque cosa mi avesse detto, avrei bevuto qualunque
intruglio mi avesse dato. Mi fidavo di lei
pi di quanto mi fidassi di me stessa, e quando alla
fine lei aveva accennato alla possibilit di chiamare
un'ambulanza, avevo pensato, se Noelle dice che
dovremmo farlo, allora facciamolo.
Ma non aveva mai chiamato aiuto e il resto della
notte per me era stato una nebbia di sofferenza. Mi
ero svegliata al buio e avevo trovato Sam seduto
accanto al nostro letto, una sagoma confusa contro
il chiarore che arrivava dall'altra stanza. Per un
attimo non avevo capito dove mi trovavo. Avevo
male dappertutto e mi sentivo svuotata.
Sei mamma, Tara. Mi aveva accarezzato la
guancia con la punta delle dita. Sei una straordinaria,
coraggiosa, bellissima mamma. Non riuscivo
a vederlo in faccia, ma nella sua voce c'era un
sorriso.
Sono in ospedale? Dalla gola mi era uscito solo
un sussurro. Non avevo pi voce. Mi sentivo la bocca
secca, dolorante.
No, Tara. Sei qui. A casa. Noelle ce l'ha fatta.
Per un po' ha pensato che fosse meglio ricoverarti,
ma poi  riuscita a girare la bambina. Mi aveva lisciato
i capelli, aveva lasciato la mano sulla mia
guancia. Avevo sentito un buon profumo di sapone.
La mia bocca. Mi ero leccata le labbra aride.
Sa di sabbia.
Sam aveva ridacchiato. Cenere. Aveva preso
un bicchiere, guidato la cannuccia fra le mie labbra.
Cenere? Avevo capito male?
Sei svenuta dopo che  nata la bambina. Noelle
mi ha tagliato un ciuffetto di capelli... Si era toccato
la fronte. Li ha bruciati e ti ha messo la cenere
sotto la lingua per rianimarti.
Mi girava un po' la testa. Ha funzionato?
Lui aveva annuito. Mi spiace che sia stata tanto
dura per te, ma abbiamo una bellissima bambina,
Tara. L'hai tenuta in braccio. Te lo ricordi?
A un tratto, mi erano tornati in mente i vagiti di
mia figlia mentre allungavo le braccia verso di lei.
Avevo ricordato la morbidezza della copertina di
flanella, il lieve peso contro di me. La suzione al
mio capezzolo. Era tutto confuso, come in sogno.
Dov'? Voglio vederla. Mi ero girata verso la
culla accanto alla finestra.
Noelle la sta lavando in cucina. Le ho detto che
pensavo che ti stessi svegliando, e mi ha assicurato
che te l'avrebbe portata subito. A un tratto, si era
chinato verso di me, posando la guancia contro la
mia. Ho avuto paura di perderti. Di perdervi tutte
e due. Ero terrorizzato. Pensavo che avessimo fatto
un terribile errore decidendo di far nascere la bimba
in casa. Ma Noelle... Nessun ostetrico avrebbe
potuto fare meglio di cos. Le dobbiamo tutto. 
stata bravissima, Tara.
Avevo sentito il calore della sua guancia, l'umido
della sua pelle contro la mia, e gli avevo accarezzato
i capelli. Il nome della bambina... avevo sussurrato.
Eravamo stati tanto sicuri che sarebbe
stato un maschio, un altro Samuel Vincent, che
non avevamo preso una decisione definitiva sul nome
da femmina. Eravamo incerti fra Grace, Sara,
Hannah. Noelle? avevo suggerito.
Lui aveva staccato la guancia dalla mia. Per un
attimo, mi era parso di vedere un'espressione dubbiosa,
ma poi aveva annuito.
Eccola qui. Noelle era entrata in camera reggendo
il fagottino. La tua mamma ti sta aspettando,
cara. Aveva avvicinato il viso a mia figlia e io
avevo sentito una bramosia che non avevo mai provato
in vita mia. Se fossi riuscita a saltare gi dal
letto per afferrare mia figlia lo avrei fatto, ma mi
ero limitata a tendere le braccia e a lasciare che
Noelle vi posasse la bambina.
Sam aveva abbassato la fronte verso la mia e avevamo
fissato insieme il viso di nostra figlia. Le avevo
scostato la cuffietta gialla per rivelare i capelli
castani. Aveva le guance tonde, rosee, le sopracciglia
erano pallide mezzelune. Grace aveva battuto
le palpebre, le aveva socchiuse e ci aveva fissato
con uno sguardo vago ma interessato, e io mi ero
sentita le lacrime agli occhi per il miracolo che tenevo
tra le braccia. Non riuscivo a distogliere lo
sguardo da lei, ma Sam aveva alzato la testa per
guardare Noelle. Era seduta in fondo al letto, un
piccolo sorriso sulle labbra.
La chiameremo Noelle aveva detto Sam.
Avevo alzato gli occhi in tempo per vedere sparire
il sorriso di Noelle. Oh, no, non lo farete! Era
suonato come un avvertimento.
Ma s avevo insistito. Ci fa piacere.
Anche senza le lenti a contatto, avevo visto l'improvviso
afflusso di sangue alle guance di Noelle.
Per favore, non fatelo. Promettetemi che non
imporrete il fardello del mio nome a questa bambina.
Okay avevamo detto Sam e io in fretta, perch
era ovvio che l'avevamo turbata. Non capivo. Odiava
il suo nome? Io l'avevo sempre considerato un
bel nome, lirico e forte. Pazienza. Avremo scelto un
altro nome, un bellissimo nome per la nostra bellissima
bambina.
E ora, seduta in chiesa accanto alla figlia nata
quella notte, ricordai lo slancio che avevo provato
allora. Fisico. Emotivo. Spirituale. Era stato cos
facile il nostro rapporto nei primi anni. Come aveva
fatto quella vicinanza a trasformarsi in questo
insopportabile distacco? C'era ancora qualche speranza
per noi?

 Capitolo 6.
Emerson.

Mi sentivo uno zombie. Dopo il funerale, ci eravamo
ritrovati tutti a casa mia per un rinfresco,
ma io giravo a vuoto da una stanza all'altra. Facce
e voci si confondevano nella mia testa. Quasi
tutti erano vestiti di nero tranne me. Mi ero messa
la mia camicetta preferita, quella verde, con la
gonna a fiori che mi stava diventando un po'
stretta in vita. Quel mattino le avevo tirate fuori
dall'armadio automaticamente, senza riflettere.
Tanto, Noelle avrebbe detestato tutto quel nero.
Ero vagamente consapevole di quello che stava
accadendo intorno a me. Jenny e Grace erano salite
di sopra quasi subito per sfuggire agli adulti,
un cameriere del catering girava con vassoi di tartine
e gamberetti, colleghi e conoscenti di Noelle
parlavano sottovoce, a gruppetti. Ted mi teneva
d'occhio. Sapeva che ero sconvolta. Era un sollievo
che la madre di Noelle fosse andata via con la sua
badante dopo il servizio funebre. Non avrei sopportato
oltre il suo dolore.
Tara stava intrattenendo gli ospiti, ma appena
poteva veniva al mio fianco. Ted e Ian stavano tenendo
in mano i loro piattini e parlavano in un
angolo del salotto, probabilmente di sport. Non mi
ero ancora abituata a vedere gli uomini insieme
senza Sam. Anche Noelle se n'era andata. E la casa
di riposo aveva telefonato proprio quel mattino
per dirmi che dovevano trasferire il mio amato
nonno in una clinica. Stavo perdendo tutti.
Erano venuti anche i volontari del programma
di aiuti per neonati. Li conoscevo quasi tutti, ma
solo di vista. Cercavo di fare conversazione, annuivo,
sorridevo, stringevo mani. La gente diceva
cose belle sul conto di Noelle. Nessuno diceva:
Perch l'ha fatto?. Almeno, non a me. Mi chiedevano
come andasse il ristorante e io rispondevo
con il mio solito: Benissimo! Passate a trovarmi,
qualche volta!. Ma sentivo le loro voci e la mia
come attraverso una fitta nebbia. Continuavo a
cercare con gli occhi l'unica persona che mancava:
Noelle.
Il rinfresco era iniziato da un'ora, un'ora che mi
era parsa un'eternit, quando Tara finalmente mi
port via a una donna che mi stava spiegando come
sferruzzare vestitini da neonato. Hai bisogno
di una pausa mi sussurr a un orecchio.
Mi lasciai pilotare fino alla veranda che avevamo
aggiunto al salotto l'anno prima.
Tara mi prese per le spalle e mi fece sedere sul
divanetto, attirando una poltrona davanti a me.
Le voci provenienti del salotto erano un brusio
soffocato attraverso la porta chiusa. Suonavano
deliziosamente lontane.
Guardai Tara. Grazie. Mi sentivo soffocare, di
l.
Tara annu. Lo so.  dura.
Feci una smorfia sofferente. Continuo a cercare
Noelle ammisi.  pazzesco, vero? Non sto
scherzando. Continuo ad aspettare che entri dalla
porta.
Anch'io annu Tara. A me sembra ancora di
vedere Sam. Mi  parso di scorgerlo al supermercato
solo l'altro giorno. E una volta per poco non
seguivo in macchina un tizio che avevo incrociato
sulla Water Street.
Non capisco perch ci fossero cos poche persone
al funerale. Era una cosa che mi addolorava.
Sinceramente pensavo che... che le sue pazienti...
Scossi la testa. Sai che rapporto stretto aveva
con le partorienti. Credevo che sarebbero venute
tutte.
Lo so. Tara mi accarezz una mano. Ho pensato
la stessa cosa anch'io, ma forse non hanno visto
l'articolo sul giornale. Aveva scritto lei il pezzo
su Noelle e aveva usato parole tanto belle. Un
po' di melodramma nelle descrizioni, ma cos era
fatta Tara.
Eppure devono averlo saputo. Certe notizie girano
in fretta.
Probabilmente erano troppo prese dalle loro famiglie
sussurr Tara.
A un tratto mi sferrai un pugno alla coscia. 
solo che non capisco perch lo abbia fatto! Sembravo
un disco rotto. Cosa mi  sfuggito? Cosa ci
 sfuggito? Cosa non abbiamo capito di lei?
Tara scosse la testa. Vorrei tanto saperlo. Si
massaggi la fronte. Non si trattava di problemi
economici, vero? Aveva quella somma da parte.
E, comunque, dei soldi non le importava un accidente.
Lo sai anche tu.
Continuo a pensare che forse era ammalata e
non ce lo ha detto. Tara sospir. Non aveva
un'assicurazione medica. Forse il suicidio le  parsa
l'unica via di fuga.  gi arrivato il rapporto
dell'autopsia?
Non ancora. Ma non credo che stesse male, Tara,
non lo credo proprio. Sono sicura che dal rapporto
risulter solo una dose massiccia di sonniferi.
Tara si appoggi all'indietro contro la poltrona.
Non  mai stata una che chiede aiuto.
N che mostra debolezze. Doveva sempre essere
la pi forte.
La porta della veranda si socchiuse e una donna
si affacci. Una di voi due  Emerson?
Sono io. Avrei voluto alzarmi in piedi, ma il
mio corpo non reagiva. Rimasi inchiodata al divano.
La donna attravers la stanza come un sergente
istruttore, tutta spigoli e movimenti bruschi, la
mano protesa per una stretta. Trasalii. Mi sentivo
come un palloncino che sarebbe esploso se l'avessi
lasciata avvicinare troppo a me. Sono Gloria
Massey si present. Era sui sessantacinque anni,
con i capelli grigi tagliati corti. Pantaloni kaki.
Blazer blu.
Tara si alz dalla poltrona e gliela offr, e la
donna si sedette di fronte a me. Gloria Massey. Il
nome mi suonava familiare, ma non capivo perch.
Vidi che Tara aveva la fronte aggrottata e capii
che anche lei cercava di ricordare chi fosse. Avevamo
la testa confusa tutte e due. La donna ci
venne in aiuto.
Sono ostetrica presso il Forest Glen Birth
Center. Noelle faceva la levatrice per la nostra clinica.
Oh, certo! Feci un cenno verso Tara. Lei 
Tara Vincent. Eravamo le pi intime amiche di
Noelle.
S, lo ricordo annu Gloria. Avete fatto l'universit
insieme, vero?
Tara annu. Noelle aveva qualche anno pi di
noi, ma s, l'abbiamo conosciuta al college.
Mi spiace di essere arrivata solo adesso, ma avevo
un parto questa mattina. Non ho fatto in
tempo a venire in chiesa, ma volevo farvi le mie
condoglianze. Noelle era una persona unica.
Grazie le dissi.
Non la vedevo da... Oh, devono essere dieci anni
ormai, ma  il genere di persona che non si
scorda.
Dieci anni? Forse la confonde con un'altra azzardai.
Ha smesso di collaborare con la sua clinica
poco pi di un anno fa.
Gloria Massey inarc le sopracciglia sorpresa.
No. Anzi, ero confusa quando ho letto l'articolo.
Diceva che Noelle aveva lasciato la professione un
paio di anni fa, ma devono essere almeno dieci.
Pi probabilmente dodici. Fatemi pensare. E stato
all'incirca nel periodo in cui ha avviato il suo programma
di aiuti per i neonati.
Aggrottai la fronte, cercando di ricordare. Credevo
che avesse lavorato per voi, in tutti questi
anni. Guardai Tara. Mi sono sbagliata? Non era
affiliata al Forest Glen fino a quando non si  ritirata?
Tara annu. Le ho mandato una paziente solo
un paio di anni fa.
Be', abbiamo sempre avuto delle richieste per
lei, questo  vero ammise Gloria. Ma le passavamo
ad altre levatrici.
E allora, dove lavorava Noelle? chiesi. Sono
confusa.
Io... Gloria spost lo sguardo da me a Tara.
Sono sicura che abbia smesso di esercitare la
professione di levatrice quando ha lasciato noi. Lo
avrei saputo, se avesse collaborato con un'altra
clinica.
La fissammo tutte e due. Avevo l'impressione di
scivolare in un lungo tunnel nero. Mi scoppiava la
testa. Avrei voluto gridare all'universo intero:
Noelle non era un enigma! Smettetela di farla
apparire cos!.
Forse, per qualche motivo, non voleva farvi sapere
che era andata a lavorare altrove suggerii a
Gloria.
Con quei suoi gesti bruschi, meccanici, la donna
prese il cellulare dalla borsetta. Aspettate un attimo.
Compose rapidamente un numero. Laurie,
sono io. Ti ricordi quando si  licenziata Noelle
Downie? Annu, mi guard, poi ripet quello che
le era stato detto. Il primo dicembre di dodici anni
fa. Ho al telefono la mia segretaria. Dice che si
ricorda la data con esattezza perch fu il giorno in
cui suo marito le chiese il divorzio. Ma per fortuna
sono di nuovo insieme ora... giusto, Laurie?
Sorrise al telefono, mentre io mi sforzavo di dare
un senso a quella bizzarra informazione.
Dov' andata? sugger Tara a bassa voce.
 andata a lavorare per qualcun altro? chiese
Gloria alla segretaria. Annu di nuovo. Uh-huh.
 come pensavo. Okay, grazie. Ci vediamo dopo.
Rimise il telefono nella borsetta. Noelle ha lasciato
scadere la licenza dopo aver lasciato noi.
Cosa? protestai. Impossibile!
Questa storia non ha senso. Tara si lasci cadere
accanto a me sul divano.
Forse questa Laurie l'ha confusa con un'altra
delle vostre levatrici azzardai.
Gloria scosse la testa. Non credo. Mi guard
dritto negli occhi, e capii che si stava chiedendo
che razza d'amica ero, se non sapevo niente sul
conto di Noelle. Ricordo che se ne parl, nell'ambiente,
e tutti pensarono che volesse concentrarsi
sul programma di aiuti per neonati. So che aveva
forti dolori alla schiena. Una delle altre cliniche
cerc di assumerla quando lasci noi, ma lei disse
che non avrebbe pi fatto la levatrice.
Ma ha fatto nascere bambini in tutti questi anni!
protestai.
 vero convenne Tara. Ha lavorato come levatrice.
Ne siete proprio sicure? Gloria pieg la testa
di lato. Sotto la supervisione di chi?
Guardai Tara, che scosse la testa. Non lo so
rispose.
A volte mi diceva che era occupata con una paziente
iniziai, ma parlavo lentamente. A un tratto
non ero pi sicura di nulla. Me lo aveva detto
davvero? Mi portai le dita alle tempie. Dodici anni!
Ma  assurdo! Per quanto ne sapevo, Noelle
aveva avuto tre passioni in quegli ultimi dodici
anni: il lavoro di levatrice, il programma per i neonati
e quello che chiamava il suo volontariato rurale.
Ogni due anni, o suppergi, passava qualche
mese in un'area rurale sottosviluppata, come
quella in cui era cresciuta, offrendo come volontria
i suoi servigi di levatrice. Possibile che dodici
anni della vita di Noelle fossero passati senza che
noi sapessimo cosa facesse?
Io sono sicura di averle sentito nominare le sue
pazienti insistette Tara.
Se ero impazzita, lo era anche Tara.
Mi spiace tanto. Gloria si alz. Vi ho turbate,
ed  l'ultima cosa che intendevo fare quando sono
venuta qui. Si chin a darmi un rapido, meccanico
abbraccio, poi salut Tara. Devo scappare. Vi
faccio di nuovo le mie condoglianze.  una perdita
per tutta la comunit.
Usc dalla veranda e Tara e io restammo in silenzio
per un attimo. Avevo lo sguardo annebbiato.
Tara mi massaggi la schiena. C' una spiegazione
disse.
Oh, una spiegazione c'. E so esattamente quale
sia.  triste, ma dobbiamo accettarla.
A cosa ti riferisci?
La spiegazione  che non abbiamo mai realmente
conosciuto Noelle. Guardai Tara, e la mia
confusione lasci il posto alla determinazione.
Dobbiamo scoprire perch  morta, Tara. In un
modo o nell'altro, dobbiamo conoscerla adesso.

 Capitolo 7.
Noelle.

Robeson County, North Carolina
1984.
Sua madre era in piedi nel salotto, e si guardava
attorno incerta. Detesto lasciarti in mezzo a questo
caos.
Non preoccuparti, mamma. Noelle cominci a
sospingerla verso la porta. Andr tutto bene.
La donna guard le due macchine sul vialetto di
ghiaia attraverso la porta aperta. La sua vecchia
Ford era parcheggiata accanto alla macchina nuova
di Noelle: una Chevy sbiadita e ammaccata che
aveva comprato per seicento dollari. Stava per
scoppiare un temporale e un vento caldo agitava
gli alberi.
Sta cambiando tutto cos in fretta sospir sua
madre.
In meglio. Non ti  mai piaciuto vivere qui, no?
La donna rise. Questo  vero. Tocc la guancia
della figlia.  il fatto di stare lontana da te... 
questo il cambiamento che non sopporto.
Mancherai anche a me disse Noelle. Era vero.
Ma aveva tutto il futuro davanti a s, e questo
compensava il senso di perdita che provava per il
fatto di essere separata da sua madre e di lasciare
la casa in cui era cresciuta. Ma ci vedremo fra un
paio di giorni. Questo non  un addio.
La macchina di sua madre era carica fino all'inverosimile
per il breve viaggio per New Bern, ma
non c'era stato tutto, perci Noelle aveva promesso
di portarle il resto entro pochi giorni. Poi avrebbe
dovuto tornare indietro, prendere le proprie cose e
partire per l'Universit della North Carolina a
Wilmington.
Ricordati che la signorina Wilson ha una camera
per gli ospiti dove potrai passare le vacanze.
Lo so annu Noelle, ma non era sicura di voler
vivere a casa di un'estranea, anche se sua madre
era presente. La signorina Wilson era l'anziana sorella
di una delle amiche di sua madre. Si era rotta
l'anca e aveva bisogno di una badante fissa. Aveva
assunto la madre di Noelle. Dato che Noelle stava
per iniziare il college grazie a una borsa di studio,
le due donne avevano pensato che fosse il momento
giusto per vendere casa. L'aveva comprata praticamente
dalla sera alla mattina una coppia di Raleigh
che cercava una sistemazione in campagna.
Era successo tutto molto in fretta. Noelle e sua madre
avevano dato i loro mobili in beneficenza, ma
c'era ancora tanto da fare.
Ti voglio bene, cara. La donna la strinse in un
abbraccio, poi si ritrasse e cerc di lisciarle i ricci
ribelli.
Ti voglio bene anch'io. Noelle le diede un'altra
spinta gentile verso la porta. Guida con prudenza.
Anche tu.
Con le braccia incrociate sul petto, Noelle guard
la macchina di sua madre partire facendo scricchiolare
la ghiaia. Provava tanto amore per quella
donna che le si riempirono gli occhi di lacrime
quando l'auto spar oltre la curva. Sua madre aveva
cinquantotto anni. Era attiva, energica, piena di
vita. Eppure, cinquantotto anni sembravano tanti
a Noelle, e si preoccupava per lei. Suo padre era
morto due anni prima, a cinquantasette. Lo aveva
appreso da una lettera formale di Doreen. La lettera
era arrivata quasi un mese dopo la morte dell'uomo,
con un assegno di quattrocento dollari intestato
a Noelle. Non ha fatto testamento, aveva
scritto Doreen. Ma ho pensato che Noelle dovesse avere
qualcosa dei suoi beni. I suoi beni. Quell'espressione
aveva fatto ridere Noelle e sua madre
per ore, quel tipo di risata che nasceva dall'amarezza
e dal dolore. Ma i quattrocento dollari l'avevano
aiutata a comprarsi la sua prima macchina,
che aveva soprannominato Pops.
A parte le valigie di Noelle e gli scatoloni che doveva
portare a casa della signorina Wilson, l'unica
cosa rimasta era una vecchia sedia a dondolo. James
aveva detto che si sarebbe fatto prestare un
pickup per portarsela a casa. Dalla notte in cui era
nato il bambino di Bea, James era diventato una
presenza costante nella loro vita. Si era preso l'incarico
di tagliare il loro prato, prima per gratitudine,
poi per i pochi dollari che la madre di Noelle aveva
insistito per pagargli. Quella famiglia era stata
piena di sorprese. Noelle e sua madre avevano
scoperto che James non era affatto il fratello di
Bea, ma il suo ragazzo e il padre del neonato. Il
bimbo ora aveva cinque anni e aveva gi due fratellini
pi piccoli, entrambi portati al mondo dalla
madre di Noelle. La donna aveva cercato di convincere
Bea e James a prendere delle precauzioni, ma
loro avevano fatto orecchie da mercante. Bea aveva
scoperto che la maternit era la sua vocazione.
Noelle stava caricando alcuni scatoloni quando
James arriv con il pickup.
Ehi, Miss Noelle! la salut, saltando gi. E gi
partita tua madre?
Un'ora fa.
Come faremo senza di lei?
Tu e Bea smetterete di fare figli, ecco come farete!
James sogghign. Si era fatto un bell'uomo, e aveva
un sorriso contagioso. Troppo tardi disse.
Noelle si port le mani ai fianchi e lo fiss. Di
nuovo? Cosa ne farete di tutti questi bambini?
James si strinse nelle spalle. Li ameremo.
Le persone hanno il diritto di fare le proprie scelte,
aveva detto sua madre quando Noelle aveva espresso
la propria disapprovazione, l'ultima volta
che Bea aveva annunciato di essere incinta.
Be' disse Noelle ora. Ti aiuto a portare fuori la
sedia.
Ci misero quasi mezz'ora a far passare il dondolo
attraverso l'angusta porta di casa e a caricarlo sul
pickup. Poi James aiut Noelle con il resto delle
cose di sua madre.
Lei stava tornando in casa a prendere un altro
cartone quando vide James mollare sul prato una
scatola, alzando le braccia in aria.
Cavoli! Il ragazzo spinse la scatola con la punta
della scarpa. Ma dove l'avete tenuta questa roba?
E piena di escrementi di ragno.
Noelle non l'aveva notato, ma James aveva ragione.
Tonde sacche di uova pendevano dagli angoli,e i risguardi aperti del cartone erano festonati di
ragnatele.
Lasciala l, James. Non voglio portare questa
sporcizia nella casa della signorina Wilson. Vado a
prendere uno straccio.
Hai del nastro adesivo? James si accoccol accanto
alla scatola. Guardo dentro per assicurarmi
che non ci siano insetti.
Trovare uno straccio nella cucina svuotata non
era un'impresa da poco, e Noelle alla fine fu costretta
a tirare fuori uno dei suoi asciugamani dalla
valigia. Lo inumid sotto il rubinetto e torn in
cortile.
Quando raggiunse James e la scatola, lui era in
piedi, con una cartelletta in mano. Quando la guard,
aveva la fronte aggrottata.
Sei stata adottata? chiese.
Noelle si irrigid. Come faceva a saperlo? Lei lo
aveva scoperto solo la notte in cui era nato il primogenito
di Bea, quando finalmente sua madre le
aveva detto la verit. Si erano sedute insieme sull'amaca,
in giardino. Avevi il diritto di saperlo
molto prima di adesso si era scusata la donna.
Ma non volevo che pensassi che la tua adozione
potesse aver causato l'abbandono di pap.
Noelle era rimasta attonita. Era come se un enorme
vuoto si fosse aperto dentro di lei. E mia
madre? aveva chiesto. Chi erano i miei veri genitori?
Tuo padre e io siamo i tuoi veri genitori aveva
detto la donna con asprezza. Ma la tua madre biologica
era una quindicenne come la ragazza che ha
appena partorito. Come Bea. Il tuo padre biologico...
Si era stretta nelle spalle. Dubito che qualcuno
sappia chi .
Quindi non sono tua... aveva detto Noelle lentamente.
Oh, sei mia, cara. Per favore, non parliamone
pi.
Non sono in parte Lumbee? Sentiva la magia
abbandonare la sua vita. La tillandsia che pendeva
sopra l'amaca a un tratto le era parsa solo una
pianta ricadente, non i capelli della moglie di un
capo indiano.
Credo che tu sia un miscuglio. Un po' di questo
e un po' di quello. Sua madre le aveva preso la
mano e se l'era messa in grembo. Ma ci che conta
 che sei la cosa pi bella che mi sia mai successa.
Ora, Noelle guard James. S, sono adottata rispose,
come se fosse un fatto trascurabile. Come
fai a saperlo?
Lui le tese la cartelletta. Sono cadute delle carte
da questo fascicolo. Non significano nulla per
me, ma forse per te sono importanti.
I suoi dolci occhi marroni le fecero capire che aveva
visto qualcosa che non avrebbe dovuto vedere.
Qualcosa che forse non avrebbe dovuto vedere
nemmeno lei. Quando le pass la cartelletta, le
sfior la mano. Non come un uomo poteva toccare
una donna. Era il tocco di un amico che sapeva che
il contenuto di quel fascicolo avrebbe potuto cambiare
il suo mondo per sempre.

 Capitolo 8.
Tara.

Wilmington, North Carolina
2010.
Era una situazione cos strana.
Ero seduta a tavola di fronte a Ian al Pilot House,
e mi chiedevo se fosse un appuntamento galante.
Mi era parso un invito casuale, il giorno prima,
quando mi aveva detto che aveva due biglietti per
vedere un film al Thalian Hall. Poi aveva suggerito
che prima mangiassimo qualcosa. E quando si
sommava una cena sul lungofiume con un cinema
elegante e rinnovato come il Thalian Hall, cosa poteva
essere se non un appuntamento in piena regola?
Ian mi piaceva. Lo conoscevo da tanto tempo e
potevo affermare in tutta onest di volergli bene,
ma sicuramente non volevo uscire con lui. N con
nessun altro. Il pensiero di baciare o anche solo di
tenere la mano di un uomo che non fosse Sam mi
faceva rabbrividire... e non di desiderio. Era una
cosa che mi ripugnava. Provavo una profonda, infinita
solitudine a letto la notte, ma chi avrebbe
potuto colmarla era solo mio marito.
Questo non  un appuntamento, vero? chiesi a
Ian dopo che il cameriere mi ebbe versato il secondo
bicchiere di vino.
Ian rise. No, se tu non vuoi che lo sia.
Tu pensavi che lo fosse? Che lo sia? Sorridevo.
Mi piaceva il fatto di poter parlare cos liberamente
con Ian. Avevo bisogno di un amico pi di quanto
avessi bisogno di un amante.
Pensavo solo che sarebbe stato bello vederti sorridere.
Come stai facendo ora.
Sentii il sorriso svanire. C'era una cosa che dovevo
dirgli. Avevo avuto intenzione di aspettare fino
all'indomani, perch quella sera potessimo semplicemente
rilassarci. A un tratto, per, capii che non
sarei pi riuscita a tenere la bocca chiusa.
Dopo la scuola, quel pomeriggio, ero andata ad
aiutare Emerson a pulire il cottage di Noelle.
Emerson mi stava aspettando sul portico e, appena
ero arrivata, mi aveva preso per una mano e mi aveva
fatto sedere accanto a lei sul dondolo. Aveva
il viso arrossato e lucido di sudore, e avevo capito
che aveva gi lavorato sodo in casa. Ma l'angoscia
dei suoi occhi non era giustificata dalla stanchezza
fisica.
 arrivato il referto dell'autopsia.
Era ammalata avevo detto. Volevo che fosse cos.
Una malattia terminale che non le aveva lasciato
alternative.
Ma la realt era diversa.
Ora, guardai Ian sopra il tavolo. Noelle ha avuto
un bambino.
Mi fiss, poi rise. Di cosa stai parlando?
Emerson ha ricevuto il referto dell'autopsia oggi.
Causa della morte, un'overdose di sonniferi, come
previsto. Ma l'esame autoptico ha evidenziato
che, a qualche punto della sua vita,  rimasta incinta
e ha partorito.
Il viso di Ian si fece mortalmente serio. Quando?
Non lo so. Esitai per un attimo, poi glielo chiesi.
E possibile che fosse tuo, Ian?
Parve sconvolto a quel pensiero. Ero certa che
stessimo ripensando tutti e due all'improvvisa fine
del suo fidanzamento con Noelle. C'era un collegamento?
Non vedo come. Io... Tutti noi ci saremmo accorti
se fosse stata incinta. Soprattutto, se ha portato
avanti la gravidanza fino al punto di partorire.
Dev'essere successo quando era un'adolescente,
allora. Prima che la conoscessimo. Emerson e io
pensiamo che abbia dato il bambino in adozione. 
possibile che questa esperienza l'abbia segnata per
la vita, senza che noi lo sapessimo.
S, forse avete ragione. O forse il bambino 
morto e... Suppongo che non lo sapremo mai. Solo...
Credevo di conoscerla tanto bene, quando stavamo
insieme. Perch non me lo ha detto?
Perch non lo ha detto a Emerson e me? rincarai.
Le sue migliori amiche? Abbassai lo sguardo
sul mio piatto, dove era rimasto un pezzetto di pesce.
Non sarei pi riuscita a finirlo. Comunque,
probabilmente non c'entra con il motivo per cui si 
uccisa.
A meno che non si tratti di un dolore che non 
mai riuscita a superare. Sembrava affranto.
Mi spiace di aver affrontato il discorso questa
sera. Avrei dovuto tenere la bocca chiusa.
No, sono contento che tu me l'abbia detto.
Mangiai un altro boccone di pesce senza sentirne
il sapore. Ero stanca. Emerson e io avevamo svuotato
la cucina e la camera da letto di Noelle, riempiendo
alcuni scatoloni che Ted avrebbe portato a
un rifugio per donne vittime di abusi domestici.
Non c'era molto. Noelle aveva semplificato la propria
vita. Non era mai stata un'accumulatrice, ma
ero rimasta sorpresa che gli armadietti della sua
cucina fossero tanto vuoti. Alcuni piatti. Qualche
bicchiere. Poche tazze e ciotole. Niente di superfluo.
Il suo armadio e il suo com erano nelle stesse
condizioni: ridotti all'essenziale. Era stata dura riporre
le sue ampie gonne zingaresche e le sue bluse
di cotone, sapendo che non gliele avremmo pi
viste addosso. Poi c'erano stati i sacchi neri dell'immondizia
pieni di vestititi da neonato disseminati
in tutto il cottage. Ted ed Emerson li avevano caricati
in macchina per portarseli a casa, dove Grace
e Jenny avevano promesso di metterli in ordine
prima di consegnarli a Suzanne.
Ero rimasta sbalordita quando Grace mi aveva
detto che aveva intenzione di collaborare al programma
di aiuti per neonati come le aveva chiesto
Noelle. Emerson le aveva dato la vecchia macchina
per cucire di Noelle e le aveva insegnato a orlare le
trapuntine che facevano parte dei corredi che venivano
donati a neomamme bisognose. Quando Grace
me l'aveva detto, le avevo messo una mano sulla
fronte come per controllarle la febbre. Ti senti bene?
Avevo sorriso. Errore.
Lei si era ritratta di scatto. Benissimo. Non farla
tanto lunga.
Dubitavo, per, che sarebbe stata una delle volontarie
che consegnavano i corredini in ospedale.
Dopo l'incidente di Sam, non aveva pi messo piede
in un ospedale. Le era venuta una specie di fobia.
Mi aveva detto che, se mai avessi avuto bisogno
di essere ricoverata, non sarebbe venuta a trovarmi.
Non sarebbe andata a trovare neanche Cleve,
aveva dichiarato. Mi ero sentita in colpa. Quando
eravamo arrivate al pronto soccorso dopo l'incidente
di Sam, mi ero precipitata verso la stanza
che mi avevano indicato con Grace alle calcagna.
Nemmeno io sopportavo il ricordo di quello che ci
eravamo trovate davanti: il bel viso di Sam, insanguinato
e lacero. Grace era svenuta, crollando a
terra alle mie spalle come un sasso.
Allora... disse Ian. Avete trovato qualcosa, nel
cottage di Noelle, che... che attirasse la vostra attenzione?
Scossi la testa. Emerson ha esaminato tutto
quello che le capitava sottomano in cerca di indizi.
 convinta che qualcosa, in quella casa, ci dir
perch si  suicidata. O cosa ne  stato del bambino.
O perch ci ha mentito sul fatto di lavorare ancora
come levatrice.
Ian batt un dito contro la base del calice vuoto.
Noelle... Sospir. A volte era impossibile capire
cosa le passasse per la testa.
Mi sentivo addolorata per lui. Sapevo che era
stato molto innamorato di lei, in passato. Dev'essere
stata dura, per te, quando ruppe il fidanzamento.
Oddio, Tara. Fece un gesto incurante.  successo
tanto tempo fa. In un'altra vita.
Non ricordo che tu ti sia arrabbiato. Il novanta
per cento degli uomini si sarebbe infuriato.
Ero pi preoccupato per lei che arrabbiato. Si
mosse sulla sedia e sorrise di nuovo. Pensiamo a
cose pi allegre. Vietato nominare Noelle o Sam
per il resto della serata, okay?
Perfetto.
Allora... Tagli a met una capasanta sul suo
piatto. Da quanto tempo non vai al cinema, invece
che guardarti un DVD a casa?
Pensai a quegli ultimi mesi, poi arricciai il naso.
Non l'ho pi fatto, da quando  morto Sam. Mi
accorsi di quello che avevo detto e mi portai una
mano alla bocca.
Lui rise. Okay, facciamo un altro tentativo. Alz
gli occhi verso il soffitto, come se potesse suggerirgli
un argomento di conversazione sicuro. A un
tratto gli si illuminarono gli occhi. Sto pensando
di prendermi un cane.
Scherzi! Sapevo che adorava Twitter, il nostro
golden retriever, ma non me lo immaginavo con un
cane in casa. Un cucciolo? O un adulto preso in un
rifugio...
Cucciolo. Non ne ho uno da quando ero bambino.
Per un po' dovr portarmi a casa il lavoro per
stare con lui, suppongo.
Ottima idea. Oppure potresti prenderne due,
perch si tengano compagnia mentre...
Tara? Alzai gli occhi e vidi una signora venire
verso il nostro tavolo. Ero cos presa dall'idea di
Ian con un cucciolo che mi ci volle un attimo per riconoscerla.
Barbara! Mi alzai per abbracciarla. Che piacere.
Non vedevo Barbara Read dal party che aveva
dato quando era andata in pensione, un paio di anni
prima. Anche Ian si stava alzando. Ian, la signora
 Barbara Read. Insegnava matematica alla
Hunter.
Sedetevi, sedetevi! Barbara sorrideva. Sembrava
in gran forma. Aveva i capelli rossi tagliati cortissimi
e la pelle distesa. Il pensionamento l'aveva
ringiovanita. Oh, cara mi disse, una volta che fui
tornata a sedermi. Sono contenta di trovarti cos
bene. Mi ha addolorato sapere di Sam. E la povera
Grace... Dev'essere un momento terribile per voi.
Grazie. Feci un cenno in direzione di Ian. Ian
era il socio di Sam. Sentivo l'assurdo bisogno di
spiegare perch mi avesse sorpreso in un ristorante
con un uomo, a soli sei mesi dalla morte di mio
marito. Vidi un sorrisetto giocare sulle labbra di
Ian.
Barbara mi aveva ascoltato appena, per. E ho
saputo di Noelle Downie. Che tragedia.
Annuii. S,  terribile.
So che eravate molto unite. Era una donna dal
cuore d'oro. Ho visto lei e Sam al South Beach Grill
un paio di volte, ed  diffcile credere che se ne siano
andati tutti e due. Ti ha detto che ci siamo incontrati? Gli
avevo chiesto di portarti i miei saluti.
Credevo di aver capito male. Hai visto Sam e
Noelle al South Beach Grilli A Wrightsville Beach?
Adoro quel ristorante, tu no? Ci vado spesso a
pranzo. Fuori stagione, ovviamente. Non mi avvicino
alla spiaggia, durante l'estate.
E quando  stato? Non volevo sembrarle turbata
o, peggio, gelosa, ma era tutto molto strano. Noelle e Sam
erano amici, ma certo non il tipo di amici
che si incontrano a pranzo.
Oh, fammi pensare. Barbara si batt sul mento,
guardando dalla finestra verso il fiume. Be',
doveva essere primavera. Aprile, forse?
Sam  morto ai primi di marzo. Cominciavo a
essere impaziente. Guardai Ian e vidi una ruga fra
le sue sopracciglia.
Mmh, allora forse fine inverno, ma pu anche
essere stato l'autunno scorso. Barbara rise.
Quando si  in pensione si perde il senso del tempo,
aspetta e vedrai! E successo in due occasioni,
questo lo ricordo. Ho parlato con Sam entrambe le
volte. Non conoscevo Noelle personalmente, ma
tutti sanno chi ... chi era. Ho pensato che lui si occupasse
della parte legale del suo programma per i
neonati.
Probabilmente  cos intervenne Ian. Mi stava
fissando e i suoi occhi mi dicevano di sbarazzarmi
di lei.
Barbara,  stato un vero piacere vederti, ma Ian
e io dobbiamo andare, o salteremo l'inizio del film.
Oh, vado al cinema anch'io. Si gir a guardarsi
alle spalle. Mio marito penser che mi sono persa
nella toilette per signore. Si chin a toccarmi il
polso.  stato bello vederti, cara. Ed  stato un
piacere conoscere lei, Ian. Passate una bella serata.
Ian e io ci fissammo in silenzio finch non fummo
sicuri che non potesse sentirci. Il programma
per i neonati aveva bisogno di un legale? gli chiesi.
Scosse la testa. Sono sicuro che non si tratta di
questo. Volevo solo che se ne andasse. Sentivo che
ti stava turbando.
Non sono turbata. Sono confusa.
Senti. Ian si inumid le labbra e fiss il piatto.
Io penso che si trattasse del testamento. Alz gli
occhi verso di me.  stato redatto in febbraio. Sono
sicuro che Sam e Noelle hanno dovuto incontrarsi
almeno un paio di volte per parlarne. C'erano
delle pratiche riguardanti la sistemazione economica
di sua madre e... e probabilmente lui l'ha
aiutata a riflettere su come volesse dividere i suoi
beni.
Perch a un ristorante e non in studio?
Perch erano amici, e hanno deciso di lavorare
in un ambiente gradevole. Io lo faccio, e Sam portava
fuori i suoi clienti molto spesso. Allung un
braccio sul tavolo e mi prese una mano. Ehi. Non
starai pensando...
Scossi la testa. Noelle e Sam? Impossibile. Sam
la trovava simpatica, ma era un po' troppo eccentrica
per i suoi gusti.  solo che sono rimasta stupita
scoprendolo cos, non avevo idea... Lasciai la
frase a met.
Non ne avevi idea perch Sam aveva un alto
senso dell'etica professionale. Non ti ha parlato del
testamento di Noelle per lo stesso motivo per cui
non te ne ho parlato io, quando l'ho trovato in archivio.
Fino alla morte di Noelle, francamente, non
era una questione che ti riguardasse.
Giusto. Annuii. Non era la prima volta che scoprivo
che Sam si era occupato, senza dirmelo, di
questioni legali di persone che conoscevo. Avevo
imparato all'inizio del nostro matrimonio a non fare
domande.
La cameriera ci port il conto e Ian si tir indietro
per prendere il portafoglio. Be'... rise, mentre
metteva la carta di credito sul tavolo. Non ce l'abbiamo
proprio fatta a non parlare di Sam e Noelle,
eh?
No. Posai il tovagliolo sul tavolo. Distraiamoci
con un bel film.
Affare fatto approv lui, e fu solo mentre entravamo
nel cinema che mi resi conto che gli avevo
permesso di offrirmi la cena.
Forse, dopotutto, era stato davvero un appuntamento.

 Capitolo 9.
Emerson.

L'umanit aveva perso qualcosa di importante
quando era stata inventata la fotografia digitale.
Ero seduta a gambe incrociate sul pavimento del
piccolo salotto di Noelle, con la schiena contro il divano,
e sfogliavo uno dei suoi vecchi album. Come
era successo a me, anche l c'erano poche foto recenti.
Quelle le avevamo tutte sul computer. I miei
nipoti e le generazioni future non avrebbero mai
sfogliato i miei album chiedendosi, chi sar questo
tizio e perch era importante per la nonna? Per
qualche motivo, quel pensiero mi rattristava.
Non sapevo bene cosa stavo cercando. Una foto
di Noelle con uno sconosciuto? Un figlio adulto che
ci aveva tenuto nascosto? Qualcuno che fosse in
possesso delle risposte di cui avevamo bisogno? Ma
mentre giravo le pagine, erano le immagini di Noelle
quelle su cui indugiavo, e ognuna di esse mi
dava una piccola stretta al petto.
Ero furiosa con lei perch ci aveva lasciato cos,
senza spiegazioni, ma non mi piaceva quella sensazione.
L'unico modo di liberarmi dalla rabbia era
dare un senso a quello che aveva fatto.
Che bella, questa foto! dissi a Ted, che tirava
gi i libri dallo scaffale per riporli negli scatoloni.
Lui stava lavorando sodo mentre io giocavo a fare
la detective. Sapevo che Ted pensava che il mio
fosse solo un viaggio nella memoria. Non si era reso
conto delle mie intenzioni. Non ancora.
Uh-huh fece, mettendo via altri due libri. Gli
avevo parlato del mio bisogno di trovare delle risposte
al mistero della vita di Noelle, ma lui riteneva
che avrei fatto meglio a lasciar perdere, perci
ora tenevo per me le mie indagini. Non avevo
con Ted quel tipo di rapporto stretto, oserei dire
passionale, che Tara aveva avuto con Sam, ma Ted
era un gran lavoratore, un marito fedele e un pap
affettuoso. E a me bastava.
Nella foto, Noelle stava in piedi davanti a un arazzo.
L'immagine era un po' sovraesposta. L'eccessiva
luce sul suo viso faceva sembrare d'alabastro
la sua pelle chiara. Semplici anelli d'argento pendevano
dalle sue orecchie. La luce intensa ravvivava
il blu neon dei suoi occhi e le cancellava quasi le
sopracciglia. Era molto magra, come era sempre
stata anche prima di iniziare la sua frugale dieta
vegana. Invidiavo la sua linea, ma amavo troppo il
cibo. Il mio televisore era sempre sintonizzato su
programmi enogastronomici. Mi sarei portata addosso
qualche chilo di troppo per il resto della vita,
ma mi ero rassegnata a questo fatto. Sia lei che io
avevamo folti capelli ribelli. Nella foto, i ricci selvaggi
di Noelle erano scostati dal volto. La ribellione
c'era, ma era sotto controllo. Era cos che l'avrei
descritta a qualcuno che non la conosceva.
Supponevo che la descrizione fosse ancora valida.
Noelle aveva giocato le sue carte esattamente come
voleva, sino alla sua amara fine.
Ted si raddrizz, le mani sulle reni. Em, non finiremo
mai se fantastichi su ogni cosa che trovi.
Risi. Lo so. Basta cos. Chiusi l'album e lo aggiunsi
allo scatolone di cose che avremmo tenuto.
Avrei esaminato le carte personali di Noelle con
calma, a casa. Per ora, dovevamo sgombrare il cottage.
Ted e io avevamo deciso di fare qualche lavoro
di ristrutturazione prima di affittarlo. Suzanne
Johnson era interessata. Ora che Cleve era all'universit,
voleva trasferirsi in una casa pi piccola.
Avrei dovuto assicurarmi che amasse il giardinaggio.
Noelle ci aveva chiesto di prenderci cura della
sua aiuola, e volevo esaudire il suo ultimo desiderio.
Patches faceva ormai parte della mia famiglia,
anche se non sembrava entusiasta della convivenza
con i due cani. Si sarebbe abituato. Era strano
che Noelle ci avesse chiesto di prenderci cura del
suo giardino, nel biglietto d'addio, e non del gatto.
Forse aveva pensato che lo avrebbero tenuto i vicini,
ma Noelle aveva amato quell'animale e io non
volevo lasciarlo in mano a estranei.
Aprii uno scatolone nuovo e cominciai dallo scaffale
alla sinistra del camino mentre Ted continuava
a occuparsi di quello sulla destra. Tara e io avevamo
sgombrato la cucina e la camera da letto di
Noelle quel mattino, ma mancavano ancora il salotto
e lo studio. L'armadio a muro dello studio e
l'archivio erano strapieni, e mi prudevano le dita
dalla voglia di mettere le mani su quelle carte. Sapevo
che Ted avrebbe voluto buttare via tutto, ma
io avevo intenzione di esaminare ogni ricevuta, ogni
bolletta, ogni singolo foglio di carta. Volevo anche
controllare il suo computer. Non credevo che
fosse protetto da password, e se fossi riuscita a entrare
nella sua casella di posta elettronica forse avrei
trovato la risposta.
Guardai la copertina di uno dei libri che tenevo
in mano. La sfida della levatrice, si intitolava. Lo
aprii e cercai il copyright: 1992. Vecchio. Sospirai.
Non riesco proprio a capire dissi a Ted. Ha lasciato
scadere la licenza di levatrice undici anni fa.
Undici anni! Perch ci ha mentito?
Ted emise un sospiro. Cominciava a stancarsi di
quel discorso. Ha mentito o si  solo limitata a tacere
l'informazione?
Ha mentito. Fino a un paio di anni fa, ha continuato
ad accennare alle sue partorienti. Non mi
venivano in mente esempi specifici, ma ero sicura
che me ne avesse parlato. Poi c'erano i viaggi che
faceva in quelle aree remote. Sai, il suo cosiddetto
volontariato rurale... Si fermava l per mesi, a far
nascere bambini.  quello che ci ha sempre detto.
 possibile che abbia esercitato la professione
illegalmente? chiese Ted.
Mi sentirei di escluderlo. Per quanto potesse
sembrare poco ortodossa, Noelle era professionale
e scrupolosa. Aveva sempre sconsigliato alle pazienti
a rischio di partorire a casa. Lo sapevo perch
ero stata una di loro. Tara e io avremmo dovuto
partorire a tre settimane di distanza, e tutte e
due desideravamo farlo a casa. Ma io avevo avuto
due aborti spontanei prima di restare incinta di
Jenny, e la mia non era stata una gravidanza facile,
perci Noelle aveva posto il veto a un parto a
casa per me e mi aveva deferita alla sua ostetrica
di fiducia. Avrebbe voluto assistere al parto in ospedale,
ma niente era andato secondo i piani. Ted
era fuori citt quando io ero entrata in travaglio
con tre settimane d'anticipo, la stessa notte in cui
aveva partorito Tara, e avevano finito per farmi un
cesareo. Cos, Noelle si era occupata di Tara mentre
Jenny veniva al mondo, e io non credevo di essermi
mai sentita pi sola. Non me la vedo a praticare
senza licenza dissi a Ted. D'altronde, non la
ritenevo neanche capace di suicidarsi. Sospirai.
Come abbiamo fatto a non capire che aveva dei
problemi? Presi un altro libro dallo scaffale.
Cara, per favore, smettila di tormentarti. Ted
si lasci cadere sul divano, massaggiandosi i lombari.
Senti, Noelle era fantastica, ma non era la
donna pi stabile del mondo. Lo sai anche tu.
Non sono d'accordo. Eccentrica? Sicuramente.
Instabile? Per niente.
Quale persona stabile ha una vita segreta che
tiene nascosta ai suoi cari? Quale persona stabile
tiene... quante erano, dodici? Dodici boccette di
sonniferi, pronte per il giorno in cui avrebbe deciso
di uccidersi? Peggio, quale persona stabile si suicida?
Credo che quelle pillole le fossero rimaste in casa
dopo l'incidente, quando si fece male alla schiena.
Noelle tornava a casa da un parto notturno
quando era stata tamponata a un semaforo, molti
anni prima. Aveva passato un periodo nero, in preda
a dolori atroci. Poi aveva creato il programma
di aiuti per i neonati ed era tornata a vivere.
Cosa sono questi? Ted si era alzato in piedi e aveva
preso dal ripiano pi in alto il primo di una
serie di grossi volumi rilegati in pelle. Soffi la polvere
dalla copertina e sfogli le pagine.  scritto a
mano. Un diario? Me lo tese.
No. Lo riconobbi subito. E uno dei suoi registri.
Lo aprii e guardai la prima annotazione: 22
gennaio 1991. La paziente si chiamava Patty Robinson
e Noelle aveva dettagliato il travaglio su
quattro pagine e mezza. Sorrisi leggendo le sue parole.
Era un miscuglio di contraddizioni, Ted. Prima
abbonda in dettagli tecnici e poi scrive, ho lasciato
Patty e il suo angioletto alle dieci del mattino,
con il canto degli uccellini che arrivava dalla finestra
aperta e l'aria profumata di caff. Guardai
gli altri registri allineati sullo scaffale. Oh, passami
quello dove c' Grace! Questo arriva fino al
novantadue, perci Grace sar nel terzo.
Ted mi porse il terzo registro e io mi sedetti sul
pavimento e girai le pagine ingiallite finch non
trovai quelle che si riferivano alla nascita di Grace,
all'inizio di settembre. Scorsi con gli occhi gli appunti
di Noelle. Sapevo che il travaglio di Tara era
stato lungo e doloroso in confronto al mio, che si
era risolto con un cesareo.
I miei occhi si soffermarono su una frase. Una
femminuccia  venuta al mondo all'una e trentaquattro,
lunga quarantasette centimetri, tre chili e
sessanta grammi lessi ad alta voce a Ted.  bellissima!
La chiameranno Grace.
Ted si chin a posarmi un bacio sulla testa, anche
se avevo il sospetto che non avesse ascoltato
una parola di quello che avevo detto. Ti va di finire
gli scaffali mentre io comincio con l'armadio a
muro dello studio di Noelle? mi chiese. Non possiamo
pi rimandare.
Okay annuii, ma mi tenevo stretto il registro
come se stessi abbracciando Grace. Vengo ad aiutarti
appena ho finito. Non buttare via niente!
Ero seduta alla piccola scrivania di Noelle, un
paio d'ore dopo, a leggere mesi di e-mail sul suo
monitor. C'erano alcuni scambi di messaggi con
Tara, Jenny, Grace e me, ma per la maggior parte
erano con Suzanne e altri volontari. Non c'era
niente di fuori dell'ordinario. Anzi, non c'era niente
di niente.
Ted trascin al centro della stanza uno scatolone
che aveva trovato nell'armadio a muro. Non possiamo
buttare via questa roba?
Aveva aperto i risguardi e io vidi buste, cartoline,
lettere scritte a mano, fotografie. Cosa sono?
chiesi, prendendone una manciata. Aprii un biglietto.
Cara Noelle,
 diffcile esprimere a parole ci che sei stata per
noi in questi ultimi nove mesi. Ora rimpiango di
non aver dato alla luce in casa tutti i miei figli. 
stata un'esperienza bellissima. Il tuo calore, la tua
gentilezza e la tua disponibilit sono stati incredibili.
(Anche quella notte che ti ho telefonato alle tre,
e ti sei precipitata qui pur avendo capito subito che
si trattava solo di contrazioni fisiologiche. Grazie!)
Gina mangia, dorme e cresce bene. Ti siamo tutti
infinitamente grati, Noelle. Spero che farai sempre
parte della nostra vita.
Con affetto, Zoe
Sono biglietti di ringraziamento e lettere di pazienti
spiegai commossa. Presi la foto di un neonato
dallo scatolone. E foto di bimbi che ha fatto
nascere. E indizi, pensai, anche se cominciavo a
nutrire dei dubbi. Avevo passato in rassegna pile
di appunti, ricevute, carte di ogni tipo, e avevo dovuto
ammettere che effettivamente la maggior parte
poteva finire nell'immondizia.
Li buttiamo? insistette Ted speranzoso.
Aprii un altro biglietto.
Non potevo credere ai miei occhi quando quella signora
ha portato qui alla casa famiglia quel bel
corredino per il mio bambino. Grazie, Miss Noelle!
Guardai Ted. Non posso buttarli. Non ancora.
Portiamo a casa tutto lo scatolone. Ne esaminer il
contenuto quando avr tempo.
Ted rise. E quando avresti del tempo libero, secondo
te? Gestisci Hot!, ti occupi della casa e vai a
trovare tuo nonno un paio di volte alla settimana.
E hai ancora intenzione di tenere a casa nostra il
party per i cinquant'anni di Suzanne?
Ansimai. Il party di Suzanne! Me n'ero completamente
dimenticata dissi a Ted. Mi ero offerta di
tenere la festa a casa nostra, dato che Noelle voleva
invitare mezzo mondo e io avevo lo spazio.
Annullalo sugger Ted.
Scossi la testa. Non posso. Gli inviti sono stati
spediti e...
Sono sicuro che Suzanne capir, date le circostanze.
Suzanne non me ne aveva pi parlato. Probabilmente
non sapeva come affrontare il discorso. Ma
era una donna coraggiosa che aveva lottato contro
il cancro due volte e non si era aspettata di arrivare
fino ai cinquant'anni. Noelle avrebbe voluto che
la festeggiassimo. No. Andiamo avanti con i programmi.
Mancano ancora tre settimane e Tara mi
aiuter. E per quanto riguarda questa scatola, la
tengo. Voglio vedere cosa avevano da dirle le sue
pazienti.
Non abbiamo posto per tutta questa roba, Em.
La prendo insistetti. Forse qualcosa tra quelle
carte mi avrebbe condotto a suo figlio o a sua figlia
e, in un certo senso, avrei aiutato Noelle a continuare
a vivere.

 Capitolo 10.
Noelle.

UNC Wilmington
1988.
Era seduta nella saletta del dormitorio Galloway
insieme agli altri Assistenti Residenti, l'ultimo
giorno del corso di formazione. Le matricole sarebbero
arrivate il giorno dopo e la pigra calma che regnava
nel campus di Wilmington presto avrebbe
lasciato posto al caos. Noelle non vedeva l'ora.
Scatole vuote di pizza e lattine di bibite ingombravano
i tavoli della saletta. Noelle non aveva toccato
il cibo. Troppo colesterolo. Aveva sfilato i sandali,
si era seduta a gambe incrociate su uno dei
divanetti, e sgranocchiava bastoncini di carote e
mandorle dal sacchetto di plastica che portava con
s dappertutto. Offr il sacchetto a una delle altre
assistenti, Luanne, che si serv di una carota. Era
la collega a cui Noelle era pi legata, ma questo
non significava molto. All'Universit della North
Carolina, Noelle piaceva a tutti ed era rispettata,
ma era troppo diversa per inserirsi. Non aveva mai
avuto quello stretto rapporto di complicit e confidenza
che la maggior parte delle donne ha con le amiche.
Per quanto riguardava i ragazzi... Be', loro non
avevano idea su come rapportarsi con una come
Noelle. C'era qualcosa di strano in lei, dicevano a
disagio. Girava da sola per il campus nel cuore della
notte. Era bella in un modo anticonvenzionale,
ma era troppo difficile capirla e non valeva lo sforzo.
Era come se fosse coperta da un velo che non si
poteva sollevare.
Tuttavia, non le erano mancati gli amanti. C'erano
ragazzi, al campus, che erano stati intrigati
piuttosto che intimiditi da lei. Erano gli intellettuali
e gli artisti che riconoscevano in lei uno spirito
affine. Perci, anche se non aveva avuto un vero
boyfriend nei primi tre anni che aveva passato alla
UNC, aveva avuto delle relazioni pi intime dell'amicizia.
Erano rapporti che non avrebbero avuto
un futuro, ma a lei non importava. Aveva un solo
obbiettivo nella vita, ed era quello di diventare levatrice.
Il resto sarebbe andato a posto in seguito.
Stava per iniziare il quarto anno del corso di infermiera
e pensava gi alla specializzazione per
l'anno a venire. Non avrebbe avuto problemi a farsi
accettare al corso di levatrice: aveva il massimo
dei voti. Era studiosa e i professori la apprezzavano.
E quando non condivideva alcune delle ridicole
regole che doveva seguire in ambito ospedaliero,
telefonava a sua madre, che lavorava ancora per la
signorina Wilson e riusciva sempre a calmarla. Fa
quello che ti dicono e prendi la tua laurea le consigliava.
Poi sarai libera di creare le tue regole.
Devi trovare un modo di lavorare all'interno del sistema,
Noelle.
Adesso, seduta con gli altri Assistenti Residenti
nella saletta, Noelle si concentr su quello che stava
dicendo il loro istruttore.
Domani ci sar il caos li avvert l'uomo, un laureato
in Psicologia che aveva tenuto il corso. Gli
studenti cominceranno a lamentarsi delle loro camere
e dei loro compagni di stanza entro un'ora dal
loro arrivo. Siate pronti e decisi. Se avete problemi,
sapete come contattarmi, vero?
Noelle annu con gli altri. Aveva chiesto di occuparsi
del dormitorio Galloway, dove aveva vissuto
da matricola. L'istruttore aveva in mano un fascio
di fogli. Noelle sapeva che erano gli elenchi degli
studenti dei vari piani dei dormitori.
Noelle? disse l'uomo tendendogliene uno. Hai
il Galloway. Terzo piano.
Ottimo. Lei prese il foglio e torn a sedersi.
L'istruttore consegn la lista anche a Luanne.
Sono anch'io al Galloway esclam la ragazza.
Bene.
Che piano? chiese Noelle.
Quarto.
Noelle si morse un labbro, sorpresa nel sentire
un piccolo moto di nostalgia.  dove ho vissuto da
matricola!
Cosa c'? Sei diventata sentimentale? Luanne
le sorrise. Non ho preferenze, se vuoi cambiare.
Noelle si rese conto che voleva davvero cambiare.
Non sapeva nemmeno lei perch. Era stato un anno
cos bello. Per la prima volta aveva vissuto da
sola, in una citt. I piani del Galloway erano identici,
perci sembrava sciocco modificare l'assegnazione,
tuttavia...
Ti dispiacerebbe?
Figurati. Luanne le porse la lista delle studentesse
del quarto piano, ma mentre le tendeva il
proprio elenco, Noelle not uno dei nomi in fondo
al foglio e si ferm. Guard meglio, aggrott la
fronte e cerc di trarre un senso da quello che aveva
letto. Ritir il foglio.
Mi tengo il terzo. Sent il tremito nella propria
voce. Che stupida sono. Hanno gi registrato i
piani a nostro nome. Non possiamo scambiarceli.
Luanne alz le spalle. Dubito che sarebbe un
grosso problema.
No, no, va bene cos. Noelle si strinse al petto
la propria lista come se fosse un tesoro.

 Capitolo 11.
Tara.

Wilmington, North Carolina
2010.
Bussai alla porta di Grace e la sentii muoversi in
fretta, come se stesse nascondendo qualcosa.
Entra pure disse dopo un attimo.
Aprii e la vidi seduta alla scrivania, con un libro
di scuola aperto in grembo. Probabilmente era stata
su Facebook o chattava con le amiche, e voleva
farmi vedere che studiava. Non mi importava. Sul
serio. Volevo solo che fosse contenta. Alz gli occhi
su di me, sorseggiando dalla sua tazza preferita.
Overdose di caffeina, sicuramente. Io non riuscivo
a bere neanche un sorso di quegli intrugli che si
preparavano lei e Sam.
Volevo solo sapere se hai bisogno di aiuto con la
macchina per cucire.
Non ho tempo ora, mamma. Sto studiando.
Quando vuoi tu, allora. Mi sedetti sul bordo del
letto. Mi struggevo dalla voglia di parlare con lei.
Di parlarle col cuore in mano. Twitter pos la sua
testona sul mio ginocchio e gli accarezzai la schiena.
Noelle sarebbe stata contenta di sapere che
collabori al programma per i neonati.
Uh-huh. Sollev lo zainetto da terra e ci frug
dentro, tirando fuori un quaderno. Guardava dappertutto,
nella stanza, tranne che me. Detestavo la
tensione che avvertivo tra noi.
Sorrisi. Non so come tu faccia a bere caff a
quest'ora.
Apr il quaderno con un sospiro esagerato. Lo
dici ogni volta che mi vedi con una tazza in mano
di pomeriggio.
Lo facevo? Mi ricordi tuo padre. Voi due eravate
cos simili sotto questo aspetto.
A proposito di pap... Finalmente mi guard
negli occhi. Com' andato il tuo appuntamento galante
con Ian?
Mi accigliai, sorpresa. Il sarcasmo non era nel
suo stile. Non  stato un appuntamento in quel
senso, Grace.
Guard fuori dalla finestra, le guance rosse, e
pensai che si fosse pentita di quella domanda.
Penso a pap morto mentre tu esci a divertirti.
Non so come tu possa fargli un torto simile.
Non  stato un appuntamento galante ripetei.
Ci vorranno secoli prima che io possa interessarmi
a un uomo che non sia tuo padre, ma non c'
niente di male se esco a cena o vado al cinema con
un amico, qualche volta, cos come tu fai con
Jenny. Tutte e due abbiamo bisogno di uscire. Mi
piegai in avanti e abbassai la testa, cercando di indurla
a guardarmi. Questo lo capisci?
Va bene. Non sembrava convinta.
So che ti manca Cleve. Tornai a raddrizzarmi.
Lei fiss lo sguardo sul quaderno ed ebbi la sensazione
di aver toccato un nervo dolente.
Un po'. Niente di particolare.
Non avevo mai capito bene fino a che punto si
fossero spinte le cose fra Grace e Cleve. Erano stati
insieme per otto mesi e, anche se preferivo non
pensarci, supponevo che avessero fatto sesso. L'unica
cosa che sapevo con certezza era che lei lo aveva
amato. Anche adesso c'erano foto di Cleve sul
suo com e sulla sua scrivania, accanto al computer.
Lo amava ancora.
Ricordo come mi sentii quando tuo padre e io
dovemmo separarci.
Separarvi? Di cosa stai parlando?
Oh, non durante il matrimonio! Parlo di quando
lui and all'universit mentre io facevo ancora il liceo.
C' una bella differenza. Pap non ti aveva lasciato
prima di partire per il college. Parve sorpresa
di se stessa per avermi dato un indizio sulle
sue emozioni. Dovevo fare tesoro di quell'indizio.
Lo so, cara. Deve essere dura.
No, non sai niente borbott lei.
Mi rendo conto che  diverso, ma quando pap e
io vivevamo lontani, per non farmi prendere dalla
nostalgia cercavo di tenermi occupata. Di trovarmi
degli interessi. Di darmi da fare. Mi chinai verso
di lei. Questo aiuterebbe anche te, Grace.
Io ho un sacco di interessi! sbott. Faccio la
volontaria al canile, vado a scuola, e ora collaboro
perfino a quello stupido programma di aiuti per
neonati. Cosa vuoi di pi da me?
 tutto dovere e niente piacere, non trovi? Potresti
uscire un po' di pi, cara. So quanto vuoi bene
a Jenny, ma dovresti frequentare anche altre
persone. Quando il tuo pap e io eravamo lontani,
io ho fatto amicizia con Emerson e Noelle. Mi sono
concentrata sullo studio e ho recitato a teatro.
Miss Perfezione, come sempre.
Non lo dicevo in quel senso. Volevo solo aiutarti
a superare questo momento. Mi rigiravo la fede
intorno al dito. Lo facevo spesso ultimamente
quando mi sentivo tesa. Ogni volta che sentivo il
bisogno di avere Sam al mio fianco.
Tu ti tieni impegnata per non pensare mi accus
Grace. Per dimenticare che casino  diventata
la nostra vita.
Oh, Grace. Scossi la testa. Non  cos. Tenersi
impegnati  un atteggiamento positivo. Smisi di
tormentare l'anello e posai le mani in grembo.
Senti, non ne parliamo da un po', ma vorrei che
prendessi in seria considerazione la possibilit di
entrare nel circolo teatrale. Non occorre che reciti.
Scrivi tanto bene. Potresti fare l'autrice. So che ti
imbarazza il fatto che io sia...
Tu non mi conosci proprio! Sbatt il quaderno
sulla scrivania. Io non sono come te, okay? Non
affronto le cose come fai tu.
Lo so, cara. Mi accasciai un po' sul letto. Avevo
sbagliato di nuovo. E non importa. Era solo un'idea.
Devo davvero studiare. Sollev il libro di biologia
per farmi capire che la stavo disturbando.
Va bene. Mi alzai dal letto, mi avvicinai alla
sua sedia e mi chinai ad abbracciarla. Rimase rigida
come una tavola. Ti chiamo quando  pronta la
cena.
Lasciai la stanza, chiudendomi la porta alle spalle.
Mi fermai in corridoio, sentendomi un po' smarrita.
Questa ragazza gelida che mi trattava con impazienza
non era la Grace che avevo conosciuto e
amato per sedici anni. Quella era una ragazza che
ce l'aveva con me. E non sapevo neanche perch.
Perch ero tornata al lavoro solo due settimane dopo
la morte di Sam? Ne era rimasta inorridita, ma
io avevo bisogno di tenermi occupata per sopravvivere.
Era ancora arrabbiata che mi fossi liberata
delle cose di Sam? Pensava che stessi tradendo la
sua memoria con Ian?
Una cosa la sapevo con certezza: a torto o a ragione,
mi incolpava per la morte di Sam.
C'erano momenti in cui mi sentivo in colpa anch'io.

 Capitolo 12.
Emerson.

Era venerd pomeriggio, e pensavo che finalmente
avrei avuto tempo di esaminare lo scatolone con le
lettere e i biglietti di ringraziamento di Noelle.
Jenny era ancora a scuola, Ted stava mostrando
una propriet a un cliente, e io avevo chiuso il ristorante.
Tutti mi dicevano che avrei dovuto tenere
aperto anche per cena, ma per il momento la colazione
e il pranzo mi sembravano un impegno gi
abbastanza gravoso.
Quando arrivai a casa, per, fui sorpresa di trovare
Jenny e Grace nella stanzetta sopra il garage.
Stavano smistando le donazioni fatte al programma
di aiuti per neonati di Noelle.
Cosa ci fate a casa, voi due? chiesi, guardando
le ordinate pile di vestitini e copertine.
Avevamo solo mezza giornata, a scuola spieg
Jenny. Mi abbracci. Mia figlia era sempre stata
molto affettuosa. Aveva preso da me. Sicuramente,
non da Ted.
Come stai, Grace? domandai, prendendo in
mano un minuscolo maglioncino giallo fatto a maglia.
Oh, quanto  carino, questo!
Bene. Sono un disastro con la macchina per cucire,
per. Mi mostr una delle trapuntine e scoppiai
a ridere vedendo l'orlo arricciato. Le altre sono
un po' meglio. Era la tensione del filo. La mamma
ha dovuto regolarmela.
Non facevo fatica a immaginarmi Grace alla
macchina per cucire. Le erano sempre piaciute le
attivit che poteva svolgere da sola. Scrivere. Leggere.
Disegnare.
Sentite dissi. Il party di Suzanne  fra un paio
di settimane e Tara e io avremmo bisogno di una
mano con le decorazioni. Voi due non avreste tempo
di...
Ci sar un party per Suzanne? Grace alz gli
occhi dalla copertina che stava piegando.
Annuii. Per il suo cinquantesimo compleanno.
Lo terremo qui da noi e...
Cleve torner a casa per festeggiarla? Nei suoi
occhi c'era una tale speranza, un tale struggimento,
che sentii una stretta al cuore.
Non lo so, cara. Pu darsi. Grace si era come
spenta quando Cleve l'aveva lasciata.
Grace moll la copertina e tir fuori il cellulare
dalla tasca. Vidi che si metteva a scrivere un SMS.
A Cleve, senza dubbio. La stava osservando anche
Jenny, e non mi sfugg la sua espressione preoccupata.
Mia figlia si gir verso di me. Sta' tranquilla. Ti
aiutiamo noi, mamma.
Fantastico. Oh, c' un'altra cosa. Quando ho
parlato con Suzanne, mi ha detto che questa notte
sono nati due prematuri. Si chiedeva se voi due
non potreste portare un paio di corredini in ospedale,
oggi pomeriggio.
Sicuro annu Jenny. Approfittava di ogni scusa
per guidare, ora che aveva la patente.
Grace alz gli occhi dal telefonino. Puoi lasciarmi
a casa, prima? chiese a Jenny.
Non vuoi vedere i neonati?
Grace scosse la testa, ma sapevo che non erano i
bambini che voleva evitare. Era l'ospedale. Tara
mi aveva detto che ultimamente non riusciva neanche
a vedere l'indicazione per l'ospedale senza
impallidire.
Organizzatevi come preferite dissi, uscendo. Avevo
sceso qualche gradino quando sentii Jenny
chiedere a Grace: Cosa ti ha scritto Cleve?.
Mi fermai, tendendo l'orecchio.
Se non venissi alla festa, mi ripudierebbe lesse
Grace. Sentii il sorriso nella sua voce.
Oh, Gracie, pensai. Ha diciotto anni ed  al college.
Non ci sono speranze per te.
Mi avviai verso lo studio, dove mi aspettava lo
scatolone con le lettere di Noelle. Cominciavo ad avere
la sensazione che quella scatola fosse una presenza
estranea in casa mia, una presenza pi ingombrante
dello spazio che occupava. Era la nostra
ultima speranza. Niente, nel cottage di Noelle, ci
aveva fornito risposte. Tara e io avevamo contattato
ogni studio di ostetricia e ogni clinica nel raggio
di venti miglia, e tutti erano stati al corrente di ci
che noi avevamo ignorato: Noelle aveva smesso di
fare la levatrice da molti anni. Pochi dei suoi ex
colleghi l'avevano vista di recente, perci non ci eravamo
curate di chiedere se sapessero se era depressa.
Suzanne e gli altri volontari l'avevano chiesto
a noi. Qualunque cosa tormentasse Noelle, l'aveva
tenuta per s. Sospirai.
Nello studio, mi sedetti sulla poltrona accanto
alla finestra e presi una manciata di carte dalla
scatola. Mi resi subito conto che non sarebbe stato
un lavoro facile. In mano, avevo una lettera con la
data di un mese prima e un'altra vecchia di otto
anni; una copia di uno scambio di e-mail fra Noelle
e un'altra levatrice; due foto di neonati; un biglietto
d'auguri di compleanno di Jenny che ricordavo
di aver comprato anni prima. Era come se Noelle
avesse preso un gigantesco frullatore a immersione
e avesse rimescolato il contenuto della scatola. Desiderai
che Tara fosse l ad aiutarmi. In mezz'ora
avrebbe organizzato quel caos in ordine alfabetico
e cronologico.
Mi alzai, sgombrai il tavolo e cominciai a suddividere
lettere, biglietti d'auguri, foto e ritagli di
giornale. Ted pensava che avrei dovuto buttare via
tutto, ma Noelle aveva conservato quelle cose. Erano
state importanti per lei. Dovevo cercare di capire
cos'aveva provato quando aveva lasciato cadere
ogni singolo foglio in quella scatola. Ted pensava
che la mia stesse diventando un'ossessione, e forse
aveva ragione, ma avevo la sensazione che quella
scatola fosse il mio ultimo legame con una delle
due migliori amiche.
Se avessi organizzato le carte in ordine cronologico,
forse sarei riuscita a seguire il filo dei suoi
pensieri nel corso degli anni. Magari, anche a scrivere
una breve biografia. Se mai fossimo riuscite a
trovare questo figlio ormai adulto, sarebbe stato
lieto di avere un ricordo della sua madre biologica.
Gi, come se io avessi tempo di scrivere borbottai
fra me. Shadow, uno dei miei due cani che dormivano
in un angolo, alz la testa per guardarmi,
nella remota eventualit che stessi parlando di cibo.
Mi misi al lavoro. Il mio piano di organizzare le
cose in ordine cronologico fall subito perch molte
delle lettere non avevano data. Cos suddivisi il
materiale per tipologia. Lettere in una pila, cartoncini
d'augurio o di ringraziamento in un'altra,
stampe di e-mail in una terza e articoli di giornale
nella quarta. Misi tutte le foto da parte.
Dopo un paio d'ore, sentii le ragazze uscire e approfittai
dell'interruzione per fare una pausa. Mi
preparai una tazza di t in cucina e presi una delle
focaccine che mi ero portata a casa dal ristorante,
spezzandone gli angoli per darli ai cani. Poi mi
portai t e focaccina in studio.
Appena entrai nella stanza, un bigliettino a quadretti
azzurri attir la mia attenzione. Posai tazza
e piatto sulla scrivania e lo presi in mano. Quando
lo aprii, mi lasciai cadere in poltrona: glielo avevo
mandato io, ed era vecchissimo. Vecchio diciassette
anni, per l'esattezza.
Noelle,
grazie di esserti presa cura di me. Sembra che tu
capisca esattamente quanto sia doloroso questo momento
per me. Sai sempre cosa dire per aiutarmi.
Non so come avrei fatto senza di te.
Ti voglio bene, Em
Ricordavo di avere scritto quelle parole poche
settimane dopo la mia seconda interruzione di gravidanza.
Ted e io vivevamo vicino al campus, all'epoca,
e Noelle era venuta a stare da noi per un
po'. Aveva cucinato, pulito e, cosa pi importante,
aveva ascoltato i miei sfoghi. Ted aveva esaurito le
parole per confortarmi. Poco pi di un anno dopo,
avrei stretto Jenny fra le braccia. La sua nascita
non avrebbe potuto compensare il senso di perdita
che avevo provato, che ancora provavo quando
pensavo a quei bimbi mai nati, ma mi aveva riportato
alla vita.
Tenni quel biglietto fra le dita per un po'. A che
scopo conservarlo? Si poteva buttare. Tuttavia, lo
rimisi sulla pila. Non c'era bisogno di prendere decisioni
ora.
Sorseggiai il mio t sfogliando alcune delle lettere.
Erano piene di gratitudine, il genere di frasi
che si scrivono quando si ha il cuore che scoppia di
gioia. Avevo bisogno di leggerle dopo essere stata
rattristata dalle mie stesse parole di tanti anni prima.
Mi misi in grembo la pila, scorrendo rapidamente
con gli occhi la maggior parte delle lettere,
esaminandone altre parola per parola, e girandole
a faccia in gi sul bracciolo della poltrona man
mano che le finivo.
A un tratto mi trovai in mano un foglio quasi del
tutto vuoto e mi ci volle un attimo per riconoscere
la carta da lettere di Noelle. Color pesca, con un
caratteristico motivo in rilievo negli angoli. Non
vedevo quella carta da lettere da anni... C'erano
solo un paio di righe sul foglio.
Cara Anna,
ho iniziato questa lettera tante volte, ed eccomi qui,
a cominciarla di nuovo senza la minima idea di come
fare a dirle...
Tutto qua. Solo quella frase. Dirle cosa? Chi era
Anna? Sfogliai lettere e biglietti, guardando i mittenti.
C'era un cartoncino firmato da una certa
Ana. Noelle, la nostra famiglia ti adora! Ana. Una
sola N. Niente cognome. Niente data. C'era la foto
di un bambino attaccata al biglietto con del nastro
adesivo e, quando la staccai, vidi un nome sul retro:
Paul Delaney.
Senza la minima idea di come fare a dirle...
La lettera era vecchia, la carta color pesca ammorbidita
dal tempo. Che importanza poteva avere
ormai?
Rimossi dalla mente quella lettera non finita e
continuai a esaminare la pila, sorseggiando il mio
Earl Grey. Solo quando arrivai in fondo trovai
un'altra lettera parziale che Noelle aveva scritto,
questa volta al computer. Era un po' stropicciata.
Mi venne in mente che avevo lisciato il foglio quando
avevo suddiviso le carte. Lessi, tirando il fiato e
dimenticando di lasciarlo andare. Mi alzai, cos di
scatto che mi cadde per terra la tazza.

 Capitolo 13.
Noelle.

UNC Wilmington
1988.
Il giorno dopo l'arrivo delle matricole nel dormitorio
Galloway, Noelle fece il suo giro, lasciando la
stanza numero 305 per ultima, cos come mangiava
per ultimi i mirtilli della macedonia perch erano
i suoi preferiti. I mirtilli, per, non le davano
l'ansia della stanza 305.
Nel corridoio, sent delle risate giungere dalla
camera ancora prima di avvicinarsi alla porta aperta.
Stavano facendo amicizia, le due ragazze.
Emerson McGarrity e Tara Locke. Buss allo stipite,
sbirciando dentro. Le ragazze erano sedute
sul letto pi vicino alla finestra ed esaminavano
una pila di dischi. Alzarono gli occhi e Noelle cap
subito quale delle due fosse Tara, la bionda con
gli occhi castani, e quale Emerson. Quest'ultima
aveva i capelli lunghi, scuri e crespi. Noelle sapeva
esattamente quanto fosse difficile passare un
pettine fra quei ricci.
Ciao. Sorrise. Sono Noelle Downie, la vostra
Assistente Residente. Sto facendo un giro per conoscere
le matricole.
La bionda salt su con la mano tesa. Io sono
Tara.
Noelle gliela strinse, poi rivolse la sua attenzione
a Emerson, che aveva la pila di dischi in grembo
e non si era alzata. Noelle dovette piegarsi in
avanti per salutarla. Emerson? chiese.
Giusto. Aveva un bel sorriso, caldo e incoraggiante,
e Noelle fece forza su se stessa per lasciarle
la mano.
Vuoi sederti? Tara indic la sedia alla scrivania
e Noelle fu sorpresa dal proprio bisogno di lasciarvisi
cadere. Aveva le ginocchia molli.
Vi ho sentite ridere come se foste amiche di
lunga data. Vi conoscevate, prima di arrivare
qui?
Risero di nuovo e si guardarono. No, ma abbiamo
l'impressione che sia cos rispose Tara. Delle
due, era chiaramente la pi estroversa. Lo si vedeva
nei suoi occhi vivaci, lo si sentiva dal volume
della sua voce.
Ci siamo intese subito intervenne Emerson.
Certo, avevamo parlato una volta, al telefono,
quest'estate, su cosa ci saremmo portate e altri
dettagli pratici, ma non ci eravamo mai viste.
E quando ci siamo trovate qui, ieri,  stato come
se ci conoscessimo da sempre intervenne Tara.
Siamo rimaste su tutta la notte a chiacchierare.
Fantastico disse Noelle. Non succede sempre
cos. N dura, se per questo, pens. Sper che durasse,
per quelle due. Desiderava gi tutto il bene
possibile per Emerson. La spaventavano, quei
sentimenti, tanto erano profondi, viscerali. Doveva
stare attenta a come si comportava. Doveva
trattare Emerson come tutte le altre ragazze.
Guard i due com gemelli. Su ognuno di essi
c'erano delle cornici. Si alz in piedi lentamente e
prese in mano la foto di un giovanotto con i capelli
scuri cos lunghi che gli sfioravano le spalle. Aveva
un'aria familiare. Quella combinazione di occhi
azzurri e capelli neri era difficile da dimenticare.
Chi ? Spost lo sguardo da Emerson a Tara.
Sam rispose Tara. Il mio ragazzo. Studia qui.
Si prepara ad andare alla scuola di legge. Sembrava
fiera di lui. Vive fuori dal campus.
Ah. Noelle annu. Mi sembrava di averlo visto
in giro. Sei contenta di averlo vicino?
Accidenti, s! Tara rise come se fosse stata
una domanda stupida, e Noelle supponeva che lo
fosse stata, ma non riusciva a pensare con lucidit.
Si  tagliato i capelli, quest'estate, e ora sembra
diverso.
Noelle prese una cornice dall'altro com. Era
quella che le interessava. I mirtilli nella sua macedonia.
Una foto di famiglia. Emerson, con un
uomo e una donna. La donna aveva i capelli corti,
ricci e color rame. Aveva un bel sorriso e sembrava
giovane. Fra i trentacinque e i quaranta. Noelle
guard Emerson. I tuoi genitori?
Gi. Nessun boyfriend, per ora. Rise. Dovr
proprio procurarmene uno.
Dove vivono? Faceva fatica a staccare gli occhi
dal viso della donna.
California.
California! Possibile che si fosse sbagliata?
Allora... Wilmington ... Non avete mai vissuto
qui? Era una domanda strana, se ne rese conto
non appena le usc di bocca, ma Emerson non parve
accorgersene.
Per la verit, abbiamo vissuto qui fino al mio
terzo anno di liceo, poi mio padre  stato trasferito
a Greensboro, e io ho finito le superiori qui. In luglio,
 stato trasferito di nuovo. Los Angeles. Ma
io volevo restare in North Carolina. Adoro Wilmington.
E io sono di Wake Forest intervenne Tara.
Noelle si costrinse a rimettere la cornice sul com
di Emerson. Hai un nome singolare. Da dove
deriva?
Era il cognome da nubile di mia madre spieg
Emerson.
S, pens Noelle. S! Raccontatemi ancora
qualcosa sulle vostre famiglie disse, tornando a
sedersi. Non aveva fatto quella domanda a nessun'altra
studentessa. Con loro, aveva parlato di
piani di studio, di materie, dei loro interessi.
Tara inizi per prima, come Noelle si era aspettata.
Suo padre era un commercialista, sua madre
casalinga e lei era figlia unica.
Anch'io intervenne Emerson.
No, non lo sei, pens Noelle.
Quando Tara cominciava a parlare, non si fermava
pi. Aveva scelto l'indirizzo teatrale, cosa
che non sorprese affatto Noelle. In altre circostanze,
l'avrebbe trovata una ragazza interessante, avrebbe
apprezzato la sua esuberanza e la sua energia,
ma in quel momento aspettava con ansia
che toccasse a Emerson.
Quindi, anche tu sei figlia unica disse, quando
finalmente pot girarsi verso Emerson.
S. Mia madre fa l'infermiera e mio padre  nel
ramo commerciale di una grossa azienda di mobili.
Un 'infermiera! Anch'io studio per diventare infermiera
disse d'un fiato. Qui non si tratta di te,
si ramment. Eppure quella conversazione la riguardava
personalmente. Lanci un'altra occhiata
alla foto dei genitori di Emerson, attratta dalla
donna e dal suo sorriso. Credi che verranno a
farti visita qui o andrai tu a trovarli in California?
In questo momento sono entusiasti della California,
ma i miei nonni vivono a Jacksonville, perci
dovranno tornare in North Carolina ogni tanto.
Noelle ebbe un tuffo al cuore. Nonni. Pens alla
busta gialla che aveva nella sua camera in fondo
al corridoio, una delle rare cose di sua madre che
aveva tenuto per s. Genitori di tua madre o di
tuo padre? L'avrebbero presa per matta? Non aveva
chiesto a nessuna delle altre matricole notizie
dei nonni. E perch avrebbe dovuto?
Di mia madre rispose Emerson. I genitori di
mio padre purtroppo sono morti.
Io ho tutti e quattro i miei si inser Tara. Ma
vivono ad Asheville, dove sono cresciuti i miei genitori,
perci li vedo pochissimo.
 un peccato. Spero che tu possa andare a trovarli
presto. Riport l'attenzione su Emerson,
sperando di non sembrare scortese. Altri nomi
interessanti nella tua famiglia? Come si chiama
tuo padre?
Banalmente, Frank.
Tara si era accigliata. Noelle vedeva la sua espressione
con la coda dell'occhio. Non poteva averla
smascherata... chi avrebbe potuto indovinare
il motivo del suo interesse? Ma temeva che Tara
cominciasse a pensare che la loro Assistente
Residente non fosse del tutto a posto con la testa.
Aveva ottenuto tutte le risposte che le servivano.
Non poteva fermarsi oltre in quella stanza, per il
momento.
Guard l'orologio. Accidenti! Devo proprio andare,
ma mi ha fatto piacere conoscervi. Ci sar
un incontro fra studenti nell'atrio, domani sera,
con torte e giochi. Mi raccomando, venite! Si alz,
reggendosi allo schienale della sedia perch si
sentiva tremare le gambe. Nel frattempo, se avete
domande o problemi, sapete dov' la mia stanza,
vero?
Certo rispose Tara.
Grazie per essere passata aggiunse Emerson.
Noelle usc, poi dovette appoggiarsi al muro del
corridoio. Dalla stanza 305, sent delle risatine,
poi Tara bisbigliare a Emerson: Credo che si sia
innamorata di te.
Non ci era andata molto lontana.
Tornata nella propria stanza, fece il numero
della signorina Wilson e fu sollevata quando sent
la voce di sua madre. Ho bisogno di parlarti,
mamma. Seriamente.
Stai bene? Sua madre era un po' ansante, come
se avesse fatto una corsa per rispondere.
S, bene. Noelle si sedette sul letto. Non si
sentiva affatto bene. Hai tempo?
Aspetta. Sua madre lasci il telefono e Noelle
sent un tramestio. Un attimo dopo, era di nuovo
in linea. Eccomi. Cos' successo?
Noelle aveva pensato a quella conversazione
centinaia di volte in quegli ultimi anni, ma non si
era mai aspettata che sarebbe avvenuta. Non si
era aspettata Emerson. Non sapeva nemmeno che
Emerson esistesse. Incontrarla aveva cambiato
tutto.
Tir un respiro. Quando ti ho aiutato a traslocare,
prima di andare all'universit, ho visto una
cartelletta. Non di proposito. C'era vento quel
giorno e... Non importa. L'ho vista. La cartelletta
su di me.
Su di te?
Sulla mia nascita. La mia adozione.
Sua madre rimase in silenzio e Noelle cap che
stava cercando di ricordare il contenuto esatto del
fascicolo.
C'erano il rapporto dell'assistente sociale sulla
mia madre biologica e... tutto il resto.
Altra pausa. Come mai me ne parli ora?
Noelle ricord la conversazione che avevano avuto
la notte in cui era nato il primo bambino di
Bea. Mi hai detto che non sapevi chi fosse mia
madre. Solo che aveva quindici anni.
La sua identit non mi sembrava importante.
Noelle chiuse gli occhi. Mamma, c' una ragazza
qui. Sul mio piano. E una matricola. Si chiama
Emerson McGarrity.
Sua madre sospir. Emerson era il cognome
della tua madre biologica, ma non vedo perch tu
debba saltare alla conclusione...
McGarrity, mamma. Suo padre si chiama
Frank McGarrity. Questo nome non ti suona familiare?
Dovrebbe?
Era tra le annotazioni dell'assistente sociale.
Si chiese se, dopo tutto quel tempo, sua madre
non se ne fosse semplicemente dimenticata. Susan
Emerson rimase incinta a un party. Non conosceva
nemmeno il nome del ragazzo. Ma aveva
un boyfriend, Frank McGarrity, e non voleva che
lui scoprisse cos'era successo. Neanche i suoi genitori
volevano che si sapesse, e la mandarono a vivere
con sua...
Sua zia. La donna sospir di nuovo. S, sono
al corrente di questo fatto, Noelle. Conosco tutto
molto bene, anche se avevo dimenticato il nome
del ragazzo. Non c'entrava con la gravidanza. Non
capisco... Ansim. Mio Dio! Pensi che questa ragazza
che sta nel tuo dormitorio sia sua figlia? La
figlia di Susan Emerson?
 la mia sorellastra, mamma. Dovresti vederla.
Non puoi dirglielo la ammon subito la donna.
I documenti d'adozione sono secretati. Sua madre
voleva che nessuno lo sapesse.
Le annotazioni dell'assistente sociale non sono
secretate, no? Tu ce le avevi.
Sua madre esit. Sono stata io la levatrice che
ti ha fatto nascere, Noelle. Conoscevo la zia di Susan.
La famiglia voleva mantenere il riserbo. Tu
hai vissuto con una coppia affidataria per un paio
di mesi mentre tuo padre e io facevamo le pratiche
d'adozione. Io ebbi accesso alle annotazioni
dei servizi sociali. Ebbi accesso... a tutto. Ma non
avrei dovuto conservare questi documenti, non dove
tu avresti potuto trovarli. Non puoi utilizzare
questa informazione, Noelle. Hai capito?
 mia sorella.
 una cosa che la famiglia voleva nascondere.
Soprattutto dato che, a quanto pare, la ragazza fin
per sposare quel McGarrity. Non hai alcun diritto
di sconvolgere le loro vite. So che  dura, Noelle.
Lo so. Quando ti viene nostalgia di una madre,
chiama me. Ti prego, cara. Chiama me. E
chiedi di essere assegnata a un altro dormitorio.
Non devi stare a contatto con quella ragazza.
Io voglio starle vicino.
Non farle del male, cara. E non fare del male a
quella famiglia. Ma, soprattutto, Noelle, non fare
del male a te stessa. Non pu nascere niente di
buono dal rivangare il passato. D'accordo?
Noelle pens alla ragazza della stanza 305 e alla
foto della donna che era la sua madre biologica.
Pens a quello che lei doveva rappresentare per
quella donna. Un grosso errore. Qualcosa che doveva
nascondere, rinnegare. Pens all'amore che
illuminava il viso di Emerson quando parlava della
sua famiglia. Dei nonni.
E va bene disse, con le lacrime che le bruciavano
gli occhi. E cap che avrebbe potuto amare
sua sorella solo da lontano.

 Capitolo 14.
Tara.

Wilmington, North Carolina
2010.
Avevo una breve pausa fra la mia ultima lezione
della giornata e le prove della commedia con gli allievi
del primo anno. Seduta in cattedra, infilai l'agenda
nella borsa e notai che la lucina dei messaggi
sul mio cellulare lampeggiava. Avevo solo trenta
secondi prima di dovermi recare all'auditorium,
ma premetti un paio di tasti sul telefono e ascoltai.
Emerson sembrava disperata. Richiamami subito!
Un attimo di pausa, poi: Non  morto nessuno.
Ma ho bisogno di parlarti!. Mi accigliai, rimettendo
il telefonino in borsa. Com'era diventata la
nostra vita, se dovevamo aggiungere non  morto
nessuno ai nostri messaggi?
Mi avviai verso l'auditorium. Avrei affidato la
classe a uno degli studenti per qualche minuto
mentre telefonavo a Emerson per assicurarmi che
andasse tutto bene.
I ragazzi erano gi tutti presenti quando entrai.
Erano seduti nelle prime file o sul bordo del palcoscenico,
e si voltarono a sorridermi. A salutarmi
con cenni delle mani. Questi ragazzi mi erano affezionati.
Mi apprezzavano. Mi sarebbe piaciuto poter
dire lo stesso di mia figlia.
La Hunter aveva un favoloso auditorium, con file
di poltroncine di velluto color porpora che digradavano
verso il palco. L'acustica era perfetta. Ma non
mi avviai verso i miei allievi. Chiamai con un cenno
uno dei ragazzi, Tyler, e aspettai che mi raggiungesse
sulla porta.
Devo fare una rapida telefonata gli dissi. Tyler
era un bravo ragazzo, nuovo nella scuola, un tipo
molto artistico. Si sarebbe occupato della scenografia.
Ti spiace cominciare tu la lezione?
Io? Parve sorpreso.
S annuii. Alzai la voce. Ragazzi! Devo fare
una telefonata. Tyler comincer a esporvi le sue idee
sulla scenografia. Dategli il vostro parere.
Torno subito.
Mi incamminai verso la sala professori, sperando
di non aver lasciato una grana troppo grossa a
Tyler. Avrei potuto scegliere un altro studente. Conoscevo
gli altri meglio di quanto non conoscessi
lui, e c'erano delle vere star fra gli attori. Ma stavo
attenta a scegliere uno studente diverso per ogni
compito. Non volevo essere accusata di avere un
preferito. Non pi.
Anche se non avevo mai fatto favoritismi, in passato
mi era stato difficile nascondere la mia ammirazione
ogni volta che Mattie Cafferty saliva sul
palcoscenico, e tutti dovevano averlo capito. Me ne
ero resa conto solo dopo l'incidente, quando le persone
avevano cominciato a dirmi che, ironia della
sorte, era stata la mia studentessa preferita al volante
della macchina che aveva ucciso Sam. Peggio,
lo sapeva Grace. E tu che pensavi che fosse
cos perfetta! mi aveva accusato.
Mi sentii le guance in fiamme, mentre entravo in
sala professori. Grace aveva ragione. Avevo pensato
davvero che Mattie fosse perfetta. Mattie, che
mi sembrava la prossima Meryl Streep. Mattie,
che stava mandando un messaggino al suo ragazzo
mentre guidava...
I suoi genitori l'avevano ritirata dalla Hunter
subito dopo l'incidente. Si erano trasferiti in Florida
e un mese dopo avevo ricevuto una sentita lettera
piena di rimpianto. Non posso chiederle di perdonarmi,
mi aveva scritto Mattie. Voglio solo farle
sapere che penso a lei, a Grace e al signor Vincent
ogni giorno.
L'avevo perdonata. Era stata stupida, irresponsabile,
ma avrebbe potuto essere Grace. Avrei potuto
essere io a quell'et. Grace non l'avrebbe mai
perdonata, per, e avevo la sensazione che non avrebbe
perdonato me perch ero stata affezionata a
Mattie. Perch avevo avuto con lei un'affinit che
non riuscivo ad avere con mia figlia.
Trovai un angolo tranquillo della sala e presi il
telefonino dalla borsa. Tara! rispose Emerson.
Cosa c'?
Devo parlarti. Ceniamo insieme questa sera?
Hai scoperto qualcosa su Noelle? Qualcosa sul
bambino?
Non posso parlarne al telefono.  solo... Oh, mio
Dio, Tara.
Cosa c'?
Da Henry alle sei, okay? E... dovr restare fra
noi.
Sembrava strana, e cominciai a spaventarmi.
Sei malata? Provai un moto di panico al pensiero
di perdere un'altra persona che amavo.
No. Alle sei va bene?
Perfetto. Riappesi, preoccupata. Non sta male e
non  morto nessuno, mi dissi, mentre chiudevo il
telefono. Tutto il resto, avrei potuto affrontarlo.

 Capitolo 15.
Emerson.

Henry mi era familiare quanto il salotto di casa
mia. Con la sua luce ambrata, le pareti di legno e
le sedie di pelle color caff, era un locale caldo, rilassante.
Ma ci voleva ben altro per farmi rilassare,
quella sera.
Scorsi Tara al tavolo accanto alla finestra, dove
ci sedevamo sempre. Dovrebbero metterci una
targa con scritto Riservato alle ragazze di Galloway
aveva scherzato una sera, ai tempi in cui riuscivamo
a incontrarci l tutte le settimane. Prima
che la nostra vita si complicasse.
Tara si alz per abbracciarmi, ma non sorrideva.
Aveva capito che si trattava di una questione seria.
La cameriera arriv per riempirci i bicchieri
d'acqua e, dato che conoscevamo il menu a memoria,
ordinammo subito. Tara prese una bistecca e
patate al forno, io un'insalata mista. Mi si era
chiuso lo stomaco quando avevo trovato la lettera,
e dubitavo che sarei riuscita ad assaggiare anche
quell'insalata. Ero sicura, per, che il bicchiere di
vino bianco sarebbe sparito in fretta.
Non prendi altro? chiese Tara.
Non ho appetito. Ma sono contenta di vedere
che il tuo  tornato normale. Cercai di sorridere.
Tara era sempre stata una di quelle donne che potevano
mangiare qualunque cosa senza mettere su
un etto. Dopo la morte di Sam, per, era diventata
quasi scheletrica. Noelle e io eravamo state molto
preoccupate per lei.
Non c' pi niente di normale per me sospir, e
io pensai alla bomba che tenevo in borsa. Fra pochi
minuti, non ci sarebbe stato pi niente di normale
per nessuna delle due. Mi salirono le lacrime agli
occhi e, nonostante la fioca luce ambrata, Tara se
ne accorse.
Cara. Allung un braccio sopra il tavolo per
stringermi la mano. Cosa c'? Si tratta di tuo nonno?
No. Tirai un lungo respiro. Ci siamo, pensai.
Ho trovato una cosa nel cottage di Noelle.
La cameriera pos un bicchiere di vino bianco
davanti a me e un calice di rosso accanto al piatto
di Tara. Bevvi un lungo sorso mentre Tara aspettava
che continuassi. Mi sentivo gi la testa leggera.
C'era uno scatolone di lettere... biglietti di ringraziamento
da parte di pazienti, foto, ricordi...
Tamburellavo con le dita sul tavolo. Ho esaminato
tutto. Dovevo farlo. Volevo sentirmi vicina a lei, mi
capisci?
Capisco annu Tara. Certo che capiva. Mi aveva
detto che dopo la morte di Sam aveva letto noiose
pratiche legali per sentirsi vicina a lui.
Comunque, ho trovato queste due lettere. Avevo
le mani umide di sudore mentre frugavo nella
borsa. Avevo piegato i fogli a met. Ora li aprii, allargandoli
sul tavolo. Queste le ha scritte lei, non
le ha ricevute. La prima contiene solo un paio di
righe. Lisciai con le dita il foglio color pesca. Cara
Anna lessi. Ho iniziato questa lettera tante
volte, ed eccomi qui, a cominciarla di nuovo senza
la minima idea di come fare a dirle...
Chi  Anna? chiese Tara.
Non lo so. Bevvi un altro sorso di vino. Ma so
quello che Noelle voleva dirle, anche se non riesco
ancora a crederci. Infilai il foglio color pesca sotto
quello bianco. Ed ecco la seconda lettera. L'ha
scritta al computer e l'ha stampata, ma non l'ha finita
e non ho idea...
Leggimela mi interruppe Tara.
 datata 8 luglio 2003 dissi. Poi cominciai a
leggerla, a voce bassissima.
Cara Anna,
ho letto l'articolo che parlava di lei sul giornale, e
ho capito che dovevo scriverle.  difficile per me
trovare le parole giuste, ma temo che sar ancora
pi difficile per lei leggerle, e me ne dispiace. Sono
una levatrice, o almeno lo ero un tempo.
Anni fa, ero costretta a prendere degli antidolorifici
per una lesione alla schiena, e questi farmaci devono
aver alterato il mio equilibrio oltre che il mio
giudizio. Feci cadere accidentalmente una neonata,
che mor sul colpo. Ero nel panico e non pensavo
con lucidit. Presi una neonata di aspetto simile
dall'ospedale a cui avevo accesso per metterla al
posto di quella che avevo ucciso. Detesto usare questa
parola. Fu un terribile incidente.
Ora mi rendo conto che la neonata che presi era
sua figlia. Sono terribilmente addolorata per quello
che vi ho fatto passare. Voglio che lei sappia, comunque,
che la bambina ha dei genitori straordinari
ed  amata, e...
Guardai Tara, che aveva gli occhi enormi. Ecco,
 tutto. Non ha scritto altro.

 Capitolo 16.
Anna.

Alexandria, Virginia.
Quando salutavo mia figlia, il mattino, poteva essere
l'ultimo bacio che le davo. Cos, ogni volta che
uscivo per andare a lavorare, ogni volta che la
mandavo fuori con le amiche, abbracciavo Haley
come se fosse un addio. Lei non si sottraeva mai,
ma sapevo che questo momento sarebbe arrivato.
Aveva dodici anni, si stava avvicinando rapidamente
ai tredici, e presto mi avrebbe detto:
Mamma, per favore! Non fare tante storie. Non
mi sarebbe dispiaciuto. Volevo che Haley vivesse
abbastanza a lungo da ribellarsi e dirmi: Ti detesto!,
in quella salutare, normale danza di guerra
tra le madri e le figlie adolescenti di tutto il mondo.
Cos, quando quel mattino usc di casa con
Bryan, infilandosi il caschetto e dimenticandosi di
salutarmi, feci forza su me stessa per non chiamarla
indietro. Per non urlare: Sta' attenta!. Mi morsi
la lingua e la lasciai andare.
Anche se Bryan era tornato nella nostra vita da
quasi due mesi, non ero del tutto rilassata quando
Haley usciva con lui. Oggi, la portava a fare un giro
in bici lungo il fiume Potomac. Sapevo che c'era
molto da festeggiare, in questo. In primo luogo,
Haley si sentiva abbastanza in forze da andare in
bicicletta. Questa era l'ottava settimana del protocollo
medico. Una settimana di riposo, lontana dall'ospedale
e dalla chemioterapia, per comportarsi e
sentirsi come una bambina normale. A parte il viso
gonfio per gli steroidi e un occasionale scatto di impazienza
(che segretamente applaudivo perch amavo
questa sua forza di carattere), questa settimana
sembrava tornata se stessa. In secondo luogo,
Bryan stava giocando al Buon Pap con lei.
Non ci ero ancora abituata. Due mesi passati a fare
il padre non compensavano dieci anni di abbandono,
e una parte del mio cuore era ancora indurita
dal rancore. Oh, aveva mandato un assegno per
il mantenimento di sua figlia ogni mese dal giorno
in cui ci aveva mollato, un assegno staccato dalla
sua banca nell'assolata California. Aveva mandato
doni per Natale e per i compleanni di Haley, regali
che mostravano che non aveva la minima idea di
quali fossero i suoi interessi. Barbie e bigiotteria?
Per mia figlia? Calmati, mi dissi, mentre li guardavo
pedalare verso la pista ciclabile Mount Vernon.
Lui  qui ora. Si sta impegnando e Haley  felice.
Gli vuole bene.
Salii nel mio studio. Dalla scrivania si vedeva il
fiume e, anche se vivevo in quella villetta a schiera
da sette anni, mi ci volle qualche minuto per strappare
gli occhi dal panorama. Ero rimasta indietro
col lavoro, per, e finalmente cominciai a rispondere
alle e-mail che si erano accumulate in quelle ultime
ore. Era cos che avevo comunicato a Bryan la
recidiva di Haley: con una e-mail. Gli avevo scritto
tre giorni dopo aver avuto la notizia, quando ero
riuscita a smettere di piangere abbastanza a lungo
per vedere chiaramente il monitor. Avevo pensato
che fosse guarita, dannazione! Dieci anni di remissione
dovevano pur contare qualcosa! Era la mia
bambina: tosta, attiva, intelligente, simpaticissima.
Nessuno, conoscendola, avrebbe detto che fosse
stata tanto malata da piccola, e anche lei aveva
solo un vago ricordo di quell'incubo durato diciotto
mesi. Ma i nuovi lividi, le febbri, l'insolito malessere
mi avevano terrorizzato. Quando l'avevo portata
dal dottore e lui mi aveva detto che c'era stata una
recidiva, non ero rimasta sorpresa. Distrutta, s.
Sorpresa, no.
Ero rimasta sorpresa, invece, dalla risposta di
Bryan alla mia e-mail. La prima volta che avevano
diagnosticato a Haley la leucemia, lui aveva fatto
le valigie. Si era trasferito in California, il pi possibile
lontano dalla propria bambina malata e dalla
propria moglie terrorizzata, perci mi aspettavo
che la notizia della ricaduta di Haley lo avrebbe
fatto sparire del tutto dalla nostra vita. Invece, mi
aveva telefonato. Era stato appena licenziato, aveva
detto. Non ricordavo esattamente che tipo di lavoro
facesse. Qualcosa legato al software per una
compagnia nella Silicon Valley? Comunque, aveva
detto che sarebbe tornato in Virginia. Voleva rendersi
utile.
Per giorni, dopo quella telefonata, avevo avuto i
nervi a fior di pelle. Haley aveva iniziato la sua
massiccia dose di steroidi, e non avrei saputo dire
quale delle due si comportasse in modo pi isterico.
Ero furiosa con Bryan perch voleva darmi il
suo aiuto troppo tardi. Ci era mancato il suo appoggio
per dieci lunghi anni. E ora, Haley e io eravamo
diventate una squadra. La nostra frase preferita,
quando mi aiutava ad aggiustare una tubatura
o rastrellava insieme a me le foglie in giardino
era non abbiamo bisogno di uomini, noi. Perci
mi preoccupavo di come Bryan si sarebbe inserito
in famiglia. Da un giorno all'altro, avrebbe voluto
avere voce in capitolo sull'educazione della figlia?
Se lo scordasse! E come avrebbe reagito Haley alla
sua presenza? Non si ricordava di lui, e non aveva
mai dato l'impressione di curarsi molto dei bigliettini
e dei regali che le mandava.
Insomma, ero convinta che non le importasse di
Bryan, ma lei mi aveva sorpreso. Quando le avevo
chiesto se voleva che lui venisse, mi aveva risposto:
Accidenti, s! Era ora. Avevo riso. Non aveva peli
sulla lingua, mia figlia. Sapevo da chi aveva preso
quella caratteristica, perci non potevo lamentarmi.
Bryan si era presentato alla mia porta due settimane
dopo la nostra conversazione telefonica, e mi
aveva sconvolto la naturalezza con cui Haley lo aveva
accolto. Ero stata orgogliosa di me stessa: ero
stata brava a non metterla contro il padre, e non
mi era stato facile. Le avevo sempre detto che aveva
preso da lui la sua abilit col computer. Di sicuro
non l'aveva ereditata da me. Haley aveva creato,
praticamente da sola, un sito web per fratelli e sorelle
di bambini scomparsi. Inoltre, avevo trovato
delle scuse per l'assenza di Bryan dalla nostra vita.
Ti amava tanto che non sopportava di vederti
soffrire avevo detto, quando le avevo parlato del
nostro divorzio. E poi ha trovato un lavoro in California,
e gli  difficile attraversare il paese per venirci
a trovare. Ero sicura che Haley avesse capito
che si trattava di una bugia bianca, ma sembrava
che non le importasse. Voleva suo padre.
Non se lo ricordava per nulla. Era un estraneo
che era entrato nella sua stanza d'ospedale alla
terza settimana della chemioterapia. Le aveva tenuto
la bacinella quando vomitava. Era rimasto seduto
accanto al suo letto, le mani intrecciate sotto
il mento, mentre lei dormiva inquieta dopo l'aspirazione
del midollo spinale. Le aveva portato caramelle
al limone quando si era lamentata del cattivo
sapore in bocca che le dava la chemio. Le aveva
portato bandane di tutti i colori perch detestava
vederla calva. Ma non aveva riconosciuto Fred, lo
spelacchiato orsetto di peluche che era il suo costante
compagno, come il dono che le aveva fatto
lui per il suo primo compleanno.
Haley era parsa a proprio agio con Bryan sin dal
principio. Pi di me, questo era certo. Fisicamente,
non gli assomigliava. Haley aveva i miei capelli castani
e i miei occhi verdi, mentre Bryan era bruno,
o almeno lo era stato un tempo. Era tornato con dei
capelli brizzolati alla George Clooney. Aveva trentacinque
anni l'ultima volta che lo avevo visto, ed
era stato un bell'uomo. Ora, a quarantacinque, si
era un po' appesantito e la pelle intorno ai suoi occhi
era segnata, come la mia. Eppure, dovevo ammettere
che la mia rabbia non aveva spento l'attrazione
che un tempo avevo provato per lui.
Aveva affittato un appartamento poco lontano
dalla Citt Vecchia, dove abitavamo noi, e aveva
cominciato a cercarsi un lavoro, ma non aveva ancora
avuto fortuna e, in fondo, tutti e tre ne eravamo
lieti. La verit era che ci era di enorme aiuto.
Io ero stata sul punto di essere nominata direttrice
del Missing Children's Bureau, un'organizzazione
che si occupava di bambini scomparsi, quando Haley
aveva avuto la recidiva. Lavoravo per il MCB
da anni e ritenevo che la sua struttura organizzativa
avesse bisogno di cambiamenti. Volevo esserne
a capo. Quando Haley si era ammalata, avevo pensato
di lasciare quella carica a un'altra persona,
ma con l'aiuto di Bryan ero stata in grado di accettare
il lavoro. Haley passava quasi tutti i giorni feriali
all'ospedale pediatrico di Washington e i fine
settimana a casa. Potevo portarmi gran parte del
lavoro in ospedale, ma quando dovevo essere presente
a una riunione, Bryan prendeva il mio posto
al suo capezzale. L'aveva accompagnata dal dottore
due volte, questa settimana, entrambe per esami
del sangue. Il fatto che la portasse fuori per fare
qualcosa di divertente come oggi, per, era l'aiuto
pi grande. Trattava Haley come una bambina
sana e normale. Come sua figlia. Tuttavia, io non
mi fidavo del tutto di lui. Continuavo ad aspettare
che ne avesse abbastanza. Che facesse le valigie e
se ne scappasse di nuovo sulla costa occidentale.
Lo avrei ucciso se avesse fatto soffrire Haley in
quel modo. Lo avrei massacrato.
Haley lo aveva perdonato per come l'aveva trattata
in passato, ovviamente. Forse non era mai
stata arrabbiata con lui. Bryan l'aveva presa in
tempo. Haley non aveva ancora l'atteggiamento di
ribellione dei teenager verso i genitori, anche se a
volte era irritata dagli steroidi. Ero io che subivo i
suoi malumori. Non Bryan. Lei era tutta zucchero
e miele con lui, e sapevo che aveva paura di perderlo
di nuovo.
Lavoravo al computer da pi di un'ora, quando
sentii Haley e Bryan entrare in cucina dal garage.
Scesi e li trovai che ridevano. Haley si stava legando
la bandana blu sulla testa. Aveva perso tutti i
capelli in un solo giorno e aveva pianto dall'alba al
tramonto. Per quanto ne sapevo, non aveva pi
pianto da allora.
Vi siete divertiti? chiesi.
 come un motorino, in bicicletta. Bryan le tocc
una spalla con orgoglio, come se fosse merito suo
se era diventata cos. Onestamente, non ero sicura
che fosse neanche merito mio. Haley era nata brillante,
indipendente, sicura di s. L'indipendenza
era un problema, dato che volevo tenerla incatenata
al mio fianco. Avevo gi perso una figlia e non avevo
intenzione di perderne un'altra.
Pap non andava in bici da un sacco di tempo
disse Haley. Ma  caduto solo tre volte.
Due precis Bryan, sogghignando.
Si vedeva lontano un miglio quanto a Haley piacesse
dire quella parola. Pap. La usava spessissimo,
come se volesse recuperare tutti gli anni
in cui non aveva potuto pronunciarla.
Ti fermi a cena? chiesi, ma Bryan scosse la testa.
Vi lascio a chiacchierare fra donne. Attir Haley
in un abbraccio. Vuoi che lo rifacciamo, domani?
Sicuro.
Hai dei compiti da fare? chiesi.
Non molti. Haley aveva continuato a studiare
anche durante le settimane d'ospedale. Dubitavo
che avrei avuto la sua determinazione se fossi stata
al posto suo. Non voleva restare indietro rispetto
alle compagne di classe.
Va' a farli, io finisco di lavorare, e poi ceniamo.
Okay disse lei, avviandosi verso le scale. Si gir
a guardarci. Ciao, pap.
Ci vediamo domani. Bryan la salut con una
mano.
La ascoltammo salire pesantemente le scale.
Grazie del tuo aiuto, oggi dissi.
 stato un piacere. Credimi.
 contenta di avere la possibilit di conoscerti.
Non quanto lo sono io di conoscere lei.
Provai un moto di rabbia e gli girai le spalle per
prendere due piatti dal pensile sopra la lavastoviglie.
Avevamo avuto lunghe conversazioni sulle
condizioni di Haley e sulle terapie. Lunghe chiacchierate
su Haley. Gli avevo mostrato dei video di
nostra figlia al saggio di ballo, mentre giocava a
T-ball o stracciava la sua avversaria in piscina con le
sue fenomenali bracciate. Ma non avevamo mai
parlato di come se n'era andato. Di quanto era stato
codardo. Della meschinit del suo comportamento.
Non sopporto la possibilit di perdere un'altra
figlia aveva detto, lasciandoci, la prima volta che
Haley si era ammalata. Be', neanche io, ma questo
non mi dava il diritto di andarmene da casa.
Nessuno dei due aveva pi pronunciato il nome
di Lily. Quando gli avevo detto che ero stata nominata
direttrice del Missing Children's Bureau, avevo
spiato il suo viso per vedere se avesse capito,
ma lui si era comportato come se avessi detto che
ero la direttrice di una casa editrice o di un asilo,
qualcosa che non aveva niente a che fare con noi.
Avrei dovuto parlargliene, prima o poi, perch
sarei scoppiata se non lo avessi fatto, e mi faceva
incavolare il fatto che si comportasse come se potesse
tornare a passo di valzer nella nostra vita
senza conseguenze. In quel momento, per, non osavo
fare nulla che potesse rovinare il rapporto che
stava nascendo fra lui e Haley.
Posai i piatti sul bancone, poi mi avvicinai alla
porta del garage. Allora, ci vediamo domani?
chiesi, aprendola.
Contaci. And alla porta, poi si gir verso di
me, sorridendo. Diventer proprio come te. Vedo
gi le somiglianze.
In che senso?
Lo sai. Si strinse nelle spalle. Una donna...
formidabile. Aveva un sorriso un po' triste. Vedevo
il rimpianto nei suoi occhi. A domani mi salut.
Usc e lo seguii con gli occhi fino alla macchina,
che aveva parcheggiato in strada. Non lasciarti incantare
anche tu, mi dissi. Non lo avrei fatto. Troppa
acqua sotto il proverbiale ponte.
Avevo messo il salmone ad arrostire in forno
quando squill il telefono, un'ora dopo. Risposi all'apparecchio
in cucina. Rispondevo sempre, senza
curarmi di guardare da chi arrivasse la chiamata.
Era una conseguenza di anni passati a sperare che
il telefono squillasse. Rispondevo sempre con la
speranza nella voce.
Pronto? Abbassai la fiamma sotto il riso.
Sono Jeff Jackson.
Oh. L'oncologo di Haley mi chiamava alle sei di
sera. Brutto segno. Mi irrigidii.
Cosa c' che non va? chiesi. Sta cos bene, avrei
voluto dirgli. Per favore, per favore, le lasci vivere
questa settimana in pace.
Ho appena ricevuto i referti dal laboratorio. I
valori sono bassi.
Oh, merda. Mi passai una mano tra i capelli.
Jeff, sembra in forma. Oggi  andata a fare un giro
in bici e...
Ha bisogno di una trasfusione.
Chiusi gli occhi. Subito?
Temo di s.
Dannazione!
Chiamo l'ospedale pediatrico e le faccio preparare
una stanza. Mi spiace aggiunse piano.
Mi ci volle qualche minuto per ricompormi prima
di salire le scale. Mi fermai in silenzio sulla porta
aperta della stanza di Haley. Lei non si era accorta
della mia presenza e stava parlando via Skype con
una delle sue cugine. Vedevo una delle gemelle
(Madison o Mandy, facevo fatica a distinguerle) sul
monitor. La ragazzina rideva. Teneva in braccio un
piccolo Westland terrier e stava cercando di fargli
salutare Haley con la zampina. La sorella di
Bryan, Marilyn Collier, viveva a un'ora di distanza
da noi, a Fredericksburg, e lei e le sue quattro figlie
erano state una presenza costante nella nostra
vita a dispetto dell'assenza di Bryan. Haley voleva
bene alle cugine e loro le erano affezionatissime.
Mi bruciavano gli occhi mentre la ascoltavo parlare
a macchinetta con Madison/Mandy. Detestavo rovinare
quel momento.
Bussai leggermente allo stipite.
Oops! Haley chiuse subito la comunicazione.
Gir la seggiola verso di me, tutta innocenti occhi
verdi. Ho finito i compiti di matematica, mamma.
Parlavo con Mandy per un minutino.
Non mi importava se mi stava dicendo una bugia.
Che parlasse con le sue cugine anche tutto il
pomeriggio! Che facesse pure quello che voleva.
Va bene dissi, poi sospirai. Ha appena telefonato
il dottor Jackson, cara. I valori sono bassi.
Merda.
Non dire merda.
Tu lo dici sempre.
Gi. Be', non dovrei.
Non voglio andare in ospedale, mamma. I suoi
occhi mi imploravano di lasciarla stare a casa. Mi
si spezz il cuore.
Devi farlo, tesoro. Mi dispiace.
Si tir in piedi.  proprio uno schifo.
Non potrei essere pi d'accordo.
Questo significa che non potr fare la chemio la
settimana prossima?
Non riuscivo a capire se sperasse di non doverla
fare o se la preoccupasse il pensiero che le settimane
di trattamento si sarebbero trascinate pi a
lungo.
Dipender dalle tue analisi. Prendi quello che ti
serve e andiamo.
Aggrott la fronte, le mani contratte intorno ai
braccioli della seggiola. Mamma? Non dirlo a pap,
okay?
Forse un'altra madre non avrebbe capito, ma io
s. Aveva paura. Era stata la sua malattia a fare
scappare Bryan, anni prima. Ora avevano passato
qualche bella giornata serena insieme, e temeva di
apparirgli di nuovo malata.
Non se ne andr, cara dissi, e uscii dalla stanza,
pregando di non averle detto una bugia.

 Capitolo 17.
Emerson.

Wilmington, North Carolina
Mio Dio sussurr Tara. Afferr la lettera e la rilesse
in silenzio.
Io mi sentivo battere il cuore nelle orecchie.
Non so come comportarmi.
Tara alz gli occhi. Non riesco a credere che
Noelle abbia potuto fare una cosa simile.
Scossi la testa. Neanch'io. Sembra assurdo.
Eccomi qua! La cameriera riapparve al nostro
tavolo, questa volta con la mia insalata e la bistecca
di Tara. Non mi ricordavo se voleva la salsa
sull'insalata o a parte disse, posandomi davanti il
piatto.
Va benissimo dissi, guardando la coppetta di
salsa. Non avrei mangiato quell'insalata in ogni
caso, perci non aveva importanza. Volevo solo che
lasciasse il cibo sul tavolo e se ne andasse.
Posso portarvi qualcos'altro?
No rispose Tara. Grazie. Siamo a posto cos.
La cameriera si allontan e Tara spinse il proprio
piatto di lato. Sembrava che avesse perso l'appetito
anche lei. Forse  per questo che ha smesso
di fare la levatrice.
Ma certo! Come avevo fatto a non pensarci?
Ho l'impressione di non averla mai conosciuta.
Sospirai. So che l'ho detto spesso ultimamente,
ma ora  davvero cos. Non so se odiarla o se provare
piet per lei, perch si  tenuta dentro un segreto
cos atroce per tanti anni.
C' qualche possibilit che... che non sia vero?
chiese Tara. Non so... Magari stava scrivendo un
romanzo, e questo era solo un esperimento letterario.
 un'ipotesi affascinante, Tara. Ma tu ci credi?
Scosse la testa. Ha ucciso una neonata disse
lentamente, a bassa voce. C' una povera donna
che non sa nemmeno che la sua bambina  morta.
E che sta crescendo la figlia di un'altra.
E questa bambina, la figlia di Anna,  stata rapita.
Tara riprese in mano il foglio. Tu credi che
possa avere scritto un'altra e-mail o una lettera a
questa Anna? E che gliel'abbia spedita?
Me lo sono chiesta anch'io. Ma non lo avremmo
saputo? La storia non sarebbe finita sui giornali?
Non ci sarebbe stata una causa legale? Allungai
la mano verso il vino, ma la stanza aveva cominciato
a girare e lasciai ricadere il braccio.
Hai trovato qualche documento, in casa sua,
che possa essere correlato a una causa legale?
chiese Tara.
No, niente.
Forse la lettera l'ha spedita, ma in forma anonima,
perch Anna non potesse risalire a lei.
Annuii. S, sembra che non volesse rivelare la
sua identit neanche qui. Parla dei genitori straordinari
per rassicurarla sul fatto che la figlia  ben
accudita, non perch volesse confessarle chi sono.
Cosa intendeva riguardo a quell'articolo sul
giornale? chiese Tara.
Non ne ho idea.
Cosa ne dice Ted?
Non gliel'ho detto. Forse non lo avrei mai fatto.
Avevo pensato di non dirlo a nessuno, di cercare di
dimenticare quello che sapevo, ma non potevo vivere
con quel segreto. Non custodendolo da sola, almeno.
Cosa ne facciamo di questa informazione,
Tara? Ci limitiamo a ignorarla?
Non credo sia possibile.
Oh, Tara,  orribile! Ted non voleva nemmeno
che mi portassi a casa quello scatolone, e rimpiango
di non avergli dato ascolto. Se lo avessi buttato
via, ora non saprei nulla.
Ma lo sai. Lo sappiamo.
Che guaio. Se ci rivolgiamo alla polizia... Non
voglio un circo mediatico. E Noelle... la sua reputazione,
tutto il bene che ha fatto. La sua memoria
sar infangata.
Senti. Tara si appoggi all'indietro. Abbiamo
delle prove molto, molto esili. Per quanto ne sappiamo,
forse stava davvero scrivendo un romanzo.
Credo che la prima cosa sia cercare di scoprire chi
 questa Anna. Se esiste davvero una Anna, se il
fatto  realmente accaduto, allora decideremo come
comportarci.
Provavo allo stesso tempo sollievo e senso di colpa
per averla trascinata in quella storia. Mi spiace
di avertelo detto, Tara. Hai gi tanti problemi
per conto tuo, ma non ce la facevo a portare questo
peso da sola.
Non sei sola, adesso, cara.
Quindi... Ruotai la lettera verso di me. Come
facciamo a scoprire chi  Anna? Noelle dice che ha
letto un articolo su di lei, perci potremmo... non
so... controllare i vecchi giornali?
Forse la neonata che mor... Tara rabbrivid
nel dirlo. Forse fu l'ultimo bambino che Noelle fece
nascere.
Sentii una scarica. Ho i suoi registri!
La cameriera si avvicin e not il cibo ancora intatto
nei nostri piatti. Tutto bene, qui?
Benissimo risposi, e Tara fece un piccolo cenno
della mano che diceva per favore, ci lasci sole.
Posso controllare l'ultima registrazione dissi,
non appena la donna si fu allontanata. Se si trattasse
di una femmina... Mi manc la voce.
Se sar una femmina, decideremo sul da farsi.

 Capitolo 18.
Noelle.

UNC Wilmington
1988.
Noelle non era mai stata pi felice in vita sua. Aveva
successo nello studio e amava il suo lavoro di
Assistente. Le ragazze del suo piano si rivolgevano
a lei con naturalezza, quando avevano un problema,
e non era insolito trovarla seduta per terra a
chiacchierare con un gruppetto di matricole in fondo
al corridoio.
Le altre Assistenti pensavano che fosse troppo
coinvolta con le studentesse. Dovresti limitarti a
essere disponibile in caso avessero bisogno di qualcosa
le dicevano, ma Noelle provava un istinto di
protezione verso quelle ragazze. Voleva essere il loro
porto sicuro. La notte che una di loro rischi di
morire andando in coma etilico, pianse perch avrebbe
dovuto prevederlo. Ma si accorse della bulimia
di un'altra studentessa, intervenendo prima
che fosse troppo tardi, e aiut un'altra ancora a decidere
come comportarsi con una gravidanza indesiderata.
Insomma, amava quelle ragazze. Il fatto
che amasse una di loro pi delle altre era una cosa
che stava imparando a nascondere.
In qualche modo era riuscita a tenere sotto controllo
le emozioni che provava per Emerson McGarrity.
Se qualcuno aveva notato che le riservava
pi attenzioni, che si illuminava ogni volta che la
vedeva, che le chiedeva pi spesso che alle altre
ragazze come si trovava al campus, come andavano
le lezioni, come stava la sua famiglia, nessuno ne
aveva fatto parola, almeno non con lei. Non aveva
pi bisogno che Emerson fosse al corrente del loro
rapporto. Starle vicina, far parte della sua vita, le
bastava.
Era chiaro che Emerson non sapeva nulla della
gravidanza adolescenziale della madre, era ovvio
che l'esistenza di Noelle era stata spazzata sotto il
proverbiale tappeto. Noelle aveva preso la consapevole
decisione di lasciarla l per sempre. Non
avrebbe fatto soffrire n Emerson n la sua famiglia
ma, in un modo o nell'altro, avrebbe sempre
fatto parte della vita della sorella. Non l'avrebbe
pi persa ora che l'aveva trovata.
Stava cominciando ad affezionarsi anche a Tara.
L'esuberanza della ragazza bilanciava positivamente
la timidezza e l'indole quieta di Emerson. Inoltre,
Tara era molto pi profonda di quanto Noelle
avesse pensato al principio. Sua madre entrava
e usciva dagli ospedali psichiatrici. Non era una
cosa di cui le facesse piacere parlare, e Noelle si
era commossa quando finalmente Tara le aveva rivelato
quella parte di s.
C'era, per, un piccolo, insidioso problema nella
vita di Noelle: Sam Vincent.
Parecchi ragazzi, al campus, avevano tentato di
corteggiare Noelle, ma lei era stata attratta, attratta
seriamente, da due soli uomini in vita sua.
Sam era il numero tre.
Lo aveva conosciuto una decina di giorni dopo l'inizio
delle lezioni, quando era passata dalla camera
di Tara ed Emerson per portare loro delle barrette
di frutta secca. Sam era l da solo perch le
ragazze stavano sfornando biscotti nella cucina del
dormitorio. Era sdraiato sul letto ben fatto di Tara
e stava scrivendo su un taccuino. Aveva alzato gli
occhi, accennato un sorriso, e non c'era voluto altro.
Quel sorriso l'aveva trafitta. Noelle si era sentita
battere forte il cuore come la prima volta che
era entrata in quella stessa stanza e aveva visto
Emerson.
Tu sei Sam gli aveva detto, lanciando un'occhiata
alla cornice sul com di Tara. Era un Sam
diverso. Quello con i capelli lunghi della foto era
un ragazzo. Questo un uomo. Era snello. Non esageratamente
virile: i macho non le erano mai piaciuti.
Folte ciglia nere incorniciavano i suoi occhi
azzurri, le sue labbra erano piene e un po' imbronciate.
Solo la mascella larga lo salvava dall'essere
troppo aggraziato.
S aveva annuito lui. Sto aspettando Tara. Tu
vivi nel dormitorio?
Sono l'Assistente. Noelle.
Oh, gi. Si era tirato su, con la schiena contro
il muro. Aveva posato il taccuino sul letto accanto
a s, poi aveva incrociato le braccia. Tara mi ha
parlato di te. Ti trova simpatica.
Noelle aveva sorriso e si era seduta alla scrivania
di Emerson. Mi fa piacere. Anche a me  simpatica.
Aveva indicato il taccuino. A cosa stai lavorando?
Un diario. Con un sorrisetto un po' imbarazzato
lui aveva preso il quaderno dal letto e se l'era
posato sulla coscia. Aveva le braccia abbronzate,
velate di peli neri. Ho pensato di provare. S, insomma,
a mettere nero su bianco i miei pi profondi,
intimi pensieri.
Le era piaciuta quella risposta. Quanti ragazzi
scrivevano un diario? L'impressione iniziale era
stata confermata. Quell'uomo era una rarit.
Avevano parlato per un po' della UNC e del progetto
di lui di specializzarsi alla scuola di legge. Le
aveva detto che conosceva Tara da quando erano
bambini, anche se questo Noelle lo sapeva gi. Per
la verit, niente di quello che le diceva era nuovo:
Tara non faceva che parlare di Sam. Ma non era
quello che si dissero che contava, avrebbero anche
potuto parlare del tempo o di quello che avevano
mangiato la sera prima. Tra loro stava succedendo
qualcosa di pi profondo. Noelle lo aveva avvertito,
e capiva che lo stava provando anche lui. Dal modo
in cui Sam sosteneva il suo sguardo. Dal modo in
cui non riusciva a smettere di sorriderle.
Gli aveva offerto una delle barrette di frutta secca
e aveva guardato le dita abbronzate di lui scartarla.
Sam aveva staccato un morso dalla barretta,
poi si era leccato una briciola dalle labbra, gli occhi
blu fissi su di lei. Noelle se l'era immaginato nel
proprio letto, nudo. Era tra le sue gambe, stava entrando
in lei. Non aveva nemmeno cercato di cancellare
quell'immagine dalla mente. Se non fosse
stato il ragazzo di Tara, gli avrebbe chiesto a bruciapelo:
Ti va di fare l'amore?. Era quello il suo
stile. Perch fare tanti giri di parole? E se non fosse
stato il ragazzo di Tara, lui avrebbe detto di s.
Ma lui era di Tara e, nel profondo del cuore, Noelle
sapeva che lo sarebbe sempre stato.

 Capitolo 19.
Anna.

Washington, D.C.
2010.
Erano poche le cose che detestavo quanto vedere
Haley sotto anestesia generale. Per un'ora o due
era come se fosse morta. Cercavo di rassicurarmi
dicendomi che non provava dolore mentre era priva
di conoscenza. Ma quello stato di inerzia, di passivit,
mi terrorizzava.
Le avevano fatto la trasfusione da un paio di
giorni e i globuli rossi erano tornati a salire, ma
ora il chirurgo le stava spostando la fistola da un
lato del petto all'altro e allo stesso tempo le aspirava
del midollo osseo. Non aveva mai fine, la tortura
alla quale la sottoponevano. Haley era stata
stoica quando il chirurgo le aveva spiegato cosa le
avrebbero fatto oggi, ma io avevo la sensazione che
lo avrebbe insultato se Bryan non fosse stato presente.
Era un angioletto in presenza di Bryan. Personalmente,
preferivo la Haley bisbetica. Mi piaceva
quando brontolava con i medici. Trattenere la
rabbia e la frustrazione non le faceva bene. Ma lei
voleva che il suo pap pensasse che era una bambina
dolce. E lo era, per la maggior parte del tempo,
quando non era carica di steroidi e non lottava per
la propria vita.
Non pensavo che Haley avesse compreso tutte le
implicazioni di questa aspirazione di midollo. Dovevano
controllare il suo livello di MRD. Se fosse
stato troppo alto, significava che la chemio non stava
facendo effetto e che avrebbe avuto bisogno di
un trapianto di midollo osseo. Quella soluzione mi
terrorizzava. Avrebbe comportato altra, pesante
chemioterapia, pi radiazioni in tutto il corpo per
distruggere il sistema immunitario e prepararla al
trapianto. E ovviamente si sarebbe dovuto trovare
un donatore. Perci, se fossi stata una persona che
pregava, avrei pregato per un MRD basso. Molto,
molto basso. Anche se erano stati necessari quasi
due anni di trattamento, la chemio da sola aveva
distrutto il cancro quando era stata piccola. Speravo
che fosse cos anche questa volta.
Mi assicurai che gli infermieri avessero il mio
numero di cellulare, poi scesi alla tavola calda a
prendermi un caff e telefonare in ufficio. Bryan aveva
un colloquio di lavoro a Bethesda. Si era offerto
di annullarlo, quando gli avevo detto dell'intervento,
ma lo avevo incoraggiato ad andare. Per
poco non avevo detto sono abituata a cavarmela da
sola, ma mi ero fermata in tempo. Non era il momento
di gravarlo di sensi di colpa.
Invece di tornare subito all'ala est, mi incamminai
verso il reparto di terapia intensiva neonatale.
Non era la prima volta, dalla ricaduta di Haley,
che mi recavo in quel reparto, anche se ora tenevano
i bambini in stanze private e non potevo pi vederli
come in passato. Ne ero sinceramente lieta.
Volevo che quei neonati fossero al sicuro.
Il mio lavoro mi portava occasionalmente negli
ospedali, e finivo sempre per cercare i prematuri. I
pi piccoli mi toccavano il cuore. Tutti quei fili e
quei tubicini, quei minuscoli costati che pompavano
aria dentro e fuori... Erano tanto vulnerabili. La
loro dipendenza dagli altri mi straziava.
Perch facevo questo a me stessa? Perch andavo
a guardare? Perch scrutavo i lineamenti di
quei bambini, cercandone uno che assomigliasse a
Lily? Certe volte mi sembrava di non riuscire a
staccarmi da loro. Dovevo stare di guardia. Le infermiere
non potevano sorvegliare ogni neonato ogni
minuto del giorno. Anche qui, nel ristrutturato
reparto di terapia intensiva neonatale, spiavo cattive
intenzioni sul viso di ogni persona che vedevo.
Era a quel punto che capivo che era ora di andarmene.
Ero diventata direttrice del Missing Children's
Bureau in parte a causa del mio dolore personale,
ma soprattutto perch ero stata capace di
mantenere la lucidit. Una lucidit che mi consentiva
di prendere le distanze dalla mia tragedia e di
far funzionare il Bureau. Per questo dovevo allontanarmi
quando cominciavo a immaginare qualcuno
(Una delle infermiere? Un perfetto estraneo?)
che entrava nella nursery, staccava uno dei fragili,
minuscoli neonati dalle macchine e usciva furtivamente
con quel fagottino in braccio.
Avevo deciso di far nascere Haley in casa solo
per questo motivo. Non ero mai stata favorevole ai
parti in casa. Non ero una di quelle donne che non
avevano fiducia nel sistema sanitario o che temevano
di essere sottoposte a un cesareo non necessario
perch l'ostetrico voleva andare a giocare a golf.
Io volevo dare alla luce Haley circondata da amiche
fidate, da una levatrice le cui referenze avevo
controllato minuziosamente e da una puericultrice
che conoscevo da sempre.
Il mio telefonino si mise a squillare mentre tornavo
verso il reparto di oncologia. Controllai il
display. Il chirurgo di Haley. Smisi di camminare e
risposi. Come sta mia figlia?
E appena uscita dalla sala operatoria. Tutto bene.
Arrivo subito.
Telefonai a Bryan mentre riprendevo a camminare.
E uscita dalla sala operatoria riferii. Sentivo
la voce di una donna in sottofondo. Rideva. Era
a un colloquio di lavoro o cosa? Per un attimo, provai
un moto di diffidenza. Poi mi ricordai che era
tornato per Haley, non per me. Non dovevo dimenticarmene.
Com' andata? mi chiese.
Hanno detto bene.
Sar l fra un paio d'ore.
Perfetto. Sentii la freddezza nella mia voce.
Posso portarti qualcosa?
No, sono a posto. Accelerai il passo avvicinandomi
alla stanza postoperatoria. Voglio solo vederla.
Nella stanza postoperatoria, infilai la mia mano
in quella di Haley. Il suo faccino gonfio era in pace
per il momento. Mi sedetti accanto al letto e spiai
un battito delle sue palpebre. Un guizzo delle labbra
aride. Un segno che stesse tornando da me.
Era stata sottoposta ad anestesia generale tre volte
in quegli ultimi due mesi, e ogni volta avevo temuto
che si sarebbe svegliata diversa, che in qualche
modo l'anestesia me l'avrebbe cambiata. Ma
Haley apr gli occhi e io vidi la mia coraggiosa
bambina nel suo sorriso stanco.
Bibbidi, bobbidi, bu! disse.
Le accarezzai una guancia. E andato tutto bene.
Un'infermiera le abbass il camice azzurro da ospedale
per controllare la pelle rosata intorno alla
nuova fistola. Quanto male ti fa su una scala da
uno a...
Tre rispose Haley senza lasciarle il tempo di finire
la domanda.
Tre nel mondo di Haley  un sei per la gente
normale osserv l'infermiera. Conosceva mia figlia.
Tutti, in quel reparto, la conoscevano. Dicevano
che era una frequent flyer dell'ospedale.
Sar. Haley cerc i miei occhi. Dov' pap?
Sta arrivando.
Bene disse, e gli angoli della sua bocca si distesero
un po' mentre tornava a scivolare nel sonno.
Un'ora dopo, ero seduta con lei nella sua stanza
dalle pareti verde acido. Stava dormendo profondamente.
Mi ero messa sul divano letto e lavoravo al
mio computer portatile. Erano questioni amministrative,
noiose ma necessarie. Ogni due o tre minuti,
mi interrompevo per guardare il faccino di
Haley, le sue guance troppo pallide e troppo tonde,
l'esito di un'orticaria sul suo collo dovuta a uno dei
medicinali. Le avevo messo Fred fra le braccia, e
gli occhioni di plastica marrone del peluche fissavano
il vuoto. Dopo un po', entr un infermiere.
Era un afro-americano, magro come uno stecco,
con gli occhiali. Lo riconobbi subito.
Tom!
Ehi, signora Knightly! Si ricorda di me?
Ma certo! Mi alzai ad abbracciarlo. Dieci anni
prima, Tom era stato uno degli infermieri che si erano
occupati di Haley, uno dei nostri preferiti.
Non sapevo che fosse ancora qui!
E dove dovrei andare? Rise. Per la verit ho
preso un congedo di qualche mese per occuparmi di
una questione familiare... Alz gli occhi al cielo.
E quando sono rientrato in servizio questa mattina
e ho visto il nome Haley Hope Knightly sul tabellone...
Scosse la testa. Mi spiace che ci sia ricaduta.
Anche a me. Lo vidi controllare i segni vitali di
Haley, aggiustare una delle sacche che pendevano
dai trespoli. Poi gli cadde lo sguardo sulla foto di
Haley con le mie nipoti posata sul comodino. Lanci
un'esclamazione di gioia e prese in mano la cornice.
Le cuginette! Ma guarda come sono cresciute!
Si ricorda di loro? gli chiesi, sorpresa.
E come faccio a dimenticarle? Arrivavano qui
come uno stormo di ochette starnazzanti. Sembravano
pi cinque gemelline che sorelle.
Quattro lo corressi. Erano solo quattro. Anche
se sembravano di pi. Due gemelline, e altre due a
un paio di anni di distanza.
Devo confessarlo, non mi piaceva quando arrivavano.
Rise. Portavano tutto quel chiasso e quei
germi da bambine.
Haley era contenta, per.
Tom indic la bimba al centro. E questa qui  la
nostra Miss Haley. La foto era stata scattata l'estate
prima a Outer Banks. Il faro di mattoni rossi
svettava sullo sfondo dietro le bambine che posavano
come piccole vamp nei loro costumini da bagno.
Madison e Mandy erano sulla sinistra. Megan e
Melanie sulla destra. Avevano tutte una coda di
cavallo nera. Haley si distingueva dalle cugine con
i suoi capelli castani. Con i suoi occhi pi chiari.
Rideva tanto forte che era stata dura farla stare
ferma per scattare la foto. Sembrava cos sana.
Non c'era ancora traccia della malattia che stava
piantando i propri semi nel suo corpo. Haley aveva
insistito per portare quella foto con s in ospedale
ogni volta che ci era tornata.
Ho saputo che il suo pap  con voi questa volta
disse Tom. Aveva posato la cornice e stava annotando
qualcosa sulla cartella clinica.
Mi vennero in mente svariate risposte, ma decisi
di essere caritatevole. S. Viveva in California, ma
si  trasferito qui non appena l'ho informato che
Haley aveva avuto una recidiva.
L'altra volta eravate sole. Fin di scrivere e si
gir verso di me. Non ricordo tutti i pazienti, ma
ricordo bene voi perch, anche se era piccolissima,
Haley sembrava una minuscola adulta. Si prendeva
cura di lei quanto lei si prendeva cura di Haley.
Sarebbe parsa una frase strana, se non fosse stata
cos vera. Haley aveva sempre avvertito che c'era
qualcosa di spezzato dentro di me, anche se lo
nascondevo al resto del mondo. Quando era cresciuta
e le avevo parlato di Lily, finalmente aveva
capito. Aveva sentito quella perdita come se l'avesse
vissuta.
Faceva la rappresentante di medicinali, allora,
vero?
Uh-huh. Chiusi il laptop. Avevo smesso da poco.
Tutti quei viaggi a Wilmington. Un tempo avevo
amato quella citt. Ora la odiavo. Bryan aveva
appena lasciato l'esercito e stava lavorando per la
IBM.
Non credo di averlo mai visto.
Be'... part quando Haley si ammal. Non sopportava
di vederla soffrire. Oltre a tutto il resto,
pensai.
Da quanto tempo eravate sposati? chiese Tom.
Notai che portava la fede al dito. Non riuscivo a ricordare
se fosse stato celibe, l'altra volta, o no.
Sei anni. Nella mia mente, avevo diviso quel
periodo in tre segmenti. I primi due anni erano
stati meravigliosi. Vivevamo alla base di Fort Belvoir
e io amavo il mio lavoro di rappresentante farmaceutica.
Eravamo giovani, tanto pi giovani di
adesso. Il nostro rapporto aveva un'energia e una
passione che riuscivo appena a ricordare.
Poi tutto era andato a rotoli. Bryan era stato
mandato in Somalia, dove per poco non lo uccidevano,
Lily era scomparsa e io ero entrata in coma.
Un vero incubo. Bryan e io ci eravamo rassegnati a
un matrimonio teso, improvvisamente privo d'amore,
e lui era partito per un'altra missione all'estero.
Ero rimasta incinta di Haley, non intenzionalmente
e contro gli ordini del dottore, durante una delle
licenze di Bryan, prova che la pillola anticoncezionale
non  sicura al cento per cento. Prova che si
pu ancora fare l'amore quando ci si sente morti
dentro. La mia gravidanza aveva messo in allarme
tutti i medici che mi avevano in cura, ma la mia
pressione era rimasta sotto controllo e io mi ero
sentita piena di speranza. Per un anno dopo la nascita
di Haley, c'era stata una cauta gioia in casa
nostra. Bryan aveva lasciato l'esercito e aveva cominciato
a lavorare per l'IBM per restare pi vicino
a noi. Ricordai di aver pensato che ci faceva la
guardia, per compensare il fatto che non aveva
protetto abbastanza me e Lily la prima volta. La
nostra felicit era fragile e stavamo appena cominciando
a crederci quando erano iniziate le febbri di
Haley. Bryan si era ritirato cos in fretta che non
avevo notato segni premonitori. Un minuto era con
noi, quello successivo se n'era andato. Come avesse
potuto abbandonare Haley e me era una cosa inconcepibile
quanto imperdonabile.
 tornato ora, per disse Tom. Proprio quando
avete pi bisogno di lui.
Annuii. Ha ragione replicai, inghiottendo la
mia rabbia. Dovevo trovare un modo per dimenticare
il passato.
Ero tornata al computer, venti minuti dopo,
quando Bryan entr nella stanza. Si avvicin subito
al letto di Haley. Come sta? mi chiese. Le tocc
leggermente un braccio, chinandosi a guardarla.
Ha chiesto di te quando si  svegliata.
Davvero? I suoi occhiali riflettevano la luce che
entrava dalla finestra.
Non potei evitarlo. Fui commossa dall'emozione
di quell'unica parola. S. Allora, com' andato il
colloquio?
Si strinse nelle spalle. Bene, suppongo. Lo sapremo
presto.
Ricordai la risata in sottofondo. Non sapevo perch
mi infastidisse tanto. Io ero seduta accanto alla
nostra bambina anestetizzata mentre lui se la
rideva con una donna. E allora? Non era pi mio
marito.
Quando conosceremo il suo livello di MRD?
Probabilmente non prima di un giorno o due.
Vuoi fare una pausa? Posso restare io con lei
per un po'.
Guardai la mia bambina addormentata. Se fosse
stata sveglia, avrei potuto accettare l'offerta di
Bryan, ma non potevo lasciarla cos debole e vulnerabile.
Avevo perso di vista un'altra figlia indifesa.
Non intendevo farlo pi.
La sera dopo, Jeff Jackson telefon con i risultati
dell'aspirazione del midollo.
La chemio non sta facendo effetto. Mi spiace.
Merda. Ero alla tavola calda dell'ospedale
mentre Bryan teneva compagnia a Haley. Stavano
giocando a Bananagrams quando li avevo lasciati.
Non mi aspettavo di ricevere l'esito del test cos
presto, ed era una notizia che non volevo sentire.
Quindi, non ci resta che il trapianto?
Le faremo una chemio di mantenimento per tenerla
stabilizzata mentre cercheremo un donatore.
Il suo MRD  pi alto di quanto vorrei, e dovremo
muoverci in fretta. Vi prender un appuntamento
con Doug Davis per domani.  a capo dell'quipe
trapianti. Vi spiegher tutto lui.
Far un test a Bryan e me per vedere se siamo
compatibili? Possiamo farlo subito, questo test?
Ci penser Doug.
Quindi... Deglutii. Secondo lei, alla fine dei
conti,  un bene o un male?
Nessuna delle due cose rispose lui.  quello
che .
Detestavo quell'espressione. Pensate se l'avessi
detta ai genitori di un bambino scomparso.  quello
che .
Pretendo una risposta migliore di questa.
Esit. Vorrei che fosse una notizia pi positiva
disse alla fine. Era il meglio che potesse fare. Il
massimo che potevo chiedergli.
E va bene. Smisi di tormentarlo. Avrei affrontato
quella situazione da sola, come sempre. Poi mi
venne in mente Bryan, seduto accanto al letto di
Haley in oncologia. Pensai all'affetto che mia figlia
aveva scoperto di provare per lui. A come pronunciava
la parola pap. Ricordai che, il giorno prima,
Bryan era entrato nella camera di Haley e si era
avvicinato subito al suo letto. Le aveva toccato il
braccio. E mi dissi che forse, solo forse, dopotutto,
non ero sola.

 Capitolo 20.
Tara.

Wilmington, North Carolina
Stavo urlando. Mi svegliai di soprassalto e mi buttai
gi dal letto, e solo allora mi resi conto che era
la voce di Grace quella che sentivo. Attraversai di
corsa il corridoio, pensando che qualcuno le stesse
facendo del male. Ero pronta a strappare gli occhi
dell'intruso con le mani nude.
Ma lei era sola. Seduta sul letto al chiaro di luna,
era piegata in due e si copriva le orecchie.
Quando la raggiunsi, la sua voce si era fatta cos
strangolata che la sentivo appena.
Aiuto, aiuto mugolava.
Grace! La abbracciai, stringendola in un bozzolo.
Tesoro.  tutto okay. La cullai e lei si abbandon
contro di me. Un brutto sogno.  stato solo
un brutto sogno. Vuoi parlarmene? Aveva l'abitudine
di raccontare i suoi sogni a Sam. Ogni volta
che aveva un incubo si sfogava con lui, e Sam la ascoltava
attentamente, come se volesse memorizzare
ogni dettaglio.
Sentii tremare la sua testa sotto il mio mento.
Mi strinse il braccio, lo lasci andare, lo strinse, allent
la presa, e mi venne in mente come aveva aperto
e chiuso il pugnetto contro il mio seno mentre
la allattavo.
Si trattava di pap? chiesi, poi mi morsi un
labbro. Detestava la mia insistenza.
 colpa mia se Noelle  morta. La sua voce era
cos fioca che pensai d'aver sentito male.
Colpa tua? Gracie, no! Come pu essere colpa
tua?
Scosse la testa.
Dimmi. Perch pensi una cosa simile?
Si ritrasse, ma solo un po'. I nostri corpi continuavano
a toccarsi. Quando allungai una mano per
accarezzarle la schiena, non si scost.
Il giorno della sua morte, mi mand una e-mail.
Cercava sempre di farmi sentire in colpa perch
collaborassi al suo programma.
Uh-huh feci.
Anche Cleve mi aveva mandato una e-mail. Gli
ho risposto, dicendogli quanto fosse irritante Noelle,
scrivendo un sacco di brutte cose su di lei. Che
era una tipa stramba, e cos via. E poi mi sono resa
conto che l'avevo mandata a lei, non a Cleve.
Oh, no. Ero lieta che il buio nascondesse il mio
sorriso. Era successo anche a me pi di una volta.
E a chi non era capitato? Ma mi dispiaceva per
Grace e mi dispiaceva per Noelle, se davvero aveva
ricevuto una e-mail di quel tipo da una ragazza che
adorava. Ma sono errori che succedono...
E poi lei si  suicidata! mi interruppe Grace.
Forse un paio d'ore, forse un paio di minuti, dopo
aver ricevuto il mio messaggio. Ha letto quelle cose
orribili e si  uccisa!
No, Grace dissi con fermezza. Non puoi incolparti
del suo suicidio. Forse non ha mai letto la tua
e-mail, ma anche se lo avesse fatto, non sarebbe
stato sufficiente a farla piombare in una disperazione
di quel tipo. Qualunque cosa turbasse Noelle
era pi grave e la minava da molto, molto pi tempo.
Anch'io avevo il sonno agitato da quando, due
giorni prima, Emerson mi aveva mostrato la lettera
che aveva trovato. Non riuscivo a pensare ad altro.
Continuavo a vedere quella neonata che scivolava
dalle braccia di Noelle. Quando? Dove? Come
doveva essere stata disperata! Avrei voluto poterlo
dire a Grace per rasserenarla, ma doveva restare
un segreto fra Emerson e me, per il momento. Forse
per sempre.
Sono venuta al corrente di alcuni fatti che riguardano
Noelle iniziai lentamente, perch dovevo
riempire il silenzio e impedire che si richiudesse
in se stessa. C'erano dei motivi seri per la sua depressione,
motivi che possono spiegare il suo suicidio,
cara. E, credimi, non hanno a che fare n con
te n con l'e-mail che le hai spedito.
Che genere di motivi? Mi guard quasi insospettita,
con gli occhi che scintillavano al chiaro di
luna.
Non posso ancora parlarne con nessuno. Emerson
e io stiamo cercando di capire perch Noelle
fosse cos gi. Crediamo che le sia successo qualcosa,
molto tempo fa, una cosa che...
Tipo, che  stata molestata?
No. Niente del genere. Non avrei dovuto parlargliene.
C'erano buone probabilit che non sarei
mai stata in grado di rivelare a Grace ci che sapevo
su Noelle. Nemmeno io conosco tutti i dettagli.
Te l'ho detto solo perch tu ti metta il cuore in pace.
Ti basti sapere che non c'entri assolutamente
con quello che  successo a Noelle. Okay?
Mi fece un piccolo cenno e torn a sdraiarsi.
Ce la fai a rimetterti a dormire?
Sto bene. Si rannicchi sotto le coperte e si gir
su un fianco, verso il muro. Provai una sensazione
di freddo dove il mio corpo era stato stretto a lei.
Non volevo andarmene. Le toccai una spalla. Gliela
massaggiai.
Non lavori oggi pomeriggio, vero?
No. Domani.
Posso portarti a casa io.
Mi d un passaggio Jenny.
Esitai. Sei ancora turbata. Assomigli tanto al
tuo pap, cara. Rumini sulle cose, e non  un bene.
Magari questa sera potremmo...
Mamma! Rotol sulla schiena, e anche se non
potevo vederla bene, sapevo che i suoi occhi mi
stavano lanciando pugnali. Voglio dormire!
Okay. Sorrisi fra me. Mi aveva dato un centimetro
e io avevo tentato di avere un chilometro. Mi
chinai a baciarla su una guancia. Ti voglio bene.
Sogni d'oro.
Il mattino dopo, a scuola, lottai contro l'impulso
di andare a vedere come stava Grace dopo quella
notte agitata. Era il vantaggio e lo svantaggio di
insegnare nel liceo della propria figlia: l'accesso a
Grace mi era troppo facile. Non avrebbe apprezzato
la mia interferenza, per, cos feci in modo di evitarla
per tutto il giorno.
Quando entrai in casa, dopo la scuola quel pomeriggio,
la spia dei messaggi lampeggiava sul telefono
in cucina. Digitai il codice e mi portai la cornetta
all'orecchio.
Ciao, Tara disse Ian. Poi ridacchi. Devo proprio
dirtelo, ho un colpo al cuore ogni volta che
sento la voce di Sam sulla segreteria telefonica. 
bello, per. Fa piacere sentirlo. Volevo solo salutarti.
Spero che tu e Grace stiate bene.
Riagganciai.
Accidenti.
Mi ero completamente dimenticata che era stato
Sam a registrare il messaggio sulla nostra segreteria.
Emerson aveva accennato alla cosa poche settimane
dopo l'incidente, ma allora avrebbe potuto
dirmi che la mia casa era viola e non ci avrei fatto
caso. Supponevo che nessuno avesse pi avuto il
coraggio di parlarmene. A parte Ian, e lo aveva fatto
in un bel modo.
Presi il cellulare dalla borsetta e feci il numero
di casa. Contai quattro squilli, mordendomi un labbro,
in attesa. Poi rispose la segreteria telefonica.
Salve! Sembrava che Sam fosse nella stanza
accanto. Questo  il numero di Sam, Tara e Grace.
Lasciateci un messaggio. Grazie!
Fissai per un attimo la cornetta, poi mi misi a
piangere. Mi sedetti sullo sgabello accanto al bancone
e singhiozzai tanto forte che le mie lacrime
formarono una pozza sul granito. Avevo pensato di
aver chiuso con quella fase del lutto, con quel dolore
straziante, che prosciugava, ma evidentemente
non era cos.
Mi ci vollero venti minuti per riprendere il controllo.
Poi tornai a guardare il telefono, questa volta
con determinazione. Dovevo cambiare il messaggio.
Il problema era che non sapevo da che parte
cominciare.
Mi chiedevo, anche, cos'avrebbe detto Grace. Ricordavo
la sua reazione quando era entrata nella
nostra camera da letto e mi aveva visto mettere i
vestiti di Sam in sacchi neri da portare all'Esercito
della Salvezza. Sam se n'era andato da due settimane,
allora, e io avevo provato questo impellente
bisogno di sbarazzarmi di quegli abiti che non avrebbe
potuto indossare pi. Avevo sentito di donne
che conservano i vestiti del marito morto per
anni, ma a me si scheggiava un pezzetto di cuore ogni
volta che vedevo quelle giacche, quelle camicie
e quei pantaloni nel mio armadio.
Lo stai cancellando! aveva urlato Grace quando
aveva visto i sacchi. Avevo cercato di abbracciarla,
volevo che piangessimo insieme, ma mi aveva
respinto e si era chiusa in camera sua. Avevo
pensato, domani parler con me, ma erano passati
duecento domani e lei era pi lontana che mai. Ma
perch mi ero sbarazzata cos in fretta delle cose di
Sam? Era normale? Avevo pensato che mi avrebbe
aiutato non vedere i suoi vestiti nell'armadio.
Quello che non avevo previsto era quanto sarebbe
stata dura vedere il vuoto che avevano lasciato.
Presi il telefono e schiacciai qualche pulsante,
cercando di capire come si faceva a cambiare il
messaggio. Probabilmente Grace non se ne sarebbe
accorta. Non usava mai la linea di casa.
Stavo leggendo le istruzioni quando Grace entr
in cucina. Trasalii. Non mi ero resa conto che fosse
rientrata a casa prima di me. Sperai che non si fosse
accorta del mio sfogo. Riagganciai in fretta. Non
volevo cambiare il messaggio in sua presenza.
Che fai? Si ferm sul lato opposto del bancone,
sbirciando il telefono con sospetto.
Ho pensato che fosse ora di cambiare il messaggio
di risposta ammisi. Ma non so come si fa.
Vuoi togliere la voce di pap.
Cercai di capire se ci fosse un'accusa nelle sue
parole. S. Credo che sia arrivato il momento.
Guard il telefono invece che guardare me.
Suppongo. Prese la cornetta. Posso farlo io, se
vuoi.
Te ne sarei grata.
Schiacci qualche pulsante con sicurezza, poi
disse: Ciao, qui Grace. Mi tese il ricevitore e io lo
fissai. Non capivo cosa voleva che facessi. Mi lanci
un'occhiata che diceva sei proprio una tonta, poi interruppe
la registrazione. Io dico qui Grace, tu aggiungi
e Tara, e poi finisco io. Capito?
S. Bene. Mi avvicinai a lei, testa contro testa.
Sentivo il profumo del suo shampoo. Avevo tanta
nostalgia di quel profumo. Mi venne un groppo in
gola.
Ciao, qui Grace.
E Tara.
Lasciateci un messaggio e vi richiameremo
concluse, poi riappese. Ecco fatto.
Grazie. Sorrisi.
Figurati. Prese una mela dalla ciotola sul bancone
e usc. Avrei voluto chiamarla. Tenerla in cucina
con me. Sei riuscita a riaddormentarti dopo
l'incubo di questa notte?, avrei voluto chiederle.
Raccontami della tua giornata. Chi  la tua prof
preferita, quest'anno? Hai parlato con Cleve ultimamente?
Ma mi costrinsi a tenere la bocca chiusa,
perch quello che era appena successo fra di noi,
per quanto potesse apparire insignificante, per me
era magico e non volevo rovinarlo.

 Capitolo 21.
Anna.

Washington, D. C.
Bryan e io eravamo seduti di fronte a Doug Davis,
lo specialista di trapianti, e lo guardavamo sfogliare
la voluminosa cartella clinica di Haley. Estrasse
uno dei fogli, lo pos sulla scrivania, ci tamburell
sopra con le dita. Ho il referto sul midollo osseo di
Haley, e purtroppo ha un tipo di cellula piuttosto
diffcile da abbinare a quella di un donatore. Difficile,
ma non impossibile, perci non c' motivo di
essere pessimisti. Stava guardando dritto nei miei
occhi. Sembravo pessimista? Terrorizzata lo ero.
Era la stessa cosa?
Mi sembrava strano essere al Children's Hospital
senza Haley. Stava passando un lungo fine settimana
con Marilyn e le bambine, e io non vedevo
l'ora di farmi raccontare tutto, quella sera. Ero
contenta che avesse fatto quella breve vacanza, ma
dopo tre giorni senza di lei ero in astinenza. Mi
mancava mia figlia. Detestavo il pensiero di doverla
riportare in ospedale l'indomani per una nuova
dose di mantenimento di chemioterapia.
Mi aveva telefonato quel mattino e si capiva che
si stava divertendo da matti con le cugine. Avevano
schettinato, erano state a vedere una partita di
calcio di Megan, avevano campeggiato in giardino,
erano andate al cinema e avevano gironzolato per
ore in un centro commerciale.
Pu farci il test oggi? chiese Bryan al dottor
Davis. Non perdiamo tempo. Siamo qui, pronti.
Davis sorrise. Controlleremo, ma di solito i genitori
sono l'ultima risorsa. Raramente sono perfettamente
compatibili. L'opzione migliore sono i
fratelli e le sorelle. Avete altri figli?
Aprii la bocca per parlare, ma Bryan mi batt
sul tempo. Abbiamo avuto un altro figlio. Si
schiar la voce. Una bambina.  sparita poco dopo
la nascita. Non sappiamo nemmeno se sia viva.
Quelle parole mi sconvolsero. Erano le mie parole.
Quelle che dicevo sempre io. Quelle che mi davano
una costrizione alla gola ogni volta che le pronunciavo
ad alta voce. Bryan non aveva accennato
a Lily nemmeno una volta da quando era riapparso
nella stanza d'ospedale di Haley due mesi prima.
Ora, c'era una reale sofferenza nella sua voce.
Un'agonia. Pensavo di essere stata la sola a vivere
con quel dolore, per tutti questi anni.
Che tragedia. Il dottor Davis si tolse gli occhiali.
Sia per l'altra bambina che per Haley. C' una
probabilit su quattro che un fratello sia compatibile.
Quando si considera la popolazione generale,
le probabilit sono una su venticinquemila.
L'improvvisa rabbia che provai verso Bryan, verso
il mondo intero, mi sorprese. Lottai per controllarla.
Se non avessimo perso Lily, avremmo avuto
una probabilit su quattro di salvare Haley.
Ha delle cugine dissi. Quattro ragazzine. Sono
le figlie della sorella di Bryan.
Faremo il test a tutte. Ma  pi probabile che
dovremo ricorrere alla banca dati globale dei donatori.
Se troveremo punti di compatibilit, chiederemo
a queste persone di fare un prelievo di sangue.
Quasi sempre esistono donatori compatibili... Annu
incoraggiante. La questione  riuscire a trovarli
in tempo.
Mi torn in mente un bambino che era stato ricoverato
al Children's quando Haley aveva tre anni.
Era morto in attesa di trapianto. Mi misi a tremare
come se fossi congelata.
Terremo Haley in regime di mantenimento finch
non troveremo il donatore giusto assicur il
dottor Davis. La buona notizia  che probabilmente
le ricresceranno i capelli. Sorrise. Almeno per
un po'.
Perch solo per un po'? chiese Bryan, e io mi
resi conto che non la vedeva con i capelli da quando
aveva un anno. Erano stati finissimi e quasi
biondi, allora. Prima della recidiva, li aveva portati
raccolti in una coda di cavallo, con lunghe ciocche
che sfuggivano all'elastico e le incorniciavano il viso.
Quando avremo trovato il donatore, cominceremo
a prepararla per il trapianto. Verr sottoposta
a un paio di settimane di intensa chemioterapia e
radiazioni, e perder di nuovo i capelli. Dopo l'intervento,
passer un altro mese in ospedale, e circa
quattro di convalescenza a casa. Ci parl del periodo
di isolamento e delle estreme misure di igiene
che avremmo dovuto adottare nel prenderci cura
di Haley.
Uh. Bryan sembrava sopraffatto. Niente di
quello che stava dicendo il dottore era una sorpresa
per me. Avevo fatto delle ricerche. Avevo visto
altri bambini e le loro famiglie, nel reparto, sottoporsi
a quella prova tremenda. Ma adesso si trattava
di Haley.
Bryan e io parlammo poco durante il viaggio di
ritorno verso Alexandria. Ci fermammo a comprare
un cappuccino nella Citt Vecchia, portandoci le
tazze su una panchina sul lungofiume. Era una
giornata splendida. Una chiatta bianca era attraccata
alla nostra sinistra. Scintillava sotto il sole e
il Potomac era un foglio d'argento davanti a noi.
Tutto quello che provavo in quel momento, lo desideravo
per Haley. Volevo che vedesse quella chiatta.
Che facesse un giro sul fiume. Che si sedesse
sulla panca e contemplasse quell'acqua argentea.
Che sorseggiasse un cappuccino con tanta schiuma.
Mi sembrava di non essere capace di vedere,
annusare o toccare qualcosa senza provare il desiderio
che lei potesse fare lo stesso.
Bryan e io restammo seduti in silenzio per qualche
minuto, cercando di elaborare tutto quello che
ci aveva detto il dottor Davis.
Ho paura ammisi alla fine. Anche se riuscissero
a trovare un donatore compatibile, sono tante
le cose che potrebbero andare storte.
Bryan non rispose subito. Bevve un sorso di cappuccino,
gli occhi fissi sull'acqua. Stavo per sollecitarlo
quando lui parl.
Senti, voglio che tu sappia che rester con voi
questa volta. Non scapper pi.
Stava cercando di rassicurarmi, ma le sue parole
mi irritarono. Ti trascinerei indietro per i capelli
se te ne andassi! Ora che ti sei fatto volere bene da
Haley.
Non vi lascer.
Guardai verso il fiume, cercando il coraggio per
quello che stavo per dire. Sono rimasta sorpresa
quando hai parlato di Lily.
Perch? Pensavi che mi fossi scordato di lei?
Francamente, me lo sono chiesta.
Oh, Anna. Sul serio?
Mi girai sulla panchina per guardarlo. Ti sei rifatto
una vita, Bryan. Non hai pi accennato a
Lily. Oh, s, all'epoca ne parlasti con la polizia e
con le autorit, ma mai pi con me.
Era un momento tanto difficile.
Difficile  un eufemismo.
Si tolse gli occhiali da sole e si massaggi gli occhi.
Ho dei rimpianti.
E, accidenti, fai bene ad averli!, pensai. Dimmi
cosa rimpiangi. Volevo un elenco. Volevo essere sicura
che non saltasse niente.
Mi guard come se stesse decidendo se stare o no
al gioco.
Primo, e pi importante, rimpiango di non essere
stato un padre per Haley. Non ho altre scuse
che la vigliaccheria. Non sono stato un buon padre
fin dall'inizio. Non mi sono mai permesso di affezionarmi
a lei. Avevo paura che sparisse com'era
successo a Lily. So che  una cosa irrazionale, ma 
ci che provavo.
Ricordai quanto poco si fosse occupato di Haley
nel suo primo anno di vita. Avevo pensato che fosse
normale. Madri e neonati hanno un legame cos
forte che i padri a volte possono sentirsi esclusi.
Non mi ero mai resa conto che fosse la paura a
bloccarlo.
Quando si ammal... Scosse la testa. Fuggii.
Un uomo senza spina dorsale. Me ne rendo conto.
Ora ti stai esponendo al rischio di perderla. Come
mai?
Forse  la mia personale versione della crisi di
mezz'et. Sorrise. Certi uomini si sentono sfuggire
la vita, capiscono che il tempo passa troppo in
fretta, e riempiono il vuoto con auto sportive e amanti
giovani. Io ho capito che la vita mi stava
sfuggendo e ho avvertito il vuoto, ma non avevo bisogno
n di una macchina n di una donna. Sapevo
cosa mi mancava. Mia figlia. Si rimise gli occhiali
da sole. Stavo cercando un modo per rientrare con
grazia nella sua vita quando mi hai telefonato. Ho
capito che non sarebbe stato con grazia, ma che dovevo
farlo. Starle vicino. Essere d'appoggio a te.
Anche se ero terrorizzato, Anna. Mi guard. Lo
sono ancora. Ma se le succedesse qualcosa e io non
avessi fatto lo sforzo di imparare a conoscerla, non
me lo perdonerei mai. C' gi tanto che non posso
perdonarmi. Mi sono guadagnato una medaglia al
valore in Somalia, ma sono stato un codardo nei
confronti della mia famiglia. Sai? Volevo restituirla,
quella medaglia.
Mi stavo ammorbidendo. Gli credevo. Sono contenta
che tu mi abbia detto tutto questo. E un po'
tardi, ma mi ha fatto bene.
C' un'altra cosa. Ho un amico, qui. Lui e sua
moglie hanno delle concessionarie di auto in Maryland.
Quando ti ho detto che avevo un colloquio di
lavoro, la settimana scorsa, in realt ero andato a
parlare con loro.
Ricordai la telefonata. La risata femminile in
sottofondo. Aggrottai la fronte, in attesa.
Avevano un figlio che mor di leucemia anni fa.
Avevo parlato di Haley con loro prima di tornare
qui. Mi dissero che se mai avesse avuto bisogno di
un trapianto, erano disposti a sponsorizzare una
corsa automobilistica di beneficenza per la ricerca
di midollo osseo. E purtroppo  successo. Cos...
Wow. Mi sentivo in colpa per aver dubitato di
lui. Wow.
A quanto ho capito, le probabilit di trovare un
donatore attraverso la corsa sono scarse. Ma il
punto  che se ne parler. Mi hanno detto che se tu
e Haley siete disposte a rendere pubblica... s, insomma,
la storia di Haley, questo contribuirebbe
ad attirare l'attenzione dei media. Ma non siete costrette
a farlo.
Dovevo rifletterci. Noi, tutti e tre, avevamo una
storia molto struggente, fra la scomparsa di Lily e
la leucemia di Haley. Ma non ero sicura di voler
mettere in mostra mia figlia.
Gliene parler. Gliene parleremo insieme. Comunque
vada, grazie per averci pensato. Per averlofatto.
Guardai un gruppo di turisti mettersi in fila per
salire sulla chiatta. Ero ancora sorpresa dal fatto
che Bryan avesse avuto questo asso nella manica.
Che avesse pensato avanti.
Sai? disse ora. Quello che successe a Lily... Mi
ci  voluto moltissimo tempo per metabolizzarlo. 
ancora difficile per me parlarne. So che eri arrabbiata
con me perch non ero andato subito a Wilmington
a controllarla. Credimi, vorrei averlo fatto,
ma non potevo lasciarti. Ero convinto che Lily
fosse al sicuro in ospedale, ma temevo che avrei potuto
perdere te da un momento all'altro. Eri fra la
vita e la morte.
Lo so. Annuii. So che ti comportasti nel modo
che sembrava pi sensato, in quel momento. Tuttavia,
continuavo a rimpiangere che non si fosse
impegnato di pi. Che non avesse telefonato regolarmente
all'ospedale di Wilmington. Che non avesse
insistito per avere informazioni su nostra figlia.
Qualunque cosa. Ma non poteva sapere che
Lily era svanita. Chi avrebbe potuto immaginarlo?
Avevo l'impressione che fosse colpa mia se era
sparita mi disse.
Ero io che ti facevo sentire cos. A un tratto capivo
che avevo anch'io la mia parte di colpe. Me l'ero
presa con lui perch non sapevo a chi dare la responsabilit.
Ero in coma all'ospedale universitario
Duke quando lui era stato richiamato dalla Somalia,
e ovviamente ero stata io la sua prima preoccupazione.
Ma quando ero uscita dal coma e avevamo
scoperto che Lily era sparita dalla nursery di
Wilmington, mi ero infuriata con lui perch non
era andato l a controllarla. Eravamo fuori di testa,
tutti e due dissi. Avremmo dovuto farci aiutare
da uno psicoterapeuta.
Altro che. Sorrise. Anzi, avremmo dovuto
chiedere al terapeuta di trasferirsi da noi. Bevve
un sorso di cappuccino. Hai mai... Hai mai trovato
qualche indizio su cosa pu esserle successo?
Scossi la testa. Gli investigatori ritenevano che
fosse morta, come ben sai. Un errore medico che
qualcuno aveva cercato di coprire. Ma io non sono
mai riuscita ad accettare questa teoria. Non volevo
accettarla. Quando Haley aveva circa due anni,
ricevetti una telefonata della polizia. Una donna li
aveva contattati dalla South Carolina. Aveva il sospetto
che la bambina di sua cugina fosse Lily. Disse
che questa cugina un giorno si era presentata
con questa bimba, pi o meno nel periodo in cui
scomparve Lily, e che lei aveva trovato strana la
cosa. Gli investigatori le chiesero perch avesse aspettato
anni a denunciare il fatto e lei disse che
temeva di creare dei guai alla cugina, ma ora aveva
l'impressione che la donna trattasse male la figlia,
cos aveva deciso di intervenire. Si scopr che
la cugina aveva davvero rapito una neonata, solo
non la mia. Non la nostra. Era stata una delusione
cocente, quando la polizia mi aveva telefonato
con i risultati del test del DNA. Mi ero illusa,
Bryan. Un anno dopo, Haley and in remissione. E
quando finalmente riuscii a pensare a qualcosa che
non fosse la sua malattia, lei e io andammo a Wilmington
per una settimana. Camminai per le strade,
cercando con gli occhi una bambina di sette
anni che potesse essere Lily. Aspettai l'uscita dei
bambini davanti a tutte le scuole. Una cosa assurda,
dato che quell'ospedale copre un'area geografica
molto vasta. Lily avrebbe potuto essere ovunque.
Mi sono sempre aggrappata alla speranza che
qualcuno che desiderava disperatamente un bambino
abbia visto la pi bella neonata della nursery
e se la sia presa. Almeno, cos, Lily sarebbe amata
e accudita.
Non sono mai riuscito a vederla. Bryan sembrava
oppresso dalla tristezza.
Lo so. Almeno io l'ho avuta per qualche ora.
Haley sa della sorella?
Ovviamente. Non era abituato alla schiettezza.
Alle dure verit. Ci aveva messo due mesi per trovare
il coraggio di nominare Lily. Gliel'ho detto
molto presto. Non poteva avere pi di cinque o sei
anni. Bryan, Haley  una bambina insolita.
Lo so. Sorrise. E fantastica.
Forse  a causa di quello che ha passato quando
era piccola, non lo so, ma  sempre stata diversa
dagli altri bambini della sua et. Mi sta perfino
aiutando a cercare Lily.
Lui trasal. In che senso?
Sa che tipo di lavoro svolge il Missing Children's
Bureau. Segue gli indizi che riceviamo, cerca
qualunque cosa possa essere collegata a Lily.
Certe volte insiste per venire in ufficio con me. Lei
e io siamo tornate a Wilmington altre due volte, in
cerca di Lily. Condividiamo questo enorme buco
nel nostro cuore. Ha persino creato questo sito web
chiamato Fratelli di bambini scomparsi.
Stai scherzando. E l'ha fatto da sola?
Annuii. E un genio del computer, proprio come
il suo pap.
Lui reclin all'indietro la testa, guardando il cielo.
Le voglio un bene dell'anima. In tutti questi
anni, le ho mandato soldi, regali di Natale e letterine,
ma non l'amavo. Non provavo nulla se non
senso di colpa perch ero uno schifo di padre. Ora
la amo e... e posso onestamente dire di non aver
mai provato nulla del genere in vita mia. Quando
l'ho vista per la prima volta in quella stanza d'ospedale,
calva e con la testa sulla bacinella per vomitare...
Mi guard, e il suo sorriso era allo stesso
tempo confuso e tenero. Volevo prendere il suo posto.
Darle la mia salute. Essere io, malato, su quel
letto.
Oh, conosco bene questa sensazione.
Sono cos incazzato con me stesso.
Non volevo sentire altri rimorsi. Quel bisogno,
che mi aveva perseguitato per anni, era evaporato.
Lasciamoci alle spalle il passato. Sei qui, ora. Ti
stai guadagnando quella medaglia al valore.

 Capitolo 22.
Emerson.

Wilmington, North Carolina
La cucina di Hot! era molto pi sterile di quella
che avevo a casa. Questo perch il Dipartimento di
Igiene non si presentava a casa mia, mentre poteva
fare incursioni nel mio ristorante senza preavviso.
Avevamo un rating del novantanove per cento,
ma io puntavo al cento, ed ecco perch stavo facendo
disinfettare il bancone e la macchina del
ghiaccio a Jenny prima di lasciarla libera per la
giornata.
Io vado in biblioteca, Jenny dissi, controllando
il frigo per assicurarmi che ci fosse abbastanza latte
per il mattino dopo. Qui c' un contenitore di
spezzatino per la cena di questa sera. Potresti portarlo
a casa e scaldarlo per te e pap?
Jenny alz gli occhi. Non torni a casa per cena?
L'aveva detto come se volessi farmi sparare da un
razzo sulla luna, ma non potevo biasimarla. A parte
un'occasionale serata fra donne con Tara, ero
sempre a casa per cena. Quella sera, per, avevo
altri progetti. Purtroppo, non potevo dire a nessuno
di che si trattava.
Ho bisogno di fare una ricerca su alcune vecchie
ricette che voglio aggiungere al menu. Non riesco a
trovarle su Google, ma la biblioteca ha un accesso
pi ampio. La mia vaghezza diede i suoi frutti. Gli
occhi di Jenny si erano distratti alla parola ricerca.
Aveva funzionato anche con Ted, quando gli avevo
raccontato la stessa storia. Avevo perso l'attenzione
di Ted alla parola ricette. Avevo la sensazione
che non sarebbe stata l'ultima bugia che avrei raccontato
alla mia famiglia nel prossimo futuro. Allora,
mi fai questo favore? Mi tolsi il grembiule e
lo appesi al gancio accanto alla porta. Ci pensi tu
alla cena?
Suppongo. Azion lo spruzzatore e cominci a
strofinare. Ma volevo parlarti del mio lavoro qui.
Vorrei ridurre l'orario.
Risi. Non lo vorremmo tutti?
Non mi stava guardando e mi chiesi se temesse
la mia reazione. Onestamente, non avevo pi tanto
bisogno di lei ora. Sandra, l'altra cameriera e la
cuoca avevano tutto sotto controllo. Jenny aveva
bisogno di quei soldi, per, e mi era di enorme aiuto
nelle giornate in cui lavorava.
Dico sul serio. Spost il tostapane per pulire
dietro. Cercai di ricordare l'ultima volta in cui avevo
spostato il nostro tostapane, a casa. Ho aumentato
il mio impegno nel programma di aiuti per i
neonati, perch Noelle... Si strinse nelle spalle.
Lo sai.
E vuoi passare pi tempo con Devon.
Jenny sorrise al bancone, le guance rosse. Non
ho molto tempo libero in questo momento.
Era cotta di quel ragazzo.
Meno ore qui significano meno soldi nelle tue
tasche le feci notare, mettendo via le scodelle che
si erano asciugate sullo scolapiatti.
Lo so.
Mettiti d'accordo sui turni con Sandra, e vediamo
come funziona dissi. Jenny era una brava ragazza.
Mi assomigliava molto. Accomodante, con
tanti amici. Forse non la persona pi ambiziosa al
mondo, ma francamente ritenevo fosse pi importante
essere amati che avere successo. Molti non
sarebbero stati d'accordo, ma non mi importava. Io
volevo essere amata, che male c'era? Jenny era apprezzata
da tutti quelli che la conoscevano, adulti e
ragazzi. Preferivo crescere una figlia cos piuttosto
che una che pugnalava alla schiena per andare avanti.
Anche i pochi compagni di scuola che aveva frequentato
erano stati bravi ragazzi. Non aveva mai
fatto sul serio, almeno per quanto ne sapevo io.
Forse con Devon era diverso. Mi aveva fatto piacere
quando erano usciti in quattro, con Grace e Cleve.
Jenny era pi al sicuro cos, mi ero detta, anche
se forse mi illudevo.
Come se la cava Grace? chiesi ora, chiudendo
lo sportello.
Intendi, riguardo a Cleve?
Dev'essere dura per lei, dato che tu stai ancora
con Devon.
Lei... Jenny si strinse nelle spalle. Ci sta molto
male. E Cleve  un perfetto cretino.
Be', in un certo senso posso capirlo. Tolsi lo
spezzatino dal frigo, temendo che se ne scordasse.
Probabilmente vuole godersi l'esperienza del college
e la novit di vivere fuori casa senza legami sentimentali.
Non  per questo. E per come si sta comportando.
Non fa che mandarle messaggini ed e-mail, e
cos Grace si illude che potrebbe tornare con lei.
Oh dissi. Non era una buona cosa.
Certo,  sempre lei che comincia e lo tempesta
di SMS. Ma lui le risponde, e cos Grace pensa che
ci tenga ancora a lei.
Sono sicura che ci tiene.
Non come vorrebbe Grace. Ripose lo spray sotto
il lavandino e butt la carta da cucina nell'immondizia.
Per me si sta comportando in modo meschino.
E una doppia perdita per lei. Infilai lo spezzatino
in un sacchetto di plastica. Prima il suo pap,
poi Cleve. Povera Grace. Era stata cos legata a
Sam. Avevo invidiato il loro rapporto. Ted e Jenny
non erano uniti quanto lo erano stati Sam e Grace.
Mi spiace per lei.
Anche a me. Jenny si lav le mani, poi se le asciug
in uno strofinaccio, appoggiata all'indietro
contro il bancone. Io non riesco neanche a pensare
alla possibilit che pap muoia, mamma.  gi abbastanza
dura che Noelle si sia suicidata e il bisnonno
stia male.
Lo so, piccola. Una delle infermiere della clinica
mi aveva telefonato quel mattino per dirmi che
mio nonno voleva vedermi da sola la prossima volta,
senza Jenny e Ted. Non avevo idea del perch,
ma avrei rispettato il suo desiderio. Avrei fatto
qualunque cosa per lui.
Feci un passo verso Jenny, le scostai i capelli che
le piovevano sull'occhio sinistro e le posai un bacio
sulla tempia. Ti voglio bene.
Anch'io. Scosse la testa per lasciar ricadere il
ciuffo sulla fronte. Poi guard il sacchetto sul bancone.
Sei pronta a chiudere, qui?
Uh-huh. Le passai un braccio intorno alle spalle
mentre ci avviavamo verso la porta posteriore.
Mi sarebbero mancati, questi nostri momenti, se avesse
ridotto il suo orario di lavoro al ristorante.
Fate sul serio, tu e Devon?
No, non sul serio.
Sentii quel muro invisibile alzarsi fra noi e capii
che non dovevo insistere.
Mi sedetti a uno dei computer della biblioteca e
digitai la password che mi avevano dato al banco.
A casa, avevo cercato su Google usando parole come
Anna, neonata, Wilmington, ospedale, e non avevo
trovato niente di utile. Speravo che NC Live
mi desse qualcosa di pi su cui lavorare.
Secondo i registri, l'ultimo neonato che Noelle aveva
fatto nascere era un maschietto, perci la nostra
ipotesi che avesse smesso di esercitare dopo
l'incidente era errata. A meno che, ovviamente,
non avesse scritto nulla riguardo a quel parto sfortunato.
Volevo trovare l'articolo di giornale a cui
Noelle accennava nella lettera che aveva cominciato
a scrivere l'8 luglio 2003. Forse era un'impresa
impossibile, ma dovevo provarci.
Mi ci volle del tempo e un certo aiuto da parte
della bibliotecaria, ma finalmente trovai la pagina
degli archivi del Wilmington Star. La lettera di
Noelle non diceva esattamente quando aveva visto
l'articolo che riguardava Anna. L'archivio consultabile
online risaliva solo fino all'aprile del 2003, perci
sperai che il pezzo non fosse pi vecchio.
Decisi di iniziare la ricerca da qualunque articolo pubblicato nel giugno e luglio 2003 che contenesse
il nome Anna. Quanti potevano essercene? Cinquantasette,
scoprii. Fui sommersa dalle Anna.
Cominciai a leggere: necrologi, risultati di partite,
uno sceriffo corrotto, un paio di nascite. Restrinsi i
risultati a donne che potevano essere in et fertile.
C'erano una Anna che aveva vinto un premio per il
Giardino del Mese, un'atleta ventisettenne, una
donna che aveva rubato della birra in un supermercato.
Mi appuntai il cognome della vincitrice
del Giardino del Mese, Fischelle, che sembrava l'unica
reale possibilit. Viveva in periferia. Me la
immaginai a investire tutte le sue energie nel giardino
per riempire il vuoto che le aveva lasciato la
sua bimba scomparsa.
La cercai online. C'era solo una Anna Fischelle e
viveva davvero a Wilmington, ma aveva sessantotto
anni.
Tentai un'altra ricerca usando le parole ospedale,
neonata e scomparsa, ma nessuno dei risultati
sembrava promettente. Mi appoggiai allo schienale
e fissai il monitor.
Dovevo cominciare a fare sul serio. Noelle era
stata una patita di giornali. A un certo punto, si
era perfino abbonata al New York Times, facendoselo
consegnare alla porta di casa tutte le mattine,
ma era stato molto tempo fa, prima che cominciasse
a leggerlo online. Sapevo che leggeva anche il
Washington Post online, perch si lamentava sempre
di quanto fosse diventato conservatore. Lo leggeva
lo stesso. Amava la polemica.
Provai prima sul Post, cercando una Anna fra l'1
e l'8 luglio 2003, e in pochi istanti ottenni dieci pagine
e duecentodue risultati. Alzai gli occhi al soffitto
della biblioteca. Questa era una battaglia persa.
Era assurdo guardare il Post, e sarebbe stato
ancora pi inutile, pensai, cercare sul New York
Times. La bambina era scomparsa da un ospedale
di Wilmington. L'articolo era stato quasi sicuramente
pubblicato sul giornale locale. Stavo per
tornare allo Star quando mi caddero gli occhi su un
titolo a met della prima pagina di risultati: La polizia
difende il proprio operato nel caso della bimba
di tre anni scomparsa. Fissai la frase, attratta dalla
parola scomparsa. Ma non poteva essere l'articologiusto. La bimba che Noelle aveva preso era una
neonata. Forse perch mi sentivo persa in un mare
di dati e non sapevo cos'altro fare, cliccai sul titolo
e cominciai a scorrere con gli occhi il testo in cerca
del nome Anna.
Il 3 giugno 2003 una bambina del Maryland era
sparita da un campeggio nella valle dello Shenandoah
mentre era in vacanza con la famiglia. Apparentemente
c'era stata una polemica sul modo in
cui la polizia aveva condotto le indagini, ed era qui
che si parlava di una Anna. La trovai nell'ultima
frase.
Anna Knightly, portavoce del Missing Children's
Bureau, ha difeso l'operato della polizia. "Emettere
un Amber Alert con solo una descrizione fisica della
bambina sarebbe stato inappropriato" ha dichiarato.
Non poteva trattarsi della nostra Anna, ma controllai
lo stesso su Google. Il nome Anna Knightly
era pi comune di quanto immaginassi. C'erano
Anna Knightly che allevavano cani, che avevano
blog sul punto croce e che insegnavano a scuola.
Aggiunsi la parola scomparsa alla mia ricerca e mi
apparve sullo schermo l'articolo che non sapevo
nemmeno che stavo cercando. Era stato pubblicato
sul Washington Post del 14 settembre 2010, il
giorno in cui Noelle si era suicidata. Aveva per titolo
Nominato il nuovo direttore del Missing Children's
Bureau. Il trafiletto era chiaro e conciso.
Anna Knightly  stata nominata direttrice del Missing
Children's Bureau. La signora Knightly ha lavorato
per l'organizzazione con vari incarichi dal
2001, in seguito alla sparizione della figlia neonata
da un ospedale della North Carolina. Da allora, ha
dedicato la vita alla causa di riunire i bambini
scomparsi ai loro genitori.
Mi appoggiai contro lo schienale, madida di sudore.
Fino a quel momento, non avevo realmente
creduto alla lettera non finita di Noelle. Non la credevo
capace di rubare neanche un pacchetto di
gomme da masticare, figurarsi un neonato. Eppure,
eccola l, la prova.
E adesso, cosa dovevo fare?

 Capitolo 23.
Noelle.

Wrightsville Beach, North Carolina
1989.
Ehi, ragazze di Galloway! chiam Sam dalla porta
del piccolo cottage sull'oceano. Ecco il mio contributo
alla cena di questa sera.
Seguita da Emerson e Tara, Noelle attravers il
salottino che sapeva un po' di muffa e sbirci nel
cesto che Sam teneva in mano. Quattro pesci argentei
dall'aspetto un po' triste stavano uno sull'altro
in fondo al cesto.
Fantastico! esclam Tara.
Cosa sono? chiese Emerson.
Pesci. Sam sorrideva orgoglioso.
Emerson gli diede una pacca scherzosa su un
braccio. Volevo dire, di che tipo?
E che importa? Lui rise. Loro quattro erano
sulla spiaggia da due giorni, e Sam aveva gi la
pelle color caramello. I suoi occhi avevano lo stesso
blu del cielo.
Noelle si accorse che almeno uno dei pesci era
ancora vivo e si agitava. Rabbrivid e distolse lo
sguardo.
Sei un bruto, Sam.
Lui sbirci nel cesto. Non credo che abbiano sofferto
troppo disse, ma sembrava un po' preoccupato
e questo la commosse. Sam aveva il cuore tenero.
Si chin a baciare Tara su una guancia. Li pulisco
fuori. Volevo solo farveli vedere, prima.
Il cottage di Wrightsville Beach era spartano e
perfetto. Tara e Sam avevano la camera da letto
pi grande, mentre Emerson occupava la pi carina
delle due piccole. Aveva proposto che lei e Noelle
se la tirassero a sorte, ma Noelle aveva insistito
perch la prendesse Emerson. Avrebbe fatto qualunque
cosa per sua sorella. Non le importava in
quale stanza avrebbe dormito. Era felice di essere
al mare con gli amici ai quali si era molto legata in
quegli ultimi dieci mesi. Non avrebbe mai avuto la
complicit da matricole che univa Tara ed Emerson,
dato che era pi grande di tre anni e aveva
passato l'anno accademico come loro Assistente,
ma le due ragazze erano diventate le pi care amiche
che avesse mai avuto. All'inizio, aveva temuto
di essere troppo invadente, ma poco alla volta aveva
cominciato a sentire il sincero affetto che provavano
per lei. L'avevano accettata, con tutte le sue
idiosincrasie, come poche persone avevano fatto.
Sotto certi aspetti, per, era anche pi legata a
Sam.
Aveva scoperto che insegnava come lettore nel
corso di Medicina e Legge che lei frequentava, e
condivideva il suo approccio. Mentre il professore
si concentrava soprattutto su come il personale
medico potesse tutelarsi da cause legali, Sam sembrava
pi preoccupato per i pazienti, e a Noelle
questo piaceva. Avevano preso l'abitudine di incontrarsi
alla tavola calda della facolt, nell'intervallo
fra le lezioni. Lei gli raccontava dei pazienti di cui
si occupava nel suo tirocinio e lui si mostrava interessato.
Noelle aveva sempre pensato che gli avvocati
fossero arrivisti calcolatori che manipolavano
la verit in funzione dell'interesse dei loro clienti,
ma Sam non sarebbe mai stato quel tipo di avvocato.
Sperava che la scuola di legge non lo rovinasse.
Lui ci sarebbe andato in autunno, e Noelle gli raccomandava
almeno una volta alla settimana di rispettare
i suoi valori, come lei avrebbe rispettato i
propri al corso per levatrici.
Le loro conversazioni alla tavola calda occasionalmente
deviavano dal professionale al personale,
e Noelle gli confidava cose che aveva sempre tenuto
per s. L'abbandono del padre, il fatto che sua
madre facesse la levatrice senza averne la licenza.
Gli aveva parlato dei pochi uomini con cui era stata
a letto, oltre che di quelli che l'avrebbero voluta
e che lei aveva respinto.
Ti piacciono i fricchettoni le aveva detto Sam
una volta.
In che senso?
I ragazzi con cui hai fatto l'amore. Aveva indicato
uno di loro, seduto a un tavolo poco distante.
Era chino su un libro, e aveva una treccia lunga fino
alla vita. Sono tutti fuori dalle righe.
Lo erano. Era cos anche Sam, a suo modo, e se
non fosse gi stato impegnato, Noelle avrebbe sperato
in qualcosa di pi. Sapeva che era attratto da
lei, tuttavia il suo attaccamento per Tara era forte
come se fossero destinati a stare insieme dalla nascita.
Tutto sarebbe cambiato in autunno, e questo
rendeva quella vacanza con gli amici ancora pi
preziosa. In autunno, Sam sarebbe andato alla
scuola di legge di Wake Forest e lei al corso per levatrici
di Greenville. Anche se la eccitava il pensiero
di avvicinarsi al suo obiettivo, provava una profonda
tristezza al pensiero di essere separata da
Emerson, Tara e Sam.
Soprattutto, ovviamente, da Emerson.
Per tutto l'anno accademico, aveva sperato che i
genitori di Emerson venissero a trovarla dalla California,
per poter incontrare finalmente la sua madre
biologica. Non era successo. Una volta, i nonni
di Emerson le avevano fatto una visita inaspettata
da Jacksonville, ma Noelle era rientrata al dormitorio
pochi minuti dopo che loro se n'erano andati.
Stranamente, si era sentita sollevata. Temeva che
un incontro inaspettato con i suoi nonni potesse
farle dire qualcosa che in seguito avrebbe rimpianto.
Voleva conoscerli, ma doveva essere preparata.
La quarta notte nel cottage di Wrightsville Beach,
Noelle si svegli di soprassalto. Giacque quieta
nel buio, cercando di capire cosa l'avesse svegliata.
Voci? Il telefono?
La casa era silenziosa.
A un tratto, per, la porta della sua stanza si
spalanc.
Noelle, svegliati! Sam venne verso il letto. La
scosse per una spalla e lei si tir su a sedere, scostandosi
i capelli dalla faccia con le mani.
Cosa c'?
 morta la madre di Emerson! E...
Cosa?
Ha appena telefonato suo padre. Erano in moto
e quella di lei  stata investita da una macchina.
Emerson ...
Oh, no. Noelle butt le gambe gi dal letto e si
infil i bermuda, le mani scosse da un tremito. Non
poteva essere vero. Dov' Emerson?
 corsa fuori sulla spiaggia. Sam si avvi verso
il salotto.  isterica. Tara l'ha inseguita e io vado
a cercarle.
Vengo con te.
Uscirono di corsa sul portico. Sam apr la porta
della veranda e Noelle lo segu sulla spiaggia. Era
stordita. Sua madre morta? No, no, no.
L'aria era come catrame, densa e nera, e il mare
era tanto calmo che riuscirono a sentire Emerson
prima di vederla. Quel lamento strazi il cuore di
Noelle. La trovarono rannicchiata sulla sabbia. Tara
la stava cullando come se fosse una bambina.
Non  vero! singhiozzava Emerson. Non ci
credo!
Noelle e Sam si lasciarono cadere sulla sabbia,
stringendo fra le braccia sia Emerson che Tara.
Sam e Tara mormoravano parole di conforto, ma
Noelle non aveva voce. Le si era inceppata in gola,
ed era lieta che il buio nascondesse le lacrime che
stava versando per la madre che non avrebbe pi
conosciuto.
Nessuno di loro dorm quella notte. Ci furono altre
telefonate, accordi presi, voli prenotati. Tara
decise che sarebbe andata in California con Emerson.
A Noelle, per qualche motivo, sfugg il fatto
che i nonni di Emerson sarebbero venuti a prenderle
in macchina per portarle in aeroporto, perci
fu lei ad aprire la porta del cottage e si trov davanti
un uomo i cui vividi occhi blu erano identici
ai propri. Cap immediatamente chi era e rimase
impietrita, la mano contratta sulla maniglia.
Sono il nonno di Emerson.  pronta? L'uomo aveva
delle rughe intorno agli occhi e ai lati della
bocca, come se ridesse spesso. Non stava ridendo
ora.
Noelle aveva la bocca asciutta come sabbia. Sapeva
che avrebbe dovuto dire qualcosa, mi spiace
per la sua perdita, ma le parole non venivano.
Vado a chiamarla sussurr alla fine. Si gir e vide
arrivare Sam. Di' a Emerson che  arrivato suo
nonno lo preg, poi si avvi verso il bagno. Scusate.
Non mi sento bene.
Avrebbe voluto salutare Emerson e Tara, abbracciarle.
Invece, rimase chiusa nel piccolo bagno
ad aspettare che se ne andassero. Sentiva delle voci
soffocate attraverso la porta, voci che appartenevano
a sua sorella, a suo nonno, ma rimase seduta
da sola sull'orlo della vasca finch non sent sbattere
le portiere dell'auto.
Continu a restare chiusa dentro. Ci rimase tanto
a lungo che alla fine Sam buss. Noelle? Tutto
okay?
Lei si bagn la faccia con l'acqua fredda e usc
nel corridoio. Sto bene. Non lo guard. Non era
sicura di cosa ci fosse scritto sul proprio viso, ma
non voleva che lui lo leggesse.
Tara ed Emerson volevano salutarti.
Io... Ho avuto un po' di nausea.
Sam guard l'orologio. Non posso credere che
siano solo le due. Mi sembrano passati giorni dalla
telefonata di questa notte.
Lo so. Sent che lui la stava fissando. Vado a
leggere in camera mia per un po'.
Ti senti meglio, adesso?
C' qualcuno di noi che sta bene, in questo momento?
Sam scosse la testa. Suppongo di no disse, ma
la stava guardando con un miscuglio di preoccupazione
e curiosit. Lei abbass il viso.
Avrebbe voluto telefonare a sua madre per dirle
cos'era successo, ma la donna non sarebbe stata in
grado di capirla. Non come aveva bisogno di essere
capita lei. Sua madre nutriva delle riserve nei confronti
del legame segreto che Noelle aveva con la
sua famiglia biologica.
Prese il telefono a pi riprese e cominci a fare il
numero della signorina Wilson, ma ogni volta riagganci.
Alla fine, usc sulla spiaggia dove Sam era
allungato su una sedia a sdraio, un libro aperto
contro le cosce nude. Noelle si inginocchi sulla
sabbia accanto a lui, come se volesse pregare. Gli
strinse un braccio. Era caldo sotto i suoi palmi.
Posso parlarti? gli chiese.
Lui pos il libro, e anche se Noelle non riusciva a
vedere i suoi occhi dietro le lenti da sole, cap che
era preoccupato. Ma certo.
Lei allung una mano per sollevargli gli occhiali
sulla fronte. Ti nascondevano gli occhi. Ho bisogno
di vederli.
Sam strizz le palpebre, studiandola per un attimo.
Stai bene?
Lei scosse la testa.
Entriamo. Le tese il libro, poi si alz e pieg la
sedia a sdraio. La port con una mano, e pass l'altro
braccio intorno alle spalle di lei mentre tornavano
verso il cottage.
Noelle si sentiva la gola stretta e dolorante. Poteva
farlo? Poteva dirlo a qualcuno? Sarebbe riuscita
a pronunciare quelle parole? Aveva il diritto
di farlo?
Sam le indic le sedie a dondolo sul portico e si
sedettero. Dimmi.
Noelle apr la bocca, ma la voce non usc. Si copr
il viso con le mani. Sam tir il proprio dondolo di
fronte a quello di lei e Noelle sent le sue mani ai
due lati della testa, le labbra di lui sulla tempia.
Era esattamente ci di cui aveva bisogno. Il conforto
di un amico. Il conforto di un amico che le voleva
bene.
Sollev la testa, asciugandosi le lacrime con le
dita, e Sam si appoggi all'indietro sul suo dondolo,
il viso serio. Pos la punta delle dita sul ginocchio
nudo di lei e aspett che Noelle ritrovasse il controllo.
Quello che ti dir ora... Scosse la testa. Ci riprov.
Se ti dico una cosa, Sam, mi prometti che
non ne parlerai con nessuno? Neanche con Tara?
Mai?
Lui esit, una ruga tra le sopracciglia. S. Te lo
prometto.
Noelle si inumid le labbra. Emerson  la mia
sorellastra.
La ruga tra le sopracciglia si approfond. Lei...
Pieg la testa di lato come se pensasse di aver capito
male. In che senso?
Sua madre era mia madre.
Ma io ho conosciuto tua madre.
Hai conosciuto la mia madre adottiva.
Piano piano lui stava metabolizzando l'informazione.
Spinse indietro il dondolo, cullandosi. Per
la miseria! disse fra i denti.
Nessuno lo sa. Solo la mia madre adottiva e io.
E, ora, tu.
Gli spieg tutto. I documenti che aveva trovato
in uno scatolone. Come si era sentita quando aveva
visto il nome di Emerson sulla lista di studentesse
del Galloway. Il fatto che sua madre le aveva fatto
giurare che non ne avrebbe mai parlato ad anima
viva.
 stata legale? domand Sam. La tua adozione?
S, anche se pu esserci stato qualche... Credo
che i miei genitori abbiano avuto un trattamento
preferenziale perch mia madre aveva assistito al
parto. Non ne sono sicura. A questo punto, non ha
pi importanza.
Cos tu... Oh, cavoli! Sgran gli occhi. Questa
notte hai perso la tua madre biologica e non puoi
dirlo a nessuno.
Noelle si sent tremare il labbro inferiore.
Tranne che a te.
Tuo padre. Sai chi...?
Lei abbass lo sguardo sulle ginocchia, dove erano
ancora posati i polpastrelli di Sam, e scosse la
testa. Un ragazzo che incontr a una festa. Non
ho neanche un nome. Si picchi la coscia con un
pugno. Era mio nonno quello che si  presentato
alla porta, prima! Mio nonno! E sono rimasta a fissarlo
ammutolita.
Mi dispiace tanto, Noelle disse Sam.
Io non esisto per quella famiglia. Non potevo
dirgli niente.
Forse... Sam guard verso il mare. Sai che a
volte le donne che danno i figli in adozione in seguito
chiedono di far desecretare la pratica per...
Non lo ha fatto lo interruppe Noelle. Ho controllato.
Sono solo il brutto ricordo di un suo errore
giovanile. Ma non importa. Ho avuto una buona
madre, perci sono stata fortunata. Ma credevo
che... Le si incrin la voce e lott per continuare.
Credevo che un giorno avrei visto la mia mamma
biologica. Pensavo ci fosse tempo.
Sam si alz e le tese la mano. Vieni disse e,
quando lei si alz, la prese tra le braccia. La tenne
stretta a s mentre piangeva. C'erano uomini che
sarebbero stati spaventati da quello che gli aveva
detto, pens Noelle. Uomini che avrebbero temuto
un tale livello di intimit o che sarebbero crollati
sotto il peso di un segreto cos grave. Ma Sam era
una roccia contro di lei. Poteva parlargli di qualunque
cosa. Dei suoi pi grandi desideri. Dei suoi pi
oscuri segreti. Con lui sarebbe riuscita a confidarsi.
Sempre.
Passarono i tre giorni successivi insieme nel cottage.
Tara doveva tornare la sera del terzo giorno,
anche se Emerson aveva deciso di fermarsi con i
suoi parenti in California per un'altra settimana.
Noelle fece tesoro di quei tre giorni con Sam. E della
sua amicizia. Il problema era che al mondo esisteva
un solo Sam, e che non era suo. Aveva sempre
pensato che avrebbe potuto vivere senza un
uomo, e facilmente. Non era sicura, per, di poter
vivere senza questo uomo.
Il mattino del terzo giorno, Noelle aveva ritrovato
il sorriso. Lei e Sam avevano cucinato insieme,
erano andati a mangiare fuori, si erano spalmati la
crema solare a vicenda sulla schiena, avevano nuotato
in mare e avevano parlato, parlato e parlato.
Quelle parole erano state un vero afrodisiaco per
Noelle, ma aveva represso il desiderio. Sam non
era suo. Non far soffrire un'altra donna come Doreen
ha fatto soffrire me, le aveva detto sua madre.
Mai, pensava Noelle a letto la notte, quando desiderava
che Sam fosse accanto a lei. Mai.
Voglio che tu sappia una cosa le disse Sam la
sera, prima del ritorno di Tara. Avevano acceso un
piccolo fuoco sulla spiaggia e stavano arrostendo
dei marshmallow su spiedini di bamb che avevano
trovato nel cottage.
Dimmi. Noelle mordicchiava il dolcetto gommoso
dallo spiedino.
Ti amo. Sam teneva gli occhi fissi sul fuoco.
Ma  Tara la donna per me. Credo che tu lo sappia.
Le lanci un'occhiata.
Noelle si sentiva girare la testa per l'afa della
notte oltre che per l'ammissione di lui.
Ti amo anch'io gli disse.
Sam annu. Non era una sorpresa per lui. Tu
capisci come stanno le cose fra Tara e me, vero?
Conosci la nostra storia. Stiamo insieme da sempre.
Noelle annu. Anch'io voglio bene a Tara disse
sinceramente. Se non posso averti, voglio che ti
abbia lei.
Il genere di vita che desidero... posso averlo con
lei. Sembrava assorto nei propri pensieri. Una vita
normale, regolare.
Noelle sent una piccola stretta al cuore. Cosa
sono io? Sorrise. Una scombinata?
Rise. Sei diversa, cara. Meravigliosamente diversa.
Tu non vorrai mai una casa in periferia con
una staccionata bianca, due figli e un cane.
Noelle si chiese se fosse quello che voleva lui.
C'era una grossa parte di Sam Vincent che non era
fatta per le staccionate bianche. Ma non voleva far
soffrire n lui n Tara, e mettersi a discutere i meriti
di una vita regolare poteva solo condurre su
quella strada.
Per, resta mio amico per sempre, okay?
Lui le porse il proprio spiedino, offrendole un
marshmallow perfettamente dorato. Contaci.
Noelle fece scivolare il dolcetto sullo spiedo con
la punta delle dita e se lo infil in bocca. Si sentiva
fiera di se stessa perch non aveva chiesto di pi a
Sam, fiera perch non avrebbe fatto soffrire Tara.
Ma non sapeva che per sempre era un periodo di
tempo molto, molto lungo.

 Capitolo 24.
Tara.

Wilmington, North Carolina
2010.
La casa di Noelle aveva un'aria triste e abbandonata.
I decoratori avevano grattato via la maggior
parte della vernice azzurra dalla facciata e le pareti
sembravano chiazzate. Il sole era appena sorto e
si rifletteva rosato sui vetri. Era sabato e non sapevo
se gli imbianchini lavorassero, quel giorno. Speravo
di no. Ero venuta l per sistemare il giardino,
e volevo silenzio per pensare.
Emerson aveva trovato Anna. Era la direttrice di
un'organizzazione che si occupava di bambini
scomparsi, una donna che aveva vissuto una prova
inimmaginabile e che ne era uscita forte e determinata.
Mi si era stretto lo stomaco quando Emerson
mi aveva telefonato per dirmi cosa aveva scoperto.
La storia di questa donna mi era parsa pi reale e
la necessit di una nostra azione inevitabile.
Emerson sarebbe venuta a casa mia pi tardi e
avremmo deciso come comportarci. Sapevo che
rimpiangeva di aver aperto quello scatolone di lettere.
Scesi dalla macchina e osservai il giardino di
Noelle. Era disordinato, pieno di infestanti e di cespugli
troppo invasivi.
Noelle aveva trascurato tutta l'area verde, tranne
la sua piccola aiuola cintata sul retro. Anche se
mi ero assunta l'incarico di prendermi cura di quell'aiuola
finch la casa non fosse stata affittata, avevo
avuto tempo solo di innaffiare i fiori e di togliere
qualche erbaccia. Ora, a quasi tre settimane
dalla morte di Noelle, dovevo dedicarle un po' di
attenzione.
Emerson aveva lasciato gli attrezzi da giardinaggio
di Noelle in un grosso secchio sul portico posteriore,
ma io mi ero portata i miei. Mi sedetti sui
gradini, infilandomi i guanti mentre esaminavo il
giardino.
L'erba era ingiallita, l'unico albero presente era
gracile. Qualcuno aveva tagliato il prato recentemente,
si capiva dalle righe lasciate dal tosaerba.
Forse un vicino. Sarebbe stato uno spettacolo triste,
se non fosse stato per quell'aiuola...
Il sole che si stava alzando nel cielo si posava su
quell'angolo di terreno, illuminandolo come un gioiello.
Alle mie spalle, la casa di Noelle sembrava infestata
da fantasmi. Rabbrividii e mi alzai in piedi,
avviandomi verso l'aiuola.
Se hai un'amica, riflettei, una buona amica, una
donna a cui vuoi bene, e vieni a sapere che ha fatto
una cosa abominevole, smetti di amarla? A dispetto
di tutto quello che avevamo scoperto su Noelle,
mi rifiutavo di dimenticare quello che aveva fatto
per noi. Per me.
Ero ossessionata dal biglietto che ci aveva lasciato,
con l'unica richiesta di prenderci cura della
sua aiuola. L'avrei fatto per la Noelle che conoscevo
e amavo. La Noelle che mentiva e ingannava
aveva sofferto, e tutti noi eravamo da biasimare
perch non ce ne eravamo accorti e non ci eravamo
presi migliore cura di lei.
L'aiuola aveva una forma triangolare, con i lati
lunghi un paio di metri. Era un trionfo di colori a
dispetto del fatto che fosse gi ottobre. Vasi di ogni
forma e dimensione erano pieni di crisantemi che
Noelle doveva aver piantato poco prima di morire.
Mi misi al lavoro, potando l'echinacea e le margherite.
Tolsi le erbacce intorno alle begoniette.
Avevo portato un vassoio di viole con me. Andai a
prenderlo in macchina e le piantai intorno all'abbeveratoio
per gli uccelli.
Avevo l'impressione di non essere sola: la bambina
di bronzo in punta di piedi era cos reale che
mi misi a parlarle.
Guarda quante erbe aromatiche le dissi, mentre
diradavo il basilico. Noelle aveva piantato timo,
salvia tricolore e rosmarino. Aveva un magnifico
basilico tailandese. Tagliai mazzetti di erbe per
darli a Emerson, quel pomeriggio.
Stavo sforbiciando le corolle sfiorite dei crisantemi,
quando mi torn in mente una conversazione
che avevo avuto con Sam non molto prima che lui
morisse.
Cos' questa storia dell'aiuola di Noelle? mi aveva
chiesto a letto una notte.
In che senso? Era stata una domanda cos inaspettata.
Me ne ha parlato. Raramente Sam aveva motivo
di andare a casa di Noelle. Probabilmente non
aveva mai visto il suo giardino.
Be',  piccola, ma bellissima. La cura molto e ha
il pollice verde, anche se non si direbbe a giudicare
dal resto del giardino.
Mi ha detto che ha una vaschetta per uccelli
particolare.
Gliela descrissi e gli parlai dei giornalisti che avrebbero
voluto scrivere un articolo sulla statua,
gli dissi che lei si era rifiutata di farli entrare.
Non mi era parso strano che Sam mi avesse
chiesto di quell'aiuola, allora. Avevo pensato che
Noelle lo avesse requisito a un party, parlandogliene
fino alla nausea.
Adesso, per, mi chiedevo se quella conversazione
non fosse avvenuta durante uno dei loro
pranzi a Wrightsville Beach. Per qualche motivo,
quei loro incontri mi turbavano ancora. Non che
pensassi che avessero una relazione, questo proprio
mi sentivo di escluderlo, ma mi infastidiva il
fatto che nessuno dei due me ne avesse mai accennato.
Forse era vero che si erano visti per parlare
del testamento di Noelle, nel qual caso era
comprensibile che Sam avesse tenuto la bocca
chiusa. Comunque fosse, non avrei mai saputo il
motivo dei loro incontri. Forse era questo che mi
disturbava di pi.
Alcune ore pi tardi, stavo preparando il caff
nella mia cucina, mentre aspettavo Emerson.
Avevo preparato una bella macedonia la sera
prima, e quella mattina avevo cercato di farne
mangiare un po' anche a Grace, prima di accompagnarla
al canile dove prestava opera come volontria,
ma lei aveva voluto soltanto una brioche confezionata.
Emerson aveva detto che mi avrebbe portato una
quiche di zucchine e gruviera e un pandispagna
fatto da lei.
Non capivo come riuscisse a cucinare con tutto
quello che stava succedendo, ma sfornare dolci e
mangiare era sempre stato il suo modo di alleviare
lo stress. Io mi sfogavo con le faccende di casa, ed
ecco perch avevo pulito le finestre della cucina
prima di preparare il caff.
Ora aprii il pensile sopra la caffettiera, dove tenevo
le mie tazze a fiori bianchi e azzurri. In fondo
al ripiano, svettante sopra tutto il resto, c'era la
vecchia mug da viaggio a strisce viola che Sam aveva
usato tutti i giorni. Mi veniva un colpo al cuore
ogni volta che la vedevo.
Non capivo perch non me ne fossi sbarazzata
quando avevo donato i suoi abiti in beneficenza e
sgombrato la sua scrivania.
Tirai fuori due tazze bianche e azzurre e le posai
sul bancone. Poi con cura infilai un braccio dietro
le altre tazze per prendere la mug da viaggio. La
portai in garage e la buttai nello scatolone che dovevo
donare all'Esercito della Salvezza in settimana.
Lo scatolone era pieno, pronto a partire.
Per qualche motivo, eliminare quella tazza mi
parve un gesto anche pi definitivo che cancellare
la voce di Sam dalla segreteria telefonica. Ero triste
mentre chiudevo il cartone. Tornata in cucina,
rividi Sam uscire dalla porta con quella tazza in
mano. Tutte le mattine tranne l'ultima. Se Emerson
non avesse suonato il campanello proprio in
quel momento, sarei andata a recuperare la mug
dallo scatolone.
Emerson e io ci portammo i piattini con la quiche
e il caff in salotto e ci sedemmo sul divano.
Emerson aveva impilato sul tavolino i registri di
Noelle e una copia dell'articolo di giornale che aveva
trovato su Anna Knightly. L'avevo gi letto, pi
volte, ma lo rilessi ancora. Quelle poche righe mi
fecero rabbrividire.
Be',  chiaro che  lei la nostra Anna. Non sapevo
perch, ma avevo cominciato a pensare a
quella donna come alla nostra Anna. Era come se
fosse diventata una nostra responsabilit.
Adesso, dobbiamo cercare di capire chi ha sua
figlia disse Emerson.
Dovremo coinvolgere le autorit, se mai arriveremo
a questo punto.
Emerson sospir. Lo so. Solo...  complicato.
Non sono riuscita a trovare la data esatta in cui
questa neonata  stata rapita. Dall'articolo sembrerebbe
che sia avvenuto intorno al 2000, ma Noelle
ha scritto anni fa, come se fosse passato pi
tempo.
Noelle inizi la lettera nel 2003 feci notare.
 vero ammise Emerson. Per anni fa mi fa
pensare a un periodo pi lontano.
Qual  l'ultimo registro? chiesi, ed Emerson mi
pass un volume.
Sappiamo che la teoria dell'ultimo neonato non
regge, dato che era un maschietto, ma devo dire
che gli ultimi sei mesi delle sue registrazioni non
sono... Insomma, li trovo meno completi e curati
del solito.
Guardai le note sull'ultimo parto. Millenovecentonovantotto.
Scossi la testa. Faccio ancora fatica
a credere che abbia smesso di esercitare a nostra
insaputa.
E se guardi bene, vedrai che aveva rallentato
l'attivit anche prima di quel momento. Passano
settimane intere fra una nascita e l'altra, verso la
fine. L'unica alternativa  che tenesse le registrazioni
da qualche altra parte, in un altro quaderno.
Ho passato in rassegna ogni singolo foglio che aveva
in casa, per. Ted e io abbiamo svuotato tutto.
Non ho trovato altro.
Forse ha distrutto delle carte prima di suicidarsi
suggerii, sfogliando le pagine. Sicuramente
non avrebbe voluto che scoprissimo il suo segreto.
Arrivai a un foglio che era completamente annerito
con un pennarello. Potrebbe essere questo? Perch,
altrimenti, avrebbe dovuto censurare quello
che aveva scritto?
L'ho pensato anch'io disse Emerson. E guarda
qua. Prese il registro, lo appiatt sul tavolino, scostando
bene le pagine. Avvicinandomi, notai che
era stato strappato un altro foglio.
 quello accanto alla pagina annerita sussurrai.
Gi.
S, deve essere proprio qui. Feci scorrere il dito
lungo la costola. Hai cercato di leggere cosa c'
sotto il nero?
 impossibile decifrare lo scritto.
A che anno si riferisce?
I bambini registrati subito prima e subito dopo
sono nati nel novantasette.
Ma perch non ha strappato anche questa pagina?
Forse perch c'erano delle note su un'altra paziente
sul retro.
Sospirai. Posso staccare la pagina? Indicai il
foglio annerito con il pennarello. Potremmo metterla
in controluce e vedere se riusciamo a leggere
qualcosa.
Okay.
Prendo un coltello. Saltai in piedi. In cucina,
sfilai un coltellino affilato dal ceppo e lo portai in
salotto. Emerson me lo tolse di mano. Fece scorrere
con cura la lama lungo il margine interno del foglio,
poi lo strapp lentamente come se compisse
quel genere di operazione chirurgica ogni giorno.
Tieni.
Presi la pagina, la portai alla finestra e la premetti
contro il vetro. Era difficile distinguere le lettere
sotto il pennarello nero, anche perch si confondevano
con lo scritto sul retro del foglio. Credo
che questa sia una R. R-a-b-a-e-e-a... Oh, queste
due prime a sono e! Rebecca?
Emerson era alle mie spalle, ora, cos vicina che
sentivo il suo respiro sul mio collo. Riesci a vedere
il cognome?
Mi lacrimavano gli occhi per lo sforzo. La prima
lettera  una B? Mi scostai per lasciare che Emerson
prendesse il mio posto alla finestra.
Baker? chiese. Rebecca Baker.
Brava! Ovviamente, ora dobbiamo capire cosa
farne, di questo nome.
Non riesco a leggere l'indirizzo. Emerson stava
ancora fissando il foglio contro il vetro.
Possiamo cercarlo online. Io mi ero rimessa a
esaminare il registro. Continuo a pensare che Noelle
debba avere smesso di esercitare, dopo l'incidente.
Tu no, Em? E invece, ci sono svariati bambini
dopo quello di Rebecca. Hai letto la registrazione
dell'ultima femmina nata?
S. L'ultimo era un maschietto, ma quella subito
prima una bambina. E le annotazioni sembrano a
posto, solo un po'... frettolose.
Lessi il nome della penultima paziente. Denise
Abernathy.  la madre della neonata. Credo che
dovremmo controllare anche lei, oltre a Rebecca.
Emerson torn a sedersi sul divano, con la pagina
censurata in mano. Come procediamo? Cerchiamo
di incontrare queste donne per vedere se
assomigliano alle loro figlie, o cosa?
Mi morsi l'interno di un labbro. Dovremo inventarci
una scusa per poter parlare con loro. So che
... scorretto, ma cos'altro possiamo fare?
Annu. Cercher l'indirizzo di questa Denise. Di
Rebecca ti occupi tu? Sembrava molto insicura. Io,
invece, sentivo quel fremito d'eccitazione che mi
prendeva ogni volta che iniziavo un nuovo progetto.
Mi tornarono in mente le parole di Grace. Ti
tieni occupata per non dover pensare a niente, aveva
detto. Per scordare che casino sia diventata la
nostra vita.
Be', pensai, che male c'era?

 Capitolo 25.
Anna.

Alexandria, Virginia.
La domenica mattina, Haley stava facendo i compiti
seduta al tavolo della cucina, mentre Bryan e
io mettevamo in ordine dopo la colazione. Aveva
in testa la bandana blu a pois gialli, la sua preferita.
Era tornata a casa per il fine settimana, e aveva
passato il sabato andando in bici con Bryan,
aiutando me in ufficio e guardando un film con
un'amica nella tavernetta di casa. Oggi aspettavamo
le cuginette Collier, che venivano come ogni
anno per il festival d'autunno di Alexandria. Haley
era eccitatissima. Le strade della Citt Vecchia
sarebbero state chiuse al traffico per fare posto
a bancarelle di cibo e artigianato. La mia villetta
a schiera si trovava solo a un paio di isolati
dal cuore della Citt Vecchia, e le bambine avrebbero
potuto recarsi alla fiera a piedi, mentre Marilyn,
Bryan e io restavamo a chiacchierare a casa.
Negli anni passati, c'eravamo state solo Marilyn
e io, e mi chiedevo come si sarebbe inserito
Bryan. Anche Marilyn era divorziata, e noi due eravamo
sempre andate d'accordo. Mia cognata
era rimasta shockata come me quando Bryan era
tornato nella nostra vita circa due mesi prima.
Provava ancora un po' di rabbia nei suoi confronti,
ma le avevo detto che io mi ero lasciata i risentimenti
alle spalle. La vita  troppo breve, le avevo
scritto in una e-mail la settimana prima. Ora 
tornato ed  fantastico con Haley.  questo che
conta.
La prima settimana di ricerche di un donatore
non aveva dato risultati, ma il dottor Davis ci aveva
assicurato che non era un fatto insolito e che
non dovevamo farci prendere dal panico. Io avevo
provato il panico, il vero panico, solo una volta
nella vita, ed era stato quando mi ero resa conto
che Lily era svanita. Come se non fosse mai nata.
Non ero caduta nel panico quando a Haley era
stata diagnosticata la leucemia la prima volta, e
neanche quando aveva avuto la recidiva. Era come
se avessi perso la mia capacit di raggiungere
quel livello d'ansia con la scomparsa di Lily. Avevo
paura, ora, s, ma dovevamo affrontare la situazione
giorno per giorno e il fatto che Haley
fosse in discrete condizioni rendeva tutto pi facile.
Guardate i cardinali! esclam Bryan, dal lavandino
della cucina. Haley e io ci girammo verso
la portafinestra. I due uccellini rossi, maschio e
femmina, stavano beccando i semi che avevamo
lasciato per loro.
Che carini! Haley si alz da tavola per avvicinarsi
al vetro. I cardinali non si avvicinano mai
al piattino. Dev'essere quel nuovo mangime che
abbiamo comprato, mamma.
Gi convenni, ma non stavo guardando i cardinali.
Guardavo Bryan, che si era proteso verso
il vetro per ammirare gli uccellini. Il sole gli illuminava
gli occhi e per la prima volta, forse da
prima che Lily nascesse e che il mio mondo crollasse,
provai desiderio fsico per un uomo. Per lui.
Era passato tanto tempo che stentai a riconoscere
la sensazione.
Bryan era tornato nella mia vita. In quelle ultime
settimane, man mano che il mio atteggiamento
verso di lui si ammorbidiva, mi ero resa conto
che mi piaceva come persona. Non era pi il bel
giovanotto di cui mi ero innamorata a ventun anni,
e non era neanche il marito che mi aveva abbandonata
quando si era ammalata Haley. Era
un uomo nuovo. Pi vecchio, pi saggio, pi coraggioso,
contrito. Amava profondamente Haley e
si era conquistato il suo affetto. Ora mi chiedevo
se potesse esserci qualcosa di pi tra noi. Non
quello che avevamo avuto un tempo, ma un sentimento
diverso. Migliore.
Parlava sul serio quando mi aveva detto che
non se ne sarebbe andato. Aveva avuto un colloquio
di lavoro a Washington, qualche giorno prima,
e c'erano buone speranze. La compagnia gli
aveva chiesto di volare a San Francisco per un ulteriore
colloquio al quartier generale. Lui aveva
accettato, purch la sede di lavoro fosse Washington.
Non se ne sarebbe andato.
Che ore sono? Haley torn a sedersi a tavola.
Quasi le undici. Dovrebbero arrivare da un
momento all'altro.
Vorrei che si sbrigassero. Chiuse il libro di
storia e si alz. Era un po' agitata quel mattino.
Doveva tornare al Children's l'indomani per la
chemio e non era una prospettiva piacevole.
Dev'essere dura pensare che tornerai in ospedale
domani osservai, riempiendo d'acqua la caffettiera.
Lei mi fece una smorfia.  per questo che non
ci penso, mamma. Perch dovevi ricordarmelo?
Scusa dissi, e Bryan mi fece un sorriso solidale.
Gli steroidi la rendevano irritabile, ma non la
biasimavo per essere sbottata. Era pi brava di
me a vivere nel presente. Oggi non aveva veleno
che le pompava nelle vene e dovevo lasciarle assaporare
ogni istante di quella libert.
Stavo accendendo la caffettiera elettrica quando
sentimmo una macchina fermarsi davanti a
casa.
Sono arrivate! url Haley, correndo verso il
salotto. Io la seguii, la vidi spalancare la porta,
poi impietrirsi. Porca miseria! url, tanto forte
da farsi sentire in tutta Alexandria. Mamma,
guarda!
Arrivai alle sue spalle e vidi Marilyn smontare
dalla macchina mentre quattro ragazzine calve
correvano verso casa.
Oh, mio Dio! Risi, sbalordita e commossa. Haley
corse incontro alle cugine e io guardai quattro
teste pelate e una bandana blu a pois gialli saltellare
su e gi mentre le ragazzine si abbracciavano.
Bryan! chiamai verso la cucina. Prendi la
macchina fotografica!
Lui arriv di corsa. Roba da matti disse con
un sorriso mentre scattava una foto. Poi mi pass
un braccio intorno alle spalle e mi parve un gesto
cos naturale. Diede una piccola stretta al mio
braccio prima di lasciar cadere la mano lungo il
fianco.
Marilyn aggir il gruppetto di bambine e mi
sorrise, salendo i gradini del portico.  stata
un'idea loro. Diede un forte abbraccio a me, poi
uno pi breve, pi anemico, al fratello.
Non avrebbero potuto fare una cosa pi dolce
sussurrai, guardando le bambine commossa. Una
delle gemelle, non avevo idea di quale fosse, distribu
dei berrettini da baseball turchesi alle sorelle
e a Haley. Le cugine si erano sottoposte al
tampone della mucosa boccale, nell'ultima settimana.
Tutti quelli che conoscevo avevano fatto il
test, ma nessuno era risultato compatibile con
Haley. Nemmeno alla lontana.
Haley butt via la bandana e tutte e cinque le
bambine si infilarono i berretti, ridacchiando e
indicandosi a vicenda mentre venivano verso di
noi.
Ragazze dissi alle mie nipoti. Mi avete lasciato
senza parole.
Avete fatto una cosa bellissima approv Bryan.
Era stato gi abbastanza difficile distinguere le
mie nipoti con i capelli. Ora, era impossibile. La
dodicenne Melanie era l'unica che riconoscevo con
certezza. Era pi sottile e slanciata delle sorelle,
ma aveva i loro stessi tondi occhi marroni, lo
stesso mento piccolo e le stesse lentiggini sul naso.
Abbiamo dovuto fare un giro dell'oca per arrivare
qui, perch le strade sono transennate per il
festival disse una delle ragazzine.
Ci dai i soldi, mamma? chiese Melanie a Marilyn.
Voglio comprare una tonnellata di roba.
Marilyn consegn venti dollari a ognuna delle
figlie e io feci per andare a prendere il portafoglio,
ma Bryan mi batt sul tempo, infilando una
banconota in mano a nostra figlia.
Grazie, pap. Haley sorrise. Poi le ragazzine
sparirono rapide come erano arrivate, questa volta
con Haley al centro del gruppo.
Santo cielo, sembra che stia cos bene! esclam
Marilyn mentre seguivamo Bryan in cucina.
Se non fosse per il faccino un po' gonfio e per la
mancanza di capelli, non si direbbe che c' qualcosa
che non va.
Lo so annuii.  tosta, mia figlia.
E tu? Come stai? Smise di camminare, girandomi
verso di s e tenendomi per le spalle per
studiare la mia faccia. Si chin a sussurrarmi a
un orecchio: E un aiuto o una complicazione, avere
qui Bryan?.
 un sogno, pensai. E un grande aiuto risposi.
La corsa per il midollo osseo  fissata per la
settimana prossima, e si sta occupando dell'organizzazione
personalmente.
Sono cos contenta per te. Marilyn sorrise.
Di cosa state parlando, voi due? chiese Bryan
quando entrammo in cucina.
Di te. Marilyn gli pass un braccio intorno alla
vita. Raccontami della corsa per il midollo.
Posso aiutarti in qualche modo?
Ci beviamo un caff, prima? proposi. Lei annu
e si appollai su uno degli sgabelli al bancone
della cucina.
Be'... Bryan prese un altro sgabello e si sedette
di fronte alla sorella. Stiamo cercando di avere
un po' di pubblicit. Il Post mander qualcuno
al Children's questa settimana per intervistare
Haley e Anna. Poi, nei giorni precedenti alla corsa,
una delle reti televisive locali far un servizio
su di loro.
Davvero? Marilyn sembrava un po' preoccupata.
Haley  d'accordo? chiese a me.
Annuii. Capisce perch lo stiamo facendo. Forse
non troveremo un donatore attraverso la corsa,
ma se riusciamo a far iscrivere centinaia di persone
in pi nella banca dati globale, questo potrebbe
aiutare qualcun altro. Io s avevo delle riserve
sul fatto di pubblicizzare la malattia di Haley.
Ma sapevo che Bryan aveva ragione.
Continuammo a parlare e a bere caff per un
po', poi Marilyn guard dalla finestra.  una
splendida giornata. Che ne dite se facciamo anche
noi un giro alla fiera?
E cos uscimmo e ci unimmo alla folla che passeggiava
tra le bancarelle sulla King Street. Di
tanto in tanto intravedevamo il lampo colorato di
cinque berretti turchesi tra la gente, e ci dirigevamo
nella direzione opposta per lasciare che si
godessero la loro indipendenza. Provavo una piccola
stretta al cuore ogni volta che vedevo le bambine.
Sapevo che sarebbe stata l'ultima giornata
serena di Haley per un po'. Una delle ultime possibilit
di comportarsi come una persona normale.
Ma per oggi, era solo una di cinque allegre
bambine pelate con un berretto turchese in testa.

 Capitolo 26.
Tara.

Wilmington, North Carolina.
Ora che ero seduta in macchina davanti alla casa
di Rebecca Baker, avevo dei ripensamenti sul piano
che avevamo concordato. Emerson e io avevamo
dovuto scambiarci una dozzina di mail per decidere
cosa avremmo detto alle due donne che dovevamo
contattare.
Alla fine avevamo deciso che ci saremmo avvicinate
il pi possibile alla verit senza rivelare tutto
quello che sapevamo. Avremmo detto alle due donne
che eravamo le pi care amiche di Noelle e che
eravamo sconvolte dal suo suicidio. Sapevamo che
aveva avuto dei problemi personali nel periodo in
cui erano nate le loro figlie e, dato che avevano avuto
un contatto molto stretto con lei, forse avrebbero
potuto aiutarci a capire cosa le fosse capitato.
Questa era sicuramente la verit. Speravamo che
ci avrebbero mostrato le foto delle figlie e che, come
per magia, una marcata mancanza di somiglianza
ci avrebbe fatto capire la verit.
Questo non era successo nel caso di Denise Abernathy,
per.
Emerson mi aveva detto che ci era voluto tutto il
suo coraggio per suonare alla porta degli Abernathy,
ma quando aveva detto a Denise il motivo della
sua visita, la donna l'aveva invitata a entrare e
aveva tessuto le lodi di Noelle per almeno un'ora.
Non credo sia lei, mi aveva scritto Emerson. Ha
quattro figli, tutti biondi e con gli occhi verdi come
lei. Denise ha detto che Noelle  stata fantastica. Aveva
fatto nascere anche la sua primogenita, ed 
rimasta delusa quando ha saputo che Noelle non
praticava pi quando ha avuto i due figli pi piccoli.
La donna che cerchiamo deve essere la tua Rebecca.
La mia Rebecca.
Mi mancava il consiglio professionale di Sam.
Quello che stavamo facendo era legale? Etico certamente
non lo era, ma che alternativa avevamo?
Non potevo chiedere a Ian. Emerson e io dovevamo
portare quel fardello da sole.
Cos, ora, seduta in macchina davanti alla casa
di Rebecca, mi ricordai che ero un 'attrice. Potevo
farcela.
Mancavano solo tre giorni alla festa di compleanno
di Suzanne e, all'uscita da scuola, ero andata
a parlare con l'agenzia di catering per decidere gli
ultimi dettagli ed ero passata a comprare dozzine
di palloncini. Non avevo altre scuse per rimandare
l'incontro con Rebecca. Scesi dalla macchina e cominciai
a risalire il vialetto, sperando che in casa
non ci fosse nessuno.
Sul portico, suonai il campanello e sentii riecheggiare
un carillon. Un cane si mise ad abbaiare.
Udii dei passi. Un attimo dopo, una ragazzina un
po' pi giovane di Grace apr la porta.
Salve disse. Era piccola di statura, atletica, con
i capelli scuri. Le sue sopracciglia erano sollevate
in una domanda. E lei chi ?
Salve. Mi chiamo Tara Vincent. Sto cercando
Rebecca Baker.
Un attimo. Gir sui tacchi e si avvi verso la
cucina che si intravedeva sul fondo. Sentivo un acciottolio
di padelle. Mamma! C' una signora per
te.
Arriv una donna in tuta. Alz le sopracciglia
con la stessa espressione della figlia, ma l finivano
le somiglianze. Aveva i capelli di un biondo chiarissimo,
gli occhi azzurri.
Sono spiacente di interrompere la sua serata. E
so che il motivo della mia visita potr sembrarle
strano e intrusivo, ma mi chiamo Tara Vincent ed
ero un'intima amica di Noelle Downie.
Rebecca aggrott la fronte cercando di capire.
Non potevo biasimarla. Ho saputo che Noelle si 
uccisa.
S. E io... Avrei piacere di parlare con lei per
qualche minuto. Posso tornare un altro giorno, se
non...
A che proposito? chiese la donna.
Ha tempo, ora?
Si guard alle spalle. Stavo pulendo la cucina, e
qualunque interruzione  gradita. Indic le sedie
a dondolo sul portico. Si accomodi.
Grazie. Ci avvicinammo alle sedie. Erano impolverate.
Io avevo addosso un cardigan bianco e
dovetti resistere alla tentazione di pulire lo schienale
con un fazzolettino di carta prima di sedermi.
Devo dire che non mi ha sorpreso sentire che
Noelle si  suicidata disse Rebecca accomodandosi.
Le sue parole mi scossero. Per le persone pi vicine
a Noelle era stato uno shock. Cosa sapeva
questa estranea che noi ignoravamo? Davvero?
Come mai?
Era stravolta l'ultima volta che la vidi.
E quando successe?
Oh, molto tempo fa. Ha fatto nascere i miei primi
due figli. Il maschio e la ragazzina che le ha aperto
la porta. Petra. Anche se Petra non l'ha proprio
fatta nascere lei. Una lunga storia. Allora, di
cosa voleva parlarmi?
Mi girava la testa. Noelle non aveva fatto nascere
Petra? Come si inseriva questa tessera nel puzzle
che stavamo cercando di ricostruire?
A differenza di lei, le mie amiche e io siamo rimaste
shockate dal fatto che Noelle si sia suicidata.
Pare che, in un certo senso, lei la conoscesse
meglio di noi, Rebecca. Stiamo cercando di capire
cosa turbasse Noelle. Aveva smesso di fare la levatrice
pi di dieci anni fa, e ci siamo chieste se qualcosa,
in quel periodo, non abbia scatenato la sua
depressione. Una depressione di cui non ci eravamo
rese conto. Quindi, abbiamo deciso di parlare
con alcune delle ultime pazienti per ricostruire la
sua vita.
Mi sembrava una spiegazione assurda, debole,
ma Rebecca annuiva come se fosse perfettamente
sensata.
Bene, prima di tutto devo dirle che  stata fantastica
quando ha fatto nascere il mio primogenito.
La adoravo. Non vedevo l'ora di ripetere l'esperienza
di un parto a casa con Petra. Ma quando entrai
in travaglio e lei arriv, era stravolta, come le ho
gi detto. Lo ero anch'io. Sorrise. Avevo fitte alla
schiena da giorni. Non avrei notato neanche se si
fosse presentata a casa mia con due teste, ma mio
marito se ne accorse.
Cosa intende con stravolta,?
Fatta.
Fatta? ripetei. Mi sentivo stupida.
Aveva sicuramente preso qualcosa ed era molto,
molto stordita. Con mio figlio, era stata professionale,
calma, e io avevo capito subito di essere in
buone mani.
Annuii.
Be', non era la stessa donna che si present alla
mia porta quando dovevo dare alla luce Petra. Inciampava
nei propri piedi. Aveva gli occhi vitrei.
Se non fossi stata tanto preoccupata per me stessa,
mi sarei preoccupata per lei. Onestamente, non sapevo
come comportarmi. Erano le tre del mattino e
pensai che fosse intontita perch l'avevo tirata gi
dal letto nel cuore della notte, cos mi feci seguire
da lei per circa un'ora, ma Noelle non miglior. Alla
fine, mio marito le chiese di andarsene. Sapevo
che aveva ragione, ma ero terrorizzata. Pensavo
che avrei dovuto andare in ospedale e partorire con
un medico che non conoscevo. Sentii mio marito
parlarle in corridoio fuori dalla mia stanza. Fu
molto schietto. Le disse che sembrava drogata, che
non si sentiva a proprio agio nell'affidarmi a lei e
che preferiva portarmi in ospedale.
Come reag Noelle?
Parlava molto piano e non riuscii a sentirla, ma
mio marito mi rifer che non protest. Era come se
fosse d'accordo con lui. Si scus e disse che aveva
dei dolori alla schiena e che probabilmente aveva
preso troppe pillole. Era molto turbata, contrita, e
mio marito si trov a confortare lei. Noelle chiam
una sua collega, Jane Rogers, e le chiese di sostituirla
perch stava male. Jane arriv subito e fu
fantastica.
S, a volte aveva davvero bisogno di prendere
degli antidolorifici per la schiena confermai. Mi
spiace che ci sia andata di mezzo lei.
Mio marito ebbe l'impressione che fosse drogata.
Non credo che assumesse droghe dissi, ma cosa
ne sapevo io? La nostra teoria sul fatto che la figlia
di questa donna potesse essere la neonata sottratta
ad Anna si stava sbriciolando. Noelle aveva cancellato
la registrazione col pennarello nero perch
alla fine non aveva fatto partorire Rebecca. Almeno
ha avuto il buonsenso di farsi sostituire da una
collega.
 vero. Rebecca annu. A quel tempo ero molto
arrabbiata. Mio marito riteneva che dovessimo
presentare un esposto contro di lei, ma alla fine
era andato tutto bene e avevamo avuto una bellissima
bimba sana, e ci concentrammo solo su questo.
Petra  adorabile. Ho una figlia adolescente anch'io.
Rebecca sorrise. Sa che sfida difficile sia, allora.
Fui talmente confortata da quelle parole. Non
ero l'unica madre ad avere delle difficolt con una
teenager, dopotutto. Emerson aveva pochi problemi
con Jenny e non poteva capire fino in fondo le
dinamiche che si erano instaurate tra Grace e me.
Decisamente. Mi alzai. Le sono molto grata di
aver accettato di parlare con me.
Quello che le ho detto le  stato d'aiuto?
Credo proprio di s. Lei ha notato un problema
di Noelle che a noi era sfuggito. Mi sento in colpa
per questo.
La capisco. Una delle amiche di Petra si  suicidata
l'anno scorso e lei si sente in colpa da allora,
ma nessuno aveva colto i segni. Non si pu aiutare
chi non vuole essere aiutato.
Mentre mi allontanavo in macchina, non pensavo
pi a Noelle, ma al commento di Rebecca sull'amica
di Petra. Gli adolescenti a volte reagivano alla
sofferenza suicidandosi.
Pensai all'umore cupo di Grace. Ai suoi incubi.
Avevo passato tanto tempo a cercare di scoprire cosa
avesse turbato Noelle, mentre era mia figlia il
mistero pi grande e pi pressante.
A un tratto ebbi paura.
Possibile che stesse succedendo qualcosa a mia
figlia, l, proprio sotto il mio naso? Come facevo a
saperlo?
Non chiudermi fuori, Grace, pensavo con un
groppo in gola, mentre guidavo. Ti prego, bambina
mia, non chiudermi fuori.

 Capitolo 27.
Emerson.

Jacksonville, North Carolina.
Il nonno sembrava un po' pi sollevato quando entrai
nella sua stanza in clinica. Oppure, mi stavo
semplicemente abituando a vedere i suoi lineamenti
emaciati.
Ciao, cara. Mi sorrise e allung un braccio fragile
per attirarmi in un abbraccio quando mi chinai
sul suo letto.
Hai una bella cera dissi, prendendo una sedia.
Ho lasciato che mi facessero la barba. Si pass
una mano tremula sul mento. In tuo onore.
Ti ho portato del pane di zucca. L'ho lasciato all'inserviente.
Te lo dar a cena.
, Mi  sempre piaciuto il tuo pane di zucca.
 perch sei stato tu a insegnarmi a farlo.
Non lusingarmi. Scosse la testa, sorridendo.
Mi hai superato, ai fornelli, quando avevi dieci
anni. Mi guard negli occhi, e tornammo di colpo
seri. L'infermiera aveva detto che voleva parlarmi
da sola, senza Jenny e Ted, e sapevo che il nonno
doveva vedere quella visita come una specie di addio.
Bast quel pensiero a farmi salire le lacrime agli
occhi.
Ehi, non piangere. Non ti ho detto ancora niente.
Volevi vedermi da sola. Mi piegai sopra la barra
del letto per prendergli la mano.
Lui annu. C' una cosa che devi sapere. E temo
che sar un piccolo shock, cara.
Strinsi le labbra. Non riuscivo a immaginare di
cosa potesse trattarsi. Sembrava preoccupato per
me. Sto bene. Puoi dirmi qualunque cosa.
Hai una buona amica inizi lui. Noelle Downie.
Aveva incontrato Noelle qualche volta nel corso
degli anni, ma non capivo perch gli fosse venuta
in mente adesso. Non gli avevo detto che si era suicidata.
Non vedevo motivo di rattristarlo, e qualcosa
nella sua voce mi disse di non parlargliene ora.
S. Annuii.
Noelle  la tua sorellastra.
Mi chinai su di lui, aggrottando la fronte. In
quelle ultime settimane era gi capitato che dicesse
cose che non avevano senso. Ci sono delle farfalle
in bagno. O mi danno sempre spaghetti a colazione,
qui. I medici mi avevano detto che erano i
farmaci a parlare.
Cosa intendi, nonno?
Quello che ho detto.  la tua sorellastra e mia
nipote. Tu non avresti mai dovuto saperlo.
Io... Puoi spiegarmi...
S. Distolse il viso, guardando il giardino curatissimo
dalla finestra. Non posso morire senza averti
rivelato la verit su Noelle. Una lacrima col
da uno dei suoi occhi blu e io presi un fazzolettino
per asciugargli la guancia. Tua madre ebbe una
bambina quando aveva quindici anni.
Trattenni il fiato e mi ritrassi. Oh, no. Cercai
di immaginare mia madre adolescente. Incinta.
Costretta a prendere una decisione. Mi stai dicendo...
che questa bambina era Noelle?
Si inumid le labbra aride. Susan stava gi con
Frank all'epoca, ma fu un altro ragazzo a metterla
incinta. Noi lo scoprimmo solo quando la gravidanza
era avanzata. Frank non lo seppe mai. Fu una
decisione di Susan. La mandammo dalla tua prozia
Leta nella contea di Robeson. Disse a Frank... Be',
non ricordo esattamente cosa gli disse. Che Leta
era malata, penso, e che doveva darle una mano.
Leta trov una levatrice che si prendesse cura di
tua madre e... che risolvesse il problema, per cos
dire.
Una levatrice? Noelle? Ero confusa. Mi massaggiai
la fronte. Non capisco...
La levatrice desiderava un bambino. Lei e suo
marito adottarono la neonata.
Ma come fai a sapere che si tratta proprio di
Noelle? Una morsa dolorosa mi stringeva il petto.
La perdita di una delle mie migliori amiche si stava
rivelando un lutto ben pi grave.
Pi o meno nel periodo in cui i tuoi genitori si
trasferirono in California, tua madre cominci a
sentire l'esigenza di trovare la figlia. Esitava, per.
Era spaventata all'idea di dire la verit a Frank,
anche se era passato tanto tempo. Temeva che lui
si sarebbe arrabbiato perch gli aveva mentito.
Tuttavia, tua madre sapeva che la levatrice si
chiamava Downie e sapeva dove viveva. Suppongo
non le sia stato difficile arrivare al nome di Noelle.
Lo scopr poco prima di morire, ma ci rendemmo
conto che tu eri sua amica, amica di Noelle, solo
dopo la sua morte. Fummo shockati, tua nonna e
io, la prima volta che tu facesti il suo nome in nostra
presenza. Non era una coincidenza strana il
fatto che tutte e due foste andate alla UNCW, ma
diventare amiche cos... Scosse la testa, poi mi
lanci una lunga occhiata. Tu credi che in qualche
modo lei lo avesse scoperto?
Pensai al testamento di Noelle. Al fatto che mi
nominava suo esecutore. Pensai alla strana suddivisione
dei suoi averi, con il settantacinque per
cento destinato a Jenny. Ricordai la prima volta
che Tara e io l'avevamo vista, nella nostra stanza
al dormitorio. A distanza di anni, scherzavamo ancora
sullo strano comportamento di Noelle, su tutte
le domande che mi aveva fatto sulla mia famiglia,
sul mio nome, sui miei nonni.
Lo sapeva. Riuscivo appena a parlare. Non so
come l'abbia scoperto, ma lo sapeva.
Tua nonna e io decidemmo che era meglio continuare
a tacere, dato che tuo padre non sapeva nulla.
Non volevamo intaccare la memoria di Susan.
Ma ora che Frank non c' pi, e che anch'io sto per
lasciare questa terra,  arrivato il momento. Mi
guard con la speranza negli occhi. Avevo sempre
amato quegli occhi blu e a un tratto vidi Noelle in
essi. Ho bisogno di un grosso favore, Emerson. Solo se te la senti, okay? Mi rendo conto che  chiederti
molto.
Annuii. Qualunque cosa.
Vorrei che Noelle sapesse la verit. Vorrei passare
un po' di tempo con lei. Con l'altra mia nipote.
Gli tremavano le labbra in un modo che non
riuscivo a sopportare. Saresti d'accordo?
Oh, nonno. Tornai a prendergli la mano, stringendola
fra le mie, e poi gli dissi la parte della storia
di Noelle che conoscevo io. La fine.

 Capitolo 28.
Tara.

Wilmington, North Carolina.
Emerson e io eravamo sedute sui gradini posteriori
del cottage di Noelle. Ci tenevamo per mano, gli occhi
fissi sul giardino, aspettando che Suzanne venisse
a vedere la casa. Speravamo che diventasse
la prossima inquilina. Il suo attuale contratto d'affitto
scadeva solo in primavera, ma a Emerson e
Ted non dispiaceva aspettare. Avevano bisogno di
tempo per la ristrutturazione.
Suzanne era stata l svariate volte nel corso degli
anni, ma la casa era in un tale stato di degrado
che quando Emerson le aveva chiesto se le interessasse,
aveva fatto una smorfia prima di dire: Forse.
Ora speravamo che riuscisse a guardare oltre i
muri sporchi e la moquette lisa e a cogliere il potenziale
della casa, perch volevamo che ci vivesse
qualcuno che aveva voluto bene a Noelle.
Emerson e io eravamo di nuovo oppresse dal dolore,
questa volta per la Noelle che era stata sorella
di Emerson. Eravamo sedute l da pi di mezz'ora
a ricordare i bei tempi del Galloway, quando
Noelle ci aveva dato la sua amicizia. Eravamo state
lusingate che questa ragazza pi grande, anzi
questa donna, avesse preferito noi alle altre studentesse
del nostro piano.
Perch non aveva mai detto a Emerson quello
che sapeva? Se lo avesse fatto, lei ed Emerson avrebbero
potuto godersi il loro legame apertamente.
Quella scoperta spiegava tante cose. Ecco perch
avevo sempre avuto la sensazione di essere un po'
esclusa dal loro rapporto. Ecco perch Noelle sembrava
essere attaccata a Emerson un po' pi di
quanto non fosse legata a me. Avrei voluto che
Sam fosse vivo per potergliene parlare.
Avevamo deciso di non dirlo ancora a Jenny e
Grace. Emerson aveva bisogno di un po' di tempo
per metabolizzare la notizia. Ne aveva parlato con
Ted, naturalmente, e con il suo permesso io lo avevo
detto a Ian. Era venuto a cena da me la sera
prima approfittando del fatto che Grace era andata
al cinema con Jenny. Non mi piacevano questi sotterfugi.
Non c'era niente fra me e Ian, a parte una
bella amicizia, ma Grace la disapprovava al punto
che mi sentivo a disagio anche solo a fare il nome
di Ian, ultimamente.
Era rimasto sbalordito quando gli avevo detto di
Noelle ed Emerson. Aveva scosso la testa incredulo.
Sono stato fidanzato con una donna che non conoscevo.
Si era passato una mano tra i radi capelli
biondi. Mi chiedo se ci sia stato qualcuno che la
conoscesse. Deve essersi sentita cos sola. Mi ero
resa conto che la amava ancora. Forse solo un po',
ma l'affetto era ancora nei suoi occhi e nella tristezza
della sua voce.
Ehi!
Emerson e io sentimmo la voce di Suzanne venire
da dentro casa. Le avevamo lasciato la porta aperta.
Siamo qui fuori, Suzanne! chiam Emerson, alzandosi
in piedi. Mi guard e indic l'aiuola di Noelle.
Facciamole vedere per prima la cosa pi bella.
Suzanne ci raggiunse sul portico posteriore. I
suoi occhi blu erano tondi di meraviglia, come al
solito. Ciao! Ci abbracci, poi ci lanci un'occhiata
di rimprovero. Sentite, voi due. Dovete lasciarmi
fare qualcosa per aiutarvi a organizzare il party.
 tutto sotto controllo mentii.
Tu non ti preoccupare. Devi pensare solamente
a divertirti aggiunse Emerson. Aveva gli occhi un
po' rossi e sperai che Suzanne non se ne accorgesse.
La casa sembra cos diversa senza le cose di
Noelle osserv Suzanne. Posso aiutarvi a scegliere
i colori delle pareti?
Certamente annu Emerson. E l'impregnante
da dare ai palchetti, e anche le piastrelle della cucina.
Ma guardate l'aiuola di Noelle! Suzanne scese
dal portico e noi la seguimmo. Me la ricordo in
primavera.  uno spettacolo.
Era il suo orgoglio e la sua gioia disse Emerson.
La sua vaschetta per gli uccelli... Suzanne indic
la bimba in punta di piedi. Non  adorabile?
E le erbe! Si chin a toccare il basilico tailandese.
Me ne dava sempre un po'. Ora sar io a darlo a
voi.
Alle sue spalle, Emerson mi fece un cenno di vittoria
con il pollice alzato. Speravamo proprio che
ti piacesse il giardinaggio.
Mi piace tantissimo, ma posso tenere solo qualche
vaso nel cortile che ho adesso. Suzanne strapp
lo sguardo dall'aiuola. Sei sicura di poter aspettare
fino a marzo? Perderai parecchi mesi d'affitto.
Nessun problema, non preoccuparti assicur
Emerson.
Cleve verr a stare da te in estate? chiesi. La
casa era perfetta per una persona. Non c'era molto
spazio per un ragazzo adolescente.
Seguir dei corsi estivi, e so che vuole passare
un po' di tempo con suo padre in Pennsylvania. Gli
metter una branda nella seconda camera da letto
e sposter la mia scrivania in salotto, quando star
da me. Mi guard. Come sta Grace? C'era comprensione
nella sua voce.
Bene. Provai un istinto di protezione verso mia
figlia. Non potevo far capire a Suzanne quanto soffrisse
per l'abbandono di Cleve.
Suzanne, volevo chiederti se conosci Jane Rogers
intervenne Emerson. E una levatrice che lavorava
con...
Oh, certo. Lavorava al Birth Center.  andata
in pensione da anni e si  trasferita in Australia.
Australia! esclam Emerson.
Volevi farle sapere di Noelle? chiese Suzanne.
Guardai Emerson, incerta. Per la verit, abbiamo
parlato con una vecchia paziente di Noelle
che ci ha detto che quando  entrata in travaglio,
Noelle non si sentiva bene e si  fatta sostituire da
Jane spiegai. Cos, ci chiedevamo chi fosse questa
donna.
Suzanne annu. La cosa non mi sorprende. Si
sostituivano a vicenda. Si chin a staccare una foglia
di salvia e se la port al naso. C' una cosa
che non mi  chiara, per. Se Noelle non faceva pi
la levatrice da tanti anni, come mai continuava con
il suo volontariato rurale? Certe volte, stava via
per mesi. Pass lo sguardo da me a Emerson.
Gli occhi di Emerson erano allarmati quanto i
miei, e capii che stavamo pensando la stessa cosa.
Le pazienti che Noelle aveva seguito durante quei
mesi erano documentate nei suoi registri?
Non ne ho la minima idea, Suzanne risposi
lentamente. Ci sono cos tanti punti interrogativi
a cui temo che non riusciremo mai a trovare una
risposta.
Tu sai dove andava, esattamente? le chiese
Emerson.
Ho sempre pensato che andasse dov'era cresciuta.
Diceva che era un'area depressa. Molti nativi americani.
I Lumbee. Annuii. Era nata nella contea di
Robeson. Era l che andava? Ce lo aveva detto lei
o era una nostra supposizione? Si teneva sempre in
contatto con noi per telefono o via mail, ma non ci
aveva mai dato un indirizzo.
Sentite Suzanne annus di nuovo la salvia. Io
faccio un giro per casa per vedere se ci stanno tutti
i miei mobili. Ti spiace, Emerson?
Figurati. Chiamami, se hai domande.
La guardammo rientrare in casa, poi ci girammo
a fissarci.
Siamo due idiote! dissi. I mesi che passava via
sono registrati nei suoi libri?
Non credo. Lo avremmo notato, se ci fossero
stati degli indirizzi fuori zona. Scommetto che 
successo allora.
Hai ragione. Ci pensai un attimo, poi scossi la
testa. O forse no. La bimba di Anna Knightly 
stata portata via da un ospedale di Wilmington le
ricordai. La contea di Robeson... Cos'? A un'ora e
mezza di macchina?
Emerson si port le mani alle tempie. Sembrava
avesse voglia di urlare. Risolver questo mistero,
fosse l'ultima cosa che faccio.
Il mio cellulare si mise a squillare, e le note elettroniche
di All That Jazz riempirono il giardino di
Noelle. Tirai fuori il telefonino dalla borsa e guardai
il display. Ian.
Ciao, Ian lo salutai.
Dove sei? Sembrava quasi brusco. Mi accigliai.
Emerson e io siamo a casa di Noelle. Suzanne 
qui per guardare...
Potete venire subito nel mio ufficio, per favore?
Tutte e due?
Subito? Fissai Emerson con gli occhi sgranati.
Dobbiamo fare ancora un sacco di cose per il party
di domani.
 molto importante insistette Ian. Ho capito
quando Noelle ha avuto il bambino.

 Capitolo 29.
Noelle.

Wrightsuille Beach, North Carolina
Settembre 1992.
Questa  la cosa pi folle che tu abbia mai fatto, si
disse Noelle mentre percorreva il corridoio silenzioso
del Blockade Runner. Erano le due del mattino
e, quando aveva lasciato la macchina nel parcheggio
dell'albergo sull'oceano, Wrightsville Beach
era deserta. Per questo era venuta l a quell'ora.
Voleva privacy. Voleva che tutti dormissero.
C'era una sola persona che voleva sveglia.
Aveva una vita molto intensa in quel periodo. Finalmente
stava facendo quello che desiderava da
quando aveva dodici anni: lavorava come levatrice.
Abitava a dieci minuti da Emerson e da suo marito,
Ted, avendo affittato il piccolo cottage di Sunset
Park dove aveva vissuto Ted prima di sposare Emerson.
Sunset Park era proprio il tipo di quartiere che
Noelle amava: alternativo, poco pretenzioso, ma
con un forte senso della comunit. Emerson era gi
incinta e molto felice. E quando Emerson era felice,
Noelle era felice.
Sembrava strano che Ted ed Emerson, che si conoscevano
da meno di un anno, fossero gi sposati
mentre Tara e Sam non lo erano ancora. Ancora
per qualche giorno, almeno. Mancavano due settimane
alle loro nozze. Tara avrebbe voluto sposarsi
il giorno dopo la laurea, ma Sam aveva preso tempo.
Voleva prima sistemarsi, aveva detto. Ora Tara
era al suo primo anno di insegnamento, Sam aveva
superato brillantemente l'esame per l'avvocatura e
si era associato con un altro legale che aveva uno
studio gi avviato, Ian Cutler.
Sam non poteva pi tirare per le lunghe. Era cos
che Noelle interpretava la sua riluttanza a fissare
la data delle nozze. Sam aveva dei dubbi e, anche
se non glielo aveva mai detto, Noelle era sicura
di essere lei la causa. Come faceva a sposare una
donna se provava dei sentimenti per un'altra? Noelle
non poteva rinunciare a lui. Non senza lottare.
Per quanto fosse piena e soddisfacente la sua vita,
c'era una cosa che le mancava: Sam. La data delle
nozze ora incombeva sul suo calendario come un
presagio di morte.
Trov la stanza di lui facilmente. Primo piano,
lato oceano. Aveva avuto il numero della camera
da Tara, alla quale aveva detto che aveva bisogno
di consultarlo riguardo a una paziente.
Buss, poi aspett in silenzio. Niente. Buss di
nuovo, pi forte.
Sam socchiuse la porta e lei cap che lo aveva
svegliato. Aveva i capelli scuri arruffati, i jeans
slacciati, il petto nudo. I suoi occhi si dilatarono
quando la vide. Le sue ciglia erano tanto lunghe da
gettare ombre sulle sue guance, sotto le luci del
corridoio.
Cos' successo? chiese subito. Tara sta bene?
Stanno tutti bene. Avevo bisogno di vederti.
Lui esit per un attimo, e Noelle cap che stava
cercando di capire il motivo di quella visita. Cosa ci
faceva l alle due del mattino, quindici giorni prima
delle sue nozze?
La prese per un polso e la attir dentro. Noelle si
avvicin al letto sfatto e si sedette sul bordo. Sentiva
la luce dell'abat-jour su di s e si chiese cosa vedesse
lui sul suo viso.
Sam la guard, con le mani sui fianchi, e per un
attimo nessuno dei due parl.
Ah, Noelle sospir alla fine. La sua voce suonava
stanca. Conteneva una specie di resa. Cosa
vuoi?
Voglio impedirti di commettere un errore. Un
errore sia per te che per Tara. E per me. Deglut.
Per la prima volta da quando aveva preso la decisione
di andare l, si sentiva nervosa.
Sam guard verso la portafinestra. Non voglio
parlarne qui dentro. Indic il letto, come se potesse
sentirli. Spense la luce, poi cominci a tirare le
tende. Oltre il vetro, lei vide le creste bianche delle
onde correre verso la spiaggia. Sam si allacci i jeans,
poi fece scorrere la portafinestra. Andiamo a
fare due passi.
Noelle si sfil i sandali e li lasci dondolare dalle
dita, seguendolo sul patio. Scavalcarono il cancelletto
e attraversarono la striscia di prato fino alla
spiaggia, dove l'aria era umida e salmastra. Una
falce di luna tagliava a met l'oceano con una
scheggia di luce. Sam le prese la mano. S. Lei ne
aveva tanto bisogno. Aveva bisogno di sapere che
non era arrabbiato per quella visita notturna.
Nessun neonato, questa notte? le domand.
Nessuno. Ieri sera, ho fatto nascere il primogenito
della mia puericultrice. Era stato un parto
tranquillo, nella piccola stanza illuminata da candele
che Suzanne condivideva con il marito Zeke. Il
neonato dal nome importante, Cleveland Ezekiel
Johnson, era scivolato fra le mani di Noelle con
sorprendente facilit per una primipara.  andato
tutto bene. Ora anche Emerson stava parlando di
un parto a casa. Fare la levatrice a una parente
era contrario all'etica professionale, ma il pensiero
di portare alla luce suo nipote faceva sorridere Noelle.
Nessuno, a parte Sam, lo avrebbe saputo.
Farai nascere anche il bimbo mio e di Tara,
quando sar il momento? le chiese lui, come se
fosse un test.
Noelle si concentr sulla sensazione delle loro
mani unite. Puoi ancora cambiare idea, Sam. Succede.
Non ci sarebbe niente di male. Puoi...
Ssh. Lui le strinse forte la mano. Ti prego,
non... non mettermi confusione in testa, okay? Ci
penso e ci ripenso da un paio di anni, Noelle. Lo
sai. Sai che sono stato combattuto e che ho preso
una decisione. Per favore, rispettala.
Tu mi ami.
Lui non lo neg. Nella vita non c' solo l'amore.
Non sono d'accordo.
Amo anche Tara, e siamo pi compatibili di
quanto non potremmo mai essere tu e io. Sai anche
questo. Io voglio una bella casa nei sobborghi. Voglio...
La staccionata bianca. Il cane. I figli. S, me
l'hai gi detto, ma...
Tu sei una delle persone migliori che conosca
la interruppe. Sotto certi aspetti, sei anche migliore
di Tara. Ma lei desidera la stessa vita che voglio
io. Ammettilo, Noelle. A te non andrebbe di intrattenere
una tavolata di avvocati, vero? Non ti interessa
frequentare la buona societ di Wilmington.
N tutto quello che dovr fare, che mia moglie dovr
fare, per la mia carriera.
Noelle non rispose. Era tutto vero. Lei non desiderava
quel genere di vita, ma era convinta che, in
fondo al cuore, non la volesse neanche Sam.
Lui smise di camminare, si gir per guardarla.
Noelle vide la luna, due piccoli archi d'argento, riflessa
nei suoi occhi. Tu sei una fantasia, Tara la
mia realt. Con te... Ho sempre la sensazione che
se ti toccassi, la mia mano ti attraverserebbe. Come
se fossi un'apparizione.
Lei gli sollev la mano, se la fece scivolare sotto
la camicia, sui seni nudi. Ti sembro un'apparizione?
chiese. Gli lasci la mano, ma lui non la abbass.
Noelle sent il pollice di Sam sfiorarle il capezzolo
e cap che stava prendendo una decisione.
Non la decisione di annullare le nozze imminenti.
Stava prendendo una decisione per quella notte.
Si pieg in avanti, premendo le labbra su quelle
di lei. Noelle sent la sua erezione attraverso i jeans,
attraverso la propria gonna. Non era venuta l
per una notte d'amore. Voleva Sam per sempre.
Tuttavia, quando il suo capezzolo si indur sotto il
tocco delle dita di lui e il cuore cominci a pulsarle
tra le cosce, si scord del per sempre. Avrebbe preso
ci che lui poteva darle. Quel ricordo sarebbe
dovuto durare a entrambi per tutta la vita, nel
mondo di lui fatto di palizzate bianche, tagli di capelli
costosi e abiti stirati bene, e nel mondo di lei
fatto di patchwork e di corse nel cuore della notte
piene di sangue e di lamenti. Se quel momento era
tutto ci che poteva avere da lui, ne avrebbe fatto
tesoro.
Dopo, giacquero sulla sabbia, uno accanto all'altra,
a fissare le stelle. Avevano arrotolato la gonna
per formare un cuscino sotto la testa di lei, e Sam
teneva la propria sui jeans ripiegati. Noelle si sent
gli spruzzi delle onde sulla pelle quando si gir
verso di lui e gli pass una mano sul petto. Stai
bene?
Lui non rispose. Affond le dita dolcemente fra i
capelli di lei. Dovrei sentirmi peggio di quanto
non mi senta disse alla fine.
Ti senti in colpa perch non ti senti in colpa?
Noelle sorrise.
Credo di non essermi ancora reso conto di quello che ho fatto. Non avevo mai tradito Tara. Neanche
una volta, nei sette anni in cui siamo stati insieme.
Non usare quella parola. Tradire. Ti prego.
Questo... Capisci che questo non cambia nulla,
vero? Il mento di lui le sfiorava la tempia mentre
parlava.
Cambia qualcosa per me. Mi d un ricordo a cui
aggrapparmi.
Sam si arrotol una ciocca di lei intorno al dito.
Potresti avere qualunque altro uomo. Ian, per esempio.
Noelle ignor il commento. Sapeva che il socio di
Sam aveva una cotta per lei, ma l'attrazione non
era ricambiata. Ian non le dispiaceva; era un bell'uomo,
anche se un po' troppo curato per i suoi gusti,
e molto intelligente. Noelle aveva persino considerato
la possibilit di andare a letto con lui, ma
sarebbe stato un errore. Ian avrebbe voluto di pi e
la verit era che, se lei avesse preso in considerazione
un rapporto a lungo termine, avrebbe dovuto
essere con un clone di Sam. E Ian non lo era.
Non voglio che tu ti preoccupi per questo. Per
questa notte, intendo. Non si ripeter. Se pensi che
stai facendo la cosa giusta sposando Tara, io ti appogger
al cento per cento, perch vi amo entrambi.
Sent il tremito nella propria voce, totalmente
inaspettato. Sam le accarezz una spalla. Uscir
con Ian qualche volta e gli dar una possibilit,
okay?
Bene. Lo renderai felice.
Noelle si tir su a sedere e recuper gli indumenti.
Devo andare, ora disse, infilandosi la camicetta.
Si alz e si spolver la sabbia dalle cosce. Anche
Sam cominciava a vestirsi.
Lui le pass un braccio intorno alle spalle mentre
si incamminavano sulla spiaggia. Il suo silenzio
la preoccupava, ma appena raggiunsero la macchina
la abbracci, tenendola stretta per molto tempo,
e lei gli premette le mani sulla schiena nuda.
Nessun rimpianto, Sam. Per favore.
Si stacc da lei lentamente, facendo scorrere una
mano per tutta la lunghezza del suo braccio prima
di aprirle la portiera. Stammi bene disse.
Anche tu. Noelle si sedette al volante e, senza
pi guardarsi indietro, part.
Le lacrime la sorpresero per la rapidit con cui
arrivarono. Il suo corpo era squassato dai singhiozzi.
Riusciva appena a vedere l'asfalto davanti a s
mentre guidava. La notte era nera come pece. Attravers
il ponte che portava alla terraferma, e
quando si ferm a un semaforo rosso non vide altre
macchine per strada. Si premette le mani sul viso,
disperata.
A un tratto uno stridio di freni le riemp le orecchie.
Apr gli occhi e vide dei fari piombare su di
lei. Lanciando un urlo, sterz bruscamente verso
sinistra, accelerando. L'auto la colp sul paraurti
destro, facendola girare vorticosamente e proiettandola,
senza cintura di sicurezza, contro il cruscotto.
Schiacci forte il freno e, mentre la macchina
si fermava, ebbe la sensazione che i muscoli della
schiena le si strappassero in due.
Un uomo salt gi dall'altra macchina e si mise
a correre verso di lei, urlando, agitando le braccia
in aria. Noelle blocc le portiere. Era pazzo? Furioso?
Le ci volle un attimo per capire cosa stava dicendo.
Hai i fari spenti, cretino! gridava.
Non aveva acceso i fari? Dio! Cosa le era preso?
Le tremavano le mani mentre faceva scattare le luci.
Vide che l'uomo si era messo a parlare al telefono.
La polizia. Cento pensieri le si aggrovigliarono
nella mente, ma subito uno di essi prese il sopravvento:
non voleva essere costretta a spiegare cosa
ci faceva a Wrightsville Beach nel cuore della notte.
Pest sull'acceleratore e si lasci alle spalle l'incrocio,
allontanandosi in velocit dall'uomo e dalle
sue urla, sperando che non riuscisse a leggere la
targa. Quando fu a qualche isolato di distanza, si
ferm in un parcheggio deserto, spense il motore e
rimase seduta immobile, ad aspettare che il suo
cuore si calmasse. Ma pi il battito si faceva regolare,
pi i muscoli della sua schiena si contraevano
dandole fitte lancinanti, e cap che non sarebbe
stato solo il fatto di aver tradito Tara a tormentarla
da quella notte in poi.

 Capitolo 30.
Tara.

Wilmington, North Carolina
2010.
Non avevo pi messo piede nello studio di Sam, dopo
la sua morte. Ian mi aveva portato a casa due
scatoloni con i suoi effetti personali un paio di settimane
dopo l'incidente, e io avrei preferito che non
si disturbasse. Gli occhiali di riserva, un paio di
premi professionali, foto incorniciate di Grace e
me... sarebbe stato meglio non vederli. Ora Emerson
e io aspettavamo Ian sul divano di fronte alla
finestra, nel vecchio ufficio di Sam. Sulla scrivania
c'erano ancora un monitor e la tastiera, ma nient'altro.
Oltre agli scaffali carichi di libri di legge,
nella stanza c'erano tre lucidi mobili da archivio
antichi. Erano gli archivi che Ian stava lentamente
esaminando, per cercare di determinare quali dei
vecchi casi di Sam richiedessero ancora la sua attenzione.
Volete qualcosa di fresco da bere? chiese ora,
entrando nell'uffcio. Acqua? Una bibita? Teneva
una cartelletta gialla tra le mani. Aveva i bordi un
po' consumati, come se fosse stata maneggiata
spesso.
Siamo a posto cos risposi. Sapevo che tutte e
due volevamo solo che lui venisse al punto.
Ian si sedette su una delle poltroncine di pelle
davanti alla scrivania di Sam. Bene. Mi guard.
Dispiaciuto, pensai. Noelle continua a sorprenderci.
Ian disse Emerson impaziente. Cos'hai scoperto?
Lui le indic la cartelletta. Era fra i vecchi casi
di Sam. Sulla copertina c' scritto Sharon Byerton.
Un nome inventato, ovviamente.
Perch inventato? chiesi.
L'ho fatto pi volte anch'io. Quando voglio proteggere
l'identit di un cliente da chiunque possa
imbattersi nella scheda, le do un nome fasullo.
Quando ho aperto il fascicolo, per... Scosse la testa.
Aveva un'espressione incredula. Ricordate il
cosiddetto volontariato rurale di Noelle?
Annuimmo.
Non faceva la levatrice, in quelle occasioni. Se
non, forse, su se stessa.
In che senso? Emerson era perplessa.
Questi sono contratti. Ian agit dei fogli. 
stata una madre surrogata.
Una...? Le parole non volevano uscirmi di bocca.
Cinque volte. Quando partiva per il suo volontariato rurale,
in realt si trovava ad Asheville o a
Raleigh o a Charlotte, per vivere gli ultimi mesi di
una gravidanza e consegnare un neonato ai genitori
biologici.
Non riuscivo a parlare e anche Emerson sembrava
aver perso la voce. Eravamo sconvolte.
Come pu essere successo senza che ce ne accorgessimo?
Emerson si gir a guardarmi.
Oh... mio... Dio sussurrai. Ne sei sicuro, Ian?
Lui si pieg in avanti e tese un contratto a ognuna
di noi. Io scorsi le pagine. C'erano i nomi di estranei
negli spazi contrassegnati padre genetico e
madre genetica. Il nome di Noelle come portatrice
dell'embrione. Guardai Ian. Chi sono queste persone?
Scosse la testa. Non ho altre informazioni. I
contratti sono ben fatti, ma atipici. Di solito le madri
surrogate sono sposate, hanno figli e anche il
marito deve firmare. Evidentemente, non  questo
il caso. Noelle concludeva il contratto prima della
fecondazione in vitro, cosa di cui sono lieto. Si  tutelata
con cura. O, meglio, l'ha fatto Sam. I genitori
le pagavano tutte le spese, ovviamente, pi
un compenso di quindicimila dollari, che  basso
per questo genere di prestazioni, ma a quanto pare
a Noelle bastava. Era una donna frugale.
Non le facevamo pagare l'affitto. La voce di
Emerson era rauca.
Ci sono le solite clausole restrittive sul fatto che
la surrogata non possa interferire sull'educazione
del bambino, n tanto meno far valere diritti genitoriali.
E c'...
Quando cominci a farlo? chiese Emerson.
Il primo contratto risale all'aprile del 1998. Si
schiar la gola, abbass lo sguardo sulla cartelletta.
Di solito in un contratto di questo tipo si parla di
una valutazione psichiatrica della surrogata, ma
qui non ce n' traccia e io... Gli si incrin la voce e
chin la testa, strofinandosi il mento. Aveva gli occhi
lucidi dietro le lenti. Mi mise tanta tristezza.
Mi alzai e andai ad abbracciarlo.
Non stava bene, Ian. C'era qualcosa che non andava
in lei e nessuno di noi se n' accorto.
Voglio parlare con qualcuno di questi genitori
disse Emerson. Almeno l'ultima coppia. Posso farlo?
Ian sollev la testa, mi strinse il braccio in un
piccolo gesto di ringraziamento e riacquist la compostezza.
Li contatter per appurare se sono disponibili.
Restai in piedi accanto alla sedia, la mano
ancora sulla sua spalla. Anche a me si erano appannati
gli occhi, non per Noelle ma per lui, e mi
resi conto che mi ero affezionata a Ian pi di quanto
pensassi.
Non ci siamo accorte che era incinta sussurr
Emerson. Cinque volte!
Con il modo in cui si vestiva, poteva nascondere
tante cose osservai.
Potrebbe essere per questo che ha incontrato
Sam al ristorante di Wrightsville Beach? chiese
Emerson.
Probabile annu Ian. Anche se l'ultimo contratto
 del 2007, e lei aveva quarantacinque anni
quando  morta, perci penso che avesse... chiuso.
 molto raro che qualcuno ingaggi una surrogata
di quell'et.
Be', l'hanno ingaggiata nubile e senza figli feci
notare, tornando a sedermi accanto a Emerson.
Come ha potuto Sam fare una cosa simile? Era
un tarlo che mi tormentava. Non era contrario all'etica,
da parte sua? Non avrebbe dovuto cercare
di impedirglielo?
Probabilmente l'ha fatto ribatt Ian. Forse l'unica
possibilit che gli restava era tutelarla legalmente.
Sospir. Mi turba il pensiero che Noelle
avesse problemi psicologici di cui nessuno di noi
era al corrente, ma se era determinata a fare la
surrogata e si rifiutava di sottoporsi a terapia, devo
credere che Sam stesse proteggendo i suoi interessi
nell'unico modo che conosceva. Con questi
contratti... Riapr la cartelletta. Non ci sono note
sulla scheda riguardo a eventuali incontri avuti
con lei, ma questo non  strano. Strappo questi appunti
anch'io, soprattutto se si tratta di questioni
delicate. L'unica cosa, a parte i contratti, che c'
qui dentro  questo... Alz la cartelletta per mostrarcela,
aperta alla pagina posteriore interna. Da
dove ero seduta, vedevo che c'era scritto qualcosa a
matita, ma non riuscivo a leggere.
Cosa dice? chiesi.
Una sola parola con un punto interrogativo rispose
Ian. Espiazione?

 Capitolo 31.
Noelle.

Wilmington, North Carolina
1993.
Noelle era seduta nella sala d'aspetto del reparto
di ostetricia e aspettava Tara. Aveva il cuore a
pezzi, ma cercava di controllarsi perch la saletta
era piena di famiglie e bambini e non voleva
piangere davanti a loro.
Aveva lasciato Emerson e Ted nella stanza postoperatoria,
dove per fortuna Emerson era stordita
dall'anestesia dopo il raschiamento. La sua
prima gravidanza si era interrotta alla dodicesima
settimana, ma questa volta era arrivata alla
diciottesima, ed era parso che tutto andasse cos
bene...
Tara fece irruzione nella saletta. Sono passata
con il rosso disse, dopo aver abbracciato Noelle.
Dov'?
 uscita dalla sala operatoria. Ted  con lei.
Tara si lasci cadere sulla sedia accanto a Noelle.
Era senza trucco e aveva i capelli biondi raccolti
in una coda disordinata, chiaro segno che si
era precipitata fuori casa. Non  giusto che debba
affrontare quest'incubo da capo. E stata cos
male l'altra volta, Noelle. Ora sar molto peggio.
Ho paura per lei.
Aveva ragione. Dopo aver perso il primo bambino,
Emerson era caduta in una depressione che
era durata settimane. Non riusciva a lavorare
nell'agenzia immobiliare di Ted, cosa che faceva
da prima del matrimonio. Non era in grado di fare
la spesa o di pulire la casa. Certi giorni, non ce
la faceva neanche ad alzarsi dal letto al mattino.
Sono gli ormoni spieg Noelle. Forse questa
volta avr bisogno di antidepressivi. Ho chiesto a
Ted se potevo trasferirmi da loro per un po', e lui
 d'accordo.
Oh, grazie! Tara le afferr la mano. Sarebbe
un tale sollievo sapere che tu sei con lei. Vi porter
i pasti.
Bene. Noelle annu. Ci occuperemo di lei insieme.
Spost il peso del corpo sulla sedia. Aveva
delle terribili fitte alla schiena, come le capitava
regolarmente dopo l'incidente. A volte le era impossibile
trovare una posizione che non le dolesse.
Queste interruzioni di gravidanza mi spaventano
disse Tara. Si prende tanta cura di se stessa,
eppure... Non credo che riuscirei a sopportarlo,
se capitasse a me.
Certo che ci riusciresti. Sei una donna forte.
Ma speriamo che non ti succeda mai.
Sapeva che Tara e Sam stavano gi provando
ad avere un bambino e desiderava tutto il bene
del mondo per loro. Il giorno delle loro nozze,
quasi otto mesi prima, era stato uno dei pi difficili
della sua vita. Si era svegliata vomitando e
non era stata sicura di poter partecipare alla cerimonia,
figurarsi fare la damigella. Il suo non
era un malessere fisico, per. Era disgusto di s.
Perch le persone erano cos stupide quando si
trattava di sesso? Perch era cos difficile dire di
no? Quando quella notte a Wrightsville Beach si
era resa conto che Sam non avrebbe rinunciato a
Tara, perch non aveva detto capisco e non se n'era
andata? Adesso non avrebbe avuto questo atroce
mal di schiena, n il tormento dei sensi di
colpa.
Ma soprattutto non avrebbe distrutto una delle
pi profonde amicizie della sua vita. Adesso Sam
teneva le distanze. Faceva di tutto per non restare
mai solo con lei. Persino Tara si era accorta
che qualcosa era cambiato tra loro. Tu e Sam avete
litigato? le aveva chiesto qualche settimana
dopo le nozze. Sembrava preoccupata. Non voleva
una rottura fra due persone che amava. Tara era
cos schietta. Cos fiduciosa quando si trattava di
Sam. Noelle si era schermita con una risata. Ma
certo che no. Poi aveva abbracciato forte Tara. E
mentre la stringeva aveva pensato, mi spiace, mi
dispiace tanto.
Adesso and in bagno e butt gi alcune delle
pillole che teneva in tasca. Si appoggi all'indietro
contro il muro freddo e chiuse gli occhi.
Aveva detto a tutti che un pirata della strada
era passato con il rosso, urtandola mentre tornava
a casa dopo aver fatto nascere un bambino a
Wilmington. Ian, che frequentava da quando Sam
e Tara si erano sposati, voleva che lei sporgesse
denuncia, ma gli aveva detto che le era parso un
incidente cos lieve che non si era curata di prendere
i dati dell'uomo. Lo aveva implorato di lasciar
perdere. Non voleva pi pensare a quella
notte.
In pochi minuti, cominci a sentire il Valium e
il Percocet fare effetto. Grazie a Dio. Aveva dovuto
aumentare il dosaggio, ultimamente, e giocava
con cocktail di farmaci. Stava attenta, per. Cercava
un equilibrio tra il tenere il dolore alla
schiena a livelli accettabili e il conservare la lucidit.
Non voleva compromettere la sua professione,
n far correre dei rischi alle sue pazienti. Conosceva
medici e infermieri che erano dipendenti
da farmaci, e si era ripromessa che non sarebbe
mai diventata come loro. Era pi comprensiva nei
loro confronti, per, da quando si era fatta male
alla schiena. Aveva provato con agopuntura, Reiki,
riposo, caldo, freddo, ma niente funzionava
quanto una bella dose di narcotici. Cercava di limitarli
a quelle giornate in cui era certa che non
sarebbe stata chiamata al letto di una partoriente.
In quelle occasioni, lavorava sopportando il
dolore. Era un dolore che sentiva di meritare.
Ti ammiro le disse Ian una notte, nella camera
degli ospiti di Emerson. Avevano appena fatto
l'amore, in silenzio, per non farsi sentire. Ti sei
trasferita qui, hai rinunciato alla tua vita per aiutare
Emerson e Ted.
Ian non solo la ammirava: la adorava, come
nessuno l'aveva adorata in vita sua. E lei lo amava?
S, come voleva bene a tutti i suoi amici, e
questo doveva bastarle. Non c'erano cloni di Sam,
al mondo, e Ian sarebbe stato un buon padre e un
marito pi fedele di quanto lei meritasse.
 facile aiutare Emerson disse, appoggiando
la testa sulla spalla di lui. Voglio solo vederla felice.
Lei e Ted stanno bene insieme.
S. Credo di s. Ted era uno di quegli uomini
che non parlavano dei propri sentimenti, ma ogni
tanto Noelle lo sorprendeva a fare qualcosa che la
commuoveva. Quando vedeva la tenerezza con cui
lui accarezzava una guancia di Emerson mentre
guardavano la televisione, o l'espressione triste
dei suoi occhi mentre portava l'ormai inutile seggiolino
per auto in soffitta, Noelle sentiva che le
mancava qualcosa nella vita.
E dimmi, vivere in questa armonia domestica
non ti fa venire nessuna idea? la stuzzic Ian.
Di solito, da commenti come questo lei si salvava
con una battuta. Le aveva gi chiesto di sposarlo
due volte, ma lei aveva detto che era troppo
presto per parlare di matrimonio. Quella sera,
per, pensando a Ted ed Emerson, a come sembravano
stare bene insieme a dispetto delle loro
differenze caratteriali, Noelle esit.
Per la verit, qualcuna s ammise.
Accidenti! esclam Ian. Non mi aspettavo
questa risposta. Allora... mi sposi?
Ora s che lei rise, ma si alz su un gomito per
guardarlo. Mi fai un favore, Ian?
Lui le scost una ciocca dalla fronte. Qualunque
cosa.
Continua a chiedermelo, okay? Sorrise. Uno
di questi giorni, potrei sorprenderti.

 Capitolo 32.
Emerson.

Wilmington, North Carolina
2010.
Quando rientrai, trovai un messaggio sulla segreteria
telefonica. Ian mi aveva lasciato il numero
dell'ultima donna per la quale Noelle aveva fatto
da surrogata. Fui contenta che Ted e Jenny non
fossero ancora tornati a casa. Mi sedetti al tavolo
della cucina e composi il numero. La donna si chiamava
Angela, e parve commossa quando mi presentai
e le spiegai il motivo della mia chiamata.
L'avvocato mi ha detto che si  suicidata disse.
Sono sotto shock. Le volevamo tanto bene. Non avremmo
avuto i nostri due figli se non fosse stato
per lei.
Ian le ha spiegato che non eravamo al corrente
del fatto che Noelle facesse la surrogata?
S. E la cosa non mi ha sorpreso, perch era una
persona estremamente riservata. Neanche Rob e io
sapevamo molto della sua vita. All'inizio avevamo
avuto dei dubbi sull'opportunit di usare lei, perch
non aveva figli suoi. Dicono tutti che la surrogata
dovrebbe avere famiglia. Poi parlammo con
un'altra coppia per cui aveva portato un figlio, e ce
la raccomandarono tanto caldamente che decidemmo
di andare avanti con lei.
Quindi... Facevo fatica a formulare le domande,
anche se ci avevo riflettuto a lungo prima di telefonare.
Dove viveva mentre aspettava la data
del parto?
Quando aspettava il nostro maschio, la mettemmo
in un albergo. Ma quando fu concepita nostra
figlia, ci sentivamo pi in confidenza e visse con
noi negli ultimi tre mesi della gravidanza. E mi 
anche stata di enorme aiuto in casa.
Vi ha mai detto perch lo facesse?
Disse che era la sua vocazione. Fu questa la parola
che us. Vocazione.
A lei  mai parsa sotto l'influsso di qualche farmaco?
Non avevo intenzione di farle quella domanda,
ma mi era uscita di bocca. Angela non rispose
subito.
Perch me lo chiede? domand alla fine. Era
specificato nel contratto che non poteva usare farmaci
senza l'approvazione del suo medico, e nostra.
Aveva dei problemi alla schiena e per un po' fu
costretta a prendere degli antidolorifici. Mi chiedevo
solo come avesse fatto senza.
Sapevo della sua schiena disse Angela. Sapevo
che a volte le faceva male, ma sopportava il dolore.
Inoltre, visse con noi giorno e notte in quegli
ultimi tre mesi. L'avremmo saputo, se avesse preso
qualcosa. Mi fidavo di lei ciecamente.
La trovava mentalmente stabile?
Angela rise. Direi che Noelle era folle in un modo
stabile, se capisce cosa intendo. Insomma, era adorabilmente
pazza. Non un caso clinico. Solo...
Sospir. Amava quello che stava facendo. La rendeva
felice. Ne sono assolutamente certa. Mi spiace
tanto che lei l'abbia persa.  difficile per me credere
che possa essersi tolta la vita.
Vi ha mai parlato della sua famiglia? Lo so che
la sto tempestando di domande, ma...
No, non si preoccupi. Io mi sentirei come lei se
scoprissi all'improvviso che una persona della mia
famiglia aveva una vita segreta. E s, parlava molto
spesso di sua sorella... di lei. Non faceva che decantare
le sue torte e la sua cucina.
Mi chiamava sua sorella?
S. Lo , vero?
S, ma l'ho scoperto solo recentemente.
Santo cielo. Parlava sempre di questa sorella. A
meno che non abbia un'altra sorella.
Solo me risposi, ma intanto pensavo: chiss
cos'altro nascondeva?. Ho un'ultima domanda
dissi. Le ha mai accennato a una donna di nome
Anna Knightly?
Anna Knightly. Angela parve riflettere. Non
mi sembra.  un'altra mamma che Noelle ha aiutato?
Chiusi gli occhi. Proprio no, pensai. Solo una
persona che sto cercando di rintracciare.
Ero a letto e fissavo il chiaro di luna riflesso sul
soffitto, pensando a Noelle e ai suoi segreti. Ted
dormiva accanto a me, ma ci aveva messo molto
tempo ad addormentarsi. Si era appena ripreso
dalla notizia che Noelle e io eravamo sorelle, quando
gli avevo rivelato il vero scopo del suo volontriato rurale.
Eravamo rimasti alzati fino a tardi a
parlarne, ma tutti e due eravamo ancora turbati
quando eravamo andati a letto. E lui non sapeva
ancora la cosa pi grave. Avrei voluto potergli raccontare
di Anna Knightly, ma provavo un istinto di
protezione nei confronti di Noelle. Ted stava cominciando
a fare una smorfia ogni volta che pronunciavo
il suo nome. Non osavo immaginare la
sua reazione se gli avessi detto tutto.
Tara e io ritenevamo di aver capito la motivazione
di Noelle. Aveva rubato un neonato. Attraverso
la maternit surrogata, aveva trovato il modo di
darne un altro a una coppia senza figli. Era la sua
espiazione. Ma un solo bambino non doveva esserle
parso abbastanza per assolversi da quello che aveva
fatto. Aveva dovuto dare e dare e dare. La neonata
che aveva accidentalmente ucciso e quella che
aveva sottratto... dovevano averla ossessionata ogni
giorno della sua vita finch non aveva trovato
un modo di espiare. Mi sentivo cos triste per lei.
Sapevo che aveva desiderato dei figli suoi. Amava i
bambini. Doveva essersi sentita indegna di averne.
Se solo mi avesse detto che eravamo sorelle. 
Se solo si fosse confidata con me. Forse avrei potuto aiutarla.
Continuavo a pensare a quei contratti e a fare ipotesi
sul ruolo che Sam aveva avuto nella vicenda. Era stato al corrente delle maternit surrogate.
Cos'altro aveva saputo?
Mi tormentava anche il pensiero delle figlie bionde
con gli occhi verdi di Denise Abernathy. La bimba
di Denise era l'ultima femmina che Noelle aveva
fatto nascere. Sdraiata accanto a Ted, mi immaginai
Noelle alla disperata ricerca di una neonata i
cui occhi potessero diventare verdi come quelli della
madre e della sorella maggiore. Noelle aveva un
sesto senso riguardo al colore degli occhi dei neonati.
Riusciva sempre a capire come sarebbero diventati.
Me la immaginai girare per l'ospedale nel
cuore della notte, sollevando le piccole palpebre.
Era un pensiero morboso, bizzarro. Bizzarro quanto
fare la madre surrogata in segreto. Cinque volte.
Se solo avessimo conosciuto la data in cui era nata
la bimba di Anna Knightly, avremmo saputo se
la bambina bionda con gli occhi verdi di Denise fosse
quella giusta... Scattai a sedere sul letto. Era
possibile controllare l'anagrafe delle nascite Online?
Mi alzai in silenzio. L'avrei scoperto subito.
Di sotto, presi dal frigo uno dei funghi ripieni
che avevo preparato per il party di Suzanne e me
lo portai nel mio studio su un tovagliolino. Mordicchiai
il fungo mentre il computer si accendeva. Poi
navigai un po' e trovai il sito con le registrazioni
delle nascite della North Carolina, ma non avevo
accesso a nessuna informazione senza avere sia un
cognome che un nome.
Fissai il monitor, pensando ad Anna Knightly.
Era la direttrice del Missing Children's' Bureau.
Aveva trasformato la propria perdita in un modo di
aiutare gli altri. Mi piaceva quel poco che conoscevo
sul suo conto. Cosa aveva provato quando aveva
scoperto che la sua bimba era sparita? Come aveva
superato il dolore?
Non volevo sapere troppe cose su di lei come persona,
volevo solo scoprire quando era scomparsa la
sua bambina. Preferivo che Anna rimanesse un nome
senza volto. Appena avessi scoperto chi aveva
sua figlia, mi sarei rivolta alle autorit. Speravo di
non doverla mai incontrare personalmente.
Tuttavia, senza l'aiuto dell'anagrafe, sembrava
proprio che l'unico modo di scoprire la data della
scomparsa della bambina fosse avere maggiori informazioni
sulla madre. Entrai nel sito del Missing
Children's Bureau. L'avevo gi consultato rapidamente,
pensando che ci fossero delle note biografiche
sulla direttrice, ma non le avevo trovate. Era
un sito cos zeppo di informazioni che non sapevo
da dove cominciare. C'erano consigli per le famiglie,
moduli da usare per riferire l'avvistamento di
un bambino e informazioni sugli Amber Alert. Navigai
per un po' e trovai alcuni articoli in cui Anna
Knightly faceva dichiarazioni su casi specifici, ma
niente su di lei.
Poi, alla fine, mi venne in mente un'idea.
Fino a che anno si poteva risalire alle informazioni
su un bambino scomparso, nel sito? Aprii il
modulo e digitai quel po' di dati di cui disponevo:
North Carolina. Femmina. Knightly. Scomparsa da
quanti anni? Scelsi tredici, dato che Noelle aveva
smesso di esercitare dodici anni prima, ed era anche
l'anno in cui per la prima volta aveva fatto la
surrogata. Poi inviai la richiesta, e un attimo dopo
mi arriv il messaggio Zero risultati trovati. Forse
la bambina aveva un altro cognome.
Mi appoggiai all'indietro contro lo schienale e fissai
il monitor. E fu allora che notai le minuscole
lettere in fondo alla pagina: site search. Cliccai e
comparve la finestra di ricerca. Finalmente! Digitai
Anna Knightly, e all'improvviso eccola l, una
breve biografia. Non volevo guardare la foto, ma
era troppo tardi. La fissai. Aveva un viso tondo.
Non in sovrappeso, ma morbido e dolce. I suoi capelli
castani erano lunghi fino al mento e ondulati.
Gli occhi erano grandi e verdi. Verdi come quelli
delle figlie di Denise Abernathy.
Lessi le poche righe di testo sotto la foto.
La direttrice del Missing Children's Bureau, Anna
Chester Knightly, 44 anni, lavora per il MCB da
dieci anni. La sua figlia neonata, Lily, scomparve
da un ospedale di Wilmington, North Carolina, nel
1994. Ha un'altra figlia, Haley.
Oh! Aveva avuto un'altra figlia. Ne ero cos lieta.
Ma... il 1994? Cos tanto tempo fa? Avevamo decisamente
sbagliato periodo. Tornai al modulo di
ricerca per i bambini scomparsi, modificai i tredici
anni in diciassette, ed ecco apparire sullo schermo
Lily Ann Knightly.
Non c'erano foto. Solo poche parole.
Lily Ann Knightly  nata il 29 agosto 1994 ed 
scomparsa da un ospedale di Wilmington, NC, poco
dopo la nascita.
Il mio cuore perse un colpo. Il 29 agosto 1994.
Spinsi all'indietro la seggiola girevole e mi alzai,
avvicinandomi al lungo tavolo su cui avevo impilato
i registri di Noelle. Presi quello etichettato Marzo
1994 - Novembre 1994. Lo aprii lentamente,
trattenendo il fiato mentre giravo le pagine.
No dissi ad alta voce quando arrivai alla pagina
che stavo cercando, anche se sapevo perfettamente
cosa ci avrei trovato. In cima al foglio c'era
il nome della paziente: Tara Vincent. La data era
quella del 31 agosto 1994, il giorno in cui Jenny
era nata in ospedale con il cesareo e Tara aveva iniziato
il travaglio. Per la prima volta, ringraziai
Dio del fatto che non avevo partorito a casa e che
Noelle non si era avvicinata a mia figlia. Rilessi le
note di Noelle sul lungo, difficile travaglio di Tara,
terminando con la rischiosa nascita avvenuta all'alba
del primo settembre. Girai in fretta le pagine
sperando che Noelle avesse assistito un'altra partoriente
intorno a quella data, ma la registrazione
successiva era quella di un maschietto nato a met
settembre. Tornai indietro al parto di Tara, e alle
svariate pagine di appunti. Lessi le ultime righe,
cercando il momento in cui la calligrafia di Noelle
si sarebbe trasformata da quella di una levatrice
professionale e sicura di s a quella di una donna
spaventata che aveva accidentalmente fatto cadere
la figlia di un'amica. Una donna che stava per correre
in ospedale per cercare una sostituta. Studiai
con cura le annotazioni, ma aveva coperto bene le
sue tracce. Rilessi l'ultima frase ( una bellezza!
La chiameranno Grace) e mi chiesi se a quel punto
si stesse riferendo alla Grace partorita da Tara, o
alla Grace che avevo frequentato e amato in tutti
quegli anni.
La Grace che non apparteneva a nessuno di noi.


Capitolo 33.
Grace.

Mi svegliai alle sei e non cercai pi di riaddormentarmi.
Cleve sarebbe arrivato per il party di Suzanne
entro poche ore. Nella e-mail che mi aveva
mandato la sera prima, mi aveva detto che un amico
gli dava un passaggio e che sarebbe stato a
casa per ora di pranzo. Mi aveva scritto pi e-mail
e SMS del solito in quegli ultimi giorni, come se mi
stesse pensando molto, ora che tornava a casa. Aveva
concluso il suo ultimo messaggio con un Ci vediamo
presto! e io avevo analizzato quelle tre parole
per ore. Il punto esclamativo era la parte che
preferivo.
Avevo programmato tutta la giornata. Se il tempo
fosse stato bello, saremmo potuti andare al Riverwalk,
a passeggiare e parlare. Parlare davvero,
come facevamo ai vecchi tempi. Speravo, ovviamente,
che saremmo tornati insieme. Era un fine
settimana di tre giorni, quindi anche se non si fosse
convinto subito che eravamo anime gemelle, avevo
altri due giorni per lavorarmelo.
Ero su Facebook, verso le otto, quando la mamma
fece capolino alla mia porta. Sei alzata? Sembrava
sorpresa.
Suppongo sia una domanda retorica.
Saputella. Mi sorrise. Si comportava in modo
strano da qualche giorno, e il suo non era un sorriso
sincero. Ti andrebbe di aiutarmi a fare delle
commissioni? Ho un milione di cose da sbrigare per
il party di questa sera.
Non posso, mi spiace. Devo scrivere un tema. E
Cleve sta per arrivare. Perch avevo aggiunto
quella frase? Mi era scappata di bocca. Ora mi avrebbe
fatto un sacco di domande.
Lo vedrai? Non la riteneva una buona idea. Si
vedeva benissimo. Oltre che alla festa di questa
sera, intendo? aggiunse.
Mi strinsi nelle spalle come se non mi importasse.
Suppongo.
Potrai chiedergli delle sue lezioni e cosa gli piace
di Chapel Hill.
La guardai come se fosse caduta dallo spazio.
So cosa dirgli, mamma.
Bene. Cosa ti metti stasera? Sembrava in vena
di giocare alle venti domande. Quando faceva cos
di solito trovavo un modo per troncare, ma ero tanto
elettrizzata per quel vestito che decisi di mostrarglielo.
Jenny e io eravamo andate a fare shopping
luned, dopo la scuola, e mi ero innamorata di
quell'abito a prima vista.
Presi la gruccia dalla cabina armadio, sollevai il
sacco di plastica bianca e la sentii trattenere il fiato.
Era esattamente quello che avevo fatto io
quando lo avevo visto nel negozio.
Oh, Gracie,  delizioso!
Non volevo essere deliziosa. Volevo essere sexy e
sofisticata, ma capii cosa intendeva. Il vestito era
rosso, corto e senza spalline. Era fatto con un tessuto
lucido e aveva una cintura argentata in vita.
Poteva anche essere delizioso sulla gruccia, ma era
una bomba su di me. Jenny aveva giurato e spergiurato
che era cos.
Grazie.
Con quali scarpe lo metti?
Tirai fuori i sandali rossi. Avevano fatto un bel
buco nei miei risparmi.
Perfette approv. Con il tacco non troppo alto.
Hai gusto. Io non ho neanche pensato a cosa mi
metter. Guard l'orologio. Hai mangiato?
Non ancora.
Vuoi che ti prepari...
No, grazie. Sono a posto. Tornai a sedermi al
computer.
Sicura che non vuoi venire con me? Ti riporto
qui prima di mezzogiorno.
Devo davvero finire questo tema, mamma. Ero
contenta che, da dove stava, non potesse vedere la
pagina di Facebook sul mio monitor.
Okay. Passa una bella giornata, allora.
Non scrissi il tema, ovviamente. Non ci provai
nemmeno. Feci un esercizio di matematica, mangiai
una banana, mi lavai i capelli, guardai il telefonino
un milione di volte per assicurarmi che fosse
acceso e scambiai commenti con alcuni amici di
Facebook che non avevo mai incontrato di persona.
A mezzogiorno, non ce la feci pi. Gli mandai un
SMS.
Arrivato?
In meno di un minuto mi arriv la risposta.
Un'ora fa. Ci vediamo alla festa?
Mi precipit il cuore nelle scarpe. Ci vediamo alla
festa? Scherzava? Perch non adesso? Avevamo
tutto il pomeriggio per noi. Potevamo andare sul
Riverwalk. Chiacchierare. Ridere.
I miei pollici cominciarono a volare sui tasti del
telefonino. Possiamo vederci ora? Sono libera.
Devo aiutare mia madre. A dopo.
Mi sedetti sul letto e cominciai a piangere. Non
capivo. Mi sentivo male quasi quanto il giorno che
mi aveva lasciato. Chiamai Jenny, ma non rispondeva.
Twitter si mise a uggiolare e lo lasciai salire
sul letto. Sentiva che ero turbata e cerc di rannicchiarmisi
in braccio. Affondai il viso nel suo collo
per soffocare un singhiozzo.
Un'ora dopo, mi alzai e andai a guardarmi nello
specchio del bagno. Avevo tutto rosso: naso, occhi,
guance. Dovevo ricompormi o avrei avuto la faccia
dello stesso colore del vestito, quella sera. Bagnai
una salvietta e me la premetti sugli occhi.
Non avevo fame, ma avevo bisogno di caffeina.
Scesi in cucina e vidi che c'era ancora del caff nella
caraffa, ma ovviamente era freddo. Nessun problema,
me lo sarei scaldato nel microonde. Aprii lo
sportello per prendere una tazza. C'era qualcosa di
strano. La mia mug nera era l. La tirai fuori, ma
sapevo che mancava qualcosa. La mamma continuava
a cambiare posto a tutto, e la trovavo una
cosa terribilmente irritante. A un tratto capii. La
tazza da viaggio viola che avevo regalato a mio padre!
Amavo quella tazza. Mi piaceva vederla l tutti
i giorni. Mi faceva pensare a lui. Aprii tutti gli
sportelli, uno dopo l'altro, cercandola. Era sparita.
Non avrei pianto. No. Avevo la faccia gi abbastanza
stravolta. Cos, afferrai il telefono e feci il
numero di mia madre.

 Capitolo 34.
Tara.

Avevo la macchina carica di palloncini. La commessa
del negozio, una ragazza piena di piercing,
mi aveva chiesto che colori volessi, e le avevo detto
di fare lei.
Di solito ero molto attenta ai dettagli, ma il mio
cervello andava a mille miglia al minuto, fra i preparativi
per il party di Suzanne e la scoperta che
Noelle aveva fatto la surrogata e che Sam era stato
al corrente di tutto.
Mio marito aveva conservato il segreto per tutti
quegli anni! Mio Dio. Sapevo che doveva morire
dalla voglia di dirmelo. La sua etica professionale
non finiva mai di sbalordirmi.
Non sapevo se sarei riuscita a tenere la bocca
chiusa, fossi stata al suo posto. Ero contenta che
Noelle si fosse rivolta a Sam per farsi aiutare, per.
Contenta che si fosse fidata di lui fino a quel
punto.
Tutto quello che riuscivo a vedere nello specchietto
retrovisore era un mare di palloncini, perci
guidavo con particolare prudenza.
Per fortuna trovai un posto proprio davanti alla
pasticceria dove dovevo ritirare la torta di compleanno
di Suzanne.
Il cellulare si mise a squillare proprio mentre
spegnevo il motore. Sicura che Emerson avesse bisogno
di affidarmi un'altra commissione, risposi
senza neanche guardare il display.
Dimmi, Em.
Come hai potuto farlo? Grace urlava cos forte
che staccai il telefono dall'orecchio. Non sapevo che
cosa avessi fatto, ma immediatamente mi sentii in
colpa.
Cosa c'?
Non potevi lasciare in casa neanche una sola cosa
di pap? C'era tanta rabbia nella sua voce che
sembrava un'estranea.
Pensai alla scrivania di Sam, al suo lato dell'armadio,
ancora cos vuoto che ci si sentiva l'eco. Al
comodino, dove un tempo c'erano stati i suoi libri,
gli occhiali e la sua luce da lettura, e che ora conteneva
solo una torcia con delle batterie di ricambio.
A cosa ti riferisci?
La mug! La mug da viaggio viola che gli avevo
regalato io.
Mi pass davanti agli occhi quella tazza. Mi vidi
buttarla nello scatolone per l'Esercito della Salvezza.
Oh. Oh, no! Io... Non ci ho pensato, cara. Sai
quanto detesto il disordine. Mi sono scordata
che...
Pensi sempre solo a te, vero? Tu non sopporti il
disordine e la tazza deve sparire. Se la detestavi
tanto, potevi darla a me. Me la sarei tenuta nella
mia stanza, perch a me il casino non d fastidio,
mamma! Non mi d nessun fastidio, cazzo!
Riappese e io rimasi l, la mano contratta intorno
al telefono.
Non mi aveva mai parlato cos, con quella furia.
Certamente non con quel linguaggio. Non sapevo
nemmeno che conoscesse certi termini.
Cercai di guardare oltre le parole, quelle parole
offensive, e capii che aveva ragione. Aveva comprato
quella tazza per Sam. Io vedevo un doloroso ricordo
di lui ogni volta che la guardavo, ma lei ci vedeva
un prezioso legame con una persona che aveva
amato.
Avevo la gola stretta mentre la richiamavo, ma
Grace non rispose. Aveva detto tutto quello che aveva
da dirmi.
Rimisi in moto. La torta poteva aspettare. Guidai
fino alla sede dell'Esercito della Salvezza,
smontai dalla macchina piena di elio e corsi alla
porta.
Nella stanzetta dell'accettazione, una donna consegnava
uno sgabello da cucina a un ragazzo
dall'aria stanca.
Mi scusi, l'altro giorno ho portato qui una cosa e
adesso avrei bisogno di riprendermela. Sarebbe
possibile?
No, signora rispose il ragazzo, prendendo lo
sgabello dalle mani della donna e posandolo a
gambe all'aria su una pila di scatoloni. Impossibile.
Guardai verso la porta aperta alle sue spalle. In
un enorme magazzino delle donne munite di guanti
stavano smistando scarti di ogni tipo fra montagne
di sacchi e cartoni. Cercai di individuare il mio
piccolo scatolone, ma sapevo che era una causa
persa. Un ago in un pagliaio.

 Capitolo 35.
Noelle.

Wilmington, North Carolina
1994.
Voglio solo che sia semplice ripet Noelle. Lei e
Ian erano seduti nel salotto di Sunset Park con Tara
ed Emerson, che si erano offerte di aiutarli a organizzare
le loro nozze fissate per novembre.
Pu essere semplice come stile disse Ian. Ma
io vorrei avere vicini tutti i nostri amici.
Noelle sapeva che stava facendo impazzire Ian
con il suo desiderio di semplicit. Aveva gi bocciato
l'idea di un matrimonio in chiesa, cosa a cui lui
teneva, e quella di un ricevimento formale. Il solitario
che le aveva regalato per il fidanzamento le
pesava sulla mano, e aveva insistito perch lo cambiassero
con un anello meno importante. Lui avrebbe
voluto sposarsi in agosto, ma lei aveva rimandato
a novembre, perch Tara ed Emerson potessero
essersi riprese dal parto. Tara aspettava il
suo bambino per la fine di agosto, mentre Emerson
avrebbe partorito a met settembre. Sarebbero
state le sue damigelle. Nessuna damigella d'onore.
Noelle era sempre molto attenta a non fare favoritismi.
Forse dovreste chiarire cosa significa semplice
per ognuno di voi propose Tara. Era seduta a
un'estremit del divano, con un taccuino in grembo
e gli occhi scintillanti di eccitazione. Emerson sedeva
al capo opposto del sof, e Noelle pens che
sembravano due contrappesi, con il loro pancione.
Emerson ce l'avrebbe fatta, questa volta. La sua
gravidanza aveva messo alla prova tutti loro e, anche
se avrebbe voluto partorire a casa, Noelle le aveva
detto di togliersi dalla testa che avrebbe corso
quel rischio con lei. Avrebbe assistito al parto in ospedale,
ma se ne sarebbe occupato uno dei suoi ostetrici
di fiducia. Se la gravidanza di Tara non avesse
avuto complicazioni in quelle ultime settimane,
per, le avrebbe fatto lei da levatrice.
Semplice per me significa sposarmi con qualcosa
di comodo spieg Noelle. S, insomma, come
mi vesto tutti i giorni.
Ian emise un piccolo gemito. Guard Tara ed
Emerson. Vedete cosa devo sopportare? La sua
voce era cos piena d'amore che Noelle si protese a
baciargli una guancia. Era un uomo molto dolce. Avrebbero
avuto un buon matrimonio.
Siamo seri, per un minuto. Tara tamburellava
con la penna sul blocco. Novembre  un mese
troppo freddo per una cerimonia all'aperto e, dato
che hai escluso la possibilit della chiesa, Noelle,
che ne dite se lo facessimo a casa mia? Lo spazio
non manca.
Io preparer il rinfresco intervenne Emerson.
E...
Non voglio disturbarvi la interruppe Noelle.
L'idea di sposarsi a casa di Sam, dopo quello che
c'era stato fra loro, la metteva a disagio. Avrete
tutte e due un bambino appena nato e, credetemi,
ogni momento libero che vi rester, vorrete passarlo dormendo.
Oh, lasciacelo fare la implor Tara. Sai che ci
farebbe piacere.
Ian guard Noelle. A me piace l'idea di sposarci
da Tara e Sam. Potremo pagare qualcuno che sposti
i mobili e pulisca prima e dopo. E potrai metterti
quello che vuoi.
Assolutamente no! protest Tara. Em e io la
porteremo a fare shopping. Se la vedo percorrere la
navata con una delle sue vecchie gonne...
Ci sar una navata? esclam Noelle. Io non
voglio una navata! Non voleva avere su di s l'attenzione
di tutti.
Era solo un modo di dire la rassicur Tara.
Potrai sposarti davanti al nostro camino.
Era una bella immagine, lei e Ian davanti al camino,
le mani unite, circondati da amici. Fu sorpresa
quando le si inumidirono gli occhi. Guard
Tara. Parlane con Sam prima di partire in quarta.
Assicurati che non abbia niente in contrario se ci
sposiamo a casa vostra.
Oh, Sam non avr problemi assicur Tara.
Noelle non ne era altrettanto certa. Il suo rapporto
con Tara si era fatto pi profondo in quei
mesi di cure prenatali. Ma c'era ancora una certa
tensione tra lei e Sam. Noelle sentiva che aveva
delle riserve sul fatto che fosse la loro levatrice.
Non che non si fidasse delle sue capacit, anzi, ma
sembrava a disagio in sua presenza. Non glielo aveva
mai detto, ovviamente, dato che non si parlavano
pi di cose personali. Ma era proprio quel non
parlare che le faceva capire il suo imbarazzo. Sam
le mancava e biasimava se stessa per aver rovinato
il loro rapporto.
A ricordarle quella notte sulla spiaggia bastava
un piccolo movimento di rotazione della schiena. Aveva
bisogno di dosi sempre maggiori di medicinali
per arrivare alla fine della giornata. E, se non c'erano
possibilit che una delle sue pazienti entrasse
in travaglio, ne prendeva altri la sera. La crescente
dipendenza dagli antidolorifici la spaventava. Ma
quanto del suo dolore era fisico e quanto psicologico?
Parte della sua sofferenza derivava sicuramente
dai sensi di colpa e da un desiderio sessuale che
continuava a tormentarla.
Era ora che si togliesse Sam dalla testa.
Sai una cosa? disse a Ian. Non mi importa come
ci sposiamo. Quello che vuoi tu va bene anche
per me. Voglio solo essere tua moglie.

 Capitolo 36.
Emerson.

Wilmington, North Carolina
2010.
Cosa diavolo dovevo fare?
Avevo tanto desiderato che il party di Suzanne
fosse speciale, ma ero talmente sconvolta per quello che avevo scoperto su Tara e Grace che, mentre
gli invitati arrivavano e cominciavano a mangiare,
a bere, a ridere e a chiacchierare, io avevo la sensazione
di vivere tutto come se fossi in una bolla
d'acqua. Vedevo le facce, ma erano appannate.
Sentivo le voci, ma non riuscivo a distinguere le
parole. Desideravo che quella serata finisse presto
ma, pi di ogni altra cosa, non volevo pi portare
da sola il peso di quello che ora sapevo. Mi muovevo
da una stanza all'altra, combattuta tra il crepacuore
e l'indecisione. Cosa dovevo fare?
Sembrava che tutti si stessero divertendo. Si affollavano
intorno a Suzanne, brindando, facendo
battute e celebrando il suo strameritato cinquantesimo
compleanno, ma anche se la mia mente non
fosse stata piena di Grace e Tara, sarei stata infelice.
Il party, con la presenza di tanti dei volontari
del programma di Noelle, mi ricordava il rinfresco
successivo al suo funerale, avvenuto solo tre settimane
prima. Tre settimane che mi sembravano
una vita. Le cose si muovevano troppo in fretta per
me. Avevo la sensazione che il mondo fosse precipitato
in una spirale fuori controllo.
Ted mi venne incontro, con un bicchiere in mano.
Mi tocc una spalla. Ottimo lavoro, Em. Come
ti senti? Non hai dormito molto questa notte.
Sto bene. Gli sorrisi. Almeno, speravo che il
mio fosse un sorriso. Mi sentivo drogata dallo sfinimento
e dall'ansia. Non avevo chiuso occhio la notte
prima e, quando quel pomeriggio Tara era passata
ad aiutarmi, le avevo detto che non mi sentivo
bene e dovevo sdraiarmi un attimo. Era stata una
bugia. Volevo solo allontanarmi da lei. Non riuscivo
a guardarla. Era come se sapessi che la mia migliore
amica stava per morire e non potessi fare
niente per evitarlo n per avvertirla.
Mi stavo prendendo a calci per essermi messa a
scavare nel passato di Noelle. Per non aver buttato
quello scatolone di lettere come aveva suggerito
Ted. Potevo ancora farlo. Strappare la lettera, gli
articoli, i registri. Potevo impedire che quella scoperta
si trasformasse in un incubo. Mi bastava tenere
la bocca chiusa. Ma sapevo che non sarei riuscita
a sopravvivere per il resto dei miei giorni con
quel segreto.
Grace e Tara erano arrivate presto per aiutarmi
a sistemare tutto. C'era stato un visibile gelo tra
loro. Evidentemente Grace non aveva perdonato
sua madre per aver... Cosa aveva fatto Tara? Buttato
via la tazza di Sam? Oh, sembrava una cosa
talmente trascurabile. Eppure Grace era ancora
arrabbiata. Mi aveva salutata appena ed era corsa
su in camera di Jenny, mentre Tara parlava con
l'addetto al catering e io mi muovevo per casa come
se fossi fatta di legno, fingendo di darmi da fare.
Ora Cleve, Jenny e Grace erano tutti e tre di sopra.
Erano rimasti con noi adulti appena il tempo
necessario per non sembrare scortesi prima di eclissarsi.
Jenny stava covando un raffreddore, ma
per il resto sembrava a posto, anche se sapevo che
le dispiaceva che non ci fosse Devon. Era andato
via per il fine settimana con i suoi genitori.
Con la pelle color caffelatte, i capelli corvini del
padre e gli occhi azzurri della madre, Cleve si era
fatto ancora pi bello, se possibile, nel mese e mezzo
che era stato via. Ma era su Grace che mi ero
concentrata, ovviamente. Avevo esaminato i suoi
lineamenti, cercando somiglianze con Tara o con
Sam. Era bellissima. Non avevo mai usato quella
parola per descriverla, prima. Carina, s. Ma bella?
Quella sera, per, l'abito rosso senza spalline aderiva
al suo corpo alla perfezione. Non era un vestito
provocante, ma valorizzava la curva dei suoi piccoli
seni e lo sguardo di Cleve aveva continuato a
sfrecciare in quella direzione. Portava i capelli
sciolti e si era fatta un trucco smoky eyes. Non aveva
avuto la mano pesante, ma quell'ombretto bastava
ad alterarle i lineamenti.
A un tratto, non mi sembrava pi la nostra Grace,
e io non facevo che cercare disperatamente la
ragazzina che amavo in questa nuova giovane donna.
Un tempo mi era parso di vedere Sam in lei,
pi negli atteggiamenti che nel viso per la verit.
Avevano quello stesso sorriso timido che era stato
caldo e affabile su Sam, ma che faceva apparire
Grace insicura di s. Vedere la sua timidezza mentre
cercava di parlare con gli adulti al party, quelli
che non conosceva bene, mi stringeva il cuore.
Questa ragazzina era parte di noi e le volevamo bene.
L'avevamo cresciuta, tutti insieme. Era escluso
che potessimo rinunciare a lei. Escluso che io potessi
permettere a Tara di perdere la figlia subito
dopo aver perso il marito. Ma non l'avrebbe persa,
vero? Certo non fisicamente. Grace non poteva essere
sottratta alla madre all'et di sedici anni. Ma
cosa ne sapevo dei risvolti legali di una situazione
cos anomala? Pensavo anche a come si sarebbe
sentita Tara quando avesse scoperto che la bimba
a cui aveva dato la luce era morta. Cosa aveva fatto
Noelle della neonata? Non volevo visualizzare
quella creaturina, dimenticata e non compianta.
Potevo custodire il segreto, pensai di nuovo. Portare
da sola il lutto per la bambina di Tara. Tenere
per me la verit su Grace. Ma anche mentre prendevo
in considerazione la possibilit di fare questa
scelta, cercavo con gli occhi Ian tra gli invitati. Dovevo
dividere quel fardello con qualcuno che volesse
bene a Tara. Qualcuno che comprendesse le implicazioni
legali della situazione.
Lo vidi parlare con Tara e alcuni invitati in sala
da pranzo, e lo tenni d'occhio finch non si stacc
dagli altri per andare verso il tavolo dove era allestito
il bar.
Ho bisogno di parlarti esordii.
Lui inarc un sopracciglio. Della conversazione
che hai avuto con Angela?
Chi? Per un attimo, non ricordai nemmeno chi
fosse Angela. Oh... no! Si tratta di un'altra cosa,
ma non posso parlarne ora. Potresti passare qui
domani, in giornata? Primo pomeriggio? Ted lavorava
e Jenny sarebbe stata sicuramente fuori con
Grace.
Non possiamo aspettare, Em? Domani sera devo
partire e sono piuttosto preso.
Scossi la testa, e lui forse si accorse che avevo gli
occhi lucidi.
Mi tocc un braccio. Va bene. Vengo.
Non farne parola con Tara. Mi guardai intorno
nervosamente, per assicurarmi che non mi avesse
sentito nessuno.
Ian si era accigliato. Cosa succede?
Te lo dico domani. Mi staccai da lui, tornando
a mescolarmi agli ospiti. Ecco, pensai. Una decisione.
Finalmente.
Ma non provavo alcun sollievo.

 Capitolo 37.
Grace.

Cleve era diverso. Come faceva una persona a cambiare
tanto in un mese e mezzo? Sul serio, era differente
perfino nell'aspetto. Quando arriv al party
con Suzanne, mi parve di non conoscerlo. Ero sicura
che fosse cresciuto in altezza e la sua faccia
sembrava pi affusolata. Mi venne subito incontro,
per, e mi abbracci.
Sei bellissima disse, e l'unica cosa che non era
cambiata era il suo profumo. Avrei voluto tenerlo
stretto a me e annusarlo.
Dopo essere rimasti al party per un po', Jenny,
Cleve e io salimmo le scale e ci mettemmo a chiacchierare
nella camera degli ospiti. Non sembrava
molto diverso da quando eravamo tutti e tre solo
amici, se non fosse stato che a me non veniva in
mente niente da dire.
Jenny e io gli mostrammo i corredini del programma
di Noelle, comprese le trapuntine che avevo
finalmente imparato a cucire, ma capivo che era
annoiato. Parlava molto dell'universit, e si era appassionato
al basket.
Voglio andare anch'io all'UNC di Chapel Hill
disse Jenny. Lei e io eravamo sedute sul futon e ci
eravamo tolte le scarpe. Il mio vestito era okay se
stavo in piedi, ma decisamente inadatto a stare seduta,
cos continuavo a tirarmi gi la gonna e su il
corpetto.
Jenny si era messa un vestitino a tunica carinissimo,
ma aveva una brutta cera. Le era venuto il
raffreddore. Aveva la voce rauca e teneva una
manciata di fazzolettini in pugno.
Non puoi entrare a Chapel Hill se non hai ancora
idea di cosa vuoi fare nella vita, Jen. Cleve era
allungato sulla poltrona a sacco. Aveva preso un
ciucciotto da uno dei corredini e se lo lanciava da
una mano all'altra. Sei Miss Popolarit al liceo,
ma i tuoi voti fanno schifo, giusto?
Va' al diavolo. Jenny rise. Mi ammetteranno,
se hanno preso te.
Avevo un'ottima media.
Sei per met nero ribatt Jenny. Per questo ti
hanno accettato.
Le sferrai un calcio alla gamba con il piede nudo.
Non essere antipatica. Erano praticamente le
prime parole che pronunciavo da quando eravamo
saliti. Perch tutto a un tratto mi sentivo cos timida
in presenza di Cleve?
Lui sogghign. Probabilmente la cosa mi ha aiutato
ammise.
Ho ancora tempo per decidere fece notare
Jenny. So solo che voglio fare un lavoro per gli altri.
Per gli altri? chiese Cleve. Tipo infermiera?
O medico, brutto maschilista. Jenny rise di
nuovo. Si beccavano sempre in quel modo, loro due.
O insegnante. O psicologa. Qualcosa che mi permetta
di aiutare la gente, non tipo architetto che
aiuta solo gli edifici.
Dio, che ignorante sospir Cleve. Chi credi
che viva e lavori negli edifici?
Io stavo guardando le sue dita, mentre si lanciava
il ciucciotto da una mano all'altra. Ricordavo la
sensazione di quelle mani che mi scivolavano lungo
le cosce, sotto la gonna. Sul serio, se non ci fosse
stata Jenny mi sarei alzata, mi sarei tolta il vestito
e gli sarei volata addosso. Be', forse no. Ma era ci
che desideravo.
Almeno Grace ha delle ambizioni. Cleve mi aveva
preso alla sprovvista facendo il mio nome.
Quante persone conosci che sanno scrivere bene
come lei?
 difficile mantenersi scrivendo fece notare
Jenny.
Difficile, ma non impossibile. Grace farebbe
qualcosa che le piace, ed  questo che conta. Stavano
parlando di me come se non fossi presente,
ma non mi importava.
Cleve mi stava sorridendo. Un bel sorriso. Gli
piaccio ancora, pensai. Volevo che Jenny sparisse.
Sarei riuscita a parlargli con pi naturalezza se
fossimo stati soli.
Cleve lanci il succhiotto in alto con una mano e
lo afferr al volo con l'altra. Andiamo al parco
propose, alzandosi.
S, il parco! Ci avevamo passato tante serate.
Era l che avevamo fatto sesso per la prima volta,
la notte prima che lui mi lasciasse. Da allora mi aveva
turbato il pensiero che ci fosse un collegamento
tra le due cose: il sesso e la rottura.
Che bella idea. Jenny si alz in piedi.
Vi raggiungo disse Cleve, uscendo in corridoio.
Pensai che dovesse andare in bagno. Afferrai
Jenny per un braccio prima che si mettesse a scendere
le scale.
Potresti restare qui, Jen? Per favore? Scusami.
Ho bisogno di parlargli da sola.
Parve sorpresa, ma solo per un secondo. Nessun
problema. Tanto mi sento da schifo. Gli dir che
mia madre ha bisogno di aiuto.
Sei la migliore! esclamai, abbracciandola.
Solo... Arricci il naso. Non permettere che ti
faccia soffrire, okay?
Ero gi a met delle scale. Non preoccuparti. Il
pensiero di soffrire non mi sfiorava nemmeno.
Lo aspettai sul prato e lo vidi scendere il vialetto.
Era uscito dalla porta posteriore, probabilmente
per evitare la gente che era in salotto.
Jenny deve aiutare Emerson lo informai, quando
fu abbastanza vicino da sentirmi.
Bene fece, ma dal suo tono era pi un ah, okay
che un evviva.
Ci avviammo verso il parco, entrando e uscendo
dalle pozze di luce dei lampioni.
Sarebbe stato meglio se ci fosse anche lei, per
disse dopo un minuto.
Perch?
Io... Non  una buona idea che tu e io restiamo
soli.
Risi. Credi che abbiamo bisogno di uno chaperon?
Se devo essere sincero, s. Soprattutto, sexy come
sei stasera.
Oddio. Grazie.
Sul serio. Questa sera ti guardavo e mi davo
dell'idiota per averti lasciato.
Voleva che tornassimo insieme? Per poco non
glielo chiesi, ma avevo paura di sentirmi dire di no.
S. Sei stato proprio un idiota.
Era la cosa pi giusta, per, Grace. Certo, sei
strepitosa questa sera, ma ti farei solo del male se
ci rimettessimo insieme. Vivo a tre ore da qui e voglio
conoscere altre persone senza sentirmi in colpa.
Altre ragazze, intendi. Avevamo gi fatto quel
discorso.
Ragazze. Ragazzi. Gente nuova in generale. Si
ficc le mani in tasca. Ho bisogno di sentirmi libero.
Lo so. Non parliamo di questo. Mi aveva gi
fatto abbastanza male quando ne avevamo discusso
la prima volta. Ho capito.
Bene. Nessuno dei due aggiunse altro per un
paio di minuti.
Eravamo arrivati all'entrata del parco e ci avviammo
verso il campo giochi come se avessimo il
pilota automatico.
Onestamente non riuscivo a farmi venire in
mente qualcosa da dirgli che non avesse a che fare
con il fatto che noi due tornassimo insieme.
Si sedette su una delle altalene, e io mi tolsi le
scarpe e mi sedetti sull'altalena pi vicina. Non
ho nulla in contrario a un rapporto a distanza dissi,
prima di potermelo impedire.
Grace mi avvert lui. Non ricominciare.
Potresti perfino uscire con altre ragazze, purch
non facessi... insomma, hai capito. So che desideri
stringere nuove amicizie.
Senti, chiss cosa succeder fra noi in futuro?
Ma, per ora, dobbiamo fare esperienze, aprirci al
mondo. Tutti e due. Se non conosciamo altra gente,
come facciamo a sapere qual  la persona giusta
per noi?
Io stavo leggendo tra le righe. Lo sentii dire, sei
tu quella che voglio, ma devo poter uscire con altre
ragazze perch cos, quando torner da te, sapr
con sicurezza che sei la donna giusta.
Nessuno dei due faceva dondolare l'altalena. Ci
limitavamo a stare seduti tenendoci alle catene e
spingendoci un po' con i piedi affondati nella sabbia.
A un tratto, non sopportai pi la distanza fisica
che c'era fra noi. Mi alzai e mi avvicinai alla sua
altalena. Sapevo cosa fare. Sapevo come cambiare
tutto in meno di un minuto. Mi aggrappai alle catene
poco sopra le mani di lui e mi piegai in avanti
per baciarlo. Cleve non oppose resistenza. Sapevo
che non lo avrebbe fatto e quando finalmente staccai
le labbra da quelle di lui, fu solo per toccargli
l'erezione attraverso i pantaloni. Lui mi afferr la
mano, pi per tenerla l che per toglierla. Ma io feci
un passo indietro, mi sollevai il vestito e infilai i
pollici sotto il bordo degli slip.
Oh, Gracie, non farlo! mi supplic, ma non parlava
sul serio, e quando mi calai sull'altalena,
quando mi calai su di lui, era perso quanto me.

 Capitolo 38.
Grace.

Non me la sento di venire in chiesa oggi dissi alla
mamma mentre facevamo colazione il mattino dopo.
Almeno, lei faceva colazione. Io ero troppo agitata
per mangiare il pane tostato che avevo nel
piatto.
Oh, accompagnami, cara. Ho un assolo. Era gi
vestita per andare in chiesa: camicetta bianca,
giacca blu, un foulard intorno al collo. Io avevo ancora
i pantaloni del pigiama e una maglietta.
Sono stanca. Ho voglia di stare a casa, okay?
Parve delusa, anche un po' ferita, ma a me non era
mai piaciuto andare in chiesa. Detestavo il dopo,
quando bisognava fermarsi sul sagrato a parlare
con la gente. Ovviamente, quella era la parte che
preferiva mia madre. L'unica cosa che rendeva sopportabili
quei momenti era che di solito c'era anche
Jenny, ma oggi sarebbe rimasta a casa perch era
raffreddata. Inoltre, dovevo aspettare la telefonata
di Cleve. Volevo vederlo prima che partisse. Avrebbe
dovuto fermarsi per tre giorni, ma il suo amico
voleva tornare al college quella sera e Cleve era
venuto in macchina con lui, perci non aveva scelta.
Avevo telefonato a Jenny, la sera prima, per dirle
che era andato tutto bene.
Siete tornati insieme? mi aveva chiesto. Aveva
la voce cos rauca che facevo fatica a capirla.
Non ne abbiamo parlato in modo esplicito. La
sera prima era stata per l'azione, non per la conversazione.
Ora sorrisi mordicchiando un angolo
del pane tostato. Mi erano tornate in mente le parole
che mi aveva detto mia madre un paio di settimane
prima: devi darti da fare. Bene, mamma, l'ho
fatto e avevi ragione.
Era stato cos bello! Cleve aveva continuato a dire:
Oh, cavoli! anche dopo che avevamo finito. Mi
aveva abbracciato e mi aveva baciato i capelli, ed
era stata una serata incredibile.
Com' andata con Cleve ieri sera? mi chiese
mia madre ora, e io alzai la testa di scatto. Era come
se mi avesse letto nel pensiero. Cosa sapeva?
In che senso?
Ma... rivederlo. Bevve un sorso di caff. Temevo
che sarebbe stato difficile per te.
Nessun problema. Siamo stati bene.
Mi guardava come se non sapesse se doveva credermi
e io mi alzai per portare il piatto al lavandino
e sottrarmi ai suoi occhi.
Sono contenta. Allora, ti sei divertita al party?
 stato carino. Buttai il pane tostato nel secchio
sotto il lavandino.
Mi spiace tanto per la tazza di pap, Gracie.
Non voglio parlarne. Non ero ancora pronta a
perdonarla per quel gesto sconsiderato.
Si alz. Non vedevo l'ora che uscisse. Avevo paura
che Cleve telefonasse mentre lei era ancora a
casa. Il mio cellulare era sul bancone e io continuavo
a tener d'occhio il display, aspettando che si illuminasse.
Potresti pulire il tuo bagno per favore? mi
chiese, avviandosi verso la porta. E un disastro.
Va bene. Volevo solo che se ne andasse.
Alle dieci e mezza mi portai il telefonino in salotto
e mi sdraiai sul divano. Cleve doveva essere in
piedi a quell'ora. Sei sveglio?, scrissi.
Qualche secondo dopo mi arriv la risposta. In
viaggio per CH.
Cosa? Scattai a sedere, fissando quelle parole. Avevi
detto questa sera!, scrissi, poi aspettai, le dita
contratte sul telefono.
Il mio amico doveva rientrare prima. Scusa.
Fissai il display. Al diavolo i messaggini! Feci il
numero.
Ehi rispose lui.
Non posso credere che tu sia partito senza avvertirmi!
Senti, Grace, mi dispiace per ieri sera.
In che senso ti dispiace?
Non avrei dovuto... approfittarmi di te.
Non ti sei approfittato! Volevo farlo.
So che lo volevi, e io ne ho approfittato.
Cleve! Io...
L'hai fatto perch vuoi che noi due torniamo insieme,
ma non  quello che voglio io.
S che lo vuoi.
Non  cambiato niente, okay, Grace? Tutto
quello che ti ho detto sul fatto che abbiamo bisogno
di vedere altre persone... di essere liberi... lo penso
ancora.
Cleve!
Senti, sai che ti voglio bene, giusto?
S.
Te ne vorr sempre. Qualunque cosa accada,
okay? Ma ho sbagliato a continuare a mandarti email
e SMS dopo che ci siamo lasciati.
In che senso?
Credevo che non fosse un problema. Non volevo...
insomma... troncare ogni rapporto, ma credo
che il mio comportamento ti abbia dato l'impressione
che fra noi non sia realmente finita. Dobbiamo
smettere di sentirci, almeno per qualche mese. Per
raffreddare le cose.
Per qualche mese? Il pensiero di non potergli
parlare mi gett nello sconforto. Mi misi a piangere.
Cercai di nasconderlo all'inizio, ma non riuscivo
a parlare e lui lo cap. La mia vita era vuota. Pap
era morto. Jenny passava sempre pi tempo con
Devon. Ora mi veniva a mancare anche Cleve. Era
stato la mia ancora di salvezza.
Grace, non fare cos. Calmati. Mi spiace, ma 
la cosa pi giusta. Avrei dovuto farlo prima. Il mio
compagno di stanza dice che  come togliere un cerotto.
Avrei dovuto strapparlo via di colpo, e non
poco per volta. Ti avrebbe fatto un male cane per
un po', ma meglio che... Insomma, credo di averti
fatto un torto, tenendomi in contatto con te.
E scopandomi ieri sera!
Non parlare cos di quello che  successo.
Non  stato altro per te. L'hai appena detto.
Lo sentii tirare un lungo sospiro frustrato. Senti,
questa discussione  inutile. Dobbiamo smetterla.
A partire da questo momento, non appena avremo
riappeso, basta e-mail e messaggini.  il modo
migliore perch tu cominci a vivere la tua vita senza
di me.
Perch tu vuoi vivere la tua vita senza di me!
S,  cos. In questo momento, ho bisogno di essere
libero.
Chiusi la comunicazione, poi rifeci subito il numero,
ma lui non rispose.
Gli scrissi un SMS. Scusa se ho riappeso. Aspettai,
fissando il display nero del telefonino. Niente.
Non mi avrebbe pi scritto.
Ripensai a quanto era stato fantastico, fra noi, la
sera prima. Quando stava con me, mi desiderava.
Ma non appena si allontanava, si lasciava influenzare
dai suoi stupidi amici.
Dovevo vederlo.
Dovevo darmi da fare.

 Capitolo 39.
Tara.

Grace era in cucina quando rientrai dalla chiesa.
Sedeva a tavola con un caff fra le mani. Aveva il
telefonino davanti a s.
Com' andato il tuo assolo?
Pensavo che non mi avesse neanche sentito,
quando le avevo accennato all'assolo, a colazione.
Bene risposi. Mi avevano fatto tutti i complimenti,
ma io mi ero sentita un po' vuota dentro, e solo
mentre guidavo verso casa mi ero resa conto del
perch: Sam non c'era. Diceva sempre che la mia
voce lo commuoveva. Non si profondeva in lodi, ma
capivo quello che provava dal modo in cui mi prendeva
la mano e me la stringeva quando tornavo al
banco.
Esci? chiesi.
Indossava dei pantaloni al polpaccio, una maglietta
a righe con le maniche lunghe e aveva i capelli
umidi.
Fra un po'. Ho pulito il bagno.
Brava! Mi chinai ad abbracciarla e i suoi capelli 
bagnati si incollarono alla mia guancia. Era raro
che dovessi chiederle di pulire il bagno una volta
sola.
Un le mani sul tavolo, stringendole tanto forte
da fare sbiancare le nocche.
Mamma, senti. Alz gli occhi su di me. So che
mi dirai subito no, perci ascolta tutto quello che
ho da dire prima di partire in quarta, okay?
Sembrava la frase pi lunga che mi avesse detto
da mesi.
Okay. Mi appoggiai contro il bancone. Era una
buona occasione per fare pace. Non avrei detto subito
no. L'avrei lasciata parlare.
Vado a Chapel Hill, oggi pomeriggio. Mi fermer
fuori la notte. Io...
Chapel Hill? Oggi? Perch?
Mi lanci la sua occhiata esasperata. C' questa
ragazza. E gi diplomata, Jenny la conosce, e lei...
questa ragazza, intendo... vuole andare a trovare
degli amici a Chapel Hill, ma non ha la macchina,
perci verr con me e dato che  maggiorenne e patentata,
io potr guidare con il permesso da principiante
e torner domani.
Per una volta, rimasi senza parole. Grace era
terrorizzata all'idea di mettersi al volante, e io ero
altrettanto terrorizzata al pensiero che guidasse.
Be', prima di tutto, non puoi partire cos dissi.
Mamma, ti ho chiesto di non dire subito no!
Contrasse le mani ancora pi forte. I suoi occhi erano
enormi, imploranti. Ascolta tutta la spiegazione.
Lo fai per Cleve? chiesi, anche se non aveva
senso. Cleve era tornato a casa per il fine settimana,
quindi perch lei voleva andare a Chapel Hill?
S ammise. E ripartito questa mattina e io devo
assolutamente raggiungerlo. Inoltre, voglio vedere
anche l'UNC, perch probabilmente andr all'universit
l.
Era una balla. S, forse avrebbe fatto domanda
all'UNC, ma questo improvviso desiderio di vedere
il campus era un pretesto tanto debole che doveva
rendersene conto anche lei, perch gir la testa per
non guardarmi negli occhi.
Senti, Grace, se vuoi vedere Cleve, almeno sii onesta
con me e non inventare scuse.
Lei allarg le mani sul tavolo. Cleve non sapeva
che sarebbe dovuto ripartire stamattina e non abbiamo
finito un discorso, cos mi ha chiesto se potevo
andare.
Siete tornati insieme?
Capivo che era incerta su cosa dovesse dirmi.
Lui  confuso. Crede che sia meglio restare separati,
ma dobbiamo parlarne pi a fondo. Si accigli.
Sono sconvolta, mamma! Ho bisogno di parlargli
di persona.
E dove dormiresti, questa notte?
Dall'amica di Jenny.
Come si chiama?
Elena.
Come mai non l'avevo mai sentita nominare?
Era... non so bene, una vicina o qualcosa del genere.
Vuoi parlare con Jenny? Posso...
No, perch non ti lascio andare.
E se facessi guidare Elena invece di guidare io?
No, Grace. Mi dispiace che tu e Cleve abbiate
dei problemi, ma dovrete risolverli al telefono. Se
vuoi andare all'UNC, programmeremo il viaggio
con anticipo. Prima dovrai dimostrarmi che sei a
tuo agio al volante e...
Pu guidare Elena!
Non mi sembra un buon programma, cara. Non
puoi andare. Mi dispiace, ma  la mia ultima parola.
Scatt in piedi. Tu non capisci! url, e un attimo
dopo aveva le lacrime agli occhi.
Allora aiutami a capire. La afferrai per le spalle.
Perch tu e Cleve non potete parlarne al telefono?
Si divincol. Volevo solo andare, tutto qua! Si
gir e corse verso le scale.
Grace! la chiamai. Non scappare cos! Spiegami!
Ma i passi sparirono di sopra. Mi lasciai cadere
su una sedia. Avevo sbagliato di nuovo, eppure non
potevo comportarmi diversamente.  normale, cercai
di rassicurarmi. Capita a tutte le madri di litigare
con le figlie.

 Capitolo 40.
Emerson.

Finora il mio piano faceva acqua. Non avevo previsto
che Jenny fosse troppo raffreddata per uscire,
quindi stavo spiando l'arrivo della macchina di Ian
dalla finestra in preda all'ansia. Il cielo era cupo,
minaccioso. Stava per scoppiare un temporale.
Stringevo fra le mani il registro dei parti, e una
sottile cartelletta con la lettera che Noelle aveva
scritto ad Anna e le informazioni che avevo stampato
dal sito del Missing Children's Bureau.
Lasciai la finestra per non pi di un secondo per
tirare fuori dal forno una teglia, e quando tornai
vidi la macchina ferma lungo il marciapiede. Non
c'era traccia di Ian, il che significava che lui stava
gi risalendo il mio vialetto verso la porta di servizio.
Tornai di corsa in cucina e aprii proprio mentre
lui stava per bussare. Jenny  a casa! bisbigliai.
Speravo di essere sola ma ha l'influenza, perci...
assecondami in tutto quello che dico.
Ian si accigli. Cosa sono tutti questi misteri?
Mi portai un dito alle labbra. Te lo dir...
Ehi fece Jenny entrando in cucina. Aveva ancora
i pantaloni del pigiama e una maglietta. Un
ciuffo di capelli le stava dritto sulla testa.
Ciao, Jenny la salut Ian. Non ti senti bene?
Ho festeggiato troppo, ieri sera scherz Jenny
rauca. Mi lanci un'occhiata confusa che diceva cosa
ci fa qui Ian?.
Ian e io dobbiamo parlare di alcune questioni
che riguardano il testamento di Noelle. Mi parve
che mia figlia stesse guardando con sospetto il registro
e i fogli che avevo in mano, ma poteva essere
solo la mia paranoia. Cosa ti preparo, Jen? Un t
con limone e miele?
No, me ne torno a letto.
Buona idea. Vuoi portarti su un succo di frutta?
S. Perch no? And al frigo, ma l'avevo battuta
sul tempo. Posai i documenti sul tavolo della cucina
e le riempii rapidamente un bicchiere d'aranciata.
Ian era rimasto in piedi accanto al lavandino,
e capii che non sapeva cosa fosse prudente dire
o fare. Tesi il bicchiere a Jenny.
Grazie, mamma. Ci vediamo dopo.
Sembra abbacchiata comment Ian, seguendola
con lo sguardo.
Gi. Trasferii dei vol-au-vent dalla teglia a un
vassoio. Sono gli avanzi del party dissi, prendendo
due piattini.
Ti tremano le mani osserv Ian, poi abbass la
voce. Si tratta davvero del testamento di Noelle
o...
Te lo dico fra un minuto. Guardai nervosamente
verso il corridoio. Avevo sperato che non ci fosse
a casa nessuno, per quella conversazione. Soprattutto
non una ragazzina malata che poteva avere
bisogno di me. Indicai il tavolo. Siediti. Caff? T
freddo? Posso prepararti un decaffeinato, se vuoi.
Ma forse avrai bisogno di un bicchiere di vino
quando ti avr detto tutto.
Il caff  perfetto. Si cal su una delle sedie
della cucina, senza staccare gli occhi dal mio viso.
Gli riempii una tazza, poi mi sedetti in modo da
poter tenere d'occhio il corridoio.
Ian guard il registro e la cartelletta posati sul
tavolo, ma non li tocc. Cosa sono?
Sospirai. Ho aperto una gigantesca latta di vermi
e non so come rimetterli dentro iniziai a bassa
voce. Pensavo di tenermi dentro tutto, ma non ce
la faccio. Non sapevo con chi altro parlarne. Mi
portai le dita alle tempie. Ho bisogno del tuo aiuto
per decidere cosa devo fare.
 una questione legale?
S e no. Estrassi la lettera che Noelle aveva
scritto ad Anna e gliela posai davanti. Il colore gli
deflu dal viso man mano che leggeva.
Per la miseria! Mi guard. Scosse la testa.
Cos'altro dobbiamo aspettarci da Noelle, ora? Chi
 questa Anna?
Gli spiegai dove avevo trovato la lettera, e come
Tara e io finalmente avessimo scoperto l'identit di
Anna Knightly. Ma questo  solo l'inizio.
Mi guard come se non fosse sicuro di voler sapere.
Mi protesi verso di lui. Credo che la neonata che
Noelle ha fatto cadere fosse la figlia di Tara sussurrai.
Scatt all'indietro come se lo avessi schiaffeggiato.
Cosa diav... Perch pensi una cosa simile?
Ho scoperto la data in cui spar la figlia di Anna
sul sito del Missing Children's. O almeno, la data
in cui nacque. L'unica bambina che Noelle fece nascere
in quel periodo  Grace. O la bambina che...
insomma, la vera Grace. Estrassi un foglio dalla
cartelletta. Ecco, ho stampato le informazioni.
Lily Ann Knightly nacque il 29 agosto del 1994 e
spar da un ospedale di Wilmington poco dopo la
nascita.
Era ancora accigliato quando alz gli occhi dal
foglio. Jenny non  nata negli stessi giorni?
Jenny  nata il trentuno e Grace il primo settembre,
ma io ho avuto Jenny in ospedale e Noelle
non  stata presente al parto. Stava seguendo il
travaglio di Tara mentre a me facevano il cesareo.
Ian alz gli occhi verso il soffitto. Ricordo esattamente
la notte in cui nacque Grace. Noelle e io eravamo
fidanzati a quell'epoca, ricordi?
Annuii.
Mi chiam alcune volte da casa di Sam e Tara
per darmi notizie. Era molto preoccupata. Mi parl
della possibilit di portare Tara in ospedale, ma alla
fine si risolse tutto bene. Scosse la testa bruscamente.
Non ha senso, Emerson. Tara si sarebbe
accorta se Noelle avesse sostituito sua figlia con
un'altra neonata.
Non so nulla di quella notte, dato che stavo partorendo
anch'io, ma ricordo che Tara mi ha detto
che era cos sfinita e confusa dopo il parto che il
mattino dopo non ricordava neanche di aver tenuto
in braccio Grace.
Ma Sam era presente fece notare Ian. Lui era
sicuramente sveglio e lucido. Avrebbe capito se sua
figlia fosse stata ammazzata.
Non dire cos. Rabbrividii.
 di questo che stiamo parlando, no? Tutto a
un tratto Ian sembrava arrabbiato. Avrei voluto
che abbassasse la voce. Noelle ha ucciso una neonata,
in qualche modo se ne  sbarazzata, e poi le 
venuta questa... fece un cenno verso la lettera,
questa idea assurda ed  andata in ospedale, ha
trovato una sostituta e l'ha portata a casa... e tutto
dovrebbe essere successo quando? Mentre Sam e
Tara stavano dormendo nella notte pi emozionante
della loro vita?  dura da credere.
Sappiamo che successe, per. Grazie alle parole
della stessa Noelle.
Forse Noelle ha fatto nascere altri neonati che
non ha mai registrato nei suoi libri sugger Ian.
Ne dubito. Era molto precisa.
Tu e Tara avreste dovuto parlarmene subito.
Noi... Onestamente, Ian, speravamo di scoprire
che era tutto un equivoco.
Si tolse gli occhiali e si strofin le palpebre. Tara
cosa sa?
Non ha idea che potrebbe trattarsi di Grace.
Noelle ha smesso di fare la levatrice nel 1998, perci
avevamo dedotto che... l'incidente fosse avvenuto
in quel periodo.
Ian allung una mano verso il registro. Fammi
vedere cosa scrisse sulla nascita di Grace.
Aprii il volume a quella pagina. Lo guardai mentre
leggeva il dettagliato resoconto del difficile travaglio
di Tara.
Sembra atroce. Ian fece una smorfia. Ma non
dice nulla sul fatto che le sia caduta la bambina.
Quella parte ovviamente non l'ha scritta. Ha
falsificato quello che  successo. In caso tu non lo
abbia ancora capito, mia sorella Noelle era piuttosto
brava a mentire.
E dove sarebbe questa neonata? chiese Ian.
La vera... La bambina a cui Tara diede la luce?
Non voglio neanche pensarci. Mi sentivo bruciare
gli occhi. Tara era pi una sorella che un'amica
per me, ed ero ossessionata dal pensiero di
quello che poteva essere successo a sua figlia. Noelle
l'aveva sepolta in un bosco? L'aveva buttata in
un cassonetto? Mi coprii il viso con le mani. Cosa
faccio, Ian?
Be', prima di tutto, Tara deve saperlo.
Oddio gemetti. Certo che doveva saperlo. Lo
pensavo anch'io, ma avevo bisogno di sentirmelo
dire da qualcun altro. Mi sembra cos crudele.
Mi parve di sentire uno scricchiolio dalle scale e
guardai verso il corridoio, ma Ian non se n'era accorto.
Supponi che Tara e io fossimo a conoscenza del
fatto che Jenny non  la tua figlia biologica. Vorresti
che te lo dicessimo?
S, naturalmente, ma sarei... Chiusi gli occhi,
cercando di immedesimarmi nella situazione. Mi
ucciderebbe sapere che la figlia che ho partorito 
morta a mia insaputa. E che Jenny  stata sottratta
a un'altra donna. Scossi la testa. Oh, mio Dio.
Mi ucciderebbe!
No, perch Tara ti starebbe accanto. Voi due avete
superato insieme le prove pi dure. Tu le sarai
vicina, no? E ci sar anch'io.
Ha appena perduto Sam, Ian sussurrai. Come
facciamo a portarle via sua figlia? Ero sconvolta,
ma era un sollievo poter condividere quel peso con
lui.
Nessuno le porter via sua figlia. Se devo essere
onesto, dovr fare qualche ricerca per capire tutti i
risvolti legali della questione, ma facciamo un passo
per volta, okay? Non dovrebbe essermi troppo
difficile rintracciare i poliziotti che hanno investigato
su questo caso nel 1994.
Credo che dovremmo informare Tara prima che
tu ne parli con chiunque altro. Ho paura che si arrabbier
anche solo per il fatto che l'ho detto a te
prima di dirlo a lei... Potrei dirle che magari mi sono
sbagliata. Non ci sono prove, no? Le dar solo le
informazioni che ho trovato.
 verissimo. Ci saranno test del DNA e colloqui,
ma come ho detto ci limiteremo a fare un passo per
volta.
Le parliamo oggi? La mia voce era esitante. Mi
angosciava il pensiero di dover affrontare Tara.
Ian incroci le braccia sul petto. Puoi aspettare
altri due giorni? Parto questa sera per Charlotte e
mi fermer l per tutta la giornata di domani. Un
torneo di golf. Potremmo parlarle marted pomeriggio
quando esce da scuola.
Sentii un altro scricchiolio dalle scale e questa
volta sia Ian che io ci girammo verso il corridoio.
Jenny? chiamai, ma non ci fu risposta.
Tornai a fissare Ian. Mi inumidii le labbra aride.
S dissi, la voce molto bassa ora. Possiamo aspettare.

 Capitolo 41. 
Grace.

Era come se avessi un groviglio di spine al posto
del cuore, tanto stavo male. Avevo passato il pomeriggio
a scambiare SMS con Jenny, sdraiata sul
letto con i piedi in alto, mentre la mamma era fuori.
Le avevo raccontato del mio piano di andare in
macchina a Chapel Hill e della lite con mia madre.
Le avevo detto che mi ero inventata quella Elena,
in caso ci fossero delle verifiche. Non mentivo quasi
mai. Tutti quelli che conoscevo dicevano balle a
raffica, io no, eppure mi era risultato stranamente
facile. Mamma era una credulona.
Jenny mi scrisse che voleva andare a prendersi
un succo di frutta, cos per qualche minuto restai
sola col mio cellulare. Pericoloso. Digitai Scusa se
sono stata insistente, ma cancellai il messaggino
senza inviarlo a Cleve.
Jenny ci metteva un'eternit a prendersi quel
succo. Ci sei?, la messaggiai, ma lei non mi rispose.
Mi appisolai e quando mi svegliai di soprassalto, il
mio cellulare squillava e sul display c'era il numero
di Jenny.
Mi sono addormentata esordii, invece di dire
pronto.
Vengo l da te. Aveva una voce orribile e sapevo
che faceva fatica a parlare.
Ma sta diluviando e tu stai male.
Ho una cosa da dirti. Da mostrarti. Tua madre 
gi tornata?
No. Di che cosa...
Arrivo subito, okay?
Abbassai i piedi dalla testiera e mi tirai su a sedere.
Si tratta di Cleve? chiesi, ma lei aveva gi
riappeso.
Quando aprii la porta, qualche minuto dopo,
Jenny rabbrividiva chiudendo l'ombrello. La presi
per un braccio e la tirai dentro.
Cosa c' di tanto importante?
Tua madre non  ancora rientrata, vero? Aveva
la voce rauca e il naso rosso. Aveva in mano un
sacchetto di plastica del supermercato con dentro
un libro.
No. Si tratta di Cleve, vero? Aveva avuto un
incidente? Oddio! Non l'avrei sopportato.
Mi diede una piccola spinta verso le scale. Cleve
non c'entra. Andiamo in camera tua.
Cos mi spaventi dissi.
Va'.
In camera mia, Jenny afferr una scatola di fazzolettini
di carta dal comodino. Si sedette sul bordo
del letto con i fazzoletti su un lato e il sacchetto
sull'altro. Si soffi il naso mentre io restavo l in
piedi, torcendomi le mani per l'ansia.
Senti, so che  un brutto momento e mi dispiace,
ma ho scoperto una cosa che devi sapere. Ha a
che fare con te. Con chi sei.
Come, con chi sono? Si riferiva alla mia personalit?
Avevo qualche tratto caratteriale cos brutto
che si era precipitata fuori sotto la pioggia con la
febbre per parlarmene? Possibile. Dopotutto, Cleve
non mi voleva. Non andavo bene a mia madre. E
non piacevo neanche a me.
Devi ascoltarmi attentamente. E ricordati che
sono la tua migliore amica, okay? Lo sar per sempre.
Sempre, sempre, Gracie, qualunque cosa accada!
Aveva gli occhi lucidi e anch'io mi misi a piangere
senza nemmeno sapere perch.
Dimmi.
Ian  venuto a casa mia, circa un'ora fa.
Ian? Cosa c'entrava Ian? Ancora per il testamento?
Non mi ero offesa che Noelle avesse lasciato
pi soldi a Jenny che a me. Jenny se li meritava.
Io no.
No, non per il testamento. L'ho pensato anch'io,
ma non era cos. Ero di sopra mentre ci messaggiavamo,
ma quando sono scesa a prendere un altro
succo di frutta, li ho sentiti parlare e... C'era qualcosa
di strano nel tono di mia madre. Mi sono fermata
ad ascoltare. Stavano parlando... Jenny esit.
Mi spiace tanto di dovertelo dire!
Dirmi cosa?
Dicevano che non sei davvero la figlia di tua
madre. Che sei stata portata via a un'altra donna.
Come! Ma cosa stava dicendo? Sei sicura che
stessero parlando di me?
S.
E... Ma  assurdo.
Lo so. Sembra pazzesco. Si soffi di nuovo il
naso. Sono rimasta l a origliare, cercando di capire.
Tua madre non lo sa, ma glielo diranno.
Cercai di ridere. Ti rendi conto che  un controsenso?
Hai detto che mia madre mi ha rubato, il
che  gi una cosa ridicola, ma anche se fosse vero,
come farebbe a non saperlo? Avrei voluto tirare
qualcosa addosso a Jenny. Perch vuoi farmi
prendere un colpo?
Mi spiace! Lo so. Ma posso spiegarti tutto. Apr
il sacchetto del supermercato e tir fuori un grosso
libro marrone e una cartelletta. Le tremavano le
mani. Sono rimasta seduta sulle scale finch Ian
non se n' andato, poi sono entrata in cucina. Credo
che la mamma temesse che io li avessi sentiti,
ma mi sono comportata come se fossi scesa solo in
quel momento e mi sono versata da bere. L'ho vista
infilare questa roba nel cassetto della cucina.
Cos' quel libro? Mi sedetti accanto a lei sul
letto.
Il registro da levatrice di Noelle. Ho guardato le
annotazioni che si riferiscono alla tua nascita, ma
sembrava tutto a posto. Per, insieme al libro di
Noelle c'erano questi. Apr la cartelletta e tir fuori
un foglio scritto a macchina. Questa  una lettera...
parte di una lettera. L'ha scritta Noelle. Me
la tese.
La scorsi. Non riuscivo a credere ai miei occhi.
 disgustoso! esclamai. Non posso credere che
Noelle abbia potuto fare una cosa simile.
Lo so. Neanch'io, ma...
Perch dovrei essere io la bambina che ha rubato?
Non so bene perch loro pensino che sei tu, ma
ne sono convinti. Credo che sia per questa data.
Tir fuori due fogli stampati e mi tese il primo.
Vedi l'URL in fondo?  il sito del Missing Chil-
dren's Bureau. Sono solo due righe. Le lesse con la
sua voce rauca. Lily Ann Knightly nacque il 29 agosto
1994 e spar da un ospedale di Wilmington,
NC, poco dopo la nascita.
Scossi la testa lentamente. Cominciavo ad avere
la nausea. Il tuo compleanno  di un giorno pi vicino
a quella data del mio. Lily. Poteva essere il
mio vero nome?
Ma Noelle non ha avuto niente a che fare con la
mia nascita.
Jenny mi pass un braccio intorno alle spalle.
Cominciavamo a metabolizzare l'informazione.
Non posso crederci sussurrai.
Mi spiace disse Jenny. Ho pensato che avessi
il diritto di saperlo. Non sapevo se te lo avrebbero
mai detto.
Toccai il foglio. Lily Ann Knightly. Lily. Chi sono?
Jenny appoggi una guancia sulla mia spalla.
Sei Grace. La mia migliore amica. Non dimenticartelo
mai.
La mia mente era a mille miglia di distanza. Ho
sempre saputo che c'era qualcosa che non andava.
Mia madre...  come se desiderasse che io fossi diversa.
Quando glielo diranno? Sarebbe stata la fine,
pensai. Sarebbe stato il momento in cui la
mamma mi avrebbe tagliato fuori dal suo cuore. Adesso,
doveva amarmi e sopportarmi perch ero
sua figlia. Ecco perch  cos diversa da me, avrebbe
pensato. Come poteva non pensarlo? Come poteva
non chiedersi quanto sarebbe stata perfetta la
sua vera figlia?
Marted, credo rispose Jenny. Non dirle niente
fino a quel momento, okay? Mia madre mi ucciderebbe.
Devo riportare a casa queste cose prima
che si accorga che le ho prese.
Cos' quell'altro foglio?
Niente. Lo rimise nella cartelletta.
Fammi vedere. Jenny era una pessima bugiarda.
Esit, poi apr la cartelletta e mi tese un altro foglio
stampato dal sito del Missing Children's Bureau.
La direttrice del Missing Children's Bureau, Anna
Chester Knightly, quarantaquattro anni, lavora per
il MCB da dieci anni. Sua figlia Lily spar da un ospedale 
di Wilmington, North Carolina, nel 1994
poco dopo la nascita. Ha un 'altra figlia, Haley.
Ero senza parole. Mia madre? E una sorella!
Dove vivono? riuscii finalmente a chiedere.
Stanno a Wilmington?
Non credo. Lei dirige questa associazione di genitori
di bambini scomparsi, e non credo che abbia sede qui.
Mi sta cercando bisbigliai. Mi cerca da quando
sono nata. Provavo tanta piet per lei. Piet e uno
struggimento cos forte che lo sentivo dal centro
del mio cuore fino alla punta delle dita. Probabilmente
pensa che sono morta.
Jenny mi tolse di mano i fogli e li rimise nella
cartelletta. Senti, devo tornare a casa. Ho detto a
mia madre che andavo in farmacia a prendere uno
sciroppo per la tosse. Mi telefoner da un momento
all'altro.
Lasciami queste carte.
Non posso! Si accorgerebbe che sono sparite.
Ti prego, Jenny. Ne ho bisogno. Me le tengo. Sono
mie. Riguardano me.
Gracie. Per favore! Mia madre mi uccider. Afferr
la cartelletta, ma io gliela strappai di mano,
aprii il cassetto del comodino e ce la chiusi dentro.
Grace! Cerc di avvicinarsi al comodino, ma la
tenni a distanza. Puoi trovare le stesse informazioni
su quel sito! Sul sito dei bambini scomparsi.
Continuai a restare addossata al comodino. Aveva
ragione. Avrei trovato le informazioni sul sito,
ma io volevo quei fogli. A un tratto, non sopportavo
che mi venisse tolto pi niente. Lasciameli, Jenny.
Sentivo le lacrime colarmi lungo le guance.
Sono miei.
Mi fiss per un attimo, poi mi abbracci. Fatti
delle copie mi disse fra i capelli. E restituiscimeli
domani. Non avrei saputo dire quale delle due
piangesse di pi.
Rimasi seduta con i fogli in grembo per un'ora,
dopo che Jenny se ne fu andata. Avevo fissato
quelle parole finch non si era fatto troppo buio per
vederle. Quando mia madre rientr, venne in camera
mia a dirmi che aveva preso una pizza per
cena. Accesi la luce solo allora, perch volevo vedere
se mi apparisse diversa, ma non era cos. Non
era lei quella che era cambiata in quelle ultime
due ore.
Quando la mamma scese in cucina, mi misi al
computer. Trovai il sito e seguii l'URL fino alla pagina
su Anna Knightly. Trattenni il fiato. O mio
dio! Era cos bella. Sembrava dolce e piena d'amore.
Aveva gli occhi verdi, e forse era da lei che avevo
preso le pagliuzze che mi screziavano gli occhi
castani. Per il resto, per, non sembrava che mi assomigliasse.
Cercai me stessa nei suoi lineamenti,
guardandomi nello specchietto della cipria, per poter
passare lo sguardo dal mio riflesso al monitor.
Il mio vero padre, pensai. Dovevo aver preso da lui.
Rabbrividii, sconvolta dal pensiero di avere un altro
pap oltre a quello con cui ero cresciuta. Quello
che avrei amato per sempre.
Pensai alla disperazione che doveva aver provato
Anna Knightly quando le avevano detto che la sua
bimba era sparita dalla nursery. A quanto doveva
aver pianto per lei. Per me. A quanto doveva avermi
cercata.
Sono viva dissi rivolta alla foto. Sono qui.
Dove abitava? Come facevo a trovare il suo numero
di telefono? Potevo chiamarla? Subito? Dovevo
dirle che ero viva.
Mi appuntai il numero di telefono del Missing
Children's Bureau. C'era anche un indirizzo di Alexandria,
Virginia. Mia madre, la mia madre biologica,
viveva a un solo stato di distanza da me.
Non riuscivo a dormire. Avevo davanti agli occhi
una cartina geografica. Alexandria era nella parte
settentrionale della Virginia, giusto? Vicino a Washington?
Washington era a sole cinque ore di
macchina. Dovevo incontrare Anna. Dovevo scoprire
chi ero in realt. Avrei potuto telefonarle al
Missing ChilcLren 's Bureau il mattino dopo, ma sarebbe
stato molto meglio parlarle di persona. Mi
alzai a sedere sul letto, agitatissima. Dovevo incontrarla
subito, pensai. Prima possibile. La vita era
breve. Domani Anna sarebbe potuta morire in un
incidente stradale andando a lavorare. A mio padre
era successo.
Afferrai il telefono, feci il numero di Cleve e
quando lui rispose (rispose!), scoppiai a piangere.
Non riappendere. Non riappendere! Devo parlarti.
Non si tratta di noi. Non preoccuparti. Ho bisogno
di parlarti o impazzisco.
Grace, ma  quasi mezzanotte. Sembrava sveglissimo.
Sentivo delle persone parlare in sottofondo.
Una ragazza rideva. Ne parliamo domani,
okay?
Ho appena scoperto che sono stata rubata a
un'altra donna quando ero in fasce!
Silenzio. Di che diavolo stai parlando?
Gli spiegai tutto. Di Jenny che aveva ascoltato la
conversazione fra sua madre e Ian. Della lettera di
Noelle ad Anna Knightly. Della neonata scomparsa.
Del Missing Children's Bureau.
Non posso crederci esclam lui alla fine. Te lo
sei inventata?
No. Telefona a Jenny, domani, se non mi credi.
Lo diranno a mia madre marted. Lei pensa gi che
io sia... Mi si incrin la voce. Non sono mai stata
la figlia che voleva. L'altra bambina, quella che 
morta, probabilmente sarebbe stata proprio come
lei.
Aspetta un attimo disse Cleve. Sentii che si
muoveva. Chiudeva una porta, forse. Sono uscito
in corridoio. Il mio compagno di stanza aveva degli
amici. Senti, non so cosa sia successo, ma Tara ti
vuole bene. Capita a tutti di avere dei problemi con
la propria madre, Grace. Io vorrei mandare al diavolo
la mia un giorno s e uno no.
 diverso. Suzanne  tua madre. La mia no. Voglio
incontrare la mia madre biologica e dirle tutto.
Vado da lei.
Dove?
Virginia.
Quando? E come ci vai?
Domani. In macchina. Da sola.
Rise. Non fare la dodicenne, Grace.
Le sue parole mi fecero male. Non hai la minima
idea di cosa sto passando.
Senti, domani parlerai con Tara di quello che ti
ha detto Jenny e...
Le far passare dei guai. Jenny dovrebbe essere
all'oscuro di tutto.
Jenny se la caver. Se quello che sospetti  vero,
e ne dubito, tu e tua madre avete bisogno di un
avvocato. Ian lo , no?
Gli avvocati complicano tutto ribattei. Mio padre
era stato un ottimo avvocato, ma era troppo
ponderato sul lavoro. Ero pronta a scommettere
che Ian era uguale. Pap voleva che i suoi clienti
prendessero tempo. Non che agissero in modo avventato.
Oh, Cleve! Mio padre non era il mio vero
pap!
Lui era tuo padre e tua madre  la tua mamma.
Anche se quest'altra signora ti avesse partorito, i
tuoi genitori saranno sempre i tuoi genitori.
Sono cos confusa, Cleve dissi, ma la mia mente
si era gi staccata da quella conversazione. Andai
al computer, mi sedetti e cercai Google Maps.
Cleve sospir. Senti, promettimi che ne parlerai
con tua madre, domani, e che non farai stupidaggini.
Ti voglio bene, Grace. Questo non cambier
mai. Allora, me lo prometti?
Prometto dissi, ma stavo gi digitando l'indirizzo
del Missing Children's Bureau.

 Capitolo 42.
Anna.

Washington, D.C.
Cosa ne dici di questo look, pap? chiese Haley a
Bryan. L'avevamo sistemata nella sua stanza d'ospedale 
qualche ora prima, ma solo adesso sembrava
essersi ripresa dall'agitazione indotta dagli steroidi.
Aveva sollevato il tavolino ribaltabile per
guardarsi allo specchio e si passava la mano sopra
la peluria scura che le era cresciuta sulla testa in
quell'ultima settimana.
Molto carino. Bryan si avvicin al letto e accarezz
la morbida peluria corta. Conoscevo la sensazione
di quei capelli sotto la mano, quel solletico
che poteva dare un falso senso di sicurezza. Dovevo
continuare a ricordarmi che quell'accenno di capelli 
era solo la quiete prima della tempesta.
Domani Haley avrebbe ricevuto un'altra dose di
mantenimento di chemioterapia, e cos avrebbe
continuato finch non avessimo trovato un donatore.
Dopo di che, la chemio e la radioterapia a cui
sarebbe stata sottoposta in preparazione all'intervento
avrebbero distrutto ben pi che i suoi capelli.
Comunque, quella sera volevo che lei si godesse
l'ombra scura che aveva sulla testa e i nostri ultimi
minuti con Bryan. Io avrei passato la notte con Haley,
ma lui sarebbe tornato nel suo appartamento
entro poco. L'indomani avrebbe preso un volo per
San Francisco, dove aveva un colloquio per il lavoro
che sperava di ottenere a Washington. Mi spiaceva
vederlo partire. Mi ero presa cura di Haley da
sola per la maggior parte della sua vita, perci non
avevo bisogno di aiuto, ma averlo accanto era fantastico.
Il problema era che mi ero attaccata a lui,
e cos aveva fatto Haley. Lo volevamo con noi.
Ecco la nostra campionessa! Tom, l'infermiere
preferito di Haley, entr nella stanza. Ho qui la
tua pillolina per la notte.
Haley gli tolse di mano il bicchierino di carta.
Sapevo che saresti arrivata questa sera disse
Tom mentre lei inghiottiva la pastiglia. Cos ho ritagliato
questo per te. Tese a Haley una copia
dell'articolo sulla corsa per il midollo osseo che era
apparso sul Washington Post venerd. Haley era
stata fantastica con il giornalista del Post, e ancora
pi brava in televisione. Aveva parlato di ci che
ricordava del suo primo attacco di leucemia. Pensavo
che tutti i bambini fossero dipendenti da quelle
medicine killer aveva detto. Non conoscevo
una realt diversa. Aveva parlato di Lily come io
non sarei mai riuscita a fare. La mia mamma ha
gi perso mia sorella. Non voglio che perda anche
me. Lo showroom della concessionaria si era riempito
di gente, il giorno dopo: tutte persone che volevano
essere testate per la compatibilit.
Quando Tom usc, Haley abbass la testiera del
letto finch non fu quasi orizzontale. Okay disse
a Bryan. Allora torni mercoled?
Mercoled alle quattro. Lui spense la luce centrale,
lasciando accesa solo quella del comodino.
Cosa vuoi che ti porti dalla California?
Solo te stesso rispose lei, e io vidi un'ondata di
emozione passare sul viso di Bryan. Haley era molto
aperta nell'esprimere quello che provava, ultimamente.
Non indossava mai quella maschera
dietro cui ci nascondevamo noi. Si concedeva di essere
vulnerabile, come se si rendesse conto che non
c'era tempo da perdere con le finzioni. Non avevamo
nessuna garanzia di un domani. Nessuno di
noi. Stavo imparando tante cose da mia figlia.
Ti accompagno alla macchina proposi a Bryan,
poi mi girai verso Haley, che si era rannicchiata
sotto le coperte con Fred fra le braccia. Te la senti
di stare sola per qualche minuto?
Sbadigli, annuendo. Bryan si chin a baciarla
su una guancia e lei gli pass un braccio intorno al
collo. Non dimenticarti di noi gli sussurr.
Lui si alz, prendendole una mano tra le proprie.
No. Mai.
Ci incamminammo in silenzio verso l'ascensore e
scendemmo nel garage. Era deserto. Lo accompagnai
fino alla macchina. Non volevo vederlo partire.
Forse sentivo un po' della trepidazione di Haley,
di quel non dimenticarti di noi. Ma non si trattava
solo di questo. Volevo stare con lui ogni possibile
istante. Volevo abbassare la mia maschera.
Lui fece scattare le serrature dell'auto, poi si gir.
Torna presto gli dissi.
Sorrise, poi mi attir in un lungo abbraccio che
mi port alla mente un fiotto di ricordi. Erano ricordi
buoni, quelli di quando eravamo giovani e il
futuro conteneva solo promesse.
Aspetta sussurr, staccandosi. Apr la portiera
posteriore, sal in macchina e mi attir dentro. Risi,
lasciandomi andare sul sedile. Mi baci e cominciammo
a toccarci come i due ragazzini che eravamo
stati un tempo, ridendo al principio perch ci
sembrava comico trovarci l, a quarant'anni suonati,
a pomiciare sul sedile di un'auto nel garage di
un ospedale, ma dopo un po' i risolini cessarono e
la macchina si riemp dei nostri sospiri, delle nostre
carezze e del dolce, nuovo inizio di un amore
complicato.

 Capitolo 43.
Grace.

Wilmington, North Carolina.
Alle tre del mattino ero ancora sveglia. Sdraiata a
letto, pianificavo le mie mosse. Pi ci pensavo, pi
mi convincevo che dovevo andare ad Alexandria.
Avevo gi stampato le indicazioni stradali per il
Missing Children's Bureau, e il percorso sembrava
relativamente facile. Secondo Google Maps, ci volevano
cinque ore e cinquanta minuti di viaggio. Cinque
ore e cinquanta minuti che mi separavano dalla
mia madre biologica.
Dovevo partire non appena fosse stato chiaro,
prima che si alzasse la mamma. Non aveva scuola
l'indomani, ma non restava mai a letto fino a tardi.
Avevo messo la sveglia alle sei, ma adesso la anticipai
alle cinque. Se fossi partita per le cinque e
mezza, sarei arrivata a ora di pranzo. Mi batteva
forte il cuore al pensiero di entrare negli uffici del
Missing Children's Bureau e annunciare la mia identit
alla donna che era mia madre.
E se Anna fosse stata fuori a pranzo? Uno di
quei lunghi pranzi di lavoro che si prolungano fino
a met pomeriggio? Presi il cellulare dal comodino
e schiacciai un tasto per illuminare il display e
guardare l'ora. Le tre e dieci, ed ero sveglia come
un grillo. Non mi ero mai sentita tanto sveglia in
vita mia. Era come se mi fossi bevuta un secchio di
caff. Se fossi partita subito, sarei arrivata al Missing
Children 's Bureau molto prima di pranzo. Ma
fuori era buio pesto e sentivo tamburellare la pioggia
contro la finestra. Avevo guidato poche volte
sotto l'acqua, prima dell'incidente di mio padre, e
da allora non mi ero pi messa al volante.
Fallo! dissi ad alta voce.
Mi alzai di scatto e mi infilai gli stessi pantaloni
al polpaccio e la stessa maglia a righe blu che avevo
portato tutto il giorno. Svuotai lo zainetto rovesciando
libri e quaderni sul letto e ci infilai della
biancheria pulita, dentifricio, spazzolino e la cartelletta
che mi aveva lasciato Jenny. Mi muovevo
in fretta, come se stessi facendo una gara. In un
certo senso era cos. Cercavo di battere la parte di
me che pensava che il mio piano fosse non solo stupido,
ma rischioso. Non guidavo da mesi e non l'avevo
mai fatto da sola, e comunque solo per brevi
tratti. Afferrai le indicazioni stradali che avevo
stampato, mi caricai lo zainetto in spalla e scesi le
scale in silenzio. Staccai le chiavi della Honda dal
pannello accanto alla porta posteriore e uscii di casa
prima di poter cambiare idea.
Per la prima ora non ebbi problemi. Mi rendevo
conto di andare troppo piano, ma ci vedevo poco.
La pioggia rendeva l'asfalto lucido come uno specchio
e avevo paura che qualche animale sbucasse
dai boschi per finirmi sotto le ruote. Avevo la strada
tutta per me, o quasi, e questo era allo stesso
tempo un sollievo e un motivo d'inquietudine.
Poi, tutto a un tratto, si mise a diluviare. La
pioggia batteva cos forte sul tettuccio che non riuscivo
neanche a sentire la radio. I tergicristalli andavano
al massimo, ma la visibilit si era ridotta a
pochi metri. Rallentai a quaranta miglia all'ora,
poi a trenta, restando vicino al ciglio della strada.
C'erano pi macchine in viaggio adesso e nessuno
dei conducenti sembrava avere i problemi che avevo
io. Mi superavano sfrecciando. Uno mi strombazz,
probabilmente perch andavo troppo piano.
Mi sudavano le mani, ma le tenevo incollate al volante
e stavo protesa in avanti, come se potessi vederci
meglio stando pi vicina al parabrezza.
Avevo deciso di fermarmi ad aspettare che passasse
il temporale, quando improvvisamente smise
di piovere. Mi rilassai contro il sedile e tirai un sospiro
di sollievo. Riuscivo a sentire di nuovo la musica
alla radio. Aumentai la pressione sull'acceleratore
finch non arrivai a cinquantacinque miglia,
la velocit massima che mi sarei consentita finch
non fosse sorto il sole. Alla faccia delle cinque ore e
cinquanta minuti di viaggio.
C'era luce quando attraversai il confine con la
Virginia, ma aveva ripreso a piovigginare. Stavo
cercando di decidere se fosse il caso di telefonare a
Jenny per dirle dove mi trovavo quando mi colp
un pensiero orribile. Ricordavo di aver cambiato la
sveglia sul cellulare dalle sei alle cinque. Vedevo il
telefono sul comodino, ma non ricordavo di averlo
preso con me. Oh, no! Frenai e accostai al ciglio
della strada. Trovai il pulsante delle luci d'emergenza,
le azionai e cominciai a frugare freneticamente
nello zainetto, anche se sapevo che era inutile.
Come avevo fatto a essere cos scema? Ero a
ore di distanza da casa, sull'autostrada, senza telefono!
Rimasi paralizzata per qualche minuto, a fissare
il pavimento dell'auto e i sedili come se potesse
comparirvi un telefono per magia. Cosa dovevo
fare? Ero a due terzi del viaggio. Non mi restava
che andare avanti. Deglutii, spensi le luci di emergenza
e aspettai che la strada fosse libera. Poi mi
immisi sulla corsia di destra.
Un paio di ore dopo, ero bloccata nel traffico.
Ferma. La gente che si lamentava del traffico dell'ora
di punta di Wilmington non sapeva di cosa
parlava. Avevo giganteschi camion a destra e a sinistra,
e mi sentivo in trappola e claustrofobica.
Ero sfinita, mi bruciavano gli occhi, e il piano che
mi era parso cos giusto alle tre del mattino cominciava
ad apparirmi un'idiozia.
Avrei dovuto lasciare un biglietto a mia madre,
anche se non sapevo cosa scriverci. Quando avrebbe
scoperto che ero sparita, avrebbe sicuramente
pensato che fossi partita per Chapel Hill. Non aveva
importanza. Comunque fosse, avrei passato un
sacco di guai.
A un tratto mi torn in mente una cosa che mi aveva
detto pap, un giorno che ero arrabbiata con
mia madre. Sai perch la mamma prepara piatti
con fettine d'arancia per la tua squadra di calcio e
organizza la tua festa di compleanno con due mesi
d'anticipo? mi aveva chiesto.  il suo modo di mostrarti
il suo amore, Gracie. Perch ci pensavo adesso?
Sentivo la voce di pap, chiara come se mi
stesse parlando dal sedile posteriore.  il suo modo
di mostrarti il suo amore, Gracie.
Mi voleva bene. Non lo avevo mai realmente
messo in dubbio. Sarebbe stato un colpo terribile
per lei scoprire che non ero sua, e che la sua vera
bambina era morta.
Il traffico aveva ricominciato a muoversi lentamente.
Lasciai andare avanti i camion e mi apparvero
vecchi edifici, ciminiere e gru. Era tutto appannato
dalle lacrime.
Mi aggrappai al volante. Cosa sto facendo? mi
sussurrai. Cosa sto facendo?

 Capitolo 44.
Tara.

Grace dormiva ancora. Sapevo di non aver gestito
bene la situazione, il giorno prima. Dovevo proibirle
di andare a Chapel Hill, ovviamente, ma avrei
potuto reagire in modo diverso? In un modo che
non chiudesse la comunicazione? Ma quale comunicazione?
Fra noi non c'era pi dialogo. In settimana,
avrei telefonato alla psicologa che avevamo
incontrato un paio di volte dopo la morte di Sam.
Grace si sarebbe rifiutata di parlare anche con lei,
ma forse la donna avrebbe potuto darmi qualche
consiglio su come ricucire il rapporto con mia figlia.
Mi sedetti al tavolo della cucina e preparai la lista
della spesa. Lasciai sul tavolo un biglietto per
Grace, per avvisarla che ero andata al supermercato,
poi uscii.
In garage, ebbi un tuffo al cuore. La vecchia
Honda di Sam era sparita. Provai l'irrazionale speranza
che Sam fosse vivo e fosse andato in ufficio.
Che quegli ultimi sette mesi fossero stati solo un
terribile incubo. Ma ero troppo realista per indugiare
su quella fantasia. O l'auto era stata rubata o
l'aveva presa Grace. Non avrei saputo dire quale
delle due eventualit mi sembrasse pi remota.
Tornai in casa e bussai alla porta di Grace. La
socchiusi quando non ebbi risposta. La stanza era
nel caos come sempre, il letto cos pieno di roba che
dovetti spostare libri e vestiti per provare a me
stessa che se ne era andata davvero. Non sentivo
rabbia, solo un cieco panico. La mia bambina si era
messa in viaggio per Chapel Hill. Pioveva, e lei era
sconvolta e non guidava da sette mesi. Avrebbe
preso l'autostrada, con difficili rampe di accesso e
di uscita, traffico veloce e camion. Sam aveva perso
la vita nel familiare, tranquillo incrocio di Monkey
Junction. Quante probabilit aveva Grace di arrivare
a Chapel Hill viva?
Allungai una mano verso il telefono fisso sulla
scrivania, ma ci ripensai. Non volevo che Grace rispondesse
al cellulare mentre guidava. Poi mi venne
in mente che con lei c'era l'amica di Jenny e che
sarebbe stata questa ragazza, probabilmente, a
guidare. Tirai un sospiro di sollievo.
Feci il numero di Grace e trasalii quando sentii
la familiare suoneria arrivare dal comodino. Oh,
no! gemetti, afferrando il telefonino. Il display era
illuminato e mostrava chiaramente il nostro numero
di casa.
Riappesi e mi sedetti pesantemente sul letto.
Grace non usciva mai senza il cellulare.
Feci scorrere i numeri della rubrica sul telefonino
e chiamai Jenny. Squill parecchie volte prima
che rispondesse, e capii che l'avevo svegliata.
Ho pensato a te tutta la notte rispose, la voce
rauca. Tutto okay?
Ovviamente, era al corrente di questa grande avventura.
Sono Tara, Jenny.
Silenzio. Oh. Scusa. Come mai mi chiami dal telefonino
di Grace?
Ho bisogno del numero di cellulare della tua amica
che  partita con Grace. Non mi ricordo pi
come si chiama.
Jenny esit di nuovo. Grace non  l?
No. E uscita prima che io mi alzassi questa
mattina, e presumo... Mi sbagliavo? Ha preso la
Honda e ha dimenticato a casa il cellulare. Penso
sia in viaggio per Chapel Hill. Ieri mi ha detto che
voleva andare da Cleve e che si sarebbe fatta accompagnare
da questa tua amica munita di patente.
Jenny non disse nulla e io capii che nascondeva
qualcosa o era all'oscuro di tutto quanto me.
Jenny? insistetti. Sai dov' Grace?
Sono confusa.
Chi  questa amica? Helen o... Elena! Mi era
venuto in mente. S, si chiama Elena.
Io non... non ne so niente.
Scattai in piedi. Jenny!  una faccenda seria! Ti
ha detto che sarebbe andata a Chapel Hill?
No! Onestamente, non so dove sia. Hai provato
a telefonarle?
Te l'ho detto, ha dimenticato il cellulare. Ora
chiamo Cleve. Se hai notizie da lei o da Elena...
Hai un'amica che si chiama Elena?
Non rispose.
Jenny!
No ammise.
Dannazione. Chiamami se hai notizie. Riappesi.
Trovai il numero di Cleve sul telefonino di Grace
e lo chiamai, ma rispose la segreteria. Cleve,
sono Tara. Richiamami non appena senti questo
messaggio. E urgente! Gli lasciai il mio numero
perch non perdesse tempo a cercarlo.
Dalla finestra, vedevo la pioggia battere sull'acero
del giardino. Scossi la testa. Grace non era in
grado neanche di fare il giro dell'isolato. Immaginarla
ad affrontare un viaggio con quel tempaccio
mi faceva venire la pelle d'oca.
Ti prego, Signore, fa' che sia al sicuro!

 Capitolo 45.
Grace.

Alexandria, Virginia.
Ero su un'autostrada chiamata Beltway e non avevo
mai visto tante auto andare cos veloci tutte insieme.
Era come essere intrappolata in un parcheggio
che si muoveva a sessantacinque miglia all'ora.
Mi tremavano le gambe mentre schiacciavo
l'acceleratore cercando di stare al passo. Fu un sollievo
vedere l'uscita per Alexandria. Il navigatore
mi fece fare alcune svolte e a un tratto mi trovai in
una strada congestionata nel centro di una piccola
citt. Avevo bisogno di benzina e, ancora pi urgente,
di caffeina. Vidi una stazione di servizio e
mi fermai. Feci venti dollari di benzina e acquistai
un pettine. L'unico che avevano era da uomo e aveva
i denti cos fini che probabilmente non sarei riuscita
a passarmelo tra i capelli. Chiesi un caff.
Era tiepido e sapeva di ribollito, ma non mi importava.
Lo buttai gi in pochi sorsi l in quella disgustosa
stazione di servizio.
Quando mi rimisi al volante, il navigatore indicava
che ero a un solo miglio dalla destinazione.
Poi mezzo miglio, poi un quarto, e cominciai a pensare
che mi avesse fatto sbagliare strada. Il Missing
Children 's Bureau non doveva avere la sua sede
in un grande palazzo di uffici? Per tutto il viaggio,
era l che avevo immaginato di incontrare mia
madre. Al quarto o quinto piano di un palazzo. Ma
gli edifci di quella via erano piccoli e sembravano
pi case d'abitazione che uffici.
Ero ferma a un rosso quando notai uno striscione
un isolato pi avanti. La parata del Columbus
Day! Oh, no. Oh, no. Mi ero scordata che era un
giorno festivo. L'ufficio del Missing Children's Bureau
sarebbe stato chiuso?
Il traffico non si muoveva, cos riuscii a guardare
i numeri civici... ed eccolo l. Il 237! Era una villetta
a schiera gialla in una fila di casette tutte uguali.
Doveva essere il posto sbagliato, ma c'era una
piccola targa accanto alla porta. Non riuscivo a leggere
la scritta. Dovevo avvicinarmi.
Non ero capace di parcheggiare. Avevo fatto un
casino ogni volta che ci avevo provato, a scuola guida.
Cos svoltai in una stradina laterale e proseguii
per un paio di isolati finch non trovai due posti liberi
vicini. Riuscii ad accostare al marciapiede.
Quando finalmente spensi il motore, tirai un sospiro
di sollievo e solo allora mi resi conto realmente
di quello che avevo fatto. Ho guidato da Wilmington
fino ad Alexandria, pensai. E anche se era la
cosa pi pazzesca che avessi fatto in vita mia, mi
sentivo fiera di me.
Adesso, per, veniva la parte pi difficile.
Mi guardai nello specchietto retrovisore. Avevo
un aspetto orribile. Cercai di ravviarmi i capelli,
ma era impossibile con quello stupido pettine.
Ti prego, fa' che sia aperto, pensai mentre smontavo
dalla macchina e tornavo indietro sul marciapiede
bagnato verso la strada principale. Camminavo
in fretta, con lo zainetto appeso a una spalla.
Sulla targa rettangolare c'era scritto Missing
Children's Bureau, e c'era una luce accesa dentro.
La porta era aperta, la spinsi e mi trovai in una
stanzetta con delle seggiole, un divano e un bovindo
pieno di piante. C'era una scrivania in un angolo,
ma la sala d'attesa era vuota e non sapevo cosa
fare.
Sentii un ticchettio di passi arrivare dal retro e
una donna apparve sulla porta. Aveva i capelli grigi
cortissimi, occhiali da lettura con la montatura
nera e stava sgranocchiando un gambo di sedano.
Trasal sorpresa quando mi vide.
Oh, che spavento! esclam, poi sorrise. Posso
esserti utile?
Sto cercando Anna Knightly.
Mi spiace, la signora Knightly  con sua figlia al
Children 's disse, sedendosi alla scrivania.
Mi sentii girare un po' la testa sentendola parlare
di Anna Knightly come se esistesse davvero. Aveva
cominciato a sembrarmi una fantasia. Appoggiai
una mano al bordo della scrivania per sorreggermi.
Stai bene, cara? mi chiese la donna, e solo allora
mi resi conto di quello che aveva detto. Sua figlia,
mia sorella.
Ma io non ero gi al Missing Children 's Bureau?
Al Children's? chiesi. Vuol dire che... non 
questo il Missing Children 's Bureau?
S. Parve confusa. Oh. No, no! Anna  al Children's
Hospital, l'ospedale pediatrico. Tu... Mi
lanci un'occhiata strana, poi guard il computer.
Non avevi un appuntamento, vero? Credevo di
aver avvisato tutti.
No, ma ho bisogno di vederla. Un ospedale?
Mia sorella era malata? Ho un'informazione che
riguarda un bambino scomparso. Devo parlarne
con lei. Non volevo dire chi ero a quella donna. E
se avesse pensato che mentivo? Se avesse chiamato
la polizia?
Bene, puoi riferire a me. La signora Knightly
non si occupa direttamente di...
Devo parlare con lei di persona. Quando torner?
Si  presa un periodo di congedo per stare con la
figlia. Posso offrirti un caff? Una bibita?
La donna stava cominciando a preoccuparsi per
me. Dovevo sembrarle stralunata, dopo una notte
insonne, con i capelli spettinati, i denti non lavati.
Mi ero completamente dimenticata dello spazzolino
che avevo nello zainetto.
No, grazie. Ho fatto un lungo viaggio per vedere
la signora Knightly. Sentii la mia voce incrinarsi.
Come faccio a parlare con lei? La prego.  importante.
Mi guard incerta. Lasciami il tuo numero di
cellulare e ti far...
Non ce l'ho! Avevo cominciato a torcermi le
mani. Me lo sono dimenticato a casa. Mi dica solo
dov' questo ospedale. Capii subito d'aver fatto un
errore.
La donna scosse la testa. Senti, la signora
Knightly si sta occupando di una seria questione
privata e non posso disturbarla.
Io sono una seria questione privata, pensai. Oh,
capisco. Non lo farei mai.
La donna mi tese un blocco. Scrivimi il tuo nome
e come pu contattarti.
Non  possibile! Ho dimenticato il cellulare.
Sospir. Dimmi di che cosa si tratta, cara. Potrei
aiutarti.
 una faccenda personale.
Mi sorrise, ma capivo che cominciava a irritarsi.
Facciamo cos, allora. Rester qui fino alle cinque.
Sono sicura che le parler, nell'arco della giornata.
Le chieder come puoi contattarla. Se torni nel tardo
pomeriggio, ti riferir cos'ha detto.
Pensai a quei telefonini prepagati usa e getta. Se
fossi riuscita a trovarne uno, avrei potuto dare il
numero a questa donna e lei lo avrebbe passato ad
Anna Knightly.
Posso avere il suo numero? chiesi.
Ma certo. Mi tese un biglietto da visita e me lo
infilai in tasca.
Grazie. Mi voltai per andarmene.
Tornerai, pi tardi? mi chiese, ma io ero gi
fuori dalla porta.
Passai davanti a una banca e prelevai del contante
al bancomat. Avevo quaranta dollari con me,
ma non mi sarebbero bastati per un altro pieno e
un telefonino prepagato. La mia mente, per, si
stava gi muovendo in un'altra direzione. Quando
raggiunsi la macchina, accesi il navigatore e cercai
gli ospedali. Ce n'erano parecchi nelle vicinanze,
ma l'unico pediatrico si chiamava Children's National
Medical Center. Era quello giusto?
Si trovava a Washington. A trentadue minuti di
distanza. Ieri, trentadue minuti di guida mi sarebbero
parsi un'impresa. Ora mi sembravano naturali
quanto tirare un respiro. Il problema era un altro.
Un... ospedale. Vidi la faccia dilaniata di mio
padre. Mi agitai una mano davanti agli occhi, come
per cancellare quell'immagine. Avevo appena guidato
per trecentottantadue miglia da sola senza
aver dormito. Potevo farcela a entrare in un ospedale.
Dovevo.

 Capitolo 46.
Emerson.

Wilmington, North Carolina.
Il ristorante era affollato. Era un giorno festivo e
sembrava che mezza Wilmington avesse deciso di
fare colazione da Hot! quel mattino. Avevamo gi
finito i croissant al lampone che erano la nostra
specialit, e Sandra e la cameriera facevano fatica
a tenere il ritmo delle ordinazioni. Cos ignorai il
mio cellulare, quando si mise a squillare. Jenny
era a casa. Avrei controllato i messaggi al primo
momento di pausa. Ma poi si mise a suonare anche
il telefono del ristorante, e a quello dovevo rispondere.
Poteva essere un cliente.
Corsi alla cassa. Hot! risposi.
Mamma! mi url Jenny nell'orecchio. Aveva la
voce roca, spaventata. Devo parlarti.
Cosa c'? Mi portai il cordless in cucina, allarmata.
Ti prego, non uccidermi! Lo aveva detto come
se avesse dato fuoco alla casa. Credo che Grace
stia andando a cercare quella Anna Knightly.
Mi irrigidii. Come faceva Grace... Come faceva
Jenny a sapere di Anna Knightly? Cosa?
Tara mi ha appena chiamato. Grace  sparita.
Ha preso la macchina e Tara crede che sia andata
a Chapel Hill, ma io ho paura...
Grace non guida. Non ci capivo niente.
Sandra mi pass accanto con un vassoio di tramezzini
e mi scostai.
Ho telefonato a Cleve e lui mi ha detto che ha
parlato con Grace questa notte. Lei voleva andare
in Virginia a cercare sua madre!
Aspetta! Dovevo fermare quel fiotto di parole.
Come fate voi due a sapere di... di Anna Knightly?
Jenny non mi rispose subito. Sembrava sull'orlo
delle lacrime. Non volevo origliare, ma stavo scendendo
le scale quando ti ho sentita parlare con Ian
ieri. E poi ho trovato la lettera che ha scritto Noelle.
Sono andata da Grace e le ho raccontato tutto.
Ricordai lo scricchiolio sulle scale. Oddio. Avresti
dovuto chiedere a me, non correre da Grace!
Scusa! Ma Grace aveva il diritto di saperlo.
 vero, ma... Jenny! Non lo avevamo detto nemmeno
a Tara!
Grace guida cos male! La voce di mia figlia
torn a farsi stridula. Se avessi immaginato che
avrebbe fatto una stupidaggine simile non avrei
mai...
Devo mettere gi la interruppi. Vado da Tara
a raccontarle tutto.
Riappesi e afferrai al volo Sandra per dirle che
avevo un'emergenza. Mi lanci un'occhiata disperata,
ma doveva aver capito dalla mia espressione
che era inutile protestare. In macchina, feci il numero
di Ian, ma rispose la segreteria e immaginai
che fosse impegnato nel suo torneo di golf. Dovevo
cavarmela da sola.
Quando mi fermai davanti alla casa di Tara, per,
vidi la macchina di Jenny parcheggiata in strada,
e mia figlia che mi aspettava sul marciapiede
sotto la pioggia. Si stava stringendo nelle braccia,
scossa dai brividi, e capii che dopotutto non sarei
stata sola.

 Capitolo 47.
Tara.

Sentii sbattere una portiera e corsi alla finestra,
nell'assurda speranza che si trattasse di Grace.
Ma erano Emerson e Jenny, e mentre le guardavo
correre verso casa capii che avevano una notizia
terribile da darmi. Era come il mattino in cui
quel poliziotto si era presentato in classe per informarmi
che Sam era morto. Avevo la stessa
straziante sensazione.
Spalancai la porta. Cos' successo? gridai.
Sentivo il sangue defluirmi dal volto. Le due figure
sul portico si confusero davanti ai miei occhi.
Crediamo di sapere dove sia Grace disse Emerson.
Con Cleve?
Emerson mi sospinse dentro. Sediamoci,
okay? Abbiamo molte cose da spiegarti.
Quali cose? Lasciai che mi portasse in tinello.
Teneva la mano sulla mia schiena e mi guidava
verso il sof. Mi ci lasciai cadere. Lei e Jenny
si sedettero spalla contro spalla sul divanetto di
fronte.
Le hai parlato, Jenny? E con Cleve? insistetti.
Jenny scosse la testa, poi abbass gli occhi
sulle mani, come se non sopportasse di guardarmi.
Ascoltami, Tara intervenne Emerson. L'altro
giorno ho scoperto l'identit della neonata
che Noelle rap dall'ospedale. Credo si tratti di
Grace.
La fissai, senza capire. E impossibile. Grace
non  nata in ospedale. Lanciai un'occhiata a
Jenny. Stava ancora evitando il mio sguardo, ma
era ovvio che sapeva di Noelle e della bambina.
Emerson si pieg in avanti. Cara, senti. Ho
scoperto la data in cui spar la bimba di Anna
Knightly. Successe nel periodo in cui nacque
Grace. Alla fine di agosto del 1994.
Vorrai dire del 1998, quando Noelle smise di
fare la levatrice.
 stato nel 1994, e Grace era l'unica neonata
che Noelle fece nascere in quel periodo.
Ma Grace  nata il primo settembre.
So che  una cosa terribile. So che  incredibile.
Ma credo che Noelle abbia fatto nascere la tua
bambina, non Grace, e che per disgrazia l'abbia
fatta cadere. Cos  andata in ospedale, ha preso
la figlia di Anna Knightly, l'ha portata a casa tua
e l'ha fatta passare per... come se fosse tua. E
questa bambina  Grace.
 assurdo!
Mi dispiace, Tara. Mi spiace tanto.
Mi passai la mano fra i capelli, cercando di riflettere.
Pensai alla notte in cui era nata Grace.
A quando mi ero accorta che il parto non procedeva
normalmente. Noelle aveva temuto di dover
chiamare un'ambulanza, prima di riuscire a girare
Grace dentro di me. Ricordai quella notte interminabile,
e il sonno mortale che mi prese dopo.
L'ho tenuta in braccio, per obiettai. Le ho
dato subito il latte. Era stata cos calda contro
la mia pelle. Scottava, quasi. Avevo amato quel
calore. Lo ricordavo ancora. Poi, quel sonno pesante.
Ma Sam... aveva dormito anche lui? Possibile
che avessimo dormito tutti e due abbastanza
a lungo perch Noelle facesse cadere la bambina,
si precipitasse in ospedale e rapisse una neonata
da sostituire alla nostra?
State dicendo che... la bimba che partorii 
morta?
Emerson si alz dal divanetto e venne a sedersi
accanto a me, cingendomi con un braccio. Mi
spiace tanto. Io...
Come fa Jenny a sapere tutto questo?
Emerson esit. Ne ho parlato con Ian, ieri,
quando ho... ricostruito la storia, e Jenny ci ha
sentito.
L'hai detto a Ian? Prima di dirlo a me? Mi
scostai da lei, furiosa. Sono l'ultima a sapere
una cosa che riguarda me e mia figlia? Da quanto
lo sai, tu!
L'ho capito la notte prima del party di Suzanne
confess Emerson.
E non mi hai detto niente? Avevo voglia di
prenderla a schiaffi. Scattai in piedi. Come hai
potuto dirlo a Ian e non a me? Come ti sei permessa
di farlo?
Non sapevo come... Emerson scosse la testa.
Avevo paura di farti soffrire.
Non riuscivo ancora a capire tutto. Dov' Grace?
Non c'era posto nella mia mente, in quel momento,
per la bambina che avevo perduto. Una
bambina che per me non esisteva ancora. C'era
posto solo per la figlia che amavo con tutto il mio
cuore. Dov'? Perch...
Grace ha telefonato a Cleve questa notte, dopo
che le ho raccontato tutto sussurr Jenny
rauca. Era sconvolta e voleva andare in Virginia
per cercare... quella donna. Lui ha tentato di dissuaderla.
Non avresti mai dovuto parlarne con Grace!
esplosi.
Lo so. Aveva gli occhi iniettati di sangue.
Come fa Grace a sapere dove vive Anna
Knightly? Camminavo nervosamente fra il divano
e la finestra.
L'ufficio del Missing Children's, penso rispose
Jenny. Ad Alexandria.
Alexandria! Mi immaginai Grace che affrontava
quel viaggio da sola sotto la pioggia, chiedendosi
chi era. Solo un tremendo bisogno avrebbe
potuto indurre mia figlia a mettersi al volante
per un viaggio cos lungo. Un bisogno che io non
ero riuscita a colmare.
Mi sento cos in colpa sussurr Emerson.
Non mi importa un accidente di come ti senti,
Emerson. Mi importa solo di trovare Grace. Non
avevate il diritto di tenermelo nascosto. Per colpa
vostra, Grace sta rischiando la pelle. Voi...
Voltai loro le spalle. Sono cos furiosa con tutte
e due! Se dovesse succederle qualcosa, non vi
perdoner mai. Mi avviai verso l'apparecchio
della cucina. A chi telefoniamo? chiesi all'aria.
Come facciamo a trovarla?

 Capitolo 48.
Grace.

Washington, D.C.
Mi fermai a un'altra stazione di servizio, comprai
un cellulare prepagato e feci un patto con me stessa.
Se non fossi riuscita a rintracciare Anna
Knightly all'ospedale pediatrico entro un'ora, avrei
telefonato alla donna del Missing Children's
Bureau e le avrei dato il mio numero. In un modo
o nell'altro, oggi avrei trovato mia madre.
Finalmente, vidi l'indicazione dell'ospedale.
Presi la rampa che scendeva in un enorme garage
sotterraneo e fu peggio che guidare in autostrada.
C'erano macchine che mi tagliavano la strada e
strombazzavano, ma per fortuna riuscii a infilarmi
in un posto libero.
All'ingresso, c'era un cartello che diceva che bisognava
esibire un documento, cos tirai fuori il
tesserino scolastico. La guardia lo prese e senza
neanche guardarmi in faccia disse: Non puoi entrare
senza un adulto.
Mi tremavano le mani e mi chiesi se avessi
un'aria colpevole. Mia madre e mia sorella sono
dentro.
Lui si mise a sbraitare: Ehi, tu! a un tizio alle
mie spalle, e doveva essere pi interessato a quest'uomo
che a me perch mi fece cenno di passare.
Mi allontanai in fretta. Mi era andata bene.
L'atrio era ampio, luminoso, e pensai che se fossi
stata una bambina che veniva l per una visita
medica, mi sarei sentita a mio agio. Le pareti erano
colorate. Non sembrava affatto un ospedale,
tanto meno il pronto soccorso in cui avevano portato
mio padre.
Mi avvicinai alla donna che era seduta al banco
delle informazioni. Era un'afro-americana con i
capelli grigi e gli occhiali, e mi sorrise. Feci del
mio meglio per sembrare una diciottenne. Avevo
paura che mi buttassero fuori.
Salve. Ho un messaggio importante per una
persona. E la madre di una bambina che  ricoverata
qui. Qualcuno potrebbe portarle un mio biglietto?
Nome della paziente? chiese la donna. A dispetto
del sorriso, sembrava un po' seccata.
Haley... Haley aveva lo stesso cognome della
madre? Sua madre si chiama Anna Knightly. K-
N-I...
So come si scrive. Sua figlia  nell'ala est.
Stanza 416. Mi dia il biglietto e chieder a un volontario
di portarglielo, quando avr tempo. Siamo
a corto di personale. Ci sar da aspettare. Tese
la mano per prendere il biglietto che non avevo
ancora scritto.
Devo prepararlo. Torno subito.
Trovai un volantino che annunciava una pesca
di beneficenza per il Children's. Il retro era bianco.
Mi sedetti su una panca e presi una penna dallo zainetto.
E ora?
Signora Knightly, scrissi. Mi chiamo Grace Vincent.
La prego, scenda nell'atrio. Devo parlarle. E
molto importante. Sar accanto al banco informazioni.
Ho i capelli molto lunghi e ho sedici anni.
Piegai il foglio e lo portai alla donna, che sembrava
non mi avesse mai visto prima. Ecco il biglietto
per la signora della stanza 416, ala est.
Me lo tolse di mano. Ci sar da aspettare ripet.
Tornai alla panca. Dopo una ventina di minuti
un volontario, un uomo anziano, si avvicin al
banco informazioni, prese un vaso di fiori e si avvi
verso l'ascensore. La donna non gli aveva neanche
dato il mio biglietto.
C'erano indicazioni dappertutto, e su una di esse
c'era scritto ala est, con una freccia che puntava
verso un corridoio. Coraggio, mi dissi. Mi alzai
e mi avviai verso una fila di ascensori. Attesi insieme
a un paio di dottori, a un'infermiera e a una
donna che teneva in braccio un bimbo assonnato.
L'ascensore arriv e salimmo. L'infermiera schiacci
il pulsante del quarto piano e io mi sentii girare
un po' la testa. Non mangiavo da un secolo.
L'infermiera e io scendemmo al quarto piano.
Lei si avvi lungo un corridoio, ma io rimasi l impietrita.
A giudicare da un cartello, la stanza 416
era alla mia destra, ma le mie gambe non volevano
muoversi. Non avevo notato quell'odore da ospedale,
nell'atrio, ma qui al quarto piano era distinto.
Non pensare a pap. Non pensarci.
Posso aiutarti? chiese una donna. Doveva essere
una dottoressa. Aveva uno stetoscopio intorno
al collo e il suo camice era stampato con una
fantasia a cagnolini. Sembri spaesata.
No. Riuscii a sorridere. Tutto a posto. Mi
misi a camminare, fingendo di sapere esattamente
dove stavo andando e perch.
Raggiunsi la 416 e mi fermai fuori dalla porta
aperta. Mi batteva cos forte il cuore che forse sarei
finita al pronto soccorso anch'io. C'era gente
che andava e veniva. Non potevo restare l per
sempre. Mi feci coraggio e sbirciai dentro.
Erano stati solo nomi, prima. Non persone reali.
A un tratto, per, la realt mi schiaffeggi. Una
bambina quasi calva era appoggiata a una pila di
cuscini. Una donna stava seduta accanto al letto.
Stavano guardando qualcosa che era in grembo
alla ragazzina. Un libro o una rivista. La donna
rideva. La bambina sorrideva. Sentii la tenerezza
che le univa. E che escludeva me.
La donna guard nella mia direzione e i nostri
occhi si incrociarono per un attimo.
Mi ritrassi in fretta dalla porta e mi addossai al
muro. Il cuore mi martellava cos forte che era pi
un ronzio che un battito nelle mie orecchie.
Non sapevo che cosa fare.
Con la coda dell'occhio, vidi la donna uscire in
corridoio.
Salve mi salut.
Mi staccai dal muro e mi girai verso di lei. Aveva
un sorriso bellissimo.
Salve.
Sei un'amica di Haley? Sembrava perplessa.
Sono sua figlia, signora Knightly.
Il sorriso della donna spar. Fece un passo indietro.
Cosa?
L'ho appena scoperto. Vivo a Wilmington,
North Carolina, e ho trovato una lettera... cio,
delle amiche hanno trovato una lettera che questa
donna, che era la levatrice di mia madre, le scrisse
senza mai spedirla. Abbassai lo zainetto per
prendere i documenti, ma mi tremavano tanto le
mani che non riuscivo ad aprire la cerniera. Lei,
la levatrice, si scusava per aver portato via la sua
bambina dall'ospedale la notte in cui nacqui io.
La donna non capiva, e non la biasimavo. Taceva,
ma si era accigliata. Mi inumidii le labbra e ripresi
a parlare. Ha fatto cadere la bambina di
mia madre... della donna che credevo mia madre...
e l'ha uccisa.
Sentii un nodo stringersi nel mio petto e a un
tratto ebbi un disperato bisogno di mia mamma.
Volevo rifugiarmi fra le sue braccia. La mamma
che mi conosceva. Non questa estranea che non
sorrideva pi, questa donna che mi guardava con
diffidenza.
Venire l era stato un errore.
Ti ha istruito qualcuno? Cos'? Uno scherzo
crudele?
Non riuscivo a parlare. Avevo la gola chiusa e
non mi ero mai sentita pi sola. Scossi la testa.
La donna mi prese per un braccio. Vieni con
me.

 Capitolo 49.
Tara.

Wilmington, North Carolina.
Eravamo in cucina. Emerson stava cercando il numero
del Missing Children's Bureau sul mio computer
portatile mentre io ero pronta con il telefono
in mano. Jenny era in piedi accanto al tavolo e si
rosicchiava le unghie. Avrei voluto urlare e cacciarle
di casa, ma avevo bisogno del loro aiuto per
trovare Grace. Non le guardavo. Coltivavo la mia
rabbia.
Eccolo! annunci Emerson. Oh,  una linea
verde, non il numero dell'ufficio. Me lo dett. All'uomo
che rispose spiegai che avevo bisogno di
parlare con l'ufficio di Alexandria. Stavo attenta a
quello che dicevo, ma Emerson continuava a suggerirmi
le parole. Sta' zitta! sbottai alla fine, poi
mi scusai con l'uomo e in qualche modo riuscii a
convincerlo a darmi il numero. Quando chiamai
l'ufficio, per, mi rispose la segreteria telefonica.
Lasciai un messaggio. Ho bisogno di parlare con
Anna Knightly. Per favore, richiamatemi immediatamente.
 una questione della massima urgenza.
Lasciai sia il mio numero di cellulare che quello di
casa.
Emerson stava riprovando a chiamare Ian, ma io
sapevo che era irraggiungibile quando aveva un
torneo di golf. Chiamiamo la polizia sugger Emerson
dopo aver lasciato un altro messaggio per
Ian. Potrebbero cercare la macchina di Grace. Potrebbero
mandare qualcuno al Missing Children's
Bureau e aspettare che lei si presenti l.
Ci vado io, ad Alexandria dissi. Afferrai la borsetta
e mi avviai verso il garage.
Guido io. Emerson mi rincorse. Tu sei troppo
sconvolta.
Mi girai di scatto. Non ti voglio con me!
Hai bisogno di me, e Grace avr bisogno di
Jenny. Ti accompagniamo noi.
Era come se stessimo volando invece che andare
in macchina. Ero seduta accanto a Emerson, con il
telefonino in mano, e tremavo di paura e di rabbia.
Alle mie spalle, sul sedile posteriore, Jenny continuava
a scusarsi. Lo faceva anche Emerson, ma io
non le ascoltavo. Per le prime due ore non aprii
bocca, se non per lasciare anch'io un messaggio a
Ian e spiegargli dove eravamo dirette e perch.
Emerson cercava di farmi parlare, ma io riuscivo
solo a pensare a Grace, a quanto doveva sentirsi
sola, sconvolta, spaventata. Sapevo quello che provava.
Il mio sangue era nel suo sangue. Il mio cuore
nel suo cuore. Non mi importava di nessun test
del DNA. Era mia figlia.
Preferivo non pensare ad Anna Knightly. Quando
avevo cercato di scoprire chi avesse la sua bambina,
avevo provato pena per lei. Era una sconosciuta.
Un nome su una lettera. Mi ero chiesta cosa
si provasse scoprendo che la propria figlia era sparita.
Ora lo sapevo per esperienza diretta. Anna
Knightly aveva un'altra figlia, pensai. Che si accontentasse
di quella.
Avete bisogno di fermarvi? chiese Emerson,
quando il traffico si fece pi intenso nei pressi di
Richmond.
No risposi per entrambe. Non mi importava se
Jenny aveva bisogno di andare in bagno. Poteva
anche scoppiare, per quanto mi riguardava. Continua
a guidare.
Due emozioni opposte erano in guerra dentro di
me. L'odio verso Noelle, che si riversava su Emerson
e Jenny, per quanto ingiusto e irrazionale fosse.
E l'amore per mia figlia. Oh, Grace! dissi ad
alta voce, anche se non ne avevo avuto intenzione.
Emerson mi pos una mano sul braccio. Sono sicura
che sta bene.
Voltai la faccia verso il finestrino.
E tutta colpa mia ripet Jenny alle mie spalle.
C'erano delle lacrime nella sua voce e mi chiesi da
quanto tempo stesse piangendo, l dietro. Sospirai.
Il mio cellulare si mise a squillare. Sono Tara
Vincent risposi. Mi si erano accavallate le parole
in bocca.
Elaine Meyers, del Missing Children's Bureau.
Ho sentito il suo messaggio.
S! Grazie. Mi portai l'altra mano alla guancia.
 una situazione piuttosto complicata, signora
Meyers, ma mia figlia, sedicenne, probabilmente si
presenter nel vostro ufficio cercando Anna Knightly
e avrei bisogno che...
Una ragazza graziosa? Capelli lunghi?
S.  l?
 stata qui. Ma le ho spiegato che la signora
Knightly non  in ufficio in questi giorni. Era molto
turbata. Mi ha detto che aveva delle informazioni
su un bambino scomparso.
Dove  andata?
Non ne ho idea. Non ha voluto lasciarmi il suo
nome e ha detto che non aveva il cellulare.
Potrebbe essere... in attesa? L fuori, magari?
No, le ho detto che Anna  al Children's Hospital
con la figlia e che non sarebbe tornata qui...
Come, con la figlia?
Con la coda dell'occhio, vidi Emerson irrigidirsi.
Sua figlia  molto malata e Anna  in ospedale
con lei.
 possibile che... Mia figlia. Sa che Anna
Knightly  al Children's Hospital?
Ho accennato alla cosa. Ma non penso...
Dov' questo ospedale? A Washington, vero?
Sulla Michigan Avenue. Ma...
Jenny era stata svelta. Infil un braccio fra il
mio sedile e quello di Emerson per mostrarmi l'indirizzo
dell'ospedale sull'iPhone.
Ho l'indirizzo dissi alla donna. La prego, mi
richiami se mia figlia torna l. Riappesi e mi girai
verso Jenny. Puoi trovare le indicazioni stradali?
S.
Mi battei il telefonino contro le labbra, riflettendo.
Grace non metterebbe mai piede in un ospedale.
 stata traumatizzata. Non mi sembra possibile...
Chiamiamo la polizia? ripet Emerson.
Scossi la testa. Non ancora. Non volevo che la
polizia si mettesse fra me e mia figlia. Non volevo
nessuno fra me e mia figlia.
 
Capitolo 50.
Anna.

Washington, D.C.
Avevo sognato questo momento tante volte, avevo
immaginato il nostro incontro in tutte le possibili
varianti, ma non stava succedendo come nei miei
sogni. C'era qualcosa che mancava, qui, ed era
l'immediato senso di appartenenza. Ero stata certa
che avrei riconosciuto subito mia figlia. La mia
Lily. La creaturina che avevo portato sotto il mio
cuore. Invece, seduta nella piccola sala d'aspetto
con Grace (era pi Grace che Lily per me), ascoltandola
parlare con una voce cos bassa che dovevo
piegarmi in avanti per sentire, studiavo con distacco
il suo delizioso viso a cuore.
Mi mostr la lettera, tirandola fuori dallo zainetto
con le mani che tremavano convulsamente. Mi
parl del suicidio della levatrice.
Lessi la lettera, eppure ero ancora piena di incredulit.
C'era stata tanta pubblicit su di noi, dopo la
corsa per il midollo osseo. Forse Bryan e io eravamo
stati troppo aperti riguardo alla scomparsa
di Lily, nel nostro tentativo di attirare l'attenzione
sul caso di Haley. Avevamo permesso che si scrivesse
di Lily, che se ne parlasse, che si romanzasse
la storia.
Ora qualcuno aveva falsificato una lettera, aveva
trovato una ragazzina, aveva inventato una storia.
Ma perch? Pensavano che io fossi ricca? Se
era cos, si sbagliavano.
Dov'era l'istinto materno che avevo provato nei
miei sogni? Quella ragazza non mi assomigliava
affatto. Non assomigliava n a Haley n a Bryan. I
suoi occhi erano grandi e castani, ma la loro forma
era tutta sbagliata. Come osi sezionare questa
bambina?, mi dissi. Sentivo che si stava chiudendo
in se stessa, come se avesse avvertito le mie riserve.
Quando sei nata? le chiesi, determinata a coglierla
in fallo.
Il primo settembre del novantaquattro.
Ah, davvero?
Tir fuori il portafoglio dallo zainetto, con le mani
appena un po' pi ferme di quanto non fossero
state qualche minuto prima. Prese il tesserino scolastico
e me lo tese.
Fissai la data. 1 settembre 1994. Corrispondeva.
Corrispondeva fin troppo bene. Poteva essere un
falso, quel documento? Non avevo alcun modo di
capirlo.
La guardai di nuovo. Non potevo permettermi di
sperare. Avevo paura di farlo. Avevo gi avuto tante
delusioni in passato. Forse quella ragazzina era
Lily, ma io non pensavo facciamo subito il test del
DNA! Pensavo al suo midollo osseo.
La mia reazione mi inorrid, ma non ero pronta
ad accettarla come mia figlia. La vedevo come una
risorsa. Un modo di salvare la vita della figlia che
sicuramente era mia.
I tuoi genitori sanno che sei qui? Qualcuno poteva
essere preoccupato per lei.
Mio padre  morto. E, no, mia madre... la donna
che crede di essere mia madre... non sa che sono
venuta. Anzi, non sa ancora che non sono sua figlia.
 stata una sua amica a ricostruire tutto, e
non gliel'ha ancora detto.
Quella storia si stava facendo cos complicata
che cominciavo a pensare dovesse essere vera. Nessuno
poteva inventarsi una cosa simile.
Tua madre dove crede che tu sia?
Io... Probabilmente con il mio ragazzo a Chapel
Hill. Il mio ex ragazzo.
Devi telefonarle subito e rassicurarla.
Ma lei non sa niente! Sembrava nel panico.
Non sa neanche che non sono sua figlia.
Devi lo stesso dirle dove sei.
La ragazza si inumid le labbra. Va bene annu,
anche se non accenn a prendere il telefono.
Ascoltami dissi. E una situazione cos strana.
Io non ti conosco e tu non conosci me, e in... in altre
circostanze, ci parleremmo con calma e scopriremmo
se sei davvero mia figlia, ma ora mia figlia...
Stavo quasi per dire la mia vera figlia. Haley
sta molto male. Ha la leucemia.  una bambina
fantastica e ha bisogno di un trapianto di midollo
per avere una possibilit di vita.  la sua unica
speranza. Solo determinate persone possono essere
donatrici. La mia voce cominciava a incrinarsi. A
volte l'emozione mi coglieva di sorpresa. Una sorella
ha buone probabilit di essere compatibile.
Mi rendevo conto di essere crudele. Chiunque fosse
quella ragazzina, non si meritava questo. Ma non
mi importava. Volevo che facesse il test.
Grace deglut e mi accorsi che era spaventata.
Sapevo che mi stavo comportando male, ma non
potevo farne a meno. Haley stava morendo.
Vorrei che tu incontrassi Haley. Poi potrai decidere
se vuoi essere testata per la compatibilit. 
solo un tampone della mucosa boccale. Niente di
invasivo. E lo farai soltanto se vuoi. Tua madre dovr
darti il permesso. Mi appoggiai contro lo
schienale con un lungo sospiro. La ragazzina si torceva
le mani in grembo. Non so cosa stia succedendo,
Grace, ma certe volte le cose accadono per
un motivo, anche se non lo capiamo.
Alz il mento sentendo quella frase, e vidi che aveva
un significato per lei. Ci credi, vero? le dissi
dolcemente. Che le cose accadono per un motivo?
Annu. Voglio crederci disse, anche se i suoi occhi,
che non assomigliavano affatto a quelli di Haley,
tradivano dei dubbi. Le sue parole, cos tenere
e sentite, mi toccarono il cuore.
Io non credo che tu sia mia figlia le dissi dolcemente.
La mia neonata aveva i capelli pi scuri
dei tuoi, come quelli di Haley. Come quelli del padre.
Scommetto che i tuoi capelli erano molto chiari
quando sei nata.
Castani. Per la verit sono un po' pi scuri di
cos. Si tocc una lunga ciocca. Mi faccio i colpi di
sole.
Dubito che siano scuri quanto quelli di mia figlia.
Mi alzai. Vuoi qualcosa da bere o da mangiare?
Scosse la testa. Si strinse nelle braccia. Non ce
la farei.
Sei nervosa?
Detesto gli ospedali.
La guardai. Sei stata coraggiosa a venire, allora.
Fammi parlare con Haley, prima. Resta qui.
Avevo paura di averla spaventata, che potesse
scappare. Avrei voluto avere una lunga corda per
legarla a me mentre parlavo con Haley. Per favore,
promettimi che mi aspetterai. E telefona a tua
madre per dirle dove ti trovi e cosa sta succedendo.
Ma non andartene. Non sei costretta a fare il tampone.
Era solo...
Non me ne andr. Ho fatto tutta questa strada.
Non me ne vado.
Dove sei stata? chiese Haley quando rientrai
nella stanza.
Senti, Haley... Mi fermai ai piedi del suo letto.
 appena successa una cosa pazzesca.
Stai tremando.
Era vero. Facevo vibrare tutto il letto. Cercai di
sorridere.
Hai notato la ragazza che era in corridoio un attimo
prima che io uscissi?
Scosse la testa.
Be', c'era una ragazza. Un'adolescente. Sostiene
di essere Lily.
Haley sgran gli occhi. La nostra Lily?
 quello che sostiene lei. Sospirai. Non sono
sicura se sia vero o meno, cara. Non mi consentivo
ancora di sperare. Comunque, devo fare in fretta,
perch ho lasciato questa ragazza in sala d'aspetto
da sola...
Sbrigati, allora! Lanci un'occhiata verso il corridoio.
 l fuori?
Nella sala d'aspetto. Almeno, speravo che fosse
ancora l. Dovevo averla spaventata.
Dissi a Haley quel po' che ricordavo della lettera
della levatrice e lei mi fiss a bocca aperta.
Porca miseria! esclam.
Gi. Porca miseria. Le date corrispondono, e lei
 convinta di essere Lily. Ha guidato tutta sola fin
qui da Wilmington perch crede che io sia sua madre.
Voglio vederla!
Ne sei sicura? Non sappiamo se sia tua sorella o
no. Devi tenerlo presente. Non farti illusioni.
Voglio sicuramente conoscerla.  tutta la vita
che la aspetto.
Ma potrebbe non essere...
Desidero tanto che sia Lily!
Quando le era stata diagnosticata la leucemia,
questa volta, mi aveva detto che desiderava che io
trovassi Lily, perch cos non sarei rimasta sola se
fosse morta.
Mi aveva commosso la sua generosit. Ma non
volevo che pensasse certe cose.
Le toccai un piede attraverso le coperte. Sai che
nessuno potr mai prendere il tuo posto, mai, vero?
Fammela conoscere, mamma. Va' a prenderla
prima che sparisca di nuovo.

 Capitolo 51.
Grace.

Questa Anna era fredda. Mi ero aspettata una reazione
diversa, alla mia rivelazione. Pensavo che i
suoi occhi si sarebbero illuminati di gioia. Pensavo
che mi avrebbe preso fra le braccia e le si sarebbe
colmato il cuore di quell'amore istintivo che tutte
le madri provano per i figli. Non c'era stato nulla
di tutto ci. Sospettava di me e le importava solo
dell'altra figlia, Haley. Io stavo cadendo nel crepaccio
fra due mondi. La mia vera mamma, Anna, mi
aveva data per morta da anni e aveva concentrato
tutto il suo amore sull'altra figlia, mentre la madre
che mi aveva cresciuta a quest'ora stava probabilmente
piangendo per la neonata che aveva perso.
Mamma. Perch la respingevo sempre? Doveva
essere in preda all'ansia, ormai.
Presi il telefono dallo zainetto e feci il suo numero.
Squill un paio di volte prima che lei rispondesse.
Pronto? disse, e capii subito che era sconvolta.
Sono io.
Grace! Grace! Dove sei? Stai bene? Da dove stai
chiamando? Hai lasciato il cellulare...
Sto bene. Volevo solo tranquillizzarti. Devo fare
una cosa e poi...
Sei al Children 's Hospital?
Non sapevo cosa dire. Come faceva a saperlo?
Sto arrivando con Emerson e Jenny.  l che
sei? Ti voglio bene, Grace. Un bene dell'anima. Ero
cos preoccupata, cara.
Mamma. Non occorre che tu venga qui. Io... Alzai
gli occhi e vidi Anna Knightly ferma sulla porta.
Devo andare dissi, e chiusi il telefonino con
uno scatto.
Era tua madre? chiese Anna. Le hai parlato?
Annuii. Il cellulare si mise a squillare e io lo lasciai
cadere nello zainetto.
Non rispondi? domand Anna.
Scossi la testa.
Lei mi sorrise. Aveva davvero un bel sorriso. A
Haley farebbe piacere conoscerti, se tu sei d'accordo.
Mi alzai. Anna mi pass un braccio intorno alle
spalle quando uscimmo nel corridoio. Mi parve il
braccio di un'estranea. La voce di mia madre mi
riecheggi nelle orecchie. Ti voglio bene, Grace. Un
bene dell'anima. Sorrisi fra me.
Mia madre ha detto che sta venendo qui.
Oh, molto bene. Dobbiamo chiarire un po' di cose,
no? Dove si trova?
Abita a Wilmington... ma ha detto che era gi in
viaggio, quindi non so quanto sia lontana. La accompagnano
la mia migliore amica e sua madre.
Mi immaginai loro tre in macchina insieme.
Eccoci arrivate annunci Anna. Eravamo di
nuovo sulla porta della stanza di Haley. Accomodati.
La seguii dentro e mi fermai poco oltre la porta.
Haley, lei  Grace mi present Anna. Grace,
Haley.
La bambina era seduta a gambe incrociate sul
letto ed era collegata a sacchette, trespoli e tubicini.
Aveva dei capelli scuri cortissimi che erano stati
rasati o avevano appena ricominciato a crescere.
Ciao la salutai.
Wow, sei cos diversa da come mi immaginavo
Lily.
Avevo la sensazione di averle deluse entrambe.
Mi strinsi lo zainetto al petto. Be', io non mi immaginavo
di avere una sorella, punto. Cercai di
sorridere, ma sembravo averne persa la capacit.
Non sappiamo ancora se hai una sorella mi avvert
Anna. La mamma di Grace sta arrivando,
Haley, perci avremo delle risposte presto. Ora telefono
a pap. Mi guard. Perch non ti siedi,
Grace? Torno fra pochi minuti.
Mi ritrovai sola con Haley. Il telefonino torn a
squillare. Lo tirai fuori dallo zainetto e disattivai
la suoneria.
Forse era tua madre osserv Haley.
Non importa. Non sapevo cosa dire a quella
bambina. Mi dispiaceva che stesse male. Sapevo
che era molto pi coraggiosa di quanto non sarei
stata io, attaccata a tutte quelle macchine. Come
ti senti?
La mamma mi ha spiegato la faccenda della levatrice
disse, come se non le avessi fatto una domanda.
I suoi occhi mi fissavano penetranti. Sembri
congelata.
Tremavo, anche se non dipendeva dalla temperatura
della stanza. Sto bene.
Guarda sotto questo letto tecnologico scherz.
Ci sono delle coperte.
Mi alzai e presi una coperta dal cassettone sotto
il letto. Era azzurra e molto morbida. Me la misi
sulle spalle.
Credi davvero di essere mia sorella?
Tua madre ti ha detto della lettera? Infilai di
nuovo la mano nello zainetto e tirai fuori il foglio.
Glielo passai e la guardai mentre lo leggeva.
O mio dio! E una cosa assurda! Sarebbe forte se
fosse vero, per. Voglio dire, io e la mia mamma ne
abbiamo fatto, insomma, il lavoro della nostra vita.
Trovare Lily, intendo. Non mi sarei mai aspettata
che lei... che tu... ti saresti presentata cos.
Ripresi la lettera, la piegai in due e la rimisi nello zaino.
Come sono i tuoi genitori? chiese Haley. Le
persone che ti hanno cresciuto? Hai mai avuto l'impressione
di non appartenere a loro?
Continuamente dissi, anche se non era proprio
la verit. Ero appartenuta a mio padre, solo non a
mia madre. Non che abbia mai pensato, oh, devo
essere stata adottata. No, niente del genere. Ma
non vado molto d'accordo con mia madre.
E il tuo pap?
 morto in un incidente stradale in marzo. Una
delle studentesse di mia madre... la mamma  insegnante... lo
ha ucciso perch stava scrivendo un
SMS mentre guidava.
Porca miseria! esclam Haley. Ma  terribile!
Una macchina accanto al letto cominci a emettere
un segnale acustico, e lei lo spense schiacciando un
bottone, come se ci fosse abituata. Io ho conosciuto
mio padre solo recentemente mi spieg. Certo,
sapevo chi era e tutto il resto, ma se ne and quando
ero piccola. Quando mi sono ammalata, questa
volta,  ricomparso. E sai una cosa? Mi piace. Certo,
sono incavolata per come mi ha lasciato sola per
buona parte della mia vita, anche se mandava soldi
e regali, ma la mamma dice che era soltanto immaturo
e che non sopportava di vedermi ammalata,
cos si  staccato da noi. Prima era sparita Lily,
ed era gi stata dura per lui, poi mi sono ammalata
io, e lui non ce l'ha fatta pi, cosa che ha totalmente
mandato a pallino il mio rispetto per lui.
Voglio dire, mia madre non aveva il lusso di andarsene,
giusto? Ma ora  tornato e sta cercando di fare
il padre. Ha organizzato perfino una corsa di
macchine per pubblicizzare la ricerca di un donatore
di midollo osseo per me.
 anche mio padre sussurrai, rabbrividendo
sotto la coperta.
Se sei Lily, s.
Cercai di mettermi nei panni di Haley. Finalmente
aveva instaurato un rapporto con il padre, e
una sconosciuta arrivava a pretendere una parte
di lui. Non sono qui per portarti via qualcosa, o
per pestarti i piedi. Ho solo bisogno di...
Ehi, tranquilla! Haley stava sorridendo. Se
sei Lily, ti vogliamo, okay? Abbiamo pregato tanto
di trovarti. Almeno, io l'ho fatto. La mia mamma
non prega. Senti, ti sto cercando da quando ero piccola.
Quanti anni hai? le chiesi.
Quasi tredici.
Non potevo credere che avesse tre anni meno di
me. Era pallida, un po' gonfia, ed era chiaro che
stava male, ma sembrava cos matura. Cos sicura
di s. Come Jenny. La conoscevo da cinque minuti
e mi sentivo gi in competizione con lei. Sei cos...
Non ci assomigliamo affatto.
In che senso?
Tu sei molto... sei pi simile a mia madre. Alla
donna che mi ha cresciuto, intendo. Sei pi simile
a lei di quanto non lo sia io. Sei cos positiva ed estroversa.
Haley si strinse nelle spalle. Non sono sempre
positiva. A volte, sono proprio gi. Cavoli, mi hanno
dato gli antidepressivi un milione di volte. Ma
ho speranza, con la S maiuscola. Ho gi avuto la
leucemia, e un periodo di remissione. Temo che
questa volta, per, la speranza non baster. Lanci
un'occhiata alla sacca appesa al trespolo. Questa
malattia  uno schifo.
Mi spiace dissi. Tua madre mi ha detto che un
trapianto di midollo potrebbe aiutarti.
Solo che non riusciamo a trovare un donatore.
Se tu sei davvero Lily, potremmo essere compatibili.
Lo so.
La mamma ha sempre sperato che un giorno
avremmo trovato Lily. L'ha cercata dappertutto.
Siamo tornate a Wilmington un sacco di volte, per
girare per le strade e cercare qualcuno che assomigliasse
a me.
Io ho vissuto sempre l.
Com' stata la tua vita?
La domanda mi aveva preso cos alla sprovvista
che dovetti riflettere. Pensai alla mia casa, sempre
ossessivamente ordinata, tranne camera mia. Pensai
a come Jenny e io avevamo ridecorato le nostre
stanze l'estate prima, riempiendole di colore e di
pois, mentre ridevamo e parlavamo di Cleve e Devon.
Pensai a come pap e io inventavamo elaborati
intrugli a base di caff. Ricordai che gli amici ci
avevano portato cibo per settimane dopo che lui
era morto. Con una stretta al cuore, pensai a come
mia madre programmasse le mie feste di compleanno
in ogni dettaglio, perfino il colore della
glassa sulla torta. E il suo modo di mostrarti il suo
amore, Gracie. Pensai a Wilmington e a tutte le cose
che amavo della mia citt, dalla tillandsia appesa
alle querce, al Riverwalk, al piccolo parco del
mio quartiere. E a un tratto, non riuscii a immaginare
la mia vita senza tutto questo. Sembrava cos
sbagliato essere contenta che Noelle mi avesse rubato,
e tuttavia in quel momento ne ero lieta.
Come facevo a spiegare tutto questo a chi non conosceva
le persone e i luoghi del mio mondo? 
stata una vita... insomma, normale. Con cose belle
e cose brutte.
Spero che farai il test disse Haley. Non ti biasimerei
se ti rifiutassi, per. Insomma, arrivi qui
per conoscere la tua vera famiglia e noi ti agguantiamo
e ti portiamo via un pezzo di corpo. Rise, e
io mi strinsi nella coperta.
Tua madre ha detto che si tratta solo di un tampone
in bocca.
Giusto. Prima un tampone. Poi, se saremo compatibili,
ti prendono il sangue. E poi, se tutto andr
bene, ti opereranno per toglierti un po' di midollo,
ma non credo che sia troppo brutta. Niente
in confronto a quello che faranno passare a me. Mi
faranno chemio e radiazioni per uccidere il mio sistema
immunitario perch non ci sia rigetto. Ma 
la mia unica speranza.
Pensai a mio padre e a come mi ero sentita
quando era morto. Mi sembrava che dovesse esserci
qualcosa che potevo fare per riportarlo in vita, se
solo avessi capito cosa. Ma, questa volta, forse c'era
qualcosa che potevo fare per salvare una vita.
La vita di mia sorella.
Il problema era che volevo mia madre con me
prima di permettere a quelle persone di toccarmi.
Volevo sentirle dire che sarebbe andato tutto bene.

 Capitolo 52.
Anna.

Ehi rispose Bryan. Tutto okay? Oh, il calore
della sua voce! Avevo tanta paura di perderlo, quel
calore. Bryan aveva trovato solo di recente il coraggio
di tornare nella nostra vita. E ora... questo. Avevo
paura che scappasse di nuovo. Che restasse in
California.
S dissi. Niente era okay, ovviamente, ma sapevo
cosa intendesse. Niente  cambiato in peggio
per Haley, vero? E di peggioramenti non ce n'erano
stati. Ma  successa una cosa incredibile.
Incredibilmente buona o incredibilmente cattiva?
Una ragazza si  presentata qui in ospedale. Sostiene
di essere Lily.
Bryan rimase in silenzio e mi chiesi cosa significassero
quelle parole per lui. Aveva paura di illudersi
quanto me?
Chi ? chiese alla fine. Qual  il suo gioco?
Credi che tutta questa pubblicit...
Non lo so lo interruppi. Ha una lettera con
s. Gli parlai della levatrice. Della data di nascita
sul tesserino scolastico. Non credo che qualcuno la
stia strumentalizzando. Ma c' qualcosa che non
quadra. Sua madre sta arrivando da Wilmington.
A quanto pare, questa ragazza... si chiama Grace...
ha scoperto tutto da un'amica ed  partita senza
dirlo a nessuno. Suo padre  morto.
Bryan sospir. Hai parlato con la madre?
Non ancora. Bryan, questa ragazza forse  disposta
a sottoporsi al test per vedere se  compatibile.
Tu credi che sia Lily?
Non so cosa credere. Io...  ovvio che desidero
che lo sia, ma non  affatto come mi immaginavo
Lily. Non assomiglia a nessuno di noi due, tanto
meno a Haley. E molto graziosa e sembra una brava
ragazza, ma...
Dov' ora?
Con Haley.
Le hai permesso di vedere Haley? Il suo tono
mi diceva che non approvava, ma io ero sicura di
aver fatto la cosa giusta.
Non conosci ancora tua figlia, avrei voluto dirgli.
Ho spiegato tutto a Haley. Le ho espresso i miei
dubbi. Ha insistito per conoscerla.
Senti, prendo un volo questa sera. Il colloquio di
oggi  andato bene, e ne ho un altro fissato per domani,
ma dir che ho un'emergenza in famiglia e
che devo...
No. Resta l e finisci quello che devi fare. Ho
tutto sotto controllo.
Hai tenuto tutto sotto controllo per dieci anni.
Voglio esserci.
Va bene, allora. Devo tornare da Haley. Chiamami
quando sai a che ora arriverai.
Riappesi e tornai nella stanza di mia figlia, con
un sorriso sulle labbra.
Bryan stava tornando a casa.

 Capitolo 53.
Tara.

Dovevo aver fatto il numero di Grace dieci volte,
quando finalmente mi rispose.
Resta al telefono con me! la implorai. Ti prego.
Parliamo finch non sar l.
Non ho molti minuti, mamma.  uno di quei
cellulari prepagati. Non appena arriverai, ho bisogno
che tu dia alla signora Knightly il permesso di
sottopormi a un test per vedere se sono compatibile
con questa ragazzina che  mia sorella. Tu... tu sai
di lei? Di Haley? Ha la leucemia e ha bisogno di un
trapianto di midollo osseo.
Ero inorridita. Cosa stavano facendo a mia figlia?
Mai mi era parsa cos vulnerabile, cos bisognosa
di me, come in quel momento.
Grace. La mia voce era pi calma di quanto avrei
creduto possibile. Avevamo bisogno di un avvocato.
Ma perch Ian non controllava quella dannata
segreteria telefonica? Rallenta, cara, per favore.
Prima devo arrivare l e parlare con... con i
medici. So che hai l'impressione di conoscere queste
persone, ma in realt non sappiamo chi siano.
Tu sei mia figlia. Avevo scandito le parole. Lo capisci
questo, vero? Non farti mettere le mani addosso
da nessuno. Quando arriver l, decideremo.
Emerson stacc gli occhi dalla strada per guardarmi.
Cosa succede?
Potrebbe morire protest Grace, ma io conoscevo
quella voce. Aveva paura. Voleva che io dicessi
di no. Che la proteggessi. Conoscevo mia figlia meglio
di quanto pensassi.
Sar l fra... quanto manca? chiesi a Emerson.
Pochissimo. Dipende solo da questo dannato
traffico.
Minuti riferii a Grace. Sar da te fra pochi minuti.
Mamma? Non so cosa fare.
Mi si riempirono gli occhi di lacrime. Ci penso
io, Grace. Risolveremo tutto insieme.
Volevo continuare a parlare con lei, ma aveva
riappeso prima che io potessi aggiungere un'altra
parola. Mi girai a guardare Emerson.
Mio Dio dissi.
Cosa c'? Jenny si protese dal sedile posteriore.
Sembra che la figlia di Anna Knightly abbia bisogno
di un trapianto di midollo osseo e che vogliano
testare Grace per vedere se pu donarglielo.
Stai scherzando! esclam Emerson. Sono senza
cuore, queste persone?
Vuoi dire che vedono Grace solo come un ammasso
di cellule? esplose Jenny. Oh, mamma, accelera!
Nessuno la toccher senza il mio permesso, perci
non preoccupatevi. Mi squill il cellulare. Il
nome di Ian era comparso sul display. Ian! gridai.
Tara, mi dispiace che tu l'abbia scoperto cos...
Senti, sono furiosa con te, ma adesso ho bisogno
del tuo aiuto, okay?
Questa Knightly... disse lui. Non parlare con
lei, Tara. Prendi Grace e vattene. Fammi contattare
dall'avvocato dei Knightly. Telefoner a una
persona che conosco al dipartimento di polizia di
Wilmington. Ma per ora, accertati solo che Grace
sia al sicuro.
Prendi Grace e vattene. Okay.
Mi spiace. So che devi essere...
Voglio liberare la linea in caso Grace mi richiami.
Va bene, ci sentiamo dopo.
Chiusi il telefonino e mi passai una mano sulla
fronte. Sudavo.
Mi ha detto di prendere Grace e di andarmene
riferii, come se non fosse stato sempre il mio piano.
Dev'essere terrorizzata. Mi girai a guardare Jenny.
Cosa ho sbagliato con lei? Tutto a un tratto
mi sentivo insicura, vulnerabile. Perch non riesco
a capirla?
Sono solamente le tipiche incomprensioni fra
madri e figlie osserv Jenny in tono gentile e
comprensivo.
No, non si tratta soltanto di questo.
Ma s! insistette Emerson.
Tenni lo sguardo fisso su Jenny. Tu e tua madre
avete un rapporto migliore di quello che io ho con
Grace. Me ne rendo ben conto. Ho la netta impressione
di avere sbagliato qualcosa con lei.
Non credo che tu abbia sbagliato niente. Jenny
sospir, in cerca delle parole. Il guaio  che Grace
 molto profonda. Sente tutto pi intensamente
degli altri e certe volte  davvero difficile avvicinarsi
a lei.
Continuavo a pensare che lo dicesse per gentilezza.
Sam non aveva mai avuto problemi a intendersi
con Grace.
Ricordai il discorso di Noelle al funerale di Sam.
Sam era un grande ascoltatore, aveva detto. Per
questo era un avvocato cos bravo. Un buon marito,
un buon padre. Le si era incrinata la voce. E un
amico straordinario.
Un buon padre, pensai ora.
Lui sapeva stare in silenzio con Grace. Non come
me. Io avevo sempre bisogno di parlare, di muovermi,
di fare.
C' un'indicazione per l'ospedale! Emerson indic
davanti a noi. Quando arriveremo, vuoi che
Jenny e io veniamo con te, o  meglio che andiamo
a prenderci un caff alla tavola calda? La nostra
presenza potrebbe creare confusione. Allora, cosa
ne dici?
Mi avrebbe fatto piacere averle con me, ma mi
sarei limitata a prendere Grace e ad andarmene,
come aveva consigliato Ian. Andate a bervi un caff.
Ma tenete accesi i cellulari. Vi chiamer se ho
bisogno di voi, okay?
L'ospedale apparve davanti a noi, un'enorme costruzione
di vetro e metallo.
Non riuscivo a credere che mia figlia avesse avuto
il coraggio di entrarci. Di venire fin l in macchina
da sola.
Era profonda, aveva detto Jenny. S, lo era. E io
intendevo conoscere ogni millimetro di quella profondit.
Speravo solo non fosse troppo tardi.
 
Capitolo 54.
Grace.

Anna si muoveva per la stanza d'ospedale, mettendo
a posto libri, telecomando, scatole di fazzolettini,
bicchieri. Haley chiacchierava del pi
e del meno, come se fossi una semplice visitatrice,
e io tenevo d'occhio la porta. Tutte e tre stavamo
aspettando mia madre. Il suo arrivo avrebbe
cambiato tutto. La mamma avrebbe preso
in mano la situazione, ne ero sicura.
Trasalivo ogni volta che qualcuno passava in
corridoio. E, finalmente, eccola... Mia madre.
Era cos pallida e trafelata che non sembrava
nemmeno lei. Saltai su dal divano, facendo cadere
la coperta che avevo sulle spalle, e mi rifugiai
fra le sue braccia.
Mamma dissi, e a un tratto tutto quello che
avevo passato in quelle ultime ventiquattro ore,
la rivelazione di Jenny, l'orribile viaggio sotto la
pioggia, la ricerca di Anna Knightly, mi invest.
Mi sentii mancare le gambe.
Amore mi sussurr la mamma in un orecchio.
Tesoro mio. Va tutto bene. Sono qui.
Mi aggrappai a lei. Scusa se sono partita cos.
Non importa. Aveva gli occhi umidi. Non
importa.
Avrei potuto restare cos per sempre, al sicuro
fra le sue braccia, ma sentivo Anna alle mie
spalle. Haley ci stava fissando dal letto. Mi staccai.
Questa  la mia mamma la presentai ad Anna.
Mia madre si avvicin ad Anna, la mano tesa.
Sono Tara Vincent.
Anna Knightly. E lei  mia figlia Haley.
Mia madre guard la ragazzina nel letto.
Ciao, Haley. Mi pass un braccio sulle spalle.
Ho parlato con il mio avvocato. Si metter in
contatto con voi.
Anna pieg la testa di lato e capii che non le
era piaciuto l'atteggiamento della mamma.
Possiamo parlare per un minuto? Per favore?
Da madre a madre?
Non possiamo andarcene cos, mamma sussurrai.
Sapevo che non si rendeva conto della situazione.
Era una questione di vita o di morte,
per Haley.
Mia madre pass lo sguardo da me ad Anna.
Va bene. Ma prima voglio parlare da sola con
mia figlia.
Anna annu. Capivo che aveva paura che mia
madre mi portasse via. Io volevo andarmene.
Davvero. Ma non lo avrei fatto.
C' una saletta in fondo al corridoio disse
Anna. Di solito  vuota. Andate pure.
La mamma mi prese per mano come se fossi
una bambina e ci avviammo. Come se fossi la
sua bambina.
Se solo lo fossi stata davvero.

 Capitolo 55.
Tara.

Erano tante le cose che avrei voluto dirle. Volevo
farle mille domande sulle sue paure, sapere tutto
quello che le passava per la testa. Volevo assicurarle
che sarebbe stata sempre mia figlia, che non
avrei permesso a nessuno di portarmela via, e che
il suo corpo era suo. Non era obbligata a donare
una sola delle sue cellule per verificare la compatibilit
con l'estranea sdraiata su quel letto d'ospedale.
Ma non dissi nulla di tutto ci mentre ci sedevamo
sui divanetti della sala d'attesa. Non le feci domande.
Sam l'avrebbe ascoltata senza farle pressioni.
Sapeva come amare nostra figlia, lui.
Ti voglio bene dissi, e non ebbi bisogno di dire
altro. Si mise a piangere.
Mi spiace di essermene andata cos ripet.
Sono stata una stupida.
Non importa. L'unica cosa che conta  che stai
bene.
Vorrei non aver mai scoperto che non sei mia
madre.
Ci creder solo quando vedr il test del DNA.
Ma nessun esame del sangue potr cambiare quello 
che provo per te, Grace.
Lei si arrotolava una ciocca intorno al dito. Mi
arrabbiavo tanto con te. Certe volte mi sembrava
perfino di odiarti. E oggi, non riesco neppure a ricordare
perch.
Annuii, per farle capire che la stavo ascoltando.
Non so chi sono, mamma.
Volevo dirle io chi era. Era la scrittrice sensibile
della famiglia, la ragazza taciturna che aveva tante
cose da dire sulla carta. Era la pupilla degli occhi
di suo padre e il filo che aveva sempre unito
Sam e me, e al diavolo la biologia! Era la bellissima
ragazza che, dovevo ammetterlo, non assomigliava
a nessuno di noi due. Era la figlia che desideravo
tanto conoscere.
Invece, pensai a cosa le avrebbe detto Sam. Sei
sempre Grace sussurrai, e capii immediatamente
che era stata la cosa giusta. Aggrott un po' la
fronte, fissandomi, e mi parve di veder girare le rotelle
nella sua testa.
Io non voglio perdere Grace mi disse. Anche
se passo tanto tempo a desiderare di non essere...
di non essere come sono. A desiderare di essere pi
simile a te.
Davvero? Avrei voluto chiederle perch, ma riuscii
a tenere la bocca chiusa.
Mi piacerebbe tanto essere come Jenny. Tutti le
vogliono bene. Io non so mai cosa dire quando sto
con gli altri e... sono cos diversa. Sono strana.
No, non lo sei, avrei voluto dire. Come potevo lasciar
passare quel commento senza ribattere? Ma
lei riprese prima che io potessi aprire bocca.
Eppure allo stesso tempo voglio essere soltanto
me stessa, mamma. Non voglio essere la figlia di
un'altra. Haley  simpatica.  forte. Ma tutti vogliono
che io le salvi la vita e... Scosse la testa.
Per favore, puoi far tornare tutto com'era prima?
Mi spostai per sedermi accanto a lei, prendendola
fra le braccia. Tu e io abbiamo lo stesso desiderio,
Grace. Le accarezzai i capelli. Quanto tempo
era passato dall'ultima volta che mi aveva permesso
di farlo? Anch'io vorrei che tutto tornasse come
prima, ma dubito che sia possibile. Io ero quella
che sistemava le cose, che aveva tutto sotto controllo.
Mai una situazione mi era parsa pi incontrollabile.
L'unica cosa che posso prometterti  che
rallenter questo treno, okay?
Potrebbe morire se non le dono il mio sangue.
Fui sul punto di correggerla, ma lasciai correre.
Era piccola fra le mie braccia, una bambina che
non distingueva una donazione di sangue da una
di midollo osseo, e volevo che restasse cos il pi a
lungo possibile.
La tua neonata  morta. La sua guancia era
sulla mia spalla, il suo respiro contro la mia gola.
Sapevo che, prima o poi, quella bambina fantasma
si sarebbe fatta strada nel mio cuore, ma non
c'era ancora. Non sto pensando a quella bambina.
Penso a te.
Posso stare con te quando parlerai con Anna?
Per favore?
Era stato facile per Ian dirmi di prendere Grace
e andarmene. Facile per me pensare che l'avrei fatto.
Ma quando avevo messo piede in quella stanza
d'ospedale, Anna Knightly aveva cessato di essere
un nome ed era diventata una donna. Una madre.
Strinsi Grace a me. Sapevo che aveva paura che
Anna riuscisse a convincermi a consegnarla a lei
senza lottare. Come mai riuscivo a capire tanto bene
mia figlia, oggi? L'avevo sempre capita?
S dissi. Si tratta di te e puoi essere presente.

 Capitolo 56.
Anna.

La donna, Tara, aveva insistito perch Grace fosse
presente. Io avrei preferito che restasse con Haley
mentre parlavo con sua madre nella saletta, ma
Tara e Grace formavano una squadra. Due contro
una. E giusto che sia cos, mi dissi.
Grace assomigliava a Tara pi di quanto non assomigliasse
a me, ma francamente non assomigliava
molto a nessuna delle due. Lei e Tara erano sedute
l'una accanto all'altra sul divanetto. Si tenevano
per mano. Tutte e due avevano i capelli castani
sotto le mche bionde, e tutte e due avevano
gli occhi scuri, ma i loro lineamenti erano dissimili.
Non potevo fare a meno di osservarle, di confrontare
il naso di una con quello dell'altra. La linea delle
loro labbra. La curva delle sopracciglia.
Non riuscivo a superare la mia indifferenza nei
confronti di Grace, se non come possibile donatrice
di midollo per Haley, e questo mi turbava. Mai mi
sarei aspettata di essere cos apatica in presenza
di una ragazza che poteva essere la mia bambina
rapita.
Non capisco come possa essere successo disse
Tara. Lei abitava a Wilmington?
Mi sto chiedendo la stessa cosa da un paio d'ore
dissi. Comunque no, vivevo qui, ma facevo la
rappresentante farmaceutica e mi recavo spesso a
Wilmington. Strinsi gli occhi, concentrandomi.
Ero incinta di Lily di circa trentacinque settimane
nel mio ultimo viaggio in North Carolina. Bryan,
mio marito, che a quel tempo era un militare, era
di stanza all'estero. Mentre mi trovavo a Wilmington,
entrai in travaglio in anticipo sul termine ed
ebbi Lily. Pesava gi tre chili ed era sana. Io ebbi
problemi di pressione, per, e poche ore dopo il
parto ebbi un ictus ed entrai in coma.
Oh, mio Dio sussurr Tara.
Mi trasportarono al Duke. Bryan era in Somalia
e cercava di ottenere un permesso per tornare a
casa. Quando riusc a rimpatriare, prese una camera
in un albergo accanto al Duke. Immagino sia
stato un periodo terribile per lui. Era una cosa a
cui pensavo raramente, quanto dovesse essere stata
dura per Bryan. La nostra casa era ad Alexandria.
La nostra bimba appena nata era a Wilmington.
E io ero in coma a Durham. Bryan telefon in
ospedale a Wilmington per chiedere di Lily e gli
dissero che non era l e che doveva essere stata trasferita
con me. Bryan cerc di rintracciare la squadra
d'emergenza che mi aveva portato in ambulanza,
ma nessuno ricordava una neonata. Lei...
Guardai Grace. Era svanita, insieme a tutti i documenti
riguardanti la sua nascita. Bryan non conosceva
il nome del dottore che mi aveva fatto partorire.
Fu tutto un enorme pasticcio. Rimasi in coma
pi di due settimane. Non riportai seri danni a
causa dell'ictus, grazie a Dio. Il mio lato sinistro rimase
debole per un po'. La mia vista era offuscata,
la parola inceppata. Ma ho recuperato tutte le funzioni,
a parte un leggero problema alla mano sinistra.
Flettei le dita. Ma avevo dei vuoti di memoria.
Nemmeno io riuscivo a ricordare il nome del
dottore. L'unica cosa che ricordavo era che avevo
tenuto in braccio una bellissima neonata, e la rivolevo.
Mi spiace tanto sussurr Tara, ma la vidi aumentare
la stretta alla mano di Grace, come se non
avesse intenzione di rinunciare a lei.
Quando fui in condizioni di viaggiare, tornammo
a Wilmington. Lily doveva avere sette settimane,
a quel punto. La nostra ipotesi era che qualcuno
avesse pensato che Lily era stata abbandonata,
cosa che in un crto senso era avvenuta, e che l'avessero
data in affido, cos cercammo in tutte le case
famiglia della zona.
Che cosa terribile, per voi. Tara continuava a
tenere stretta la mano di Grace.
Ho visto la lettera che mi scrisse questa vostra
levatrice. Io... Non riesco ancora a capacitarmi. Voi
ne eravate al corrente?
Assolutamente no rispose Tara. Noelle  morta
da qualche settimana... Guard Grace. Glielo
hai detto?
Grace annu.
Si  suicidata. La mia amica e io abbiamo trovato
la lettera fra le sue cose e abbiamo cominciato a
cercare la Anna a cui faceva riferimento Noelle. Alla
fine siamo riuscite a risalire a lei, ma non sapevamo
di chi fosse... di chi fosse la bimba che era
morta. Mai avremmo potuto immaginare che fosse
la mia.
Ma lei non ha visto sua figlia appena nata... Insomma,
non avrebbe capito se l'avessero sostituita?
Era notte fonda quando nacque e avevo avuto
un travaglio molto difficile. Quando Noelle me la
port il mattino dopo, suppongo che avesse gi...
effettuato la sostituzione, perch quella bimba era
decisamente Grace.
Che brutta persona, questa vostra levatrice.
Ha fatto una cosa terribile ribatt Tara. Ma
era una buona amica e una donna meravigliosa.
Parlale del programma benefico per i neonati
sugger Grace piano.
Vuoi dirglielo tu? chiese Tara. Sei pi coinvolta
di me nelle attivit.
Noelle ha creato un'organizzazione che aiuta
neonati bisognosi... prematuri, malati, figli di famiglie
povere spieg Grace. Vinse perfino un'onorificenza
del governatore per questo, ma non volle
accettarla.
Non potevo guardarla, mentre parlava. Avevo
tanta paura di affezionarmi a lei. Cos, fissavo Tara.
Forse pensava di non meritare onorificenze.
Pu darsi convenne Tara. Pass un braccio sulle
spalle di Grace. Anna, credo che la prima cosa
sia fare un test del DNA. E ritengo sia meglio che
tutte e due ci facciamo rappresentare da un avvocato.
Non perch siamo parti avverse, ma...
Sono assolutamente d'accordo. Dobbiamo conoscere
gli aspetti legali di questa vicenda, tutte e
due. Ma ho gi spiegato a Grace la necessit di trovare
un donatore di midollo osseo per Haley. Lei...
Mi strinsi nelle spalle, pronunciando le parole che
mi rifiutavo di accettare.  in fase terminale. E
Grace ha accettato...
Grace non si rendeva conto di cosa stava accettando
intervenne Tara. Mi spiace, ma devo mettere
un freno a questa situazione, okay? Procediamo
con i piedi di piombo. Chieder al mio avvocato
di contattare il suo, loro si accorderanno sulle modalit
per effettuare il test del DNA, e poi vedremo.
Avevo voglia di saltare in piedi e di sbarrarle la
porta. In circostanze normali, avrebbe senso ammisi.
Niente lacrime. Ti prego, niente lacrime. Tara
era una donna molto decisa e una cosa che avevo
imparato nella mia professione era l'importanza di
mantenere la calma. Tuttavia, non riuscii a controllare
il tremito della voce. Ma la prego, cerchi
di capirmi, Tara. Non so se Grace sia Lily... Guardai
Grace. Scusa se parlo di te in terza persona.
Insomma, non ci sono certezze. Ma se lo fosse? E se
fosse compatibile con Haley? E se lo scoprissimo
quando  troppo tardi? Non siamo ancora riusciti a
trovare un donatore e una sorella ha una probabilit
su quattro di essere compatibile.
Tara scosse la testa. Le sta chiedendo molto.
Voglio farlo intervenne Grace. Guard sua madre.
Devo.
No, cara, non hai alcun obbligo.
Voglio farlo insistette la ragazza.
Glielo lasci fare, la implorai in silenzio.
Vidi che Tara cominciava a vacillare. Un avvocato
le avrebbe detto di aspettare, ne ero sicura, ma
questa era una situazione diversa. Qui c'erano due
madri. Due figlie.
E va bene annu Tara. Se ne sei proprio sicura.

 Capitolo 57.
Emerson.

Il gelato di Jenny si era sciolto in una poltiglia
color caffelatte e lei continuava a mescolare il liquido
con il cucchiaino. La mia insalata era praticamente
intatta. Eravamo sedute accanto alla
finestra, nel self-service dell'ospedale, circondate
dal chiacchierio di dottori, infermieri e visitatori,
ma Jenny e io eravamo in una specie di bolla
che ci isolava da tutto.
Jenny alz la testa. Mi spiace tanto ripet.
Avevo perso il conto delle volte in cui aveva
chiesto scusa.
Senti dissi, respingendo la mia insalata. Tu
hai sbagliato perch non mi hai detto che avevi
origliato. Io ho sbagliato perch non ne ho parlato
subito a Tara. Ma l'errore pi grosso lo ha
fatto Noelle, e ora tutti devono subirne le conseguenze.
 su questo che tu e io dobbiamo concentrarci.
Dobbiamo aiutare Tara e Grace ad affrontare
quello che le aspetta.
Non voglio che Grace faccia parte di un'altra
famiglia, venga a vivere quass e...
Dubito che succeder una cosa del genere la
interruppi. Grace ha sedici anni, ormai, e avr
l'ultima parola in ogni decisione che si prospetter.
E non penserai che Tara possa dire: Oh,
eccola qui,  sua, vero?
Tu cosa faresti se fossi al posto di Tara?
Tirai un respiro e alzai gli occhi al soffitto.
Esprimerei all'altra donna, ad Anna Knightly,
la mia pi sentita comprensione, ma farei quello
che spero stia facendo Tara. Mi porterei via
Grace e lascerei tutto in mano agli avvocati.
Ero preoccupata, per. Jenny e io eravamo state
incerte se prenderci qualcosa da mangiare o no,
perch pensavamo che Tara ci avrebbe telefonato
subito. Erano passati quaranta minuti. Perch
ci metteva tanto?
E tu, cosa faresti se fossi nei panni di Grace?
chiesi.
Si mordicchi il labbro per un attimo. Vorrei
conoscere queste persone. L'altra mia famiglia.
Ma non vorrei che cercassero di portarmi via a
te e pap. Non glielo permetterei assolutamente.
E mi sentirei triste perch la tua bimba sarebbe
morta in quel modo.  una cosa orribile.
Povera Tara.
Lo so.  insopportabile anche solo pensarci.
Io non oso immaginare come possa sentirsi
Grace.
So esattamente cosa intendi. La guardai negli
occhi. Avranno bisogno del nostro appoggio,
Jen.
Forse saremmo dovute salire con Tara, invece
che aspettarla qui, dopotutto.
Mia figlia era pi coraggiosa di me. Vuoi andare
da Grace?
Jenny annu.
E va bene. Mi alzai. Andiamo a cercarle.

 Capitolo 58.
Grace.

La mamma aveva preso in mano la situazione e
chiacchierava con Haley e Anna, mentre aspettavamo
che un'infermiera venisse a farmi il tampone
alla mucosa boccale.
Qualcuno aveva portato altre due sedie, cos eravamo
tutte sedute e io ero rigida di freddo, anche
se sapevo che non dipendeva dalla temperatura
della stanza.
Mi ero rimessa sulle spalle la coperta azzurra, e
la sentivo come un'armatura.
Non sapevo nemmeno io cosa sperare. Se fossi
risultata compatibile, avevo paura di cosa mi sarebbe
successo. Se non lo fossi stata, Haley avrebbe
potuto morire. Messa cos, sapevo di non avere
scelta.
Mia madre era nervosa quanto me. Parlava a
macchinetta, e nel giro di pochi minuti aveva scoperto
tutto quello che c'era da sapere sulla zona in
cui vivevano Anna e Haley in Virginia, su quali
fossero le materie preferite di Haley a scuola, e cos
via.
Recitava la parte dell'affabile Tara Vincent, ma i
suoi occhi sfrecciavano fra Haley, Anna e la porta
aperta della stanza.
Aveva spostato la sedia accanto alla mia e non
aveva smesso di toccarmi da quando era arrivata
in ospedale. Ne ero lieta.
Appartengo a lei, avrei voluto dire ad Anna. So
che sono tua figlia e non  giusto che qualcuno mi
abbia portato via, ma la mia mamma mi ha cresciuto
e appartengo a lei, okay?
Mentre mia madre chiacchierava, Anna e Haley
continuavano a fissarmi.
Era come se io fossi una pesca sul banco di un
supermercato e loro stessero cercando di decidere
se volessero comprarmi o no.
A un certo punto, non ce la feci pi a sopportarlo.
Per favore, smettetela di fissarmi! esclamai. La
mamma si avvicin ancora di pi a me, ma Anna e
Haley scoppiarono a ridere.
Scusa, ma non possiamo farne a meno disse
Anna.
Certo che mi piacerebbe avere un po' dei tuoi
capelli aggiunse Haley con un'ironia sorprendente.
Mi chiesi se potevo dargliene un po'. Farmeli tagliare
e farne fare una parrucca...
Era a questo che stavo pensando quando Emerson
e Jenny si affacciarono alla porta.
Permesso? chiese Emerson in tono esitante.
Scusate, volevamo solo vedere come stanno Tara e
Grace.
Anna balz in piedi come se qualcuno l'avesse
pungolata con un bastone, e Haley scatt a sedere
sul letto.
Porca miseria! esclam.
Poi scoppi il finimondo.

 Capitolo 59.
Noelle.

Wilmington, North Carolina
1994.
Aveva gi seguito parti difficili, ma quello di Tara
sarebbe rimasto per sempre una delle esperienze
pi traumatizzanti della sua vita professionale.
Tara le aveva telefonato all'alba per dirle che le
erano cominciate le contrazioni, cos Noelle non aveva
preso il suo cocktail mattutino di farmaci per
la schiena. Si era messa due pizzichi di curcuma
nelle guance e si era preparata un thermos di infuso
di garofano rosso senza farsi troppe illusioni. I
rimedi erboristici erano utili in gravidanza, ma
non servivano a niente quando si trattava della
sua schiena. I dolori erano pi forti che mai. L'unica
cosa che la aiutava erano i calmanti e benediceva
chi avesse inventato il Valium e il Percocet.
A ogni ora del lungo, straziante travaglio di Tara,
le fitte alla schiena si facevano sempre pi forti,
al punto che occasionalmente Noelle fu costretta
a mascherare lacrime di dolore, non volendo che
Tara o Sam si preoccupassero per lei quando dovevano
concentrarsi sul bambino che stava per nascere.
Solo un Percocet, si disse pi volte, in quella
lunga giornata. Uno solo per rendere il dolore pi
tollerabile. Ma lott contro il proprio bisogno di
antidolorifici e continu a sopportare.
Verso le quattro del pomeriggio, Emerson telefon
per informarli che le si erano rotte le acque e
che una vicina la stava accompagnando in macchina
all'ospedale. Ted era in California a un convegno
e lei avrebbe dovuto affrontare il travaglio da
sola. Piangeva, al telefono, e Noelle si sent dilaniata.
Ted sta andando in aeroporto singhiozz Emerson.
Prender il primo volo, ma dovr cambiare
a Chicago. Ci vorr un'eternit perch arrivi qui.
Sei in ottime mani, cara assicur Noelle. Senza
Ted e le sue due migliori amiche accanto, Emerson
avrebbe sofferto emotivamente, ma dal punto di vista
medico sarebbe stata seguita nel migliore dei
modi, ed era quello che contava.
Noelle si tenne in contatto con lei per telefono,
confortandola e incoraggiandola durante le doglie.
Appena Tara avesse partorito, si promise, si sarebbe
accertata che mamma e neonata fossero in
condizioni stabili e si sarebbe fatta sostituire dalla
puericultrice con la quale collaborava da un paio di
anni. Tara conosceva Clare Briggs e sarebbe stata
a suo agio con lei. Poi, se Emerson fosse stata ancora
in travaglio, Noelle sarebbe corsa in ospedale
per tenerle compagnia.
Pi tardi, quella sera, mentre Ted era bloccato a
Chicago e Tara lottava contro le doglie e la paura,
Noelle chiam l'ospedale e fu informata che Emerson
era in sala operatoria per un cesareo d'emergenza.
Oh, quanto desiderava essere l a tenere la
mano di sua sorella! Rest in contatto con l'ospedale,
dato che conosceva tutte le infermiere del reparto,
e tir un sospiro di sollievo quando Jenny nacque
e mamma e neonata furono dichiarate in buone
condizioni.
Vers un bicchiere di succo di mela per Tara, per
Sam e per se stessa e, fra una contrazione e l'altra,
brindarono alla nascita di Jenny McGarrity Stiles.
Solo Sam era al corrente del suo rapporto di parentela
con la neonata. Le strinse la mano mentre lei
si sedeva sul bordo del letto. Noelle non vedeva l'ora
di conoscere la nipotina, ma prima aveva un'altra
bimba da portare alla luce.
Il lavoro di levatrice era sempre fisicamente impegnativo.
Chinarsi, inginocchiarsi, contorcersi e
sostenere erano parte della quotidianit, ma per la
prima volta Noelle temette di non farcela. La tortura
ai lombi non le dava tregua, e di nuovo prese
in considerazione la possibilit di prendere una
delle sue pillole. Solo una. Sarebbe stata pi efficiente
se avesse potuto muoversi senza sofferenza,
si disse, ma era una professionista seria. Conosceva
i rischi. Il travaglio era troppo complicato. Si
era verificato un arresto posteriore: il bambino era
incastrato e Noelle cap che era meglio trasferire
Tara in ospedale perch le somministrassero del
Pitocin per aumentare le contrazioni. Tara pianse
quando glielo disse. La salute del bambino  pi
importante di un parto in casa la rimprover Noelle,
ma le assicur che prima avrebbe tentato di
tutto. Voleva separare il reale bisogno di ricovero
di Tara dal proprio desiderio di prendere un Valium
e correre in ospedale da Emerson. Lei e Sam
lavorarono insieme, sostenendo fisicamente Tara,
cambiandole posizione sul letto, facendola camminare
per la stanza, facendole bere infusi.
Come ultima risorsa, Noelle tent di ruotare manualmente
il feto. Le parve che quella manovra delicata
durasse un'eternit, anche se doveva essere
stata ancora pi lunga per Tara. Noelle rimpianse
di non avere un'assistente: avrebbe avuto bisogno
di quattro mani per eseguire la rotazione. Emise
un enorme sospiro di sollievo quando la bambina
finalmente si gir, e il suo cuoricino fetale rimase
forte e rassicurante. Poco dopo, la neonata venne
al mondo e Noelle non avrebbe saputo dire quale
delle quattro persone presenti in quella stanza
buia e surriscaldata fosse la pi esausta o la pi
sollevata.
Stava lavando la neonata in cucina quando Sam
entr. Sta bene ora, vero? chiese. Tara?
Si riprender presto assicur Noelle. Sapeva
che quando Tara aveva perso brevemente conoscenza
dopo il parto, lui si era spaventato. Sam amava
Tara. Noelle se ne rendeva conto ogni volta
che li vedeva, e provava allo stesso tempo felicit
per loro e una struggente invidia che non aveva
mai cessato di tormentarla. Ora avevano una
bambina che li avrebbe legati ancora di pi. Noelle
era lieta che mancassero solo due mesi al proprio
matrimonio con Ian. Per la prima volta nella vita,
aveva qualcuno con cui programmare un futuro. Il
suo desiderio di avere dei figli presto si sarebbe realizzato.
Mand Sam in camera da letto a tenere compagnia
a Tara mentre finiva di esaminare la bambina
e telefonava a Clare Briggs per chiederle di sostituirla.
Poi avvolse la neonata in una copertina, la
pos con cura su un telo di spugna sul bancone di
cucina e frug nella borsa in cerca delle sue pillole.
Finalmente! Tara aveva partorito. Clare sarebbe
arrivata entro pochi minuti. Poteva concedersi un
po' di sollievo.
Riport la neonata in camera e trov Sam e Tara
rannicchiati insieme sul letto. Tara le fece un sorriso
stanco e allung le braccia per prendere la figlia.
La chiameremo Noelle disse Sam. E lei cap
che l'aveva perdonata per quella notte sulla spiaggia.
Ma anche se era commossa da quel gesto, non
poteva permetterlo. Le sembrava profondamente
ingiusto. I sensi di colpa non avevano mai smesso
di tormentarla.
Oh, no, non lo farete! esclam. Promettetemi
che non imporrete il fardello del mio nome a questa
bambina.
Doveva averlo detto con veemenza, perch loro
fecero subito marcia indietro e lei ne fu sollevata.
Non poteva permettere che Tara, nella sua inconsapevolezza,
chiamasse sua figlia come lei.
Clare arriv, portando nella casa quella calma
sicurezza che metteva a loro agio i novelli genitori.
Noelle salut tutti e usc. Era sfinita, ma non poteva
aspettare. Voleva controllare Emerson e conoscere
la sua nipotina. Chiss, forse le assomigliava.
Non sarebbe stato fantastico? Sperava solo che
la somiglianza non fosse tanto marcata da destare
sospetti.
Prese un altro Percocet prima di lasciare la casa
di Sam e Tara. Quelle ultime ventiquattro ore erano
state una tortura per la sua schiena. Mentre
guidava verso l'ospedale, sent i farmaci alleviare
un po' le fitte. I muscoli della sua schiena si sciolsero
e la mascella contratta si rilass. Si sentiva
deliziosamente leggera mentre si incamminava
verso l'entrata del reparto di ostetricia. Il sollievo,
combinato con la stanchezza e con l'eccitazione di
vedere finalmente la bimba di Emerson, le faceva
girare la testa.
Amava quel reparto di notte, quando era silenzioso
e in penombra. Entr nella nursery. Jill Kennedy,
un'infermiera che Noelle conosceva da anni,
era china su una delle due culle trasparenti e stava
cambiando il pannolino a un neonato dalla pelle
color caramello. Sembrava avesse avuto una nottata
lunga e difficile quanto quella di Noelle e le fece
un sorriso stanco.
Ehi, Noelle la salut a bassa voce. Scommetto
che sei qui per vedere la piccola Stiles. Pensavo
che l'avresti fatta nascere tu. La mamma  la tua
migliore amica, no?
Ho assistito a casa un'altra amica. Noelle ricambi
il sorriso. Chieder a quelle due di mettersi
d'accordo per non partorire la stessa notte, la
prossima volta. In piedi sulla soglia della nursery,
si sentiva come in un sogno. Era una sensazione
meravigliosa. La sua schiena sembrava fatta di cotone,
soffice, cedevole e, finalmente, priva di dolore.
L'ha chiamata Jenny. Jill si raddrizz e and
al lavandino per lavarsi le mani. Non Jennifer.
Jenny. Carino, vero?
Noelle si avvicin alle due culle. Chi sono questi?
Jill si sedette alla scrivania. Si massaggi le
tempie con le dita. Era molto pallida. La mamma
del maschietto aveva bisogno di dormire un po'.
Indic il neonato dalla pelle scura.
Ti senti bene? chiese Noelle.
Per la verit, no. Jill si accigli. Emicrania.
Therese sta arrivando a darmi il cambio e finalmente
potr andarmene a casa.  stato un manicomio,
qui, questa notte.  sempre cos, no? Lanci
un'occhiata a uno dei monitor, poi premette 
un paio di tasti. Quando non ti senti bene, nascono tutti
insieme.
Gi. Noelle guard la seconda culla. E la femminuccia?
Come mai  qui e non in camera con sua
madre?
Oh,  una cosa davvero triste. Jill sospir. La
sua mamma ha avuto un ictus ed  in coma.
Santo cielo! Noelle si protese sulla culla. I lievi
capelli castani della bimba uscivano come una
frangetta dalla minuscola cuffia rosa dell'ospedale.
Doveva essere sui tre chili e due, pens Noelle.
Riusciva a valutare il peso di un neonato con una
sola occhiata. Aveva un bel colorito. Qualunque cosa
fosse successa alla sua mamma non aveva avuto
conseguenze su di lei.
Si stanno preparando a trasportare la madre al
Duke. Jill digit qualcosa al computer. Non hanno
ancora deciso se trasferire la bambina con lei o
mandarla in pediatria.
Prognosi per la mamma? Noelle pos una mano
sulla scrivania. Si sentiva un po' incerta sulle
gambe e non vedeva l'ora di sedersi nella stanza di
Emerson.
Jill scosse la testa, poi fece una smorfia come se
quel movimento avesse accentuato l'emicrania.
Per ora, non buona. Il pap  un militare di stanza
all'estero. La donna era in anticipo di tre settimane
e in viaggio di lavoro qui a Wilmington, perci
non ha familiari vicini. Chiameremo Ellen, domani
mattina, a meno che non portino via la bambina
con la madre questa notte.
Bene. Noelle annu. Ellen era l'assistente sociale
incaricata del reparto. Allora, in che stanza 
Emerson?
Jill indic la porta alle proprie spalle. Dorme,
ma stavo per andare da lei a cambiare la bambina
e darle il biberon. Ti piacerebbe farlo tu? Sembrava
cos speranzosa che Noelle rise.
Hai proprio bisogno di andare a casa, eh? Sorrise
comprensiva. Sapeva cosa volesse dire lavorare
quando si stava male.
Per fortuna il suo dolore si era attutito. Amava
quella sensazione di ovatta nel cervello.
Jill guard l'orologio. Non ce la faccio pi. Therese
sar qui da un minuto all'altro.
Ci penso io alla piccola Stiles promise Noelle.
Pos una mano sulla spalla di Jill. Va' pure a casa.
Emerson dormiva profondamente nella stanza in
penombra. Era bellissima, e Noelle si sent il cuore
gonfio di tenerezza mentre si chinava a baciarla
sulla fronte. Finalmente hai avuto la tua bambina,
Em bisbigli. La tua principessina. Le dispiaceva
solo che sua sorella si fosse sentita sola e
abbandonata in un momento tanto delicato.
Pos il biberon che le aveva dato Jill sul tavolino
accanto alla poltrona a dondolo. Poi si lav le mani
al lavandino e si avvicin alla culla.
Per uno strano momento, le parve di aver gi visto
quella neonata. La cuffietta frangiata di capelli
castani. I lineamenti delicati. I tre chili e duecento
grammi. Impieg una frazione di secondo per rendersi
conto che sembrava una sosia della neonata
che aveva visto solo pochi minuti prima.
Ciao, amore mio bisbigli, cominciando a cambiare
il piccolo pannolino. La neonata, Jenny, si
mosse, il visetto aggrottato, un piccolo vagito che le
tremolava in gola. Gli occhi di Noelle si riempirono
di lacrime. Si morse un labbro per controllarne il
tremito.
Quando Jenny fu lavata e cambiata, Noelle la
sollev dalla culla, poi si sedette sulla poltrona a
dondolo, stringendola fra le braccia. Le palpebre di
Jenny cominciavano a fremere, la sua fronte si corrug
e le sue minuscole labbra perfette si socchiusero
in quel particolare atteggiamento che precedeva
un sano vagito di fame. Noelle solletic la minuscola
bocca con la tettarella e sent un piccolo moto
d'orgoglio quando Jenny si mise subito a succhiare.
La mano di Jenny era posata su quella di Noelle,
ogni dito una minuscola, perfetta scultura. Noelle
si chin a baciarle la fronte. Aveva tenuto in braccio
centinaia di neonati in vita sua, ma per la prima
volta sussurr le parole ti voglio bene a uno di
loro.

 Capitolo 60.
Anna.

Washington, D.C.
2010.
Quando la ragazza apparve sulla porta, mi bast
un'occhiata e il mio cuore vol da lei. Il mio corpo,
per, era impietrito per lo shock. Rimasi in piedi
accanto al letto di Haley, con una mano sul tavolino
ribaltabile. Tara and incontro alla ragazza e a
sua madre. Stava parlando, ed era come se parlasse
in una lingua straniera. Faceva delle presentazioni
che erano solo un brusio. Haley mi afferr la
mano sopra il tavolino, affondando le dita nel mio
polso e capii che, come me, non vedeva pi Grace e
Tara. Non vedeva neanche l'altra donna. Sia lei
che io avevamo occhi solo per la ragazza.
Il brusio della voce di Tara si interruppe. Ci stava
fissando incerta.
Mamma sussurr Haley. Di' qualcosa!
Cosa c'? chiese Tara.
Se Haley e io avessimo visto quella ragazza camminare
per strada durante uno dei nostri viaggi a
Wilmington, l'avremmo inseguita per chilometri.
La cercavamo da tanto tempo.
La levatrice... Mi schiarii la voce. Noelle... Fece
nascere anche te? chiesi alla ragazza, anche se
conoscevo gi la risposta.
La donna sulla porta le pass un braccio sulle
spalle, attirandola a s. No rispose. Jenny  nata
in ospedale. L'ha fatta nascere un ostetrico.
Mentiva. Doveva essere cos. Le mie gambe erano
di gomma, ma feci due passi verso il comodino e
presi la foto di Haley con le cuginette Collier. La
tenni con entrambe le mani, come se fosse fragile,
e la portai verso la donna e la ragazza ferme sulla
porta.
Queste sono le figlie di mia cognata dissi. Le
cugine di Haley. Guardatele.
Sapevo cosa stavano vedendo nella foto. Quattro
ragazzine con tondi occhi scuri. Capelli quasi neri
e pelle chiara. Il mento poco pronunciato. Naso un
po' troppo largo per essere perfetto. Tornai accanto
a Haley, perch temevo che avrei allungato le mani
verso la ragazza. Che avrei cercato di abbracciarla.
Per ora, dovevo accontentarmi di respirare l'aria in
cui si trovava. Finalmente, pensai. Finalmente!
Tara e Grace si avvicinarono alla donna e Tara
tocc la cornice che tremava fra le sue mani. Oh,
mio Dio, Emerson. Com' possibile?
Tara sussurr la donna, come se stesse chiedendo
all'amica di rimediare a una situazione che
era sfuggita al suo controllo. Non pu essere. Non
 vero.
Guardai le quattro donne fissare la foto. Le
guardai ammettere la verit. Strinsi la mano di
Haley, aspettando il momento in cui avrei potuto
prendere l'altra mia figlia, la mia primogenita, tra
braccia che la aspettavano da sedici anni. Nei bellissimi
occhi scuri della ragazza, vidi una confusione
e una paura che mi spezzarono il cuore.
Jenny. E cos che ti chiami, vero? Ho capito bene?
Non ero stata attenta alle presentazioni.
La ragazza alz lentamente gli occhi dalla foto.
S bisbigli.
Non avere paura le dissi.
Grace guard sua madre. Io non sono...?
Ci volle un attimo perch Tara scuotesse la testa.
Non credo. Tocc la spalla dell'altra donna.
Em,  possibile? Cosa ricordi?
L'ho avuta in ospedale ripet la donna.  escluso.
Assurdo.
Quando  il tuo compleanno? chiesi a Jenny.
Il 31 agosto bisbigli lei.
La mia bambina, pensai, con le lacrime agli occhi.
Era rimasta da sola in ospedale per due giorni,
senza una mamma che la tenesse in braccio. Era
rimasta sola finch la levatrice non l'aveva presa,
furtivamente, portandosi via tutte le registrazioni
relative alla sua nascita, cancellando la sua esistenza
perch io non potessi pi trovarla.
Sei la mia Lily, Jenny. Ne sono sicura.
Basta! sbott la donna, attirando Jenny a s, e
capii che avevo detto troppo, troppo presto.
La ragazza si liber dalla stretta della madre e
fugg in corridoio. Grace la rincorse. Tara trattenne
l'amica per un braccio per impedirle di seguire
le due ragazze. Lascia fare a Grace.
La donna sembrava terrorizzata. Non capisco
cosa sta succedendo!
 Lily disse Haley.  lei.
Tara mi guard. Mi lasci parlare con Emerson.
Non volevo che se ne andassero. Avevo paura
che Lily potesse sparire di nuovo. Ma cosa potevo
fare?
Va bene annuii. Emerson mi aveva gi voltato
le spalle, allontanandosi da me pi in fretta possibile.
Per favore, non andatevene, per aggiunsi,
ma loro erano gi sparite e solo Haley sent le mie
parole.

 Capitolo 61.
Noelle.

Wilmington, North Carolina
1994.
Si svegli di soprassalto e non cap subito dove si
trovava. La luce fioca della stanza la disorientava.
Batt gli occhi, cercando di metterli a fuoco. Il piccolo
lavandino. La culla. Gir la testa e vide il letto
in cui dormiva Emerson. Si sentiva qualcosa di duro
contro la coscia e abbass lo sguardo. C'era un
biberon fra la gamba e il bracciolo della poltrona.
Stava dando il latte alla bambina. Come si chiamava?
Grace? Avrebbero voluto chiamarla Noelle. No,
questa neonata non era Grace. Era la figlia di Emerson.
Jennifer? Jenny. Le sembrava di essersi
alzata per rimettere la neonata nella culla, ma
questa era vuota. Cerc di concentrarsi. Jill era entrata
e aveva portato via la bambina? Tir un lungo
respiro e si prepar ad alzarsi. Temeva che le girasse
la testa. Si aggrapp ai braccioli della poltrona
per mantenere l'equilibrio, ma mentre cominciava
a sollevarsi, le cadde lo sguardo sul pavimento
e vide la bimba che era sfuggita alle sue braccia
stanche, scivolando sulla stoffa lucida della gonna.
Si chin troppo in fretta e cadde sul pavimento,
battendo forte il fianco. Afferr la bambina e se la
attir in grembo, ma cap subito che era troppo tardi.
La testolina aveva un angolo innaturale, le minuscole
labbra erano prive di vita.
La fiss con gli occhi sbarrati per l'orrore. L'hai
uccisa, l'hai uccisa, l'hai uccisa! Le tremavano le
mani mentre cercava di rianimarla. Si chin a soffiarle
vita nelle labbra violacee e nel minuscolo naso,
dove una goccia di sangue si era gi incrostata.
Si tir in piedi, aggrappandosi al lavandino. Si
sentiva crescere dentro un urlo, ma il suono era
imprigionato nel suo petto e non voleva uscire.
Raccolse la neonata e la mise nella culla, poi rimase
l immobile. Doveva schiarirsi la mente. Doveva
riflettere.
La neonata nella nursery. Quella cos simile a
Jenny. Quella con la madre morente. Col padre
lontano.
Attravers la stanza in punta di piedi e socchiuse
la porta. Il box delle infermiere era vuoto. Jill
non c'era, ma la neonata era ancora nella sua culla
trasparente. Capelli scuri. Tre chili e due. Non c'era
tempo da perdere. Non c'era tempo per pensare.
Prese in braccio la bambina. Afferr la cartella
clinica e torn nella stanza di Emerson. Le tremavano
convulsamente le mani mentre posava la
bimba senza mamma accanto alla figlia di Emerson 
nella culla. Poi avvolse il corpicino senza vita
in una copertina di flanella e lo infil delicatamente
nella sua grossa sacca di pelle.
I braccialettini sanitari! Infil le mani nella sacca
e sfil la fascetta dal polso della neonata, poi la
mise al posto di quella che portava la bimba nella
culla, notando il nome: KNIGHTLY, femmina. Infil
il braccialettino e la cartella clinica nella borsa.
Avrebbe bruciato quelle prove nel camino.
Uscendo dall'ospedale, incroci un paio di infermiere
e un'ostetrica che conosceva, ma le salut
appena. La corsia era tranquilla quella notte.
Tranquilla come lei non sarebbe pi stata per il resto
della sua vita.
Erano le tre e mezza del mattino quando arriv
a casa e a quel punto era mossa dalla pura adrenalina.
Trov la pala nella rimessa. Scelse l'angolo
del giardino pi lontano da casa e, nel buio, scav,
e scav, e scav la terra soffice per le piogge d'agosto.
Fece una fossa stretta e profonda. Avvolse la
neonata nella sua gonna preferita, perch aveva
bisogno di sacrificare qualcosa a cui teneva. Si
sdrai per terra e delicatamente pos il fagottino
sul fondo, lo copr di terra e solo allora si abbandon
alle lacrime.
Quando ebbe finito di riempire la fossa si sedette
sul terreno sopra la neonata, sopra la Jenny di
Emerson, e non si mosse neanche quando cominci
a piovigginare.
Rimase seduta l finch il cielo non cominci a
tingersi di nastri rosa, giallo limone e lavanda...
come un mazzolino di fiori per una neonata.
Era ci che avrebbe fatto quel mattino, pens.
Sarebbe andata in un vivaio e avrebbe comprato
una profusione di piante dai fiori color pastello,
perch chiunque, vedendo quell'aiuola, non potesse
fare a meno di pensare questo  un giardino pieno
d'amore.

 Capitolo 62.
Tara.

Washington, D.C.
2010.
Trovammo Grace e Jenny nella saletta in fondo al
corridoio. Erano sedute per terra, con la schiena
appoggiata contro uno dei divanetti, e mia figlia
(mia figlia, ora ne ero sicura) teneva un braccio
sulle spalle della sua migliore amica. Alzarono gli
occhi quando Emerson e io entrammo.
Mamma implor Jenny. Ti prego, dimmi che
non  vero! Il fatto che io assomigli a quelle ragazzine
non significa nulla.
Emerson si lasci cadere sul divanetto. Era pallidissima.
Pass la mano sulla testa di Jenny, poi le
strinse dolcemente una ciocca di capelli come se in
quel modo potesse trattenerla a s. Non credo che
tu sia sua figlia. Noelle non ha avuto niente a che
fare con la tua nascita.
Vidi il dubbio negli occhi di Emerson mentre
parlava.
Se un estraneo avesse visto la foto di quelle ragazzine,
avrebbe potuto prendere Jenny per una di loro.
La lettera che Noelle scrisse ad Anna... iniziai
lentamente. Non diceva dove si trovava quando
fece cadere la neonata, vero?
Emerson si gir di scatto verso di me, come se
l'avessi pugnalata. Credi che fosse Jenny? sbott.
Dimmi come pu essere successo.
Mi sedetti sul divanetto di fronte a loro, chiedendomi
come potevo parlarne senza apparire crudele,
perch adesso era tutto chiaro nella mia mente.
Noelle era dispiaciuta che tu fossi rimasta sola
durante il travaglio. Sentivo gli occhi di tutte su
di me. Ted stava tornando a casa in aereo e Noelle
era con Sam e me, ricordi? Ma appena Grace nacque,
chiese a una puericultrice di occuparsi di me
per poter venire a trovare te in ospedale.
Non  mai venuta in ospedale obiett Emerson.
Abbassai gli occhi in grembo, dove mi stavo girando
la fede intorno al dito.  ci che ci disse in
seguito spiegai a bassa voce. Tornai a guardare
Emerson. Era logico che ci dicesse una cosa simile...
Che era talmente stanca che era tornata a casa
e si era messa subito a letto. Non ti parve strano,
allora, Em? Che non fosse venuta a trovarti?
Emerson abbass il viso. Teneva ancora in mano
una ciocca dei capelli di Jenny.
Mamma. Jenny si mise le mani sulle orecchie,
per non sentire. Non lo sopporto!
Ero sollevata nel sapere che Grace e io eravamo
libere da quell'incubo, eppure stavo rivivendo le emozioni
di quella lunga giornata, le rivivevo attraverso
l'amica che amavo tanto. Di' a Jenny che sar
sempre tua, pensai, piegandomi in avanti, ed
Emerson parve cogliere il mio tacito messaggio.
Non so cosa stia succedendo, Jenny. Chiariremo
tutto. Ma non mi importa chi ti ha partorito. Tuo
padre e io ti abbiamo cresciuta e sei nostra figlia.
Haley ha bisogno di un trapianto di midollo osseo
intervenne Grace senza tatto. Io stavo per fare
un test per scoprire se sono compatibile.  solo
un tampone all'interno della guancia.
Grace dissi, in tono pi aspro di quanto volessi.
Jenny ed Emerson hanno bisogno di metabolizzare
la notizia, cara. Concedi loro un po' di tempo. Ricordi
come ti sentivi un paio d'ore fa?
Grace mi guard contrita. Hai ragione. Scusa.
Era cresciuta, oggi, pensai. Aveva guidato da sola
per centinaia di miglia. Era entrata in un ospedale.
Aveva accettato di sottoporsi a esami medici per
aiutare una sorella che non conosceva. Non era pi
la ragazzina che era stata il giorno prima.
Voglio andare a casa gemette Jenny. Non farmi
tornare in quella stanza, mamma. Ti prego,
portami a casa.
Emerson mi guard. S, andiamo. Ho bisogno di
parlare con Ian.
Mi alzai. Torno di l ad avvertirle. Dovr dare i
tuoi recapiti, Emerson, sei d'accordo?
Lei scosse la testa. Non voglio che mi telefonino.
Certo che no. Lascer il numero di Ian, allora.
Mi fece un riluttante cenno d'assenso. Mi alzai,
poi mi chinai ad abbracciarla e posai un bacio sulla
testa di Jenny. Ti voglio bene, Jen. Torno subito.
Trovai Anna seduta sul bordo del letto di Haley,
ed era chiaro che avevano pianto tutte e due. Immaginavo
come potessero sentirsi, tutto a un tratto
cos vicine alla ragazza che temevano non avrebbero
mai trovato, eppure incapaci di toccarla, o anche
solo di parlarle.
Anna scatt in piedi e mi corse incontro. Come
sta? Sta bene?
Annuii. Lei ed Emerson hanno molte cose su cui
riflettere. Non sono sicure... Be', pu immaginare
che shock sia stato per loro. Sono venuta a dirle
che ce ne andiamo e che...
No! protest Haley. Abbiamo bisogno di parlare
con Lily!
Scossi la testa. Mi spiace, Haley. Jenny vuole
tornare a casa e, in questo momento, penso che sia
la cosa migliore. Ma Emerson parler con il suo avvocato
e lui si metter in contatto con te e tua madre
molto presto. Ho bisogno dei vostri recapiti.
Anna prese una ventiquattrore dal pavimento
accanto al sof. Capivo che stava lottando contro le
lacrime mentre tirava fuori un biglietto da visita.
Aggiunse qualche numero di telefono sul retro del
cartoncino, e io scrissi il nome di Ian su un foglietto
del mio taccuino.
Non vogliamo farle del male. A Lily... Jenny si
corresse Anna porgendomi il cartoncino. Vogliamo
fare tutto nel modo pi giusto. Ma Haley ha bisogno...
Lo so. Jenny  sotto shock ora. E lo  anche
Emerson. Cercai di sorridere. Anch'io, per la verit.
Anche noi intervenne Haley. Sul serio!
Mentre mi giravo per lasciare la stanza, Anna
mi trattenne per un braccio. Grace  bellissima.
Quando l'ho vista, ho pensato che ragazza deliziosa,
ma non ho sentito niente... qui. Si port una
mano al petto. Non appena ho visto Jenny, invece,
ho capito che era lei. Anche se non assomigliasse
tanto alle cuginette di Haley, ne sarei sicura. 
stato come se un pezzo mancante del mio cuore fosse
comparso sulla porta. Riesce a capirmi?
Annuii. Il pezzo mancante del mio cuore era seduto
nella saletta in fondo al corridoio, e in questa
giornata cos difficile, sentivo quel pezzo lentamente,
in modo esitante, scivolare al suo posto.

 Capitolo 63.
Grace.

Jenny e io eravamo sedute sul sedile posteriore
della Honda e mia madre guidava. Avevamo dovuto
lasciare la macchina di Emerson nel garage dell'ospedale.
Non c'era altra soluzione. Solo una di
noi quattro era in condizioni di guidare: mia madre,
anche se non lo faceva tanto bene.
La situazione si era ribaltata nel modo pi inaspettato.
Ero stata pronta ad affrontare la prova
pi difficile che potessi immaginare, tipo camminare
sui carboni ardenti, e a un tratto la mia migliore
amica doveva farlo al mio posto. Sapevo come si
sentiva perch era quello che avevo provato io fino
a poco fa, e stavo male per lei.
Come sono? mi chiese Jenny. Quella ragazza e
sua madre? Non le ho neanche guardate bene.
Sono persone molto carine la rassicurai, anche
se un paio di ore prima non provavo niente per loro.
Pensai alla freddezza della donna.  difficile
dire come sia Anna in circostanze normali perch...
insomma, ho fatto irruzione in quella stanza d'ospedale
dicendo: "Salve, sono sua figlia!", perci
era ovviamente sotto shock. E tu l'hai shockata ancora
di pi.
Emerson e mia madre stavano parlando a bassa
voce davanti a noi. Dal sedile posteriore, vedevo un
fazzolettino appallottolato nel pugno di Emerson.
Per la prima ora del viaggio, avevo sentito frasi tipo
mi rifiuto di crederci, e questa cosa uccider
Ted, e ancora dove sar la mia bambina? Erano
parole sussurrate che non volevo Jenny sentisse,
cos cercavo di coprirle con la mia voce. Sentii Emerson
parlare con Ted al telefono, in modo tanto
sommesso che non riuscivo a capire cosa dicesse.
Quali parole aveva scelto per dire a Ted che la loro
figlia, dopotutto, forse non era affatto loro?
Dimmi di questa malattia che ha Haley chiese
Jenny dopo un po'.
Si tratta di leucemia. Le ho parlato solo per pochi
minuti, ma  simpatica. Provai un piccolo moto
di gelosia. Se Jenny era davvero la figlia di Anna,
allora aveva una sorella. Sembra molto coraggiosa.
Non d l'impressione di essere una che potrebbe
morire domani, ma  cos. Non potevo tacerglielo.
Sapevo che mia madre pensava che
Jenny non fosse pronta ad affrontare questo risvolto
della situazione, ma doveva conoscere la verit.
Potrebbe morire, se non le fanno un trapianto di
midollo.
Ora vorranno che io faccia il test, vero?
Non sei obbligata a farlo. Ma credo che dovresti.
Una sorella ha una probabilit su quattro di essere
compatibile.
Emerson doveva avermi sentito. Si gir verso di
noi. Jenny, non pensarci nemmeno, okay? Non
sappiamo ancora come stanno le cose, ma anche se
si scoprisse che sei la bambina che Noelle ha preso,
non c' bisogno che tu decida niente adesso. Non riguardo
al fatto di far parte della loro vita, e certamente
non sulla donazione di midollo osseo. Non
credevo di aver mai sentito Emerson parlare con
tanta fermezza. Non sarai obbligata a decidere
mai, se non lo vuoi aggiunse.
Jenny non disse nulla, ma quando Emerson torn
a guardare avanti, si gir verso di me. Cosa
comporta? Essere un donatore?
Prima un tampone alla mucosa boccale. Poi, se
l'esito  positivo, ti fanno un esame del sangue. Se
risulterai compatibile, dovranno prelevarti un po'
di midollo. Non so esattamente come facciano. Se
mai dovesse succedere, per, ci sar io con te.
Tu lo avresti fatto?
Questo non significa che debba farlo tu.
Ma tu sei cos fifona. Eppure eri disposta.
Ero la prima a essere sorpresa. Potrebbe morire.
Mi strinsi nelle spalle.
Jenny arricci il naso, poi si protese in avanti e
batt su una spalla di Emerson. Mamma, devo
scoprire se sono compatibile. Con Haley.
Emerson si volt di nuovo. Guard Jenny. Poi
guard me. Aveva il viso color gesso, chiazzato di
mascara. E va bene. Lo scopriremo.
Squill il telefonino di Jenny e lei guard il
display.  Cleve. Mi guard. Gli ho parlato mentre
eravamo in viaggio per Washington e gli ho
detto cosa stava succedendo. Vuoi che risponda?
Le tolsi il telefono di mano. Ehi lo salutai.
Grace! Sei con Jenny? Dove siete? Ero preoccupato
per te! Morivo dall'ansia!
Sorrisi. Si era preoccupato. Moriva dall'ansia.
Non posso spiegarti, ora.  troppo complicato. Ci
sentiamo domani?
Dimmi solo che stai bene.
Benissimo.
Cleve non c'entrava. Non sarebbe mai riuscito a
capire quello che era successo. Io ero con le uniche
persone che capivano: mia madre, Emerson e
Jenny. Avevo la sensazione che Cleve appartenesse
a un'altra parte della mia vita, una parte remota,
e mi resi conto che, in quella lunghissima giornata,
una giornata in cui avevo pensato di essere
un'altra persona, finalmente mi ero staccata da
lui.

 Capitolo 64.
Emerson.

Topsail Island, North Carolina.
Ero sulla portafinestra del cottage sull'oceano che
Ted, Jenny e io avevamo affittato. Era un giorno
feriale di ottobre e sulla spiaggia non c'era anima
viva. Sembrava che avessimo l'isola tutta per noi.
Per questo eravamo venuti.
Ted, Jenny e i cani erano usciti a fare una passeggiata,
ma io ero rimasta a casa con la scusa che
volevo preparare le lasagne per cena. In realt, avevo
bisogno di stare un po' da sola. Per riflettere.
Il risultato del test del DNA era arrivato il giorno
prima. Io non ero entrata in crisi come mi aspettavo,
forse perch mi ero rassegnata al fatto
che la spiegazione che aveva dato Tara fosse l'unica
possibile. Ted aveva chiamato un suo amico agente
immobiliare e aveva affittato questo cottage,
e io avevo telefonato alla Hunter High per comunicare
che Jenny non sarebbe andata a scuola per
qualche giorno. Avevamo bisogno di passare un po'
di tempo insieme, noi tre soli, prima di permettere
ad Anna Knightly e alla sua famiglia di entrare
nella nostra vita.
Per un paio di giorni dopo quello sconvolgente
viaggio a Washington, ero stata in preda a un groviglio
inestricabile di emozioni. Un attimo ero furiosa
con Noelle, l'attimo dopo piena di gratitudine.
Un minuto ero sconvolta dal dolore per la bambina
che avevo perso senza neanche avere la possibilit
di vederla o di toccarla, il minuto dopo provavo
un amore per Jenny cos puro e infinito che superava
ogni altra cosa. Ora, tutte quelle emozioni
erano state cancellate da una semplice domanda.
Cosa ci riservava il futuro? L'unica cosa che sapevo
con certezza, l'unica cosa che mi importava, era
che dovevo aiutare Jenny a trovare la propria strada
in quel futuro. Le mie paure, il mio senso di
perdita e la mia rabbia non avevano importanza.
Contava solo Jenny.
Scorsi per primi i cani. Shadow e Blue correvano
a balzelloni sulla battigia, dentro e fuori dall'acqua,
inseguendosi sulla sabbia bagnata con un'energia
che non mostravano mai a casa. Poi vidi
Ted e Jenny camminare a una certa distanza dai
cani. Ted fece un gesto ampio con le braccia, come
se stesse mostrando l'enormit dell'oceano. O forse,
pensai, come se descrivesse il suo amore per
Jenny. Non mi ero mai sentita vicina a Ted come
in quegli ultimi giorni. Eravamo dalla stessa parte.
Tu sei nostra figlia aveva detto a Jenny con tanta
sicurezza da fugare ogni possibile dubbio. Credi
che un test del DNA possa cambiare questo fatto?
Mentre venivano verso casa, vidi Ted prendere
Jenny per mano. Fecero oscillare le braccia avanti
e indietro come se fossero due bambini. Come se
non fosse successo, n potesse mai succedere, niente
di brutto. Guardandoli, provai un inaspettato
moto di felicit.
Aprii la portafinestra e uscii sulla terrazza. Li
salutai con la mano e loro mi risposero. Non vedevo
l'ora che arrivassero a casa. Quella sera avremmo
guardato un film, dopo cena, giocato a carte. Ci
sarebbe stato tempo in seguito per dare un senso
al nostro nuovo, incerto futuro. Sapevo solo che lo
avremmo affrontato insieme.
Mio marito.
Io.
E nostra figlia.

 Epilogo.
Tara.

Wilmington, North Carolina
Marzo 2011.
La purificazione del cottage di Noelle  stata un'idea
di Emerson, e io sono contenta che ci abbia
pensato. Parcheggio lungo il marciapiede e mi fermo
un attimo a guardare. Il cottage, che adesso 
giallo con le finiture bianche e le imposte nere,  adorabile.
Sul piccolo portico ci sono due sedie a
dondolo bianche e il giardino  pieno di azalee in
boccio, pronte per la fioritura.
Suzanne si trasferir l la settimana prossima.
Non sa niente della purificazione. Non  mai parsa
turbata al pensiero che Noelle si sia suicidata proprio
in quella casa, ma siamo certe che Noelle avrebbe
approvato quello che stiamo per fare l oggi.
La macchina di Emerson  nel vialetto. Smonto e
attraverso la strada. Sono stata nel cottage un paio
di volte dalla sua trasformazione. La cucina e il bagno
sono stati rifatti, i pavimenti di legno lamati e
per le pareti sono stati scelti caldi colori toscani,
come ha suggerito Suzanne. La ristrutturazione ha
richiesto molto tempo, perch Emerson aveva altre
cose per la mente, ma adesso il cottage  pronto affinch
Suzanne gli dia una nuova vita.
Emerson mi viene incontro in cucina, tendendomi
una ciotola che contiene un mazzetto di salvia a
cui ha dato fuoco. Un ricciolo di fumo si sta alzando
nell'aria. Indica la seconda camera da letto sul
retro della casa e mi spiega come fare.
Questa sera, dopo che il cottage sar stato purificato,
Grace e Jenny cominceranno a portare gli
scatoloni di corredini da neonato nella camera da
letto degli ospiti con l'aiuto di Cleve, che  tornato
a casa per le vacanze di primavera.
Non posso affermare che Grace abbia superato
l'abbandono di Cleve. Mi sembra di sentire il suo
cuore battere un po' pi forte quando c' lui. Ma ha
cominciato a uscire con un amico del ragazzo di
Jenny, Devon, e dice che  okay, il che suppongo
significhi che le piace. Grace non sar mai un libro
aperto come me. Ho imparato che pi cerco di scavare,
pi lei si ritira in se stessa. Ma se aspetto, se
le sto accanto come aveva fatto Sam, senza insistere
o farle pressioni, prima o poi lei si rivolge a me.
Certi giorni mi sembra di aspettare che mi si asciughi
lo smalto per le unghie. Ma ogni piccola
confidenza  preziosa. Per un'intera giornata, ho
temuto che non fosse la mia figlia biologica. Ma per
uno scherzo del destino, proprio il giorno in cui ho
temuto di non essere pi sua madre  stato il giorno
che ho imparato a farle da madre.
Jenny non era compatibile, ma Haley  riuscita
ad avere il suo trapianto in gennaio grazie a un donatore
trovato nella banca dati globale. Il suo recupero
 stato estremamente difficile, complicato da
infezioni e da un ricovero dopo l'altro. Ma  a casa
adesso, e parla via Skype con Jenny tutti i giorni.
Tutti i minuti, a sentire Grace, che  un po' gelosa
del rapporto che sta nascendo fra Jenny e la sorella.
Emerson ha la propria gelosia da combattere,
ma sta imparando a dividere Jenny con Anna, come
stiamo facendo tutti noi, e si sta sforzando di
allargare la propria visione di famiglia in modo da
includere Anna, Haley e Bryan.
Ora Emerson si  arrampicata su una scala per
togliere le batterie all'allarme antincendio. Poi accende
un altro mazzetto di salvia con la candela
accesa sul bancone. Ci soffia sopra per lasciare che
si consumi lentamente. Spero solo di non bruciare
la casa dice, avviandosi verso quella che  stata la
camera di Noelle.
Nell'altra stanza da letto, cammino descrivendo
un ampio cerchio, fermandomi a riempire gli angoli 
con il fumo aromatico. Alla finestra, guardo il
giardino, dove crochi e narcisi sembrano essere
spuntati dalla sera alla mattina. Non lo sappiamo
con certezza e non lo sapremo mai, ma crediamo di
conoscere il motivo dell'amore che Noelle aveva per
la sua aiuola e per l'abbeveratoio degli uccellini
con la bambina di bronzo. Abbiamo riflettuto a
lungo, e ci siamo ricordate che Noelle piant quell'aiuola
poco dopo che Emerson diede alla luce sua
figlia, Noelle non aveva mai mostrato alcun interesse
per il giardinaggio fino ad allora, ma si  presa
cura di quell'aiuola con infinito amore. Quasi il
genere d'amore di cui si colma un bambino. O una
nipotina.
Io credo che Sam lo sapesse. Credo che un giorno,
quando non riusc pi a tenere per s questo
terribile segreto, Noelle abbia chiesto a Sam di
raggiungerla in un posto in cui nessuno di noi potesse
incontrarli. Un posto come Wrightsville Beach.
Forse gli disse tutto, da cliente ad avvocato.
Doveva avergli parlato anche del suo giardino,
spingendolo a chiedermi una notte: cos' questa
storia dell'aiuola di Noelle?.
Attraverso la finestra della camera da letto, vedo
Emerson avviarsi verso l'aiuola. La guardo togliere
qualche foglia secca dalla vaschetta, poi posare la
mano sulla testolina della bimba di bronzo. Mi sento
il cuore gonfio d'amore per lei. Porto la ciotola
con la salvia in bagno e la spengo con un po' d'acqua,
poi la poso sul bancone della cucina. Voglio
andare da Emerson.
In quest'anno di cambiamenti, una cosa sola 
rimasta certa e solida, ed  il rapporto che mi lega
alla mia migliore amica. Esco ad aiutarla a preparare
il giardino per accogliere la primavera.
...
.
...
FINE.